tornare a casa dopo un anno e mezzo da fuorisede

Inviata da Daniele · 15 ott 2019

Buongiorno a tutti.
Sono uno studente fuorisede della puglia e l'anno scorso ho intrapreso il primo anno di università a Bologna. Adesso ho iniziato il secondo.
Dopo un primo periodo di serenità e felicità per la nuova indipendenza poi ho iniziato a nutrire i primi dubbi riguardo la mia scelta di studiare fuori anche perché sento la mancanza di casa, della mia fidanzata e delle amicizie e ho iniziato a manifestare queste mie insicurezze alla mia famiglia che non ha in via primaria esattamente accolto la mia proposta di tornare a casa, considerando un eventuale ritorno una sorta di fallimento personale.. però Adesso sembrano capirmi perché vogliono solo il mio bene e quindi qualsiasi scelta andrà bene per loro. Qui a Bologna non mi sento capito fino in fondo da nessuno qui, non ho trovato un vero gruppo di amici, solo gente che non è quel tipo di amicizia a cui io sono abituato e che desidero e che a questa età vorrei avere. Adesso in casa ho litigato con uno e da un bel po non mi rivolgo la parola, e l’altro ragazzo è uno chiuso e per i fatti suoi. Ho passato un anno in cui sono stati sicuramente di più i momenti di tristezza e sconforto che di felicità. Anche il mio rendimento universitario sembra risentirne in quanto non sono tranquillo e concentrato nello studiare.
Non so cosa fare, non so se tornare a casa e quindi stare meglio mentalmente o se rimanere qui e andare avanti fino alla fine dell'università in quanto qui sicuramente ci sono sbocchi lavorativi migliori. Anche perché un altro problema nel fare il trasferimento è quello di dover far convalidare gli esami del primo e non tutti saranno convalidati e quindi mi ritroverò con alcuni esami in più da dare.
Grazie a chi saprà aiutarmi.

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Miglior risposta 16 OTT 2019

Caro Daniele,
comprendo molto bene la sua problematica e le voglio dire alcune cose che, spero, possano esserle d'aiuto per una sua scelta futura (una scelta totalmente sua).
Uno stato mentale di benessere, naturalmente, incide molto nel rendimento universitario e, nella situazione che sta vivendo, sembra non esserci spazio per questa tranquillità. Però, la scelta di andare fuori sede è una scelta che "aumenta" il processo di definizione di se stessi. Mi spiego meglio: le difficoltà che sta incontrando ora, sono irrisorie rispetto a quelle che la vita le proporrà. Affrontare questa situazione di disagio non può che "forgiarla" nel carattere ed aiutarla a trovare il suo spazio e la sua posizione nel mondo. Lontano dai genitori e dalla fidanzata, può contare solo sulle sue forze e sulla sua capacità d'inserimento in questa nuova rete sociale.
Questa esperienza fuori sede, con tutte le sue difficoltà, può essere considerata come un percorso di sopravvivenza nel quale acquisire competenze personali importanti per affrontare, in completa autonomia, i problemi e "crescere". D'altro canto c'è anche l'importanza del percorso universitario, degli esami da affrontare e dei risultati conseguiti che, anche loro, concorrono alla creazione di una proprio autostima e identità personale.
Dunque, si deve domandare: sono capace di "sopravvivere" e affrontare queste difficoltà a denti stretti a favore principalmente della mia crescita, o preferisco ripiegare in un "porto sicuro" e ottenere rapido benessere per conseguire risultati sicuramente più positivi nell'immediato? Due percorsi diversi che la porteranno al conseguimento dello stesso obiettivo. A lei la scelta.

Cordiali saluti

Dott. Emmanuele Rosito

Dott. Emmanuele Rosito Psicologo a Guglionesi

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