Timidezza o introversione? Lo psicologo è necessario?

Inviata da Alessandro · 9 mag 2013 Disturbi della personalità

Salve, sono un ragazzo di 19 anni e sono molto timido. Frequento l'ultimo anno di liceo linguistico ed in classe sono l'unico maschio. Purtroppo ho questo problema da quando ero piccolo: infatti i miei genitori mi dicono che da piccolo piangevo molto e al'asilo ero sempre un tipo solitario. Ma da 3-4 anni si sta facendo sempre più pesante: frequenti sbalzi d'umore e a volte anche autolesionismo (però soltanto qualche graffio e morsi sulle braccia). Ho paura del futuro, di rimanere da solo fino alla morte. Ho vissuto una vita molto monotona e solitaria, con pochi amici. A scuola parlo poco e la maggior parte delle volte mi metto a pensare e a riflettere sia a scuola che con gli amici. Questo problema sta diventando sempre più pesante e doloroso e sto pensando al suicidio sempre più spesso. Quando conosco una persona meglio oppure lei si avvicina per prima.
e parla mi apro e col tempo riesco a parlare un po di più e perdo un po la timidezza, ad esempio con la mia compagna di banco che si è avvicinata lei per prima,oppure con le persone con cui mi trovo molto bene parlo molto anzi sembro estroverso!.Purtroppo a casa non parlo molto e preferisco stare nei miei pensieri (e parlo spesso da solo!!). Mi sono sempre chiesto se sono solamente timido o introverso e anche timido. Vorrei andare dallo psicologo ma mia madre è contraria perché pensa che li ci vadano i "malati". Il problema è che non ho neanche il coraggio di parlarne perché subito mi dirà di no, o di una sua reazione un po violenta, come fa da sempre da quando ero piccolo. Grazie mille per la disponibilità e scusate per l'italiano, faccio pena.

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Miglior risposta 10 MAG 2013

Ciao Vincenzo,
ho letto il tuo messaggio, pieno di elementi. Timidezza, introversione, autolesionismo, isolamento, paura della solitudine, sono cose molto diverse. E' piuttosto evidente la tua preoccupazione, per questo ti consiglio di contattare uno specialista che saprà aiutarti a fare chiarezza e a sciogliere i tuoi nodi. Dallo psicologo non vanno i malati, ma le persone che hanno voglia di recuperare il proprio benessere, sciogliere conflitti, conoscersi nel profondo e migliorarsi. Parli di una madre violenta, hai altre risorse alle quali rivolgerti (padre, fratelli).
In bocca al lupo per la tua ricerca.

dr. Oscar Travino

Dott. Oscar Travino Psicologo a San Giorgio a Cremano

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13 MAG 2013

Gentile Vincenzo,

la psicoterapia è utile anche per chi non è malato come ben sai, fermo restando che bisognerebbe condividere una definizione di malattia mentale. Dallo psicologo ci va chi, come nel tuo caso, vive un disagio persistente e ricorrente. Comprendo le difficoltà di parlare a tua madre, magari potresti rivolgerti ad un servizio pubblico chiedendo una mano anche in tal senso. Oppure potresti provare a trovare la forza per parlare a tua madre delle tua sofferenza, sperando che non reagisca in modo violento.

Sperando di esserti stato d'aiuto, ti saluto cordialmente

Dott. Domenico Navarra

Dott. Domenico Navarra Psicologo a Bari

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10 MAG 2013

Gentile vincenzo,
È la seconda volta che si rivolge a questo sito ponendo la stessa richiesta. Tutti noi le abbiamo suggerito d’intraprendere un percorso di psicoterapia. Non comprendo cosa la trattiene a farlo, visto che il suo malessere, spingendola a scriverci di nuovo, denota un intenso bisogno di parlarne con dei professionisti.
Cordialmente
Dott.ssa Cristina Mencacci

Dott.ssa Cristina Mencacci - Psicologa Psicologo a Perugia

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10 MAG 2013

Non è l' unica soluzione: con il tempo il carattere muta. Chiaramente la frustrazione si manifesta con questi tuoi moti di autolesionismo, per questo direi che se di carattere manifesti introversione ma sei teso alle relazioni, ti può aiutare anche un counselor o un coach, in qualità di pedagogista mi occupo di mutamenti legati alla crescita dell' individuo e quindi ti dico che, seguito nel modo opportuno, potrai cambiare questi atteggiamenti.

Studio Bottin Psicologo a Selvazzano Dentro

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10 MAG 2013

Caro Vincenzo la tua lettera è molto bella ed intensa . Credo proprio che tu debba insistere con tua madre per fare un percorso psicologico , e forse il problema è proprio quello, farsi sentire da tua madre essere ascoltato essere preso in considerazione senza sembrare invadente , e senza sentire quella sensazione di inadeguatezza semplicemente per aver chiesto un po' di attenzione . La timidezza è uno stato che ci tutela dalle delusioni dai rifiuti e dal timore di non essere accettati dagli altri percio quando dall'ambiente e dalle persone non arrivano segnali di accoglienza come nei casi che hai descritto , ci si ritira in se stessi . La tua lettera è molto toccante perché capisco la tua sofferenza , ed è difficile in poche righe indicarti la strada per uscire dal tunnel in cui senti di essere . Credo che il rapporto con tua madre sia abbastanza complicato ; ogni tua richiesta sembra essere accolta come qualcosa di inopportuno e di difficile gestione tanto da condurti a rinunciare e a ritirarti in te stesso , parlando da solo cercando una soluzione o sentendoti tu stesso il problema di tutto quanto . Immagino che tu veda L'idea suicida come l'unica soluzione per risolvere tutto quanto , sparire e non disturbare più nessuno per evitare che la ua richiesta d'aiuto generi reazioni di fastidio negli altri . Forse ti sarà d'aiuto pensare a quelle idee come un estremo grido, come un modo per vedere chi veramente ti vuole bene, e chi accorrerà a curare le tue ferite e ad ascoltare cosi la tua voce ; per questo ti suggerisco di insistere con tua madre ed andare oltre le sue reazioni violente alle tue richieste ,prova a dare voce al tuo disagio con lei.
Vorrei sapere Cosa significa per te essere malati , E se Questa etichetta con la quale tua madre ha bocciato la tua soluzione al problema , ti trova d'accordo.
Spero di esserti stato in qualche modo d'aiuto alla tua grande domanda
Dott. Giacomo sella

Dott. Giacomo Sella Psicologo a Roma

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10 MAG 2013

Caro Vincenzo, il suo problema non è' da sottovalutare perché rischia di cronicizzarsi. Se sua madre ha reazioni come quelle che ha descritto, le consiglio o di rivolgersi allo psicologo di scuola, se è' previsto, o di andare al Consultorio di zona Spazio Giovani e chiedere un appuntamento. Non deve chiedere nessuna autorizzazione ed è' gratuito. Auguri. Dott.ssa E.Scolamacchia

Dott.ssa Elisabetta Scolamacchia Psicologo a Marina di Cerveteri

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10 MAG 2013

Caro Vincenzo, talvolta le sofferenze che pensiamo essere solo nostre, appartenere alla nostra sfera individuale e "caratteriale" possono avere origini anche molto remote.
Il tuo blocco, fin da piccolo, forse ha represso la tua capacità di esprimerti e di agire con spontaneità e prontezza agli eventi della tua vita, dandoti questo grande vissuto di solitudine.
Il sentire forte il disagio è un segno importante che una parte di te in realtà è pronta per affrontare la situazione e trovare finalmente la libertà di vivere pienamente.
Credo tu abbia dalla tua parte una grande sensibiità e intuizione, fuori dal comune, che di certo saranno fondamentali nel percorso di cambiamento insieme al desiderio di trasformare questo problema.
Lo psicanalista Freud parlava di istinto di morte come forza antagonista all'istinto di vita... io credo che la morte che cerchiamo non sia da demonizzare, ma vada interpretata come bisogno di cambiamento. Nelle culture tribali, siamaniche esistono riti di morte mistica, morte e rinascita della nostra psiche... Parti di noi devono morire ogni giorno per lasciar spazio al nuovo, ma bisogna fidarsi e lasciar andare, accettare di sperimentare un cambiamento.
Visto anche il problema economico che di certo accompagnerebbe un percorso psicologico tradizionale, io ti consiglierei di rivolgerti ad un serio professionista che si occupi di "Costellazioni Familiari", così da indagare in maniera profonda il tuo disagio. Su internet esiste moltissimo materiale sull'argomento se desiderassi capire di che tipo di approccio si tratta,
Un caro saluto e coraggio...perchè la nostra forza è proprio dentro alla nostra oscurità.

Dott.ssa Giordana Pavia Psicologo a Varazze

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10 MAG 2013

Egregio signor Vincenzo,
lo psicologo (lo psicoterapeuta in caso di eventuale cura) è necessario quando il disagio è invalidante e/o interferente con le attività quotidiane. In poche parole: preoccupa.
dr paolo zucconi sessuologo clinico e psicoterapeuta comportamentale a udine (friuli)

Dr. Paolo G. Zucconi (sessuologia clinica & Psicoterapia) Psicologo a Udine

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10 MAG 2013

Caro Vincenzo,non vale la pena soffrire ancora per la timidezza; hai la possibilità di alleggerire la tua vita e scoprire quante risorse possiedi per esprimerti con fiducia e sicurezza. Lo psicoterapeuta ti aiuterà ad incrementare la tua autostima e a fornirti delle strategie adeguate all'interazione sociale. Dallo psicologo ci si va anche per queste cose e non solamente per gravi disturbi. In bocca al lupo. Dr. Di Carlo Stefano (Bolzano,Trento,Verona)

Dr. Di Carlo Stefano Psicologo a Verona

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10 MAG 2013

Ciao Vincenzo, mi fa molto piacere la fine del tuo racconto, ossia la voglia di fare un percorso con uno psicologo!
Non avere paura di tua mamma, sicuramente lei percepisce il tuo disagio, ma, magari, non sa come muoversi.
Tu prova a dirle che vorresti fare un colloquio di prova, poi vedi.
In bocca al lupo!
Dr.Francesco Riccardi - Pesaro

Studio Dr. Francesco Riccardi Psicologo a Pesaro

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10 MAG 2013

Caro Vincenzo,
oltre alla solitudine, profonda, che avverti e che denunci attraverso le tue parole, percepisco anche la voglia di non rinunciare. Non rinunciare a stare bene e ad avere una vita di relazione piena e soddisfacente. Ed è giusto che sia così poichè tutti hanno diritto al benessere psico fisico, a maggior ragione un giovane come te che deve fare ancora tante esperienze. Appari consapevole del tuo disagio e del fatto che necessiti di un supporto. Questa consapevolezza ti pone sulla strada giusta per un cambiamento positivo. E' importante che non ti faccia abbattere nel perseguire il tuo intento, chi ti ama comprenderà la tua richiesta anche se non la condividerà totalmente, ma vivere vuol dire anche prendersi la responsabilità delle proprie scelte. Adesso la tua responsabilità maggiore e prioritaria è nei confronti di te stesso! Ciao Vincenzo e ricorda adesso è il momento giusto per vivere!
Mariella Genovese

Dott.ssa Mariella Genovese Psicologo a Reggio Calabria

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10 MAG 2013

Caro Vincenzo,
essere timidi ed introversi non è una "malattia", ma può diventare un limite o un ostacolo nella vita, proprio come racconti tu. E dallo psicologo non vanno solo i "malati", ma più in generale va chi ha una difficoltà che gli impedisce di vivere bene con sè stesso e con gli altri. Alla luce di quello che scrivi credo che il colloquio con uno psicologo possa esserti di grande aiuto sia per imparare ad "aprirti all'altro" sia per guardare al futuro con una prospettiva diversa.
Ti consiglio di recarti dallo psicologo a scuola (se c'è nel tuo istituto) o di cercare un centro adolescenti dell'asl. Lo psicologo può aiutarti anche a capire come "parlare" a tua mamma. In bocca al lupo!

Dott.ssa Francesca Parziale Psicologo a Torino

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10 MAG 2013

Buonasera Vincenzo,
data la sua giovane età non vedo l'introversione e la timidezza come un ostacolo alla sua vita sociale visto che una volta che gli altri si avvicinano, parla "si scioglie" è interessato agli altri . A volte è anche la scuola, gli stessi insegnanti che evidenziano, enfatizzano queste difficoltà di relazione. Mi preoccuperei più dell'autolesionismo e dei pensieri di suicidio, inoltre dovrebbe iniziare a staccarsi da quello che pensano i suoi genitori di lei o del volere rivolgersi a uno psicologo -questo si chiama essere maturi.
Forse può accennare a sua Mamma il suo bisogno di volersi migliorare, di non avere più paura del futuro.

Psicologia E Benessere Psicologo a Roma

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10 MAG 2013

salve vincenzo,
la sua mail è davvero toccante, si vede subito il livello di sofferenza che questa situazione provoca in lei. Tutti noi abbiamo un'immagine di noi stessi, di chi siamo per come ci conosciamo e questa influenza molto i rapporti e i modi di relazionarci agli altri; le aspettative di come gli altri reagiranno a noi e alle nostre iniziative e comportamenti si basano sulle esperienze passate ripetute e cristallizate in modelli che puntualmente si ripropongono come i più validi e plausibili nel cercare di anticipare, comprendere e interpretare le reazioni delgi altri verso di noi. Come vede c'è una circolarità in tutto questo, per cui causa ed effetto non esistono in senso "lineare";
Questo in oinea di principio, poi ci sono le specificità soggettive uniche e irripetibili in ciascuno di noi, con la psicoterapia si dice che "ci si conosce e capisce meglio" ed è vero soprattutto per quello che riguarda l'ambito di cui le ho parlato, ovvero quello relazionale.
Capisco che alla sua età il consenso dei genitori è importantissimo, ma sappia che lei è libero di rivolgersi in completa autonomia al servizio sanitario pubblico, non so dove vive ma in ogni città ci sono i consultori, gratuitamente lì potrebbe trovare un ascolto competente.
Un caro saluto

Anonimo-126894 Psicologo a Roma

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10 MAG 2013

Caro vincenzo,
credo che sia molto importante poter trovare ascolto e comprensione in una relazione terapeutica. Dato che sei maggiorenne e se non ti puoi permettere delle sedute privatamente, esistono anche i consultori famigliari dove si paga solo il ticket.
Altrimenti cerca di far capire a tua madre il tuo bisogno.

Buon lavoro,

Dr. Antonio Cisternino

Anonimo-128762 Psicologo a Torino

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