Tirocinio psicologicamente difficoltoso

Inviata da Yole · 27 nov 2025 Orientamento professionale

Ciao a tutti,
ho bisogno di un consiglio su una situazione che mi sta logorando. Sono una ragazza alla prima esperienza lavorativa, mi sono laureata da poco in sociologia e ricerca sociale e sto facendo un tirocinio in marketing digitale in una Cooperativa sociale.

Il problema è l'ambiente. La mia tutor (che è anche il mio capo) ha un comportamento particolare non si fida del lavoro di nessuno. In più, mi fa fare cose per cui non sono assunta senza insegnarmi niente, e quando sbaglio (è inevitabile) mi rimprovera dicendo che non è possibile impiegare così tanto tempo per fare cose che lei ritiene semplici.

La conseguenza è che sto malissimo: ansia costante, pianti, notti insonni. Nei weekend vivo nel terrore del lunedì. So che legalmente potrei andarmene, ma mi sento in colpa. Ho paura di passare per "quella che scappa dalle difficoltà". Parlarne con la tutor non aiuta poiché mi renderebbe la vita lavorativa impossibile (come fa con altri colleghi).

Il punto è: come posso uscire da questa situazione con dignità? Meglio interrompere il tirocinio ora o arrivare alla fine del percorso e poi rifiutare un eventuale contratto? Non voglio scappare via dalle difficoltà, ma non voglio nemmeno mettere a rischio la mia salute psicofisica!

Risposta inviata

A breve convalideremo la tua risposta e la pubblicheremo

C’è stato un errore

Per favore, provaci di nuovo più tardi.

Prenota subito un appuntamento online a 44€

Ricevi assistenza psicologica in meno di 72 ore con professionisti iscritti all’ordine e scegliendo l'orario più adatto alle tue esigenze.

Miglior risposta 28 NOV 2025

Buongiorno Yole,
Bisogna da subito dire che se un capo tende a fare mobbing creerà un’atmosfera pressante e psicologica di disagio nei propri collaboratori.
Se anche il confronto non sortisce effetti, così come lei ha rilevato, sarebbe bene cambiare completamente ambiente. Poiché non per forza un mondo lavorativo è così come lei lo descrive, esistendone altri molto migliori, ed è possibile cambiare aria scegliendo nuove esperienze lavorative.
Non credo che sia il tempo del senso di colpa, poiché non c’è spazio per la colpa dove esiste il sopruso. Fare un tirocinio significa poter imparare un mestiere, ma se non c’è la libertà di imparare ma solo quella di sbagliare ed essere batostati, allora è meglio cambiare e allontanarsi da quel luogo ingiusto.
Dott. Pietro Salemme

Dott. Pietro Salemme Psicologo a Roma

879 Risposte

699 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

4 DIC 2025

Buongiorno Yole,
quello che descrivi non è uno “scappare dalle difficoltà”, ma trovarsi in un contesto lavorativo poco tutelante. Il disagio che provi (ansia e pianti) è un segnale importante che il tuo corpo ti sta dando, e merita ascolto.
La prima esperienza lavorativa può essere difficile, ma non deve essere invalidante o umiliante. In aggiunta, un tirocinio dovrebbe essere un luogo di formazione; se non ti vengono forniti strumenti, affiancamento e margini di apprendimento, è normale sbagliare.
Il senso di colpa che senti è comprensibile, ciò che dovresti chiederti è se restare ti possa realmente portare a sviluppare le tue abilità e a valori aggiunti.

Nonostante la difficoltà percepita nel confrontarti con la tutor, sarebbe importante dare spazio e voce ai tuoi pensieri. Una comunicazione efficace, se utilizzata con modalità adeguate, rappresenta uno strumento fondamentale. In questo senso, il concetto di assertività risulta centrale: consente di esprimere esigenze, emozioni e punti di vista nel rispetto di sé e dell’altro.

Rispetto alla scelta, non esiste in assoluto la scelta “giusta”. Bisogna comprendere se la tua salute mentale sta peggiorando di giorno in giorno sempre più tanto da interrompere, legittimamente, o se, nonostante la fatica, l’equilibrio riesci comunque a mantenerlo.
In entrambi i casi, puoi uscire con dignità: la dignità non sta nel sopportare tutto, ma nel riconoscere i propri limiti e tutelarsi.

Spero che queste considerazioni possano esserti utili per orientarti nella tua situazione. Qualora sentissi il bisogno di un confronto più approfondito, resto a disposizione.

Un cordiale saluto,
Dott. Marco Moraca

Dott. Marco Moraca Psicologo a Pavia

4 Risposte

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

1 DIC 2025

È comprensibile sentirsi sopraffatta in un ambiente che non sostiene l’apprendimento: l’ansia che provi non è un segno di debolezza ma una normale reazione a richieste eccessive e poca guida. Uscire con dignità significa riconoscere i tuoi limiti, tutelare la tua salute e prendere decisioni coerenti con i tuoi valori, non “resistere” a ogni costo; parlare con un referente esterno alla tutor (coordinatore, ufficio tirocini, università) può aiutare a chiarire la situazione e valutare alternative senza conflitto diretto. Se il clima resta tossico, interrompere il tirocinio è una scelta legittima e matura: non è fuggire dalle difficoltà ma proteggerti da un contesto che non permette crescita reale. Saluti

Dott.ssa Ada Palma Psicologo a Giugliano in Campania

539 Risposte

639 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

30 NOV 2025

Buongiorno Yole,
grazie per aver condiviso una situazione così difficile e delicata. Quello che descrivi, ansia costante, difficoltà nel sonno, senso di colpa e paura del giudizio, non è un semplice “disagio da prime esperienze”, ma un segnale importante del fatto che l’ambiente in cui ti trovi non sta favorendo la tua crescita professionale né il tuo benessere personale.

È comprensibile desiderare di “resistere” per non sentirsi come qualcuno che fugge dalle difficoltà. Tuttavia, è importante distinguere tra una difficoltà che fa crescere e una condizione che logora e mette a rischio la propria salute psicofisica. Un tutor, soprattutto in un tirocinio formativo, dovrebbe accompagnarti, guidarti e favorire l’apprendimento; quando questo non accade, la responsabilità non è tua.
Dal punto di vista psicologico, potresti porti alcune domande utili:
- Cosa sto sacrificando per rimanere qui?
- Che segnali mi sta dando il mio corpo rispetto a questo ambiente?
- Se un’amica mi raccontasse la stessa situazione, cosa le consiglierei?

Riguardo alla scelta se interrompere il tirocinio o portarlo a termine, non esiste una risposta “giusta in assoluto”: dipende da cosa, in questo momento, tutela di più il tuo benessere. A volte scegliere di allontanarsi da un contesto disfunzionale non è scappare, ma prendersi cura di sé e porsi un limite sano. Anche questa è una forma di forza, non di fragilità.
Potrebbe esserti utile confrontarti con un professionista per esplorare meglio le tue emozioni, la tua paura del giudizio e le dinamiche di auto-colpevolizzazione che descrivi. Lavorare su questi aspetti può aiutarti a prendere decisioni più chiare e radicate nei tuoi bisogni reali.

Qualunque sarà la tua scelta, meriti un ambiente che riconosca il valore del tuo impegno e favorisca la tua crescita, non che ti faccia sentire sbagliata.

Un caro saluto.
Dott.ssa Grazia Melchiorre - Psicologa clinica

Dott.ssa Grazia Melchiorre Psicologo a Pescara

124 Risposte

63 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

29 NOV 2025

Carissima, purtroppo non possiamo pretendere che le persone con cui lavoriamo siano persone piacevoli. La sua collega avrà delle sue ambizioni e per questo cerca di mettere altri in difficoltà. Questa tipologia di persone le troverà ovunque. Pensi a forgiare quegli strumenti interni che sicuramente ha per riuscire ad affrontare queste situazioni senza farsi stravolgere. Riuscire a metterle da parte per poter rendere questa esperienza il più formativa possibile non solo dal punto di vista professionale, ma anche personale. Non lasci che gli obiettivi di una persona senza scrupoli le rovinino le sue aspettative e le sue opportunità. Si faccia sostenere da un professionista. Io sono a disposizione se e quando lo volesse.
Cordiali saluti.
Dottoressa De Luca Barbara

Dott.ssa Barbara De Luca Psicologo a Catanzaro

717 Risposte

466 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

29 NOV 2025

Buongiorno Yole,

Non è una situazione facile quella che descrive, soprattutto per il fatto che si tratta della sua prima esperienza lavorativa.
Lei porta però dei temi importanti, e più che considerare la "legalità" della questione è importante centrarsi sul suo benessere e la sua soglia di tolleranza: sulla base di quanto le manca alla fine del tirocinio e delle sue ambizioni professionali può valutare di cambiare contesto con i dovuti passaggi, come spiegato anche dai Colleghi.
Tenga presente che nell'ambito lavorativo alcune dinamiche non dipendono solamente dal personale, ma anche dai Dirigenti di Struttura/Cooperativa/Ente e che quando ci sono situazioni come quella da lei descritta il malessere ha ormai permeato la rete professionale e causa sofferenza anche a chi agisce questi comportamenti svalutanti e umilianti.
Personalmente credo che questa possa essere comunque un'occasione importante per lavorare sulle sue risorse personali e professionali, e che nessuna esperienza sia inutile in sè. Se permangono le sue difficoltà potrebbe considerare di farsi supportare psicologicamente durante questo cambiamento al fine di prendersi il tempo per non agire le sue scelte, ma ponderarle al meglio. Quando siamo in uno stato di malessere è molto faticoso prendere decisioni.

Buona fortuna per il suo futuro, rimanga fiduciosa

Dott.ssa Eleonora Capobianco

Dott.ssa Eleonora Capobianco Psicologo a Verona

11 Risposte

9 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Buonasera Yole, quello che riporti oggi non è un normale periodo di adattamento. È un contesto in cui non vengono garantite le condizioni minime per apprendere, mi pare. Non c’è fiducia, non c’è accompagnamento, l’errore non viene trattato come parte del processo ma come un problema personale. In un tirocinio, questo è segnale che l’ambiente non sta svolgendo la sua funzione.

Le reazioni che stai avendo sono perciò il risultato di uno stress lavorativo che supera la soglia tollerabile; e quando il corpo reagisce in questo modo significa che la situazione sta diventando insostenibile, non che devi sforzarti di più. Arrivare fino alla fine “per principio” non necessariamente ti dà un vantaggio. La domanda da porti è se quel tempo rimanente aggiungerà competenze oppure consoliderà un’abitudine a tollerare ambienti disfunzionali. Se il clima resta così, la tua formazione non ne trarrà alcun beneficio e il costo psicologico potrebbe aumentare. La scelta di interrompere, in un contesto che non offre strumenti né supervisione adeguata, è davvero un atto di valutazione professionale. Si può fare in maniera corretta e trasparente, parlando con un referente esterno alla tutor e spiegando ciò che sta accadendo. In questo modo non diventa una scelta impulsiva, ma una decisione motivata e documentata.

Se l’ambiente non è formativo e sta già incidendo sulla tua salute, interrompere tutela anche la tua dignità professionale.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

160 Risposte

174 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Ciao,
quello che descrivi non è “debolezza”, non è “fuga” e non è mancanza di carattere. È una reazione sana a un ambiente che non è formativo, ma svalutante.

Un tirocinio dovrebbe essere uno spazio di apprendimento, non un luogo dove ti senti costantemente in difetto, sotto pressione e in colpa. Se una tutor ti assegna compiti senza spiegazioni, non ti affianca e poi ti rimprovera quando sbagli, il problema non sei tu, ma il contesto.

Il fatto che tu stia male — ansia, pianti, insonnia, paura del lunedì — è un segnale chiarissimo: la tua mente e il tuo corpo ti stanno dicendo che stai superando il limite della tua tolleranza. E ascoltare questi segnali non è scappare, è prenderti cura di te.

Uscire con dignità non significa per forza “resistere fino alla fine”. A volte la vera dignità è riconoscere quando un’esperienza sta facendo più danni che benefici. Puoi interrompere un tirocinio e restare una persona forte, competente e affidabile. Le aziende serie non cercano persone che si annullano, ma persone che sanno rispettarsi.

Se resti, fallo solo con l’idea che è una scelta tua e temporanea, non un sacrificio per “dimostrare di essere forte”.
Se vai via, non stai fuggendo: stai mettendo un limite sano.

Non devi scegliere tra essere forte e stare male. La vera forza, a volte, è proprio andarsene.
Un caro saluto, disponibile anche online.
Dott. Gabriele Allegra

Dott. Gabriele Allegra Psicologo a Messina

192 Risposte

104 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Ciao Yole
Quello che descrivi non è semplice stress da primo lavoro.

Il contesto che descrivi sembra caratterizzato da dinamiche problematiche: una tutor che non si fida del lavoro di nessuno, che ti fa svolgere mansioni senza spiegazioni, che svaluta i tuoi tempi di apprendimento e ti rimprovera quando, inevitabilmente, sbagli.

In un tirocinio veramente formativo, la tutor dovrebbe affiancare, spiegare, accettare l’errore di una persona che per la prima volta si affaccia la mondo del lavoro. Anche a questa persona sarà capitato di entrare per la prima volta in un contesto lavorativo, dovrebbe quindi sapere quanto sia difficile ambientarsi e comprendere il funzionamento organizzativo.

Il tuo corpo con ansia, pianto, insonnia, terrore del lunedì ti sta comunicando una situazione di forte disagio.

Capisco bene il senso di colpa e la paura di essere etichettata come “quella che scappa dalle difficoltà”, ma qui è importante capire cosa sia una sfida sana e di crescita e cosa rappresenti, invece, rimanere in una situazione tossica.

Prendere una decisione che vada verso la tua autotutela non è codardia, è presa di coscienza, consapevolezza, cura di sé.
La forza non sta nel sopportare tutto, ma nel riconoscere quando una situazione non sta dando niente dal punto di vista della formazione e sta nuocendo dal punto di vista psicofisico.

Puoi valutare se contattare l’ente che organizza il tirocinio (università, servizio stage, ecc.) per raccontare la situazione e capire se esistono alternative o possibilità di mediazione, oppure se è necessario concordare un’interruzione, spiegando il tuo disagio e la tua difficoltà ad affrontare la situazione.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gessica Mestriner
Ricevo a Verona

Gessica Mestriner Psicologo a Verona

29 Risposte

14 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Cara Yole,
Innanzitutto non sei sola, purtroppo queste cose succedono in molti posti di lavoro e quello che stai attraversando è più comune di quanto si pensi (purtroppo). Le cose da valutare sono due: quanto ti piace questo tirocinio al netto della tua tutor e quanto sei isolata in quello che fai.

1) Pensare alla tua salute e cambiare tirocinio non è una sconfitta, ma un modo per prenderti cura di te. Se dovessi scegliere di cambiare ti porterai dietro comunque cose preziose, come la consapevolezza di quello che vuoi da un posto di lavoro.

2) Nessuno si salva da solo, quindi quanto sei sola in questo lavoro? A parte la tutor hai dei colleghi con cui ti trovi bene e a cui appoggiarti? A volte un bel rapporto con i colleghi può svoltare l'esperienza lavorativa laddove non c'è un sostegno da parte del capo/tutor.

Dott.ssa Carlotta Anguilano.

Carlotta Anguilano Psicologo a Torino

68 Risposte

20 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Salve Yole,
comprendo che la situazione è complessa, soprattutto quando ci si inserisce in un ambiente nuovo: nel suo caso, credo che lei abbia spiegato molto bene l'impatto che questo contesto lavorativo - nello specifico la dinamica con la sua tutor - sta avendo su di lei. Allontanarsi da un ambiente che minaccia la salute psicofisica non significa arrendersi di fronte alla difficoltà, ma è un gesto d'amore verso se stessi e lei ha tutto il diritto di proteggere la propria salute. Il tirocinio dovrebbe essere un luogo di apprendimento dove potersi scoprire e mettere alla prova, ma sempre nel rispetto dei ruoli e dei tempi della persona. Se questo non è possibile, credo sia il caso di guardarsi intorno e trovare un contesto dover poter iniziare il suo ingresso nel mondo del lavoro in modo più costruttivo e sano per lei.
Resto a disposizione,
dr.ssa Alessia Foronchi

Dott.ssa Alessia Foronchi Psicologo a Pesaro

173 Risposte

26 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Cara Yole,
un tirocinio dovrebbe essere un'esperienza formativa, non una prova di resistenza.
Le difficoltà "sane" sono quelle che ti fanno crescere.
Le dinamiche che descrive (sfiducia, rimproveri sproporzionati, carico di lavoro non coerente con il ruolo, assenza di affiancamento, ansia anticipatoria) sono segnali di un contesto disfunzionale, non di una sua debolezza.
Quando si è ad una prima esperienza lavorativa, spesso sentiamo forte il desiderio di "dover fare bene". Desiderio che innesca però la falsa convinzione di dover resistere per forza.
Dunque la domanda non è "dovrei resistere?".
La vera domanda è: "Questo luogo favorisce la mia crescita o la blocca?"
Da quello che descrive, la risposta lei ce l'ha già.
E la sua dignità non si misura in base alla sua capacità di resistere, quanto piuttosto in base alla sua capacità di ascoltare se stessa, di tutelarsi e di non tradire i suoi valori per compiacere un ambiente che, da quello che dice, può offrirle poco.
Resto a disposizione.

Un caro saluto.
Dottoressa Martina Miranda

Martina Miranda Psicologo a Poggiomarino

51 Risposte

23 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Gentile Yole, comprendo bene la situazione. Può capitare che in alcuni ambienti i tirocini risultino non essere di molta utilità né molto gratificanti.
Ovviamente nessuno può scegliere al tuo posto ma la scelta dipende anche da quanto tempo deve ancora passare per arrivare al termine. Se si tratta di poche settimane si può concludere e poi rifiutare un' eventuale proposta con la motivazione di desiderare di fare altre esperienze.
Se invece è ancora lungo e la situazione ti risulta insostenibile si possono valutare delle alternative.
Dal tuo testo sembra trattarsi di tirocinio extracurricolare (dopo il corso di laurea).
Nel caso di un tirocinio gestito da un università può essere possibile spezzare l'esperienza in due posti diversi per diversificarne la stessa. Questa potrebbe essere una buona motivazione per uscirne con eleganza.
Nel secondo caso non conosco la procedura ma si potrebbe comunque cercare altre soluzioni lavorative e, quando trovate, motivare la scelta al cambiamento.
Comprendo la sua paura ad essere giudicata quella che "scappa dalle difficoltà" ma non ci si deve sentire in colpa quando si dà priorità al proprio benessere. D'altronde si tratta di un lavoro, non della famiglia, ed è più che giustificato cambiare se l'ambiente non consente di vivere l'esperienza con benessere.
Molto spesso non è tanto importante il tipo di lavoro o il guadagno ma l'ambiente e la serenità del luogo. Questo fa spesso la differenza. Tenta di non entrare in contrasto con l'attuale tutor ma giustifica la sua dipartita con la semplice motivazione di desiderare esperienze diverse o di aver trovato qualcosa che ritieni più adatto alle tue inclinazioni.
Resto a disposizione per un approfondimento.
Un caro saluto
Dott.ssa Mazzilli Marilena

Dott.ssa Mazzilli Marilena Psicologo a Canelli

120 Risposte

111 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Capisco molto bene la tua situazione: non è “una difficoltà qualunque”, ma un contesto tossico che sta già intaccando la tua salute. E quando la salute entra in gioco, non è fuggire: è protezione.
Ti propongo un modo semplice per orientarti senza sensi di colpa:

1) Valuta il contesto, non te stessa
Non stai scappando da qualcosa che “dovresti saper reggere”: stai reagendo a un ambiente che non offre formazione, non ha fiducia e utilizza il rimprovero come gestione. Questo non costruisce competenze, costruisce ansia.

2) La dignità non la perdi andando via: la perdi restando dove ti maltrattano
Uscire da un posto che ti fa stare male è un atto di lucidità professionale, non debolezza. Le persone competenti imparano anche a scegliere i contesti in cui possono crescere.

3) Se puoi, interrompere adesso è più sano che trascinarti fino alla fine
Il tuo corpo lo sta già dicendo con pianto, ansia e insonnia. E più rimani, più rischi di normalizzare un modello lavorativo che non meriti.

4) Esci in modo formale e pulito
Scrivi una comunicazione breve, professionale e neutra:

- ringrazi per l’opportunità,
- indichi che, per motivi personali, concludi anticipatamente,
- ti rendi disponibile a un passaggio di consegne essenziale.

Niente accuse, niente giustificazioni. Tu mantieni la dignità.

5) Preparati a un’inevitabile reazione fredda della tutor
Ma quella reazione non definisce te, definisce solo il suo stile di gestione.

In sintesi, se l’ambiente ti fa star male, andare via adesso è la scelta più sana e più professionale. Non è una fuga, ma un atto di cura verso te stessa e verso la tua futura carriera: nessuna crescita nasce nella paura.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Trieste

1483 Risposte

2524 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Gentile Yole, grazie per aver riportato qui la sua esperienza.
La situazione che descrive è fisiologicamente impegnativa, non deve essere semplice sperimentare i vissuti descritti, specialmente se si tratta della prima esperienza professionale in senso stretto; è comprensibile la frustrazione di svolgere una mansione per la quale non ha ricevuto una formazione.
Tuttavia la fragilità di cui parla e i timori che descrive sono intrinsechi del momento evolutivo che oggi sta attraversando e che immancabilmente si ripresenteranno.
Ogni percorso professionale e/o di specializzazione che incontrerà può comportare vissuti di insicurezza, errori iniziali e sensazioni di “non essere adeguatamente preparati”.
Pertanto può essere utile analizzare non solo ciò che accade al di fuori di lei, nell'ambiente in cui è inserita, ma anche ciò che accade dentro di lei, in termini di giudizio interiore, critica interna e tolleranza alla frustrazione.
Entrare nel mondo del lavoro e di conseguenza nel mondo degli adulti non sempre è semplice.
Il suo ruolo è cambiato, è passata da studentessa a lavoratrice: la invito a valutare anche l’eventualità di rivolgersi a uno psicoterapeuta per sostenerla e accompagnarla a utilizzare tale esperienza in modo proficuo e funzionale alla costruzione della sua nuova identità professionale.

Dott.ssa Ilaria Bagnoli Psicologo a Modena

77 Risposte

17 voti positivi

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Capisco molto bene quanto una situazione del genere possa logorare, soprattutto quando si è alla prima esperienza e ci si trova in un contesto che invece di formare finisce per mettere sotto pressione.
Quello che descrivi – mancanza di guida, richieste non adeguate al ruolo, rimproveri continui e clima di sfiducia – non parla di tue mancanze, ma di un ambiente poco sano.

Non è “scappare dalle difficoltà” quando si sceglie di tutelare la propria salute psicologica. È, al contrario, un atto di maturità. Hai già provato a confrontarti e hai visto che non cambia nulla: questo è un segnale importante.

Se la situazione sta incidendo su ansia, sonno e benessere quotidiano, interrompere il tirocinio è una scelta del tutto legittima e dignitosa. Portarlo avanti “per resistere” rischia solo di farti stare peggio.
A volte la decisione più saggia è proprio quella di mettere un limite e scegliere un ambiente lavorativo che permetta di crescere davvero.

Non stai fallendo: stai proteggendoti. E questo è un segno di forza, non di debolezza.

Dott. Davide Carbotti Psicologo a Torino

8 Risposte

1 voto positivo

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Cara Yole,

prima di tutto: quello che stai vivendo è reale e merita ascolto
Anche se sei alla tua prima esperienza lavorativa, ciò non rende meno valida la tua sofferenza. L’ansia costante, l’insonnia, il pianto e la paura del lunedì sono segnali chiari: il tuo sistema interno ti sta dicendo che qualcosa sta violando i tuoi confini psicologici.

Tu non stai “scappando dalle difficoltà”: stai cercando un modo per non restare intrappolata in una dinamica che ti consuma.

I confini non servono a creare distacco emotivo in modo freddo, ma a proteggere il tuo valore, il tuo tempo e la tua salute mentale. Un ambiente che si aspetta da te competenze che non ti sono state insegnate, e allo stesso tempo ti rimprovera per non averle, sta oltrepassando questi confini.

Nella tua situazione, non è “tuo”: sopperire a carenze formative; sostenere un carico emotivo dovuto alla sfiducia del capo; tollerare rimproveri o svalutazioni; sacrificare la tua salute per mantenere un’immagine di «quella che non molla».
Non è fragilità. È un ambiente oggettivamente disfunzionale

Cosa significa “uscire con dignità” in termini di confini?
In chiave psicologica, “dignità” non coincide con “resistere a tutti i costi”, ma con: ascoltare se stessi, rispettare i propri limiti, fare scelte coerenti con il proprio benessere.

Se senti di volere esplorare maggiormente i tuoi confini interni violati, i tuoi stati d'animo, il tuo senso di valore, non esitare a contattarmi!

Un caro saluto,

Dott. Filippo Zago - Psicologo Clinico

Dott. Filippo Zago Psicologo a Ragusa

10 Risposte

4 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Cara Yole, le prime esperienze lavorative sono difficili, a volte impossibili. Se hai l’impressione che l’impegno emotivo che ti costa il rimanere non sia compensato dalla crescita professionale, è giusto lasciare.
Valuta se è effettivamente un fuggire dalle difficoltà (ti appartiene come modalità?)o un sano evitamento di permanere in un ambiente disfunzionale.
Se decidi di rimanere ti può essere utile prendere le distanze dal punto di vista della tutor/capo, se ha lo stesso atteggiamento con tutti forse è una persona che ha troppe pressioni dai suoi superiori oppure ha problemi personali non risolti e non ce l’ha direttamente con voi. Conoscerla meglio, avere più informazioni su di lei potrebbe aiutarti a relativizzare la portata delle sue reazioni.
Considera anche l’eventualità di rivolgerti a uno psicoterapeuta per aiutarti a utilizzare questa esperienza in modo costruttivo e funzionale al tuo equilibrio e alla costruzione della nuova identità professionale.
Un cordiale saluto.
Dr. Patrizia Mattioli

Dott.ssa Patrizia Mattioli Psicologo a Roma

260 Risposte

106 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Gentilissima Yole, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo la situazione che ci riporta, e posso solo immaginare le sue difficolta nel gestire il rapporto con questa tutor cosi scostante e diffidente soprattutto. Credo che, dato il livello di malessere che ci riporti, intraprendere alcuni colloqui con uno specialista potrebbe aiutarti ad interiorizzare e esplorare quanto accade, individuando insieme delle strategie funzionali per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
Cordiali saluti
AV

Dott.ssa Antea Viganò Psicologo a Pessano con Bornago

1083 Risposte

164 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Quello che racconti non è “una difficoltà” da affrontare per diventare più forte: è un ambiente tossico, e la tua reazione, ansia, insonnia, pianto, terrore del lunedì, è una risposta sana a qualcosa che sano non è.
E soprattutto: non sei tu che stai “scappando”.
È lei che non sta svolgendo il suo ruolo. Una tutor dovrebbe insegnare, affiancare, creare le condizioni per imparare. Il fatto che ti assegni compiti non formativi, che non ti spieghi nulla e che ti rimproveri per errori inevitabili… dice molto di più di lei che di te.
Capisco il senso di colpa, ma qui non c’è nulla da “sopportare per crescere”.
La dignità non è nel rimanere a farti male: è nel riconoscere quando un posto ti sta consumando oltre quello che può insegnarti.
La domanda allora diventa: quanto puoi permetterti di stare male ancora?
Perché la tua salute psicofisica non la recuperi con un attestato di fine tirocinio.

Se le condizioni lo permettono, io vedo due strade:

1) Interrompere il tirocinio ora, dicendo qualcosa di semplice e neutro (“sto rivalutando il percorso, non è il contesto adatto al tipo di formazione di cui ho bisogno”). Senza spiegazioni emotive, senza entrare nei dettagli.
Questa è la scelta che tutela di più te.

2) Arrivare alla fine solo se mancano poche settimane e puoi proteggerti emotivamente (riducendo l’impegno, prendendo distanza, trattandolo come qualcosa di puramente formale, imparando a gestire l'emozione con tecniche di respirazione e riformulazione che possiamo apprendere assieme ).
Ma se mancano mesi, è troppo da reggere.

“Scappare” sarebbe lasciare per paura.
Qui tu stai considerando di lasciare per lucidità: stai male, non impari, non c’è reale formazione, e il contesto non è destinato a cambiare.

E questo non è un fallimento: è un atto di cura verso di te.
E di maturità.

Alessandra Favaro Psicologo a Montebelluna

58 Risposte

42 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

28 NOV 2025

Cara Yole,
grazie per aver condiviso con tanta chiarezza il tuo vissuto. La situazione che descrivi è certamente impegnativa: un ambiente poco supportivo, soprattutto durante un tirocinio, può aumentare la pressione e minare la fiducia nelle proprie capacità. È comprensibile che tu ti senta in ansia e in difficoltà.
Allo stesso tempo, credo sia utile fare una riflessione più ampia.
Ogni percorso professionale, anche nei contesti migliori, comporta inevitabilmente momenti di incertezza, errori iniziali e sensazioni di “non essere abbastanza pronti”. È parte naturale dell’apprendimento e della crescita.
Per questo motivo può essere importante osservare non solo quello che accade nel contesto, ma anche ciò che accade dentro di te. L’ansia intensa, la paura anticipatoria, il pianto frequente e le notti insonni sono segnali significativi: non parlano solo dell’ambiente, ma anche di insicurezze profonde, del timore del giudizio o di un senso di responsabilità molto forte.
Questi aspetti meritano attenzione, perché potrebbero riattivarsi anche in altre esperienze future.
Ciò non significa che “sei fragile” né che la situazione sia colpa tua. Significa piuttosto che questo tirocinio sta facendo emergere qualcosa che potrebbe costituire un’occasione preziosa per lavorare su di te, rafforzare la tua sicurezza e costruire strumenti emotivi più stabili.

Per quanto riguarda la scelta se continuare o interrompere il tirocinio, valuta con sincerità il tuo stato attuale. Se il malessere è così intenso da compromettere il sonno, il benessere quotidiano e la tua serenità, è legittimo proteggerti.
Prendersi cura della propria salute psicologica non è fuggire dalle difficoltà, ma un atto di responsabilità verso se stessi.
Qualunque decisione tu prenda, considerare un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio le tue reazioni, rafforzare l’autostima e affrontare con maggiore serenità le sfide future.
Resto a disposizione se desideri approfondire o confrontarti
Un caro saluto.

Dott.ssa Roberta Barrica Psicologo a Catania

12 Risposte

3 voti positivi

Fa terapia online

Contatta

Ti è stata utile?

Grazie per la tua valutazione!

Psicologi specializzati in Orientamento professionale

Vedere più psicologi specializzati in Orientamento professionale

Altre domande su Orientamento professionale

Spiega il tuo caso ai nostri psicologi

Invia la tua richiesta in forma anonima e riceverai orientamento psicologico in 48h.

50 È necessario scrivere 29100 caratteri in più

La tua domanda e le relative risposte verranno pubblicate sul portale. Questo servizio è gratuito e non sostituisce una seduta psicologica.

Manderemo la tua domanda ai nostri esperti nel tema che si offriranno di occuparsi del tuo caso.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Il prezzo delle sedute non è gratuito e sarà soggetto alle tariffe dei professionisti.

Introduci un nickname per mantenere l'anonimato

La tua domanda è in fase di revisione

Ti avvisaremo per e-mail non appena verrà pubblicata

Se hai bisogno di cure psicologiche immediate, puoi prenotare una terapia nelle prossime 72 ore e al prezzo ridotto di 44€.

Questa domanda esiste già

Per favore, cerca tra le domande esistenti per conoscere la risposta

psicologi 33450

psicologi

domande 29100

domande

Risposte 170500

Risposte