Terapia Adatta

Inviata da Idi90 · 23 nov 2021

Quale orientamento cura meglio ansia generalizzata (diverse paure sorte in questo periodo e sensazione di stare sempre in allerta) e lieve depressione? Psicodinamico o cognitivo comportamentale?
Ho provato l'approccio del cognitivo comportamentale ma la dottoressa mi ha dato degli esercizi a casa che non mi sono molto serviti es. paura di prendere l'ascensore - esercizio: fare prima un piano con l ascensore, poi due, tre fino a quando paura scompare

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Miglior risposta 25 NOV 2021

Buongiorno. Per parafrasare il noto modo di dire, lei sta chiedendo ad una platea di 10 osti quale sia il vino migliore: ciascuno risponderà che il vino migliore è il proprio (ed io non faccio certo eccezione). Sono uno psicoanalista “classico”, sono socio della Società Psicoanalitica Italiana (S.P.I.), riguardo alla quale può reperire utili informazione al sito internet spiweb.it. Ovviamente ritengo che il vino migliore sia quello psicoanalitico ed ora, se avrà la pazienza di leggere fino in fondo, vorrei spiegarle perché lo penso.
Lei giustamente, come molti altri pazienti, fa una domanda che parte dal presupposto che, come in medicina, a sintomi diversi corrispondano specialisti diversi. In effetti in medicina (intendo nella medicina “ufficiale”, quella validata dalla comunità scientifica internazionale) c’è un modello condiviso del funzionamento del corpo umano, quindi è naturale che a sintomi diversi (mal di ginocchio, mal di denti, ecc.) corrispondano specialisti diversi (ortopedico, dentista, ecc.). Il problema è che la scientificità della psicoterapia non è paragonabile a quella della medicina e quindi questa aspettativa sulle “specializzazioni” è destinata ad andare delusa. In psicoterapia infatti, non esiste una teoria del funzionamento della mente umana che sia unica, validata e condivisa dalla stragrande maggioranza della comunità degli psicoterapeuti. Al contrario, i principali orientamenti psicoterapeutici partono da presupposti anche molto diversi fra loro, ed arrivano quindi a proporre, PER LO STESSO SINTOMO, modalità di trattamento molto diverse. L’esempio più classico è quello che confronta il modello psicoanalitico col modello cognitivo-comportamentale. Gli psicoanalisti teorizzano l’esistenza di una mente inconscia accanto a quella cosciente, quindi, se ad es. io ho paura dei cani, per superare davvero e profondamente questa paura dovrei, attraverso l’analisi, arrivare a comprendere i collegamenti e le causalità inconsce che stanno all’origine della paura stessa. Per l’approccio comportamentistico, invece, la questione della mente e dell’inconscio è paragonabile ad una sorta di “scatola nera” che non si può aprire e non si può conoscere in alcun modo. Molto più utile, dicono loro, studiare e lavorare sulla correlazione tra stimoli che la persona riceve dall’esterno e risposte osservabili che la persona dà a quegli stimoli. Non è necessario tirare in ballo, come fanno gli psicoanalisti, la mamma, il papà, l’infanzia, i sogni… Semplificando, se il paziente di cui sopra ha paura dei cani, io terapeuta comportamentista, attraverso un percorso graduale, comincerò a parlargli dei cani, a farglieli conoscere meglio cognitivamente, poi passerò a mostrargli fotografie e filmati di cani, più avanti magari porterò un cane in seduta e piano piano, attraverso la mia mediazione terapeutica, farò avvicinare il mio paziente al cane, arrivando a farglielo toccare ed accarezzare, a farlo giocare con il cane insieme a me terapeuta, ecc. Alla fine del processo il mio paziente sentirà di aver superato la paura dei cani.
Quindi, a parità di dignità teorico-clinica (ad oggi non esiste un orientamento più “vincente” di un altro), la scelta di un terapeuta piuttosto che l’altro può essere “obiettiva”? Secondo me no, è un fatto soggettivo. In un certo senso è una questione di gusti, anche se di solito il paziente medio non sa nulla di queste diversità di metodo psicoterapeutico e, giustamente, si rivolge a caso a chi gli capita, vuoi perché raccomandato da un conoscente, vuoi perché (o tempora…) il terapeuta è più visibile sui social media. Di solito sulla scelta influiscono pesantemente fattori contingenti ed esterni che dovrebbero essere secondari ma che sono sempre più decisivi: durata prevista della terapia, costo in denaro, frequenza delle sedute settimanali.
Visto però che lei è tra i pochi che si pongono la questione della scelta dell’approccio psicoterapeutico, vorrei suggerirle un criterio a mio parere fondamentale. Anche qui c’è un preambolo. Gli psico- (psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, ecc.), e più in generale chi faccia delle professioni “di aiuto” (medico, infermiere, OSS, educatore professionale, assistente sociale, ecc.) sono da considerare personalità complesse e problematiche. Psicoanaliticamente parlando, scegliere di “aiutare gli altri” deriva da una necessità (a volte inconscia, altre volte cosciente al soggetto stesso) di aiutare se stessi, di curare e riparare la propria storia di vita e le proprie sofferenze individuali. Non a caso si parla di “professioni riparative” (ma lo stesso discorso potrebbe essere fatto anche per una non-professione come il volontariato). Da ciò, sempre in un’ottica psicoanalitica, deriva la necessita che il terapeuta, prima di essere terapeuta, sia stato paziente, abbia fatto una psicoterapia o una psicoanalisi personale che lo abbia reso una persona in qualche modo “risolta” e “riparata”. Come potrei occuparmi dei problemi degli altri se fossi ancora immerso nei miei problemi personali? Inoltre, fare esperienza come paziente del processo di cambiamento interiore, conferisce al futuro terapeuta una marcia in più rispetto a chi non ha mai sofferto: attraversando il fiume della mia sofferenza e arrivando sull’altra riva ho appreso (non tanto cognitivamente quanto affettivamente) come funziona il processo della “guarigione” In questo modo, diceva Freud, si trasformano le difficoltà originarie dello psicoanalista in vantaggi nella comprensione dei futuri pazienti. Un’ultima considerazione a sostegno della tesi della necessità di psicoterapia per i futuri psicoterapeuti, risiede nel fatto che lo strumento di lavoro dello psicoanalista sia la propria mente (ed il proprio inconscio), quindi, se non la “tarassimo” per bene rischieremmo di attribuire al nostro paziente questioni ed emozioni che magari sono nostre, facendo una gran confusione e non essendo d’aiuto alla persona che abbiamo davanti. Il chirurgo ortopedico che opera il menisco non è necessario che abbia prima avuto un intervento al proprio menisco. Per lo psicoterapeuta non è così.
In conclusione, la invito a sondare direttamente con il suo futuro terapeuta, non solo il tipo di metodo che egli utilizzerà, ma soprattutto se nel suo percorso formativo ci sia stata una psicoanalisi o una psicoterapia personale, di che tipo sia stata, quanto sia durata e che frequenza settimanale abbiano avuto le sedute. Più a lungo e più intensamente un terapeuta è stato analizzato, con più fiducia un paziente può mettersi nelle sue mani.

Dott. Massimiliano Castelvedere Psicologo a Brescia

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25 NOV 2021

Buonasera sign.ra Idi90,
a prescindere dall'approccio terapeutico e dagli strumenti impiegati, ciò che può essere risolutivo è un lavoro su di sé che esplori le questioni e le tematiche collegate al malessere attuale. Si tratta di un percorso che implica impegno e fatica, proprio perché significa comprendere il senso, il significato più profondo che determinati aventi hanno su di sé ed al contempo imparare a conoscere il proprio funzionamento (quali modalità relazionali e comportamentali si hanno, ad es.)
Nel modello cognitivo-costruttivista in particolare, che impiego nella mia pratica clinica, si lavora anche con attività che aiutino nell'esporazione di determinate tematiche (ad es. il lavoro con le fotografie), ricercandone anche le basi strutturali, il significato quindi più profondo.
Augurandomi di esserLe stata d'aiuto, rimango a disposizione, anche on line.
Cordialmente,
dott.ssa Rodi

Dottoressa Stella Francesca Rodi Psicologo a Torino

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25 NOV 2021

Buongiorno
Idi90
ogni approccio psicologico ha una sua validità se il professionista è preparato
Poi il rapporto tra psicologo e paziente fa la differenza tra una terapia che funziona e una no.
Chi rivolge ad un tecnico non deve essere lui che si adatta alla terapia, ma è il contrario è l'intervento che si deve modellare sul paziente.
Se lei sente che questo intervento con le proposte di aiuto non la soddisfano, può rivolgersi ad un professionista a formazione psicodinamica che l'aiuti a esplorare le cause dei suoi timori e della sua ansia.
Un augurio
Giordana Milani


I

Dott.ssa Milani Giordana Psicologo a Biella

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24 NOV 2021

Salve, intanto mi spiace molto per la situazione di ansia generalizzata che sta attraversando poiché Immagino quanto possa impattare sulla vita di tutti i giorni. Io chiaramente sono di parte, avendo un approccio cognitivo-comportamentale e ciò che lei ha descritto costituisce una delle componenti di cui è composta la terapia cognitivo-comportamentale ossia i compiti da fare a casa e le esposizioni al fine di affrontare la paura connessa ad eventi specifici. A prescindere dalla metodologia e dalla approccio psicoterapeutico, ritengo fondamentale che lei instauri con il suo terapeuta una solida alleanza terapeutica: gli studi hanno ormai dimostrato quanto sia questa la componente principale a determinare il buon esito di una terapia. L'approccio cognitivo-comportamentale risulta scientificamente validato per situazioni di questo tipo tuttavia anche la psicoterapia psicodinamica costituisce un'ottima risorsa.
Cordialmente, dott FDL

Dott. Francesco Damiano Logiudice Psicologo a Roma

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24 NOV 2021

Buongiorno

La terapia più adatta per il suo problema secondo me è quella della psicoterapia e ipnosi. L'uso dello stream imaging americano infatti risolve questi problem rapidamente.

Mi contatti pure nel caso desideri
ulteriori informazioni o sedute
Un saluto
Dott Paola Von Korsich Giardini

Dott Paola Von Korsich Giardini Psicologo a Monza

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24 NOV 2021

Buongiorno,
io partirei da una affermazione molto semplice: "esistono differenti modi di vedere il mondo"
Da come scrive sembrerebbe che stia cercando un professionista che riesca a togliergli via l'ansia. Purtroppo questo non esiste, io partirei da qui.

Rimango a disposizione
Dott.ssa Antonella Tattolo

Dott.ssa Antonella Tattolo Psicologo a Roma

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24 NOV 2021

Buongiorno,
Probabilmente ognuno di noi ritiene migliore il proprio orientamento teorico. Non faccio eccezione: consiglio quello psicoanalitico, ma spiego perché.
L’ansia generalizzata è, come lei ben dice, uno stato di allerta che ha una sua origine. Curare il sintomo ( riuscire gradualmente a prendere un ascensore) non curerà ciò che dà origine all’ansia. Il malessere non farà altro che trovare un altro modo di manifestarsi. Comprendere le ragioni profonde dello stato di allerta è l’unico modo, anche se non il più rapido, per liberarsene definitivamente
Dr Giuliana Gibellini

Dott.ssa Giuliana Gibellini Psicologo a Carpi

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24 NOV 2021

Buongiorno,
quello che davvero fa la differenza non è tanto l'approccio, quanto il rapporto di fiducia che si instaura con il terapeuta. A volte non si incontra subito la persona giusta, occorre non scoraggiarsi e riprovare.
Buona ricerca!
Dott.ssa Franca Vocaturi

Franca Vocaturi Psicologo a Torino

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24 NOV 2021

Salve Idi90, la psicoterapia si fonda sull'alleanza tra terapeuta e paziente, indipendentemente dal tipo di modello. Io la inviterei a riflettere proprio su questo suo dubbio, "c'è una strada giusta per non sbagliare?", "si possono controllare gli eventi prima che accadono?". Prenda queste domande come spunti di riflessione. La psicoterapia è un incontro tra persone.
A disposizione
Buona giornata
Dott.ssa Fabiana Marra

Dott.ssa Fabiana Marra Psicologo a Lecce

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24 NOV 2021

Gentile Idi,
la letteratura scientifica indica la terapia cognitivo comportamentale e terapia breve strategica come gli approcci più efficaci ed efficienti per la risoluzione di paure specifiche e condizioni di ansia.
Se l'indicazione data dalla sua terapeuta non ha sortito l'effetto previsto, la invito a farlo presente alla collega, così che possa fare gli aggiustamenti necessari alla terapia così che possa essere davvero efficace.
Resto a disposizione anche online per dubbi o domande,
cordialmente

Dr.ssa Maria Beatrice Brancati

Dott.ssa Maria Beatrice Brancati Psicologo a Padova

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24 NOV 2021

Buongiorno,
È sempre avventato dare un’indicazione sull’approccio di psicoterapia come fosse una somministrazione medica. L’intervento psicologico è terapeutico nella misura in cui paziente e professionista si alleano sintonizzandosi su uno stesso contatto umano ed esistenziale. Se ad ogni modo hai compreso che la direttività e praticità del modello cognitivo comportamentale puoi sondare altri approcci. Magari ponendoti come obiettivo l’indagine di quest’ansia che, proprio in questo momento della tua vita ha assunto un ruolo così vivido nella tua vita. Sono disponibile qualora volessi parlarne più approfonditamente con me, anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Guercioni Clarissa

Dott.ssa Clarissa Guercioni Psicologo a San Benedetto del Tronto

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