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Stanca del dolore, capitano tutte a me

Inviata da Marta il 22 feb 2014 Autorealizzazione e orientamiento personale

Buonasera, ho 32 anni e sto attraversando un periodo difficile. Dopo i tanti inutili lavori mal pagati e senza contratto,a 28 anni ho deciso di rimettermi in gioco.
Ho iniziato una università e ..tra due mesi mi laureo. Il mio problema è che anche se ho alcuni amici e per ora questo obiettivo, sento che nella mia vita mi manca tutto: uno straccio di certezza nel futuro nessuna autonomia, vivo ancora con i miei con i quali ho sempre avuto un pessimo rapporto. Ho poche buone amicizie, ma la mia vita mi sembra solo un percorso faticoso e doloroso che non mi ha portata a nulla. Dopo la prima laurea ho dovuto sempre mendicare lavori inconsistenti e mal pagati fino ad oggi. I miei sono persone iperansiose e mia madre è violenta, ho preso tantissime botte da quando ne ho memoria, ma anche violenze psicologiche, però non sono mai riuscita ad andarmene di casa perchè non mi è mai bastato lo stipendio, non ho nemmeno un'auto mia. Mi hanno diagnosticato una forma di scoliosi progressiva a 10 anni e dai 12 ai 16 anni mentre le altre ragazzine si divertivano io stavo china sui libri con un busto ortopedico, non dormivo la notte con quella "gabbia", e nonostante questo la mia schiena è rimasta storta. Ho una tiroidite autoimmune che mi regala 10 kg in più ogni volta che sono stressata o c'è uno squilibrio, per togliere questi chili ogni volta devo affrontare mesi di nuoto palestre e diete restrittive.. Ho un'altra malattia cronica che mi ha già portato a 3 interventi in anestesia generale. Le mie storie d'amore sono andate tutte male, da che ne ho ricordi, per me c'è stato solo dolore: mi hanno sempre lasciata, dopo promesse, fatti, cavolate varie, anni buttati, l'ultimo se n'è andato neanche un mese fa, senza preavviso o esternare nulla, si è solo svegliato una mattina dicendo che non mi amava più. Un anno di relazione buttato. mi aveva presentato a tutti i parenti, regali, feste passate insieme, progetti, mi aveva coinvolto nel progettare perfino una convivenza quando io ormai dopo tutte le batoste non mi fidavo più, non ha fatto altro giorno dopo giorno che adoperarsi per spingermi a fidarmi di lui, e dimostrarmi che mi amava, per poi lasciarmi così, come fossi una cosa usata.
Mi sembra di avere fatto solo sforzi inutili: più mi impegnavo per un lavoro valido e meno ottenevo, più cercavo la mia crescita personale e più sbattevo i denti, più ho cercato di mantenere equilibrio in una relazione e più sono stata ripagata con l'indifferenza, ho cercato un dialogo con i miei e non l'ho mai trovato, ho tentato di costruirmi una autonomia e ho sbattuto forte i denti anche li.
Poi lui, che dopo un anno di relazione mi parlava di convivenza e figli, una mattina si sveglia disinnamorato e decide di chiudere senza darmi spiegazione.., questa è stata la goccia finale, sono sprofondata in un vortice di sofferenza, non riesco più a trovare un senso alla mia vita, nemmeno il pensiero della mia imminente laurea mi rallegra, perchè la vedo come l'ennesimo inutile pezzo di carta, ho sfiducia nelle persone, e mi sembra assurdo che gli uomini siano tutti così adesso, incostanti, mutevoli, nessuno che voglia davvero fare dei sacrifici per costruire qualcosa insieme.
Vorrei tanto una famiglia mia, un lavoro, qualcosa di stabile, e invece mi sembra tutto così lontano e impossibile da realizzare. Le mie amiche non stanno meglio di me: anche loro disoccupate con situazioni sentimentali assurde, ho proposto di fare fronte comune e provare a prendere qualche iniziativa (traslochi, condividere una casa, mettere su una cooperativa, non so) ma sono tutte troppo prese da se stesse e dai propri problemi. Il dolore maggiore è per l'ennesima sparizione: mi innamoro, mi affeziono e sto bene con una persona e poi quella persona all'improvviso decide che non vado più bene. come se fossi una cosa. Non ce l'ho con me stessa: ne ho passate tante, ho fiducia in me, non mi vedo una brutta persona, nè una con dei grandi difetti, sono ancora una bella ragazza, è che sono stanca di lottare, per tutto, nella mia vita ho avuto così poche gioie che mi è passata la voglia di crederci.

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Salve, vi ringrazio molto per le vostre risposte.
Si sono stata da due persone: una a 19 anni che mi ha aiutata a superare gli attacchi di panico, però poi sono tornati.
Un'altra che .. stendo un velo pietoso.
Prima mi disse che soffrivo di dipendenza affettiva e dopo 3 sedute, non ancora ricordava neanche il mio nome. Alla quarta mi mandò da una sua "collega" (sempre al centro di salute). La sua collega mi disse che secondo lei la dipendenza affettiva non esisteva, che erano un mucchio di baggianate e mi chiese di affrontare una terapia di gruppo ma io non me la sentivo, allora mi rispose "ah ma lei non vuole guarire quindi". Mi arrabbiai e le risposi che consideravo una risposta così poco professionale, perchè era nelle mie facoltà scegliere se sentirmi di fare una terapia di gruppo o meno. (Mi aveva comunque introdotto la cosa come un suo esperimento che voleva inaugurare quell'anno.. boh).
Ora ho il numero di uno psichiatra.

Alla dottoressa che mi ha scritto per prima vorrei dire che lavoro non se ne trova affatto. Nè qui nè altrove, neppure come lavapiatti, è una vita che giro in cerca, mando i miei curricola e faccio colloqui, senza risultato, ed è proprio il motivo per cui a 28 anni ho preso l' università, perchè spero che con questa laurea io possa trovare lavoro. Inoltre sto finendo tesi ed esami e sono gli ultimi due mesi, e non posso pensare in questo preciso istante a traslocare, non ne ho i mezzi (economici e lavorativi), il tempo, nè le forze, sono in corso e non posso permettermi di far slittare la sessione di laurea quindi finchè non mi laureo sono costretta a tenere i denti serrati e rimanere dai miei. Dimenticavo di dire che per un periodo di pochi mesi ho vissuto sola, ma poi è scaduto il contratto e sono dovuta tornare a casa dei miei (lo vivo come un altro fallimento purtroppo).
Per quanto riguarda le mie relazioni, evidentemente devo sbagliare tutto, perchè vanno tutte a rotoli, specie ultimamente.

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Cara Marta,
la sofferenza che ti porti dentro da tanto tempo mi arriva dritta alla pancia anche solo leggendoti. Hai tanto dolore e tante brutte esperienze che hanno segnato e segnano ancora la tua vita e la tua fiducia in te stessa, negli altri e nella vita. Così per iscritto posso solo dirti che secondo me non hai perso fino in fondo la voglia di credersi e di lottare. Ne è la prova il fatto che tu abbia chiesto in qualche modo aiuto tramite la tua lettera: ti sei data il permesso e il riconoscimento che è giusto prenderti cura di te, che tu sei ok come tutti gli altri e meriti di essere felice, e io ti dico che puoi esserlo e che lo meriti! credo che tu senta il bisogno di affrontare i tuoi problemi e di condividere i tuoi pensieri e le tue emozioni con qualcuno e questo è quello che secondo me dovresti fare, quindi rinforzo questa tua richiesta di aiuto, che è un po' una decisione di cambiamento e ti dico brava!

Resto a disposizione in caso tu lo volessi

Un caro saluto

Maria Concetta Capuano

Dott.ssa Capuano Maria Concetta Psicologo a Padova

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Gentile Marta,

leggendo le tue parole si sente la stanchezza e il dolore che provi.
In parte e' dato dalla situazione generale in cui ci troviamo (vedi ad es. la mancanza di lavoro e quindi il dover convivere in eta' adulta con i propri genitori). Su questo aspetto generale si puo' far poco, forse.
Su se stessi invece si puo' lavorare. Anche se sembra stanca e stremata, ha ancora idee, voglia di provare a mettersi in gioco, ma sembra bloccata da non sapere come muoversi per realizzare queste idee.
Il mio suggerimento e' di lanciarsi: in ogni cosa, dall'idea del trasloco, a quella di una coop sociale,... e anche in amore, quando sara' il momento.
Per arrivare a risentire questo slancio vitale, potrebbe esserle utile parlare con uno psicologo che l'aiuti.
Un caloro augurio
Luisa Gatto

Dott.ssa Luisa Gatto - Genitori e Psicologia Psicologo a Nova Milanese

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Gentile Marta,
la sua più che una domanda sembra uno sfogo, che abbia bisogno di qualcuno che la sproni. Non me la sento di colludere con lei.
Come scriveva lo scienziato Karl Popper "la vita è una sequenza di problemi, la differenza la fa il modo con cui vengono affrontati...".
Sembra che delle due esperienze conservi soltanto il dolore, eppure lei è riuscita a costruire una serie di "presente" funzionanti. Il futuro adesso lo vede nero, capisco sia stanca.
Ma non credo, questo vale per chiunque, possiamo permetterci di mollare.
Non ha mai pensato di rivolgersi ad uno psicologo di persona?
Forse potrebbe esserle utile per chiarire quale è il suo "pezzo" che mette nelle relazioni, che le portano a naufragare.

Restiamo in ascolto

Dr Mori, Psicologo Sessuologo Psicoterapeuta Psicologo a Siena

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