Sto molto male

Inviata da Valeria · 21 giu 2020 Dipendenza affettiva

Buonasera,sono una ragazza di 23 anni;sono stata fidanzata per più di un anno con un uomo molto piú grande di me,una persona sopra i 50 anni,a cui volevo e voglio molto bene.È stato il mio primo e unico fidanzato.Pochi giorni fa mi ha lasciata con un messaggio,per la troppa differenza di età. Ho pianto per ore e gli ho proposto di restare almeno amici(anche perché sarebbe la mia sola amicizia, nonché unica persona che conosco). Ha accettato...ma non ci sentiamo quasi più. Lo cerco sempre io...lui risponde a fatica(non dovevamo restare amici?)e a volte non risponde nemmeno. Se non mi risponde per un giorno intero soffro da matti,ho tachicardia e mi viene da piangere, come se fossi dipendente da lui.Giorni fa mi ha fatto uno squillo,abbiamo parlato un pò; ha detto che possiamo pure uscire di nuovo assieme da amici.Ma quando? Non ha detto quando però. Penso di proporgli di uscire questo weekend, spero accetterà. Comunque credo di avere problemi. In pratica non sto così male per la fine della storia, ma perché è pure la mia sola amicizia, e temo che tronchi pure il rapporto di amicizia, sono terrorizzata da questo. Se non mi risponde per un giorno temo abbia deciso di non parlarmi più, e mi fa male il cuore e ho crisi di pianto e mi sento male.Non so perché, cioè forse perché non ho nessuna persona a parte lui.Io non ho amiche nè amici,a causa del mio carattere timidissimo, lui è l unica persona con cui abbia mai legato in vita mia.Il pensiero di perderlo del tutto mi fa impazzire.Gli voglio bene e soffrirei da matti.Come posso superare questo periodo di angoscia e non vivere con l'ansia che chiuda anche il rapporto di amicizia?

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Miglior risposta 22 GIU 2020

Buongiorno Valeria,
La timidezza è un atteggiamento che, come ogni medaglia, ha due facce: una protegge e l'altra espone a ferite. Lei ne ha individuata una molto bene: la timidezza la priva di quel supporto sociale di amici e conoscenti che sono fondamentali quando , come nel suo caso, una storia di coppia si chiude. Aprirsi non è facile, ma forse, se guarda bene, lei ha qualche persona vicino con cui può parlare, uscire e trovare conforto. Ci sono due elementi nel suo racconto che risvegliano la mia attenzione clinica e sono la parola 'dipendente' e il fatto che l'uomo fosse molto più grande di lei. Su questi mi confronterei con uno psicoterapeuta.

Dott.ssa Giuliana Gibellini Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Carpi

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22 GIU 2020

Buongiorno Valeria, dimostra di essere consapevole del suo "male": il suo carattere timidissimo ha fatto sì che lei si aggrappasse ad una persona, peraltro molto più grande di lei, che evidentemente per un pò l'ha fatta sentire al sicuro. Ma il nostro mondo non può essere limitato ad una persona, se non quando siamo neonati e per noi tutto è la mamma... Provi a pensare se non le sarebbe utile un percorso nel quale farsi aiutare a riflettere sulla sua storia, così da comprendere le ragioni della sua timidezza e imparare ad aprirsi alle relazioni e alla ricchezza che rappresentano per ognuno di noi. Non abbia timore di scoprire se stessa e le sue qualità. Sembra che lei abbia intuito che il suo probema non è essere stata lasciata ma non avere amici, vita sociale...
Le auguro il meglio
Dott.ssa Franca Vocaturi

Franca Vocaturi Psicologo a Torino

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22 GIU 2020

Cara Valeria, Lei scrive: "come se fossi dipendente da lui". Tolga il come se, Lei descrive un rapporto di dipendenza le cui radici sono da riferirsi alla creazione del suo carattere. Il carattere non è una condanna, ma ha le sue ragioni inscritte nella nostra storia. Come scriveva Jim Morrison "Non devi mai lasciare che il tuo passato sia scaraventato nel tuo presente per distruggere il tuo futuro". Un percorso terapeutico potrebbe esserLe utile a condizione che non pensi che il terapeuta sia un Suo amico (durante il percorso è molto di più). Cprdialmente.

Dott. Ivano Ancora Psicologo a Torino

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22 GIU 2020

Gentile Valeria,
per non essere dipendente da lui l'ideale sarebbe che fosse lei per prima a riuscire a non chiamarlo per un po', il che per ora è ancora più difficile pare, a causa del fatto che oltre a provare ancora qualcosa per lui, lei non abbia altri amici. Se li avesse, avrebbe meno paura di perderlo, perché avrebbe più possibilità, non sarebbe l'unico. Il suo "carattere" timidissimo non deve necessariamente essere la causa definitiva della sua mancanza di amici, anzi. La pensi come una situazione provvisoria legata alle sue attuali competenze emotive e sociali, che essendo provvisorie possono essere coltivate e migliorate. In questo senso dei colloqui con un esperto, mirati all'obiettivo di lavorare sul miglioramento delle abilità sociali da una parte, e di gestire il vissuto di perdita e di angoscia dall'altra, potrebbero esserle utili. Pensi anche al fatto che ci sono tante persone che sta privando della possibilità di godere della sua amicizia e del suo sostegno sociale, dato che l'amicizia è godere della compagnia degli altri e prendere, ma anche dare. Avere obiettivi ci porta a spostare l'attenzione dal senso di impotenza al canalizzare le nostre risorse nella direzione delle soluzioni. In proposito, Henry Ford diceva: "Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vedi quando togli gli occhi dalla meta".
Le faccio tanti auguri.
dott. Giovanni Iacoviello

Dott. Giovanni Iacoviello Psicologo a Bergamo

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