Suocera invadente

Inviata da Filippo · 21 gen 2016 Terapia familiare

Sono un uomo di 46 anni, padre di una bimba di quattro anni e di una di tre mesi. I rapporti con mia suocera, mai stati realmente affettuosi, sempre piuttosto formali - per via di una profonda incompatibilità caratteriale – ma quantomeno civili, si sono fatti e si fanno tuttora sempre più tesi a causa della sua insopportabile invadenza. E' una donna molto abile, sveglia e smaliziata nella risoluzione di questioni pratiche, ma altrettanto arida e fredda, super efficiente e iperattiva, ma totalmente incapace del più banale gesto di tenerezza (anche nei confronti delle figlie, per tacere del marito) e soprattutto presuntuosa al punto da ritenere di potere e anzi dovere prendere decisioni per tutti. A casa sua glielo lasciano fare, a cominciare dal marito, un uomo buono e disponibile purtroppo totalmente succube della moglie e incapace di ribellarsi ai suoi atteggiamenti, anche quando li percepisce come chiaramente sbagliati. Mia moglie, con cui ho un rapporto molto sereno e appagante, è purtroppo anche lei succube della madre: non sono un esperto, ma lo ricollego istintivamente al fatto che una ventina di anni fa (quindi con le figlie ancora piccole) mia suocera si ammalò gravemente di un tumore da cui fortunatamente guarì, ma non prima di un lungo e travagliato percorso che inevitabilmente ha segnato tutta la famiglia. Lei ne è uscita se è possibile ancora più dura e anaffettiva, le figlie e il marito ne hanno ricavato una sorta di soggezione che li porta adesso, per larga parte inconsciamente, a giustificarne ogni eccesso caratteriale. Mi ritengo una persona molto conciliante, ho molti difetti, beninteso, ma non sono un prevaricatore e mi adatto con molta facilità alle situazioni, sia sul lavoro che in ambito familiare; il problema è che, per carattere, non sopporto l'invadenza, e da qui nascono i problemi, soprattutto relativamente alla gestione delle bambine. Mia suocera pretenderebbe di stare su un piano quantomeno paritario relativamente alla educazione o anche solo alla gestione quotidiana delle bimbe, ciò che per me è inconcepibile, vuoi per questioni di gerarchie naturali, vuoi perché non sono il tipo di genitore propenso a delegare ad altri un compito che credo mi spetti per natura e che, soprattutto, amo svolgere in indipendenza (beninteso, insieme a mia moglie), senza contare il potenziale diseducativo di una gestione per così dire "collegiale" dell'educazione di un bambino, che dal sentirsi dare indicazioni da più parti ricaverebbe, nella migliore delle ipotesi, solo una grande confusione. Ho sperato dapprima che mia suocera cogliesse i segnali del mio disagio, inviati tra le righe e col garbo di mezze frasi sempre molto attente a non risultare urtanti, anche facendomi forza del fatto che mia moglie, ancorché timidamente (per le ragioni di cui sopra), le ha parlato provando a farle cambiare atteggiamento e facendo da tramite, ma lei è sempre stata molto furba al punto da non darsene per intesa: come fa col marito e le figlie, lei LASCIA PARLARE E SFOGARE IL SUO INTERLOCUTORE FACENDO FINTA DI NULLA, il che rende anche difficile una qualunque forma di confronto franco e sincero, che in molti casi costituirebbe la soluzione del problema. Molti spigoli sono stati limati nel tempo, perché ho chiarito che alcuni atteggiamenti erano assolutamente inaccettabili (andare a parlare con medici, maestri dell'asilo, etc. di sua iniziativa, al posto nostro e soprattutto nonostante nostra esplicita proibizione), ma ultimamente, complice con ogni probabilità la nascita della nostra seconda figlia, è di nuovo fuori controllo. Non voglio appesantire il discorso coi mille episodi che potrei raccontare, ma forse un accenno ai problemi principali giova a comprendere il quadro complessivo. Ho provato in ogni modo a far capire che non pretendo di cambiare il suo CARATTERE, ma solo il suo COMPORTAMENTO relativamente alla gestione delle bambine, forte della convinzione che a gestire i bambini debbano essere solo e unicamente i genitori. Mi rendo conto che non è fattibile pretendere il rispetto ossessivo di mille complicatissime regole, ma mi aspetto, anzi PRETENDO, che i DUE O TRE punti fermi della nostra (di noi genitori) strategia educativa siano scrupolosamente rispettati, senza furbate o maliziosi sotterfugi. Purtroppo non è servito, non serve a nulla. Da tre anni insisto coi nonni sulla necessità di legare la bambina al seggiolino quando la portano in macchina, ma so per certo che lei disattende spesso questa seppur elementare norma di sicurezza, col ridicolo pretesto che la bambina piange…. (come se il non far piangere i bambini potesse ragionevolmente essere l'unico criterio fondante di un percorso educativo …). Mille volte ho chiesto, (ultimamente, poiché sistematicamente inascoltato, con crescente nervosismo) che siano solo il padre e la madre a gestire esigenze, capricci, divieti, imposizioni e insomma tutto ciò che pertiene alla gestione (in senso lato) delle bambine e sono sempre stato molto insistente nel pretendere che quando il padre o la madre parlano alla loro figlia gli altri osservino il più scrupoloso e totale SILENZIO; ho provato a spiegare che le continue intromissioni, il "parlare sopra" ai genitori, oltre a creare oggettivi problemi nella interazione coi bambini (che ovviamente, intravedendo la possibilità di un "alleato" che offre soluzioni più comode di quelle imposte dai genitori, vi si buttano a capofitto), sono quanto di più diseducativo si possa immaginare, perché il bambino va abituato a ricevere istruzioni semplici e univoche da UNA SOLA VOCE, che non può che essere quella dei genitori. Non c'è nulla da fare. Per un po' si placa e – solo quando sono presente io – si comporta "da nonna", ma dura poco; senza contare che so per certo che quando io non sono presente approfitta senza esitare della remissività della figlia che le lascia campo libero senza opporre alcuna resistenza.
Sono frustrato e preoccupato. Ho provato ad appoggiarmi a mia moglie, perché in questi casi l'unione e l'accordo della coppia su una linea ferma e comune è imprescindibile, ma lei, pur riconoscendo gli eccessi della madre, si limita a suggerirmi di "lasciarla perdere" e di fare come se lei non ci fosse, ma il punto è che le continue interferenze spesso – come detto – creano problemi concreti e "lasciar perdere" non è semplicemente più possibile. Temo che non troverà mai il coraggio di prendere di petto la situazione e di parlare alla madre con sufficiente convinzione perché è bloccata da una perversa, malintesa idea di rispetto filiale che le fa vedere come irriguardosa quella che in realtà sarebbe solo una legittima richiesta di rispettare limiti naturali e indiscutibili. Non posso neppure più sfogarmi con lei per le continue interferenze per non stressarla più di quanto già lo sia; il risultato è un crescente nervosismo che nelle scorse settimane, con allarmante frequenza, mi ha portato anche a scontrarmi con una certa durezza con mia suocera (durezza unilaterale, perché, come detto, lei non dice una parola), estenuato da questa irritante abitudine di correggere, integrare, completare ogni singola frase che rivolgo a mia figlia, e purtroppo anche occasionalmente a litigare con mia moglie. Sono irritato anche perché il dover ripetere mille volte le stesse ovvietà senza essere mai ascoltato mi fa apparire scorbutico e perfino maleducato, ciò che, mi creda, non sono. E ho paura che la situazione venga sottovalutata, in primis da mia moglie, fino a degenerare al punto da pregiudicare la nostra serenità familiare e magari a minare la solidità del nostro matrimonio; credo che mia moglie se ne renda conto, ma – come detto – sceglie di "seppellire" la questione sotto una coltre di timorosa indifferenza, sperando quasi che il tutto finisca per risolversi da solo, perché la soluzione vera e definitiva richiederebbe un coraggio che lei sente di non avere. Mi distrugge pensare di avere così tanto, una moglie che amo e due figlie meravigliose, e di non riuscire a goderne a pieno per colpa della pervicace e irriducibile presunzione di una donna che non sa rassegnarsi a svolgere con discrezione il suo ruolo rispettando le MIE esigenze a casa MIA. Chiedo solo di poter tirare su le mie figlie in autonomia e senza interferenze, di poter vivere la mia vita secondo le mie regole e di rendere conto di ciò che faccio per le bimbe solo alla loro madre. E alla mia frustrazione si aggiunge il fatto che ho le mani legate dall'esigenza di rispettare i sentimenti di mia moglie nei confronti della madre, un rispetto che mi impedisce di tagliare i ponti definitivamente, ciò che risolverebbe ogni problema. Da un po' dormo male, sono irritabile e ho anche paura per il mio matrimonio, che è solido e felice, ma a questo punto, non so per quanto. Potrei aggiungere che colgo da tempo anche l'inquietante evidenza che, oltre a tutto il resto, mia suocera è pure indispettita dal fatto che la bimba grande è molto affezionata a me e mi cerca di continuo e con l'assurdo pretesto della necessità di "renderla autonoma", ha provato in più di un'occasione a "staccare" la bambina da me, come se essere affezionati ai genitori fosse una malattia da curare o un vizio da rifuggire. E questo nonostante la mia dolcissima bimba sia affezionata anche a lei (ciò che, non lo nego, mi urta parecchio, ma riconosco che questo è un mio limite). Lei negherebbe, ovviamente, e anche mia moglie mi accusa di essere paranoico, ma conoscendola so che lo fa solo per smussare le tensioni e sdrammatizzare.
Sono determinato a non cedere e non lo farò mai, ma ho paura che la situazione mi costringa a trascendere limiti oltre i quali la tensione potrebbe definitivamente degenerare.
Scusate la lungaggine, grazie per quanto saprete suggerirmi.

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Miglior risposta 21 GEN 2016

Gentile Filippo,
la narrazione della sua vita familiare e delle interferenze della suocera sono esposte con grande chiarezza e coloritura emotiva. Se ne evince un quadro in cui la madre di sua moglie pare voler prendere le veci dei genitori, invalidando di fatto le vostre scelte riguardo all'educazione dei figli. Ci parla di una donna "tollerata" o al più "giustificata" nel suo comportamento anche a causa di una malattia che l'ha colpita anni addietro. Racconta anche di una certa aggressività passiva da parte della suocera, che certamente ascolta, ma l'ascolto e il silenzio conseguente non sono uno spazio di confronto ma una muta contrarietà. Mi pare che lei sia opportunamente preoccupato per gli effetti che possa avere questa ingerenza della suocera nella sua serenità familiare, e che abbia messo in atto un chiarimento riguardo ai "confini" che la signora non dovrebbe oltrepassare. Da sua moglie inoltre non riceve più quell'ascolto che le ha permesso finora di sopportare la situazione.
Per quanto ci possa pertenere, e non essendo facile convincere una persona a mutare le sue posizioni anche attraverso la mediazione di uno psicologo, risulta evidente che ciò che lei possa fare è concentrarsi su se stesso e sulle sue reazioni ad una personalità poco compatibile con la sua. Più semplicemente, potrebbe esserle d'aiuto uno spazio personale di ascolto con un professionista qualificato, eventualmente estendibile anche a sua moglie, per tutelare il benessere della coppia/genitori.
Un saluto

Dott. Alberto Idone Psicologo a Torino

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30 MAG 2017

Buongiorno Filippo,
sono praticamente nella tua stessa condizione con la sola differenza che i miei figli stravedono per i nonni che li viziano e li comprano con regali e concessioni.
Inoltre mia moglie è perennemente impegnata a soddisfare tutte le esigenze di mia suocera che sta 'sempre male' ed è sempre in sofferenza causando continui sensi di colpa ... Mia moglie cerca continuamente di affidare i figli a mia suocera per ogni piccolo impegno nonostante lei ce li abbia praticamente con se tutti i giorni, ma non basta perchè "loro vogliono vederli di più". Non scendo in dettagli su cosa questa dipendenza di mia moglie abbia comportato negli anni perchè è tempo perso.
Vuoi un consiglio ? Non ti affidare a nessun psicologo, ne uscirai solo tu come responsabile del problema : sarai tu quello che teme per il suo ruolo, sarai tu il mal pensante e sicuramente troveranno in te qualche pseudo-problema da risolvere per farti vivere meglio. Tua suocera diventerà, anche agli occhi di tua moglie, una santa, vittima del genero malvagio e passerai così anche agli occhi dei tuoi figli. L'unica chiave della soluzione è tua moglie che forse, nel tuo caso, è disposta al dialogo. Se è una persona matura e ragionevole allora puoi trovare la quadra ma se è "dipendente" non ci sono alternative. Sopporta.

Centro Stella Psicologo a Torino di Sangro

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22 GEN 2016

Caro Filippo
di suocere così ce ne sono tantissime e ahmè sono un "flagello" familiare.
Potrà sembrare che io abbia usato un termine troppo forte ...eppure...mi sembra corrispondere al suo racconto: abbiamo questa intromissione subdola sostenuta da atteggiamento vittimistico, come tutte le "vittime" ( finte vittime) fanno c'è dietro sempre un tentativo di mantenere posizioni di potere e di importanza in sembianze di affettività.
Dunque che fare?
Innanzitutto sganciarsi emotivamente, recuperare l'atteggiamento assertivo, distoglire l'attenzione dalla presunta "vittima" non mantenerla al centro dell'attenzione e tenere ben salde le redini del proprio ruolo di marito di padre ecc.
In queste situazioni avere dei ruoli forti aiuta.
Un caro saluto
Dott. Silvana ceccucci psicologa psicoterapeuta.

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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21 GEN 2016

Gentile Filippo,
dal suo racconto non si capisce bene se sua suocera convive con lei e con sua moglie a tempo pieno oppure abita vicino e viene spesso a trascorrere del tempo a casa sua con le nipotine.
Questo è un dettaglio importante per inquadrare correttamente la situazione.
Lei è stato molto chiaro sulle interferenze indebite e potenzialmente diseducative della suocera e deve solo esercitarsi, armandosi di pazienza, ad abbondare con lei in argomentazioni e spiegazioni più o meno come ha fatto con noi, ribadendo che non si possono far arrivare ai bambini messaggi contraddittori e, pur riconoscendo l'importanza e il supporto dei nonni, il compito educativo è di pertinenza specifica dei genitori.
Quanto al fatto che sua suocera cerchi di allontanare sua figlia da lei mi sembra un eccesso dettato soprattutto dalla sua rabbia anche perchè non ci riuscirebbe.
Lei ha intuito bene che, irrigidendosi troppo, mette in difficoltà sua moglie e in pericolo l'armonia del rapporto coniugale per cui questa non è una via da perseguire.
Può invece costruire una alleanza con sua moglie che deve essere basata su una maggiore tolleranza e sull'uso di istruzioni e strategie che può ricevere nel corso di una psicoterapia di coppia che le suggerisco in modo da ottenere ciò che desidera senza scatenare una guerra in famiglia.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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