Spero qualcuno possa aiutarmi!!!

Inviata da Giuly · 26 feb 2026 Autorealizzazione e orientamento personale

Salve a tutti , purtroppo sto vivendo un periodo molto complicato,mi sarei dovuta accorgere prima di quello che stava succedendo.
Io e il mio purtroppo ex ragazzo andavamo dalla stessa terapista, in realtà ho scoperto ora che non si trova nemmeno sull'albo (non so come funziona magari l'albo on line non è aggiornato ). È stata una parte della rovina della NS coppia ,perché purtroppo ha rivelato contenuti sensibili delle nostre sedute ad entrambi, io purtroppo mi rammarico perché ho capito troppi tardi il suo doppio gioco .Non ha rispettato privacy delle sedute private,comunicando contenuti sensibili degli altri , ad altri pazienti
Nello stesso "studio" accettava parenti e amici e fidanzati venendo meno al codice deontologico. (Rivelando sempre contenuti sensibili delle sedute altrui)
Irregolarità fiscali e mancanza di trasparenza: richiede pagamenti per le prestazioni esclusivamente in contanti, omettendo il rilascio di regolare fattura fiscale. Risulterebbe, inoltre, l'applicazione di tariffe arbitrarie e variabili per ogni singolo utente, in totale spregio della trasparenza tariffaria e degli obblighi fiscali previsti per chi esercita attività professionale, aggravando ulteriormente il quadro di irregolarità in cui opera.
Ha tenuto lontano me dalla sua famiglia, descrivendo le figure femminili attorno a lui come pazze e altro... Io ero spaventata. perché conosce lui da anni, per proteggerlo ha rivelato cose sensibili su sbagli che ho fatto io ,e ha cercato di allontanarci in tutti i modi .
Io non ho molte prove a riguardo non so come muovermi !

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Miglior risposta 27 FEB 2026

Buongiorno Giuly, lei e molti altri siete stati vittime di una persona che di professionale ha ben poco. E' indispensabile che lei si rivolga all' Albo della Regione di appartenenza, verificare l'iscrizione della psicologa ed eventualmente chiedere anche un consiglio su come procedere facendo presente l'andamento delle sedute e il comportamento della professionista. Ovviamente sono molto dispiaciuta per quello che le è accaduto. Sarebbe importante che lei valutasse la possibilità di riparare quanto da lei subito rivolgendosi ad altro professionista che possa aiutarla ad eleborare l'accaduto e i sentimenti negativi che l'esperienza le ha lasciato.
un saluto. Dott.ssa Noemi Sembranti

Noemi Sembranti Psicologo a Pescia

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10 MAR 2026

Gentile utente, la ringrazio per aver scritto e comprendo il suo smarrimento.

Ciò che lei descrive, se rispondente al vero, configura una serie di violazioni gravi della deontologia professionale. Un terapeuta che segue contemporaneamente entrambi i membri di una coppia in percorsi individuali e rivela all'uno i contenuti delle sedute dell'altro non sta commettendo un errore di metodo. Sta compiendo un abuso della posizione che occupa, perché la stanza terapeutica si regge interamente sulla garanzia che ciò che vi si deposita non verrà utilizzato altrove. Quando questa garanzia viene tradita, non è soltanto la privacy a cadere. Cade la possibilità stessa della cura, e ciò che doveva essere uno spazio protetto diventa un luogo di manipolazione.

Lei dice che questa persona ha contribuito alla rovina della sua relazione, e dal quadro che traccia non stento a crederlo. Un professionista che rivela a un paziente i contenuti delle sedute dell'altro, che descrive le persone intorno a lui in termini dispregiativi, che la teneva lontana dalla famiglia di lui dipingendo le figure femminili come pericolose, non stava curando nessuno dei due. Stava amministrando un potere. Aveva accesso alle fragilità di entrambi e le ha utilizzate non per illuminare ma per governare la dinamica tra voi secondo un disegno proprio.

Quanto alle azioni concrete che lei può intraprendere, la strada esiste ed è percorribile. Verifichi con attenzione l'iscrizione all'Albo degli Psicologi della regione competente: se questa persona esercita senza iscrizione, si configura il reato di esercizio abusivo della professione. In ogni caso, anche qualora fosse iscritta, le condotte che lei descrive sono oggetto di possibile segnalazione all'Ordine degli Psicologi territorialmente competente. La segnalazione può essere effettuata anche senza prove documentali definitive: sarà l'Ordine a svolgere gli accertamenti del caso. Per le irregolarità fiscali può rivolgersi alla Guardia di Finanza.

Ma al di là degli aspetti procedurali, mi preme dirle qualcosa di diverso. Lei ha vissuto un'esperienza in cui lo spazio della fiducia è stato tradito da chi avrebbe dovuto custodirlo. Questo lascia un segno specifico e insidioso, perché rischia di compromettere la sua capacità futura di affidarsi a un altro professionista. Le chiedo di non permettere che questa persona le sottragga anche questo. Esistono terapeuti seri, eticamente rigorosi, capaci di offrire ciò che a lei è stato negato. Trovarne uno, dopo questa esperienza, sarebbe non soltanto utile ma necessario.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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4 MAR 2026

Buonasera Giuly,
grazie per la sua condivisione.
Il nostro Albo è aggiornato, dunque la persona a cui si riferisce non è una psicologa regolarmente iscritta all'Albo in questione, condizione necessaria per poter esercitare la professione. Il codice deontologico vincola la pratica delle persone titolate a svolgere la professione, mentre in questo caso la persona sembrerebbe aver commesso esercizio abusivo della professione stessa, un reato perseguibile secondo le norme di legge.
Tutte le infrazioni commesse rientrano in questa violazione. Lei ha diritto di rivolgersi alle autorità e sporgere denuncia.
Certe cose non dovrebbero mai accadere, mi dispiace sinceramente per la sua esperienza.

Un caro saluto.
Margherita Barberi, psicologa

Margherita Barberi Psicologo a Lerici

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4 MAR 2026

Buongiorno Giulia,
Quelle che descrivi sono senza dubbio gravi violazioni deontologiche, agite e perpetrate su più livelli e in violazione a più articoli e che possono essere segnalate all'albo per le opportune verifiche delle commissioni dell'ordine. Deontologicamente, la prima violazione che riporti è rappresentata dall'aver accettato di prendere in carico sia te che l'ex compagno.
Al di là della questione legale, da un punto di vista psicologico e clinico è importante capire quanto queste condotte siano ancora portate avanti attivamente. Questo ex compagno sta continuando ad andare da lei? Questi contenuti sensibili, oltre che condivisi in maniera illecita con l'ex compagno, rischiano di essere utilizzati in maniera non idonea?

Il lavoro dello psicologo, in quanto professione sanitaria, è estremamente complesso e seguire determinati passaggi deontologici ed etici non è questione di buon cuore ma direttamente connesso ad un buon esito terapeutico del proprio agire. Se ravvisi violazioni ancora in corso, ed entro di esse c'è il rischio che queste irregolarità ti coinvolgano, è importante agire con una segnalazione all'Ordine degli psicologi della regione dove vivi.
In parallelo, può esserti utile condividere questi vissuti ed approcciarti a un nuovo percorso terapeutico.

Resto a disposizione,

Dott. Lorenzo Atti

Dott. Lorenzo Atti Psicologo a Bologna

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1 MAR 2026

Buonasera,
mi dispiace per la situazione dolorosa e confusiva che sta vivendo. Quando si percepiscono possibili violazioni della fiducia, della riservatezza e della correttezza professionale, è comprensibile sentirsi smarriti, feriti e non sapere come muoversi.

Il percorso psicologico si fonda su principi fondamentali come il rispetto della privacy, il segreto professionale, la trasparenza e l’assenza di conflitti di interesse. Se ritiene che tali aspetti non siano stati rispettati, può tutelarsi verificando innanzitutto l’iscrizione del professionista all’Albo degli Psicologi della propria regione e, qualora emergano elementi concreti, valutare una segnalazione formale all’Ordine professionale competente, che potrà offrirle indicazioni sulle procedure.

Potrebbe essere utile anche confrontarsi con uno psicologo o psicoterapeuta esterno alla vicenda, che possa aiutarla a elaborare quanto accaduto e a comprendere con maggiore chiarezza i passi successivi, in uno spazio protetto e neutrale.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

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Dott. Fabio Mallardo Psicologo a Mestre

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1 MAR 2026

Salve, grazie per aver scritto e per aver avuto il coraggio di raccontare una situazione così delicata. Quello che descrivi è molto grave e capisco bene il senso di smarrimento, rabbia e impotenza che stai provando. È normale sentirsi confuse quando una figura che avrebbe dovuto essere di aiuto e tutela si rivela invece fonte di danno.
Parto da un punto fondamentale: nulla di ciò che racconti è normale né accettabile in ambito terapeutico. Anche senza entrare subito nel piano legale, sul piano psicologico ed etico emergono violazioni estremamente serie. La condivisione di contenuti sensibili tra pazienti, il “doppio ruolo” con persone legate tra loro affettivamente, la manipolazione delle informazioni, l’assenza di confini, la mancanza di trasparenza professionale e il possibile esercizio abusivo della professione non sono “zone grigie”: sono comportamenti che possono arrecare danni profondi alla salute mentale delle persone coinvolte.
È importante che tu sappia una cosa:non è colpa tua se te ne sei accorta tardi.
Quando si è in una fase vulnerabile, si tende ad affidarsi e a fidarsi, soprattutto se la persona si presenta come “esperta” e autorevole. La responsabilità è sempre di chi esercita (o finge di esercitare) un ruolo di cura senza rispettarne le regole.
Rispetto alla tua domanda “non ho molte prove, non so come muovermi”, è comprensibile. In queste situazioni le prove non sono sempre immediate o documentali. Tuttavia, ci sono alcuni passaggi importanti che puoi fare, senza esporti e senza forzarti:
Prima di tutto, proteggerti. Interrompere ogni contatto con questa persona è già un atto di tutela. Continuare a esporsi a qualcuno che confonde, manipola o divide aumenta il danno emotivo.
In secondo luogo, ricostruire la tua narrazione. Il fatto che tu dica “ha tenuto lontano me dalla sua famiglia, descrivendo le figure femminili come pazze” è un segnale molto chiaro di dinamiche manipolative. In terapia sana, non si isola una persona dal suo contesto né si screditano terzi per “proteggere” qualcuno. Questo tipo di interferenza può creare paura, dipendenza e perdita di fiducia in se stessi. È fondamentale ora rimettere ordine: distinguere ciò che è tuo, ciò che ti è stato attribuito e ciò che non ti appartiene.
Solo in un secondo momento, se e quando ti sentirai pronta, potrai valutare segnalazioni formali. L’Ordine degli Psicologi può verificare l’iscrizione e, anche in assenza di prove scritte, una segnalazione circostanziata può essere comunque presa in carico. Lo stesso vale per gli aspetti fiscali. Ma questo passo va fatto solo se ti senti sufficientemente stabile, non come urgenza immediata.
La cosa più importante ora è un’altra: tu sei uscita da una relazione e da un contesto terapeutico potenzialmente dannoso. Questo è già un punto di svolta, anche se oggi ti senti confusa e spaventata.
In un percorso terapeutico sano possiamo lavorare su più livelli: aiutarti a elaborare il senso di tradimento e di manipolazione, ricostruire fiducia nel tuo sentire, ridurre il senso di colpa e di vergogna (“avrei dovuto capirlo prima”), e accompagnarti a ritrovare una posizione interna più solida, da cui poi — eventualmente — decidere come muoverti anche sul piano pratico.
Ricevo anche online, quindi puoi avere uno spazio sicuro, riservato e rispettoso, senza pressioni e senza giudizio, in cui rimettere insieme i pezzi con calma. Non devi decidere tutto adesso. La priorità non è “dimostrare” qualcosa, ma stare meglio e riprendere il controllo della tua storia.
Se lo desideri, possiamo iniziare proprio da qui. Hai già fatto il passo più difficile: smettere di negare ciò che non ti faceva stare bene e chiedere aiuto.

Federica Mileto Psicologo a Lecce

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28 FEB 2026

Buongiorno Giuly,
sicuramente ciò che è successo ti ha portato dolore, è comprensibile sentirsi tradita in una situazione in cui tu avevi riposto fiducia.
La prima cosa che dovresti fare è quella di verificare se il tuo terapeuta sia o no iscritto all'albo della regione. Alcuni terapeuti operano in più regioni, informati quindi verificando direttamente sul sito dell'albo. Inoltre, che sia in presenza o online, al momento in cui si inizia un percorso noi professionisti richiediamo la firma di alcuni documenti che sono il consenso informato e il consenso al trattamento dati (con il rispetto del segreto professionale). Questi documenti sono importanti proprio perchè tutelano sia l'utente che il professionista. Assicurati sempre di riceverli in copia firmata da entrambe le parti.

Ciò che mi preme però trasmetterti è che, al di là delle irregolarità che tu denunci, la cosa primaria è la tua salute, ti invito a cercare un professionista che possa aiutarti ad affrontare le tue difficoltà e superare anche questo momento (scrivere su questa piattaforma è stato un primo passo importante!). Hai fatto benissimo a chiedere aiuto e sfogarti qui, è importante che tu possa trovare un professionista che ti aiuti ad elaborare la situazione che hai vissuto e possa accogliere il tuo dolore e la tua rabbia. Per quanto riguarda la relazione con il tuo fidanzato, se avete voglia, potreste cercare un terapeuta di coppia che possa accompagnarvi insieme per risolvere i vostri conflitti. Ricordati però che tu sei responsabile e puoi farti carico del tuo percorso e della tua vita.
Un caro saluto
Dott.ssa Valentina Romanello

Valentina Romanello Psicologo a Firenze

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27 FEB 2026

Salve,
da quello che racconta emerge una situazione molto dolorosa. È comprensibile che si senta violata nel suo spazio sicuro: la terapia dovrebbe essere un luogo protetto, fondato sulla riservatezza e sulla fiducia. Se questa fiducia è stata tradita, il senso di smarrimento e rabbia è più che legittimo.

Il fatto che la professionista abbia eventualmente condiviso contenuti sensibili tra pazienti è qualcosa che, se confermato, rappresenterebbe una grave violazione etica. La presenza o meno della dottoressa è verificabile online consultando l’albo professionale della sua regione (Ordine degli Psicologi o dei Medici, a seconda del titolo dichiarato). È un primo passo concreto per orientarsi.

Prima ancora di capire come muoversi formalmente, però, è importante che lei si prenda del tempo per focalizzarsi sul dolore che questa dinamica ha provocato: la delusione, la paura, il senso di manipolazione, forse anche il rimorso per “non essersene accorta prima”. Sono emozioni che meritano spazio e ascolto.
Il fatto che sia qui a scrivere è un segno positivo: significa che, nonostante tutto, non si sta privando della possibilità di chiedere aiuto. Questo è importante.
Ora però la priorità è tutelare lei: magari cercando un nuovo professionista regolarmente iscritto, che possa aiutarla a rielaborare quanto accaduto e ricostruire fiducia. Non deve affrontare da sola una ferita di questo tipo.

Un caro saluto,
Dott.ssa Francesca Farina

Dott.ssa Francesca Farina Psicologo a Firenze

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27 FEB 2026

Quello che descrivi è un vissuto molto destabilizzante, perché riguarda uno spazio che dovrebbe essere percepito come sicuro, riservato e protetto. Quando emergono dubbi sulla correttezza professionale del terapeuta, è frequente provare confusione, senso di tradimento, rabbia e anche il rimpianto di non essersi accorti prima di alcune dinamiche.

È importante distinguere due piani: il piano emotivo, legato alla fine della relazione e alla sensazione di essere stata esposta o non tutelata, e il piano deontologico-professionale, che riguarda il funzionamento del professionista e il rispetto delle regole della pratica clinica.

Nella pratica psicologica esistono principi molto chiari. Il segreto professionale rappresenta uno dei pilastri del lavoro clinico: i contenuti delle sedute non possono essere condivisi con terzi senza consenso esplicito, salvo specifiche eccezioni previste dalla legge. Allo stesso modo, la gestione di più persone legate tra loro (partner, familiari, amici) richiede particolare attenzione proprio per evitare conflitti di ruolo, interferenze e possibili violazioni della riservatezza. Quando queste cautele non vengono rispettate, il paziente può sentirsi confuso rispetto ai confini e alla fiducia nel percorso.

L’iscrizione all’Ordine degli Psicologi è il requisito che consente l’esercizio della professione con il titolo di psicologo; la presenza o meno negli elenchi ufficiali è quindi una questione verificabile e rilevante sul piano formale.

Nel tuo racconto emerge anche un aspetto relazionale importante: la sensazione che lo spazio terapeutico abbia influito sulla coppia, creando alleanze, interpretazioni o narrazioni che ti hanno fatta sentire esposta o delegittimata. Quando il setting non è percepito come neutrale e contenitivo, può generarsi una perdita di fiducia sia nel percorso sia nel legame affettivo, con vissuti di paura e isolamento.

Il fatto che tu dica di avere poche prove è una preoccupazione molto comune in queste situazioni. Le persone spesso temono di non poter legittimare ciò che hanno percepito, perché molte dinamiche terapeutiche avvengono in contesti privati e si basano su comunicazioni verbali. Questo può portare a mettere in dubbio la propria esperienza, aumentando la confusione.

Al di là degli aspetti formali, il punto centrale resta il tuo vissuto: sentirsi non tutelata in terapia può lasciare una ferita nella fiducia verso i professionisti e rendere più difficile affidarsi nuovamente. È una reazione comprensibile e non indica ingenuità, ma il fatto che ti eri affidata a uno spazio che avrebbe dovuto garantire protezione e chiarezza di confini.

Il tuo messaggio esprime il bisogno di orientamento e di riconoscimento rispetto a ciò che è accaduto. Quando emergono dubbi sulla correttezza di un percorso terapeutico, è frequente attraversare una fase di incertezza in cui si cerca di capire cosa sia stato appropriato e cosa no, mentre si elaborano contemporaneamente la fine della relazione e la perdita di fiducia nel contesto di cura.

La confusione che stai vivendo è quindi comprensibile: riguarda contemporaneamente la relazione affettiva, il rapporto con la terapeuta e il senso di sicurezza personale. Dare spazio a questa complessità è spesso il primo passo per ricostruire una lettura più chiara della propria esperienza, senza doverla minimizzare né trasformarla immediatamente in certezze definitive.
Un caro saluto
Dott.ssa Alessia Settesoldi
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Dott.ssa Alessia Settesoldi Psicologo a Prato

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27 FEB 2026

Mi dispiace molto per quello che stai vivendo. Da quello che racconti emerge una situazione profondamente dolorosa e, se confermata, molto grave sul piano etico e professionale.
Uno psicologo o psicoterapeuta iscritto all’Ordine degli Psicologi è tenuto al segreto professionale in modo rigoroso. Rivelare contenuti delle sedute a terzi senza consenso scritto è una violazione seria del codice deontologico. Anche prendere in carico persone legate tra loro da rapporti stretti, come partner o familiari, senza una gestione chiara e formalizzata del setting e dei confini, può creare conflitti di interesse molto delicati. Se poi davvero non fosse iscritta all’albo, ma si presentasse come psicologa o psicoterapeuta, la questione diventerebbe ancora più grave.

Capisco anche il senso di colpa che descrivi, quel “avrei dovuto accorgermene prima”. È una reazione molto comune quando ci si rende conto di essere stati coinvolti in una dinamica manipolatoria. Ma il punto è che in una relazione terapeutica il paziente si affida. La responsabilità dei confini, della correttezza e della trasparenza è del professionista, non tua.

Sul piano pratico puoi prima di tutto verificare ufficialmente l’iscrizione attraverso il sito del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi o dell’Ordine regionale della tua zona. Se il nominativo non compare, puoi chiedere direttamente chiarimenti all’Ordine. Se invece risulta iscritta, puoi valutare un esposto formale all’Ordine territoriale, che è l’organo competente a valutare eventuali violazioni deontologiche. Non serve avere “prove perfette” come in un processo penale; è sufficiente presentare una segnalazione circostanziata con ciò che hai vissuto e ciò che ti è stato riferito. Sarà poi l’Ordine a valutare se aprire un’istruttoria.
Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, eventuali pagamenti solo in contanti senza fattura possono essere segnalati all’Agenzia delle Entrate, ma questa è una scelta che puoi valutare con calma e magari dopo esserti confrontata con un legale, soprattutto se senti che la questione centrale per te è il danno emotivo e relazionale subito.

C’è anche un altro livello, più personale. Il fatto che lei abbia descritto altre donne come “pazze” e abbia contribuito a creare distanza e paura nella vostra relazione è un elemento che merita uno spazio di elaborazione, possibilmente con un professionista diverso, esterno a quella rete e completamente neutrale. In questo momento la cosa più importante è che tu possa ricostruire fiducia e senso di realtà perché quando un terapeuta tradisce il segreto professionale si incrina anche la fiducia nella propria percezione.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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27 FEB 2026

Buongiorno Giuly,
a quanto racconta emergono elementi che, se rispondenti al vero, toccano questioni molto rilevanti: riservatezza delle sedute, correttezza del ruolo professionale e rispetto delle norme che regolano l’esercizio della professione psicologica.
Un primo passo utile è accertarsi ufficialmente che la professionista sia regolarmente iscritta all’Ordine degli Psicologi della regione di appartenenza. L’iscrizione è un requisito obbligatorio e può essere verificata tramite consultazione pubblica online. Questo chiarimento iniziale è fondamentale per comprendere il quadro in cui si è svolta la presa in carico.
Se ritiene che vi siano stati comportamenti non corretti – come la condivisione di informazioni riservate tra pazienti, la gestione contemporanea di persone legate tra loro senza adeguate cautele, o modalità di pagamento poco trasparenti – può prendere in considerazione la possibilità di presentare un esposto all’Ordine territoriale. Anche in assenza di documentazione completa, è possibile descrivere in modo dettagliato quanto accaduto e richiedere indicazioni sulle procedure da seguire. Sarà poi l’ente competente a valutare eventuali approfondimenti.
Nel frattempo, può essere utile raccogliere ogni elemento disponibile (comunicazioni scritte, ricevute, date delle sedute, eventuali testimonianze), così da avere maggiore chiarezza qualora decidesse di procedere formalmente.
Accanto agli aspetti normativi, non va trascurato l’impatto personale di questa esperienza. Quando viene meno la fiducia verso una figura che dovrebbe garantire neutralità e protezione, è normale sentirsi disorientati, delusi o persino traditi. Questo può avere ripercussioni anche sulle relazioni coinvolte.
Valutare un percorso di confronto con un altro professionista, completamente esterno alla vicenda, potrebbe aiutarla a rielaborare quanto accaduto, distinguere i fatti dalle interpretazioni e comprendere come tutelarsi al meglio, sia sotto il profilo pratico sia emotivo.
Rimango disponibile, anche online, qualora desiderasse approfondire la situazione in uno spazio dedicato.
Un cordiale saluto

Dott.ssa Psicologa Clelia Devoto

Clelia Devoto Psicologo a Sarzana

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27 FEB 2026

Buongiorno Giuly,
quello che descrive è molto serio. Se una professionista ha realmente condiviso contenuti delle sedute, accettato in trattamento persone legate tra loro senza adeguata gestione del conflitto di interessi e violato la riservatezza, si tratterebbe di condotte contrarie al Codice Deontologico e alla normativa sulla privacy. Come prima cosa bisognerebbe verificare formalmente l’iscrizione all’Albo degli Psicologi o della sua regione o comunque Nazionale (CNOP): l’albo online è pubblico ed è sempre aggiornato. Se il nominativo non risulta, è opportuno rivolgersi direttamente all’Ordine regionale per chiedere chiarimenti e indicazioni sul da farsi eventualmente. Se invece è iscritta, può presentare un esposto all’Ordine professionale competente, descrivendo i fatti in modo circostanziato (date, modalità, eventuali messaggi o elementi oggettivi). Per eventuali irregolarità fiscali, l’organo competente è l’Agenzia delle Entrate.

Detto questo, al di là dell’aspetto formale, è importante che lei possa elaborare quanto accaduto: quando viene meno la fiducia in uno spazio terapeutico, il senso di tradimento e disorientamento può essere molto forte. Sarebbe utile rivolgersi a un professionista esterno e indipendente per rimettere ordine e tutelare il suo benessere emotivo.

La tutela della privacy in terapia è un diritto inviolabile.

Resto a disposizione per un eventuale approfondimento.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Giulia Bertinetti, Psicologa Clinica
Ricevo anche on line.

Dott.ssa Giulia Bertinetti Psicologo a Ostia

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27 FEB 2026

Buongiorno Giuly
Quello che descrivi è un vissuto molto destabilizzante, perché riguarda uno spazio che dovrebbe essere percepito come sicuro, riservato e protetto. Quando emergono dubbi sulla correttezza professionale del terapeuta, è frequente provare confusione, senso di tradimento, rabbia e anche il rimpianto di non essersi accorti prima di alcune dinamiche.

È importante distinguere due piani: il piano emotivo, legato alla fine della relazione e alla sensazione di essere stata esposta o non tutelata, e il piano deontologico-professionale, che riguarda il funzionamento del professionista e il rispetto delle regole della pratica clinica.

Nella pratica psicologica esistono principi molto chiari. Il segreto professionale rappresenta uno dei pilastri del lavoro clinico: i contenuti delle sedute non possono essere condivisi con terzi senza consenso esplicito, salvo specifiche eccezioni previste dalla legge. Allo stesso modo, la gestione di più persone legate tra loro (partner, familiari, amici) richiede particolare attenzione proprio per evitare conflitti di ruolo, interferenze e possibili violazioni della riservatezza. Quando queste cautele non vengono rispettate, il paziente può sentirsi confuso rispetto ai confini e alla fiducia nel percorso.

L’iscrizione all’Ordine degli Psicologi è il requisito che consente l’esercizio della professione con il titolo di psicologo; la presenza o meno negli elenchi ufficiali è quindi una questione verificabile e rilevante sul piano formale, ma il fatto che tu non abbia immediatamente riscontri non significa automaticamente che tu abbia interpretato male la situazione: spesso, quando ci si accorge di possibili irregolarità, la percezione iniziale è proprio quella di non sapere come orientarsi.

Nel tuo racconto emerge anche un aspetto relazionale importante: la sensazione che lo spazio terapeutico abbia influito sulla coppia, creando alleanze, interpretazioni o narrazioni che ti hanno fatta sentire esposta o delegittimata. Quando il setting non è percepito come neutrale e contenitivo, può generarsi una perdita di fiducia sia nel percorso sia nel legame affettivo, con vissuti di paura e isolamento.

Il fatto che tu dica di avere poche prove è una preoccupazione molto comune in queste situazioni. Le persone spesso temono di non poter legittimare ciò che hanno percepito, perché molte dinamiche terapeutiche avvengono in contesti privati e si basano su comunicazioni verbali. Questo può portare a mettere in dubbio la propria esperienza, aumentando la confusione.

Al di là degli aspetti formali, il punto centrale resta il tuo vissuto: sentirsi non tutelata in terapia può lasciare una ferita nella fiducia verso i professionisti e rendere più difficile affidarsi nuovamente. È una reazione comprensibile e non indica ingenuità, ma il fatto che ti eri affidata a uno spazio che avrebbe dovuto garantire protezione e chiarezza di confini.

La confusione che stai vivendo è quindi comprensibile: riguarda contemporaneamente la relazione affettiva, il rapporto con la terapeuta e il senso di sicurezza personale. Dare spazio a questa complessità è spesso il primo passo per ricostruire una lettura più chiara della propria esperienza, senza doverla minimizzare né trasformarla immediatamente in certezze definitive.
Un caro saluto
Dott.ssa Alessia Settesoldi
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Dott.ssa Alessia Settesoldi Psicologo a Prato

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27 FEB 2026

Salve Giuly,
Mi dispiace per quello che stai vivendo, perché mi sembra che ti senta tradita due volte: come partner e come paziente; ed è comprensibile che tu ora faccia fatica a capire cosa sia realmente accaduto e come muoverti.
Se questa professionista ha condiviso informazioni private tra pazienti o ha tenuto comportamenti poco corretti, non è qualcosa che devi tenerti dentro o affrontare da sola. Puoi verificare se è iscritta all’Ordine degli Psicologi della tua regione, e se non risulta nell'albo o sospetti violazioni etiche, puoi chiedere direttamente all’Ordine informazioni su come segnalare la situazione: sono enti che esistono proprio per tutelare i pazienti oltre che i professionisti.
Al tempo stesso, ti invito con delicatezza a prenditi cura di te: un’esperienza così, può minare la fiducia negli altri e nei percorsi di aiuto futuri.
Se vorrai tornare a parlare con un professionista, sappi che hai diritto a uno spazio sicuro, trasparente e rispettoso.
Qui la cosa più importante non è dimostrare qualcosa subito, ma proteggere te stessa e rimettere al centro la tua serenità.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Gaia Rotondo, psicologa clinica
Disponibile anche on-line

Dott.ssa Gaia Rotondo Psicologo a Taranto

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27 FEB 2026

Buongiorno! Innanzitutto la ringrazio per la dolorosa condivisione.

Dalle sue parole emerge quanto questa esperienza sia stata per lei profondamente destabilizzante e dolorosa. Quando uno spazio che dovrebbe rappresentare ascolto, tutela e sicurezza diventa invece fonte di confusione, dubbio o senso di esposizione, è comprensibile sentirsi smarriti e faticare a orientarsi tra ciò che è accaduto e ciò che si prova oggi.

In situazioni come questa, spesso non è solo la relazione che si interrompe a ferire, ma anche la sensazione di aver affidato parti intime di sé a un contesto che, col tempo, sembra aver perso i confini chiari e protettivi di cui una relazione terapeutica avrebbe bisogno. È naturale allora che emergano rabbia, paura, bisogno di chiarezza e anche il desiderio di capire come muoversi.

Forse, prima ancora di cercare risposte definitive o prove, può essere utile concedersi uno spazio per ascoltare cosa questa esperienza ha lasciato dentro di lei: che effetto le fa oggi ripensarci, quali emozioni emergono, e in che modo sente di aver perso — o di star cercando di ritrovare — fiducia nel proprio sentire. Quando i confini relazionali diventano confusi, uno dei passaggi più importanti può essere proprio quello di tornare gradualmente a riconoscere ciò che per sé appare rispettoso, sicuro e coerente.

Più che trovare subito una direzione esterna, questo momento potrebbe rappresentare l’occasione per riappropriarsi della propria esperienza e darle un significato personale, separando ciò che appartiene agli altri da ciò che invece riguarda il suo vissuto e i suoi bisogni attuali.

Se sente il bisogno di uno spazio protetto in cui poter rielaborare con calma quanto accaduto, sappia che ricevo anche online e resto disponibile qualora desiderasse prendersi un tempo dedicato a sé e alla comprensione di questa esperienza.

A disposizione,
Dott. Simone Draghi

Simone Draghi Psicologo a Seregno

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27 FEB 2026

Cara Giuly,
comprendo bene il senso di tradimento che stai descrivendo.
Sul piano legale, non importa che tu abbia “prove”: cerca la persona in questione sul sito dell’Ordine degli Psicologi regionale, se non la trovi prova a fare una semplice ricerca per “nome, cognome+psicologa” perché è possibile che sia iscritta all’albo di qualche altra regione, ma a prescindere da questo, puoi contattare l’Ordine per chiedere semplicemente come muoverti, quello che hai vissuto, le mancanze che hai rilevato sono molto gravi.
Il tradimento è stato poi duplice, non solo nei confronti della professione, ma anche nei tuoi confronti, in quelli di una paziente che si è affidata con fiducia a lei per essere sostenuta in un percorso molto delicato; è evidente il tuo senso di spaesamento e la paura di ricadere in mano di qualcuno di poco serio, ma ti posso assicurare che la categoria degli Psicologi e degli Psicoterapeuti é ricca di persone preparate e rigorose, sottoposte a formazione continua, supervisioni e controlli, per questo è importante segnalare eventuali violazioni, ma sono sicura che potrai trovare qualcuno di cui fidarti per elaborare quanto successo e riprendere in mano il percorso che hai tentato di intraprendere.

un caro saluto
Dott.ssa Chiara Bellini
Psicologa clinica

Dott.ssa Chiara Bellini Psicologo a Roma

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27 FEB 2026

Gentile Giuly,
Quello che racconti è molto grave, e prima ancora che “complicato” dal punto di vista affettivo è profondamente destabilizzante sul piano della fiducia: fiducia nel tuo ex, fiducia nella figura del terapeuta, fiducia nel fatto che esista uno spazio sicuro dove potersi raccontare senza paura di essere traditi o manipolati. È comprensibile che tu ti senta tradita, confusa e anche in colpa per “non essertene accorta prima”: ma la responsabilità, qui, non è tua.

Da come descrivi la situazione emergono diversi elementi critici: rivelazione di contenuti sensibili delle sedute ad altre persone, presa in carico di partner, amici e parenti nello stesso “giro” relazionale, giudizi e interferenze dirette nella vostra relazione di coppia, possibili irregolarità fiscali, dubbi sull’iscrizione all’albo. Tutto questo, se confermato, non è una semplice “leggerezza”: è una violazione seria dei principi base del lavoro psicologico, a partire dal segreto professionale e dal rispetto dei confini. Il fatto che tu senta di essere stata usata per “proteggere” lui, che siano state riportate a lui tue confidenze per orientare la relazione, che ti siano state descritte altre donne come “pazze” per tenerti lontana, parla di un intreccio poco pulito tra vita privata e ruolo professionale.

Capisco anche il tuo senso di impotenza: “non ho molte prove, non so come muovermi”. È una sensazione comune quando ci si rende conto di aver affidato parti delicate di sé a qualcuno che non ha rispettato il patto implicito di tutela. I passi possibili, se e quando ti sentirai pronta, sono due: da un lato, verificare in modo oggettivo se questa persona risulta iscritta all’Ordine degli Psicologi della tua regione (gli albi online sono aggiornati e consultabili da chiunque); dall’altro, valutare un colloquio con un altro professionista, questa volta regolarmente iscritto, per raccontare con calma ciò che è accaduto e capire insieme se ha senso fare una segnalazione formale all’Ordine o, in casi specifici, confrontarsi anche con un legale per la parte fiscale/contrattuale.

Al di là degli aspetti “tecnici”, però, c’è un pezzo importante che riguarda te: sei uscita da una relazione di coppia e da una relazione terapeutica che ti hanno lasciato con la sensazione di essere stata manipolata, giudicata, esposta. È normale che ora tu faccia fatica a fidarti, che ti chieda se hai sbagliato tu, che ti senta sporca o ingenua. Proprio per questo, un nuovo percorso psicologico, con qualcuno che non abbia alcun legame con il tuo ex e con questa terapeuta, può essere uno spazio per rimettere ordine: distinguere ciò che è tuo da ciò che ti è stato “messo addosso”, lavorare sul senso di colpa, ricostruire l’idea che esistono relazioni d’aiuto sane, rispettose e trasparenti.

Se vuoi, posso accompagnarti in questo passaggio: possiamo partire dal ricostruire con calma i fatti, capire cosa ti ha ferito di più, valutare insieme se e come procedere sul piano formale e, soprattutto, lavorare perché questa esperienza non diventi la prova che “non ci si può fidare di nessuno”, ma un capitolo doloroso da integrare nella tua storia, senza che ti definisca. Non sei tu ad aver sbagliato a fidarti: è chi ha abusato di quella fiducia ad aver tradito il proprio ruolo.

Un saluto sentito,

Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica - del Lavoro
Organizzazioni - Risorse Umane

Arianna Bagnini Psicologo a Città di Castello

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27 FEB 2026

Buongiorno Giuly
Grazie per la condivisione
Ti rispondo da psicologa, con un testo unico, tenendo insieme il piano clinico, etico e umano.



Da professionista della salute psicologica, ciò che descrivi è estremamente grave e merita di essere preso molto sul serio. Una relazione terapeutica si fonda su alcuni pilastri non negoziabili: riservatezza, assenza di conflitti di interesse, chiarezza del setting e tutela del paziente. Quando questi elementi vengono violati, non si tratta di semplici errori o di “stili” diversi di lavoro, ma di condotte potenzialmente dannose, capaci di produrre confusione, senso di colpa, perdita di fiducia in se stessi e nelle proprie percezioni, oltre a conseguenze relazionali profonde.

La condivisione di contenuti sensibili delle sedute con terzi, soprattutto quando riguarda persone legate tra loro da rapporti affettivi o familiari, rappresenta una violazione grave del segreto professionale. Ancora più critica è la situazione in cui una stessa figura segue membri di una coppia (o della stessa rete relazionale) senza confini chiari, consenso informato esplicito e una gestione rigorosa dei rischi clinici: in questi casi il terapeuta ha il dovere di proteggere il setting, non di usarlo per influenzare, orientare o dividere. Quando informazioni intime vengono usate per “proteggere” qualcuno o per costruire una narrazione svalutante dell’altro, il danno non è solo etico, ma anche psicologico, perché la persona coinvolta viene progressivamente allontanata dalla propria fiducia interna e resa più dipendente dall’autorità del terapeuta.

Dal punto di vista clinico, è comprensibile che tu oggi ti senta spaventata, confusa e con il dubbio di aver capito troppo tardi ciò che stava accadendo. Queste reazioni non indicano fragilità o ingenuità, ma sono risposte comuni quando una figura percepita come competente e affidabile esercita un potere improprio, soprattutto in un momento di vulnerabilità emotiva. Il senso di colpa retrospettivo (“avrei dovuto accorgermene prima”) è frequente in queste situazioni, ma non corrisponde alla reale distribuzione delle responsabilità, che restano in capo al professionista.

Anche le irregolarità che citi sul piano della trasparenza economica e dell’eventuale iscrizione all’Albo non sono dettagli secondari: fanno parte dello stesso quadro di mancato rispetto delle regole che tutelano i pazienti. Il fatto che tu non abbia molte prove documentali non invalida il tuo vissuto né rende irrilevante ciò che è accaduto; spesso in questi contesti il danno è soprattutto relazionale e psicologico, e viene compreso pienamente solo a distanza di tempo, quando si riesce a uscire dal campo di influenza della relazione terapeutica.

In questo momento, la priorità non è colpevolizzarti né forzarti ad agire subito, ma ricostruire un senso di sicurezza interna, distinguere ciò che è stato tuo da ciò che ti è stato attribuito e riappropriarti gradualmente della fiducia nel tuo giudizio. Solo da questa posizione sarà possibile, se lo vorrai, valutare con lucidità come tutelarti e come dare un nome corretto a quanto hai vissuto. Hai il diritto di essere ascoltata, creduta e protetta, anche – e soprattutto – quando chi avrebbe dovuto farlo non ha rispettato il proprio ruolo.
In ogni caso puoi segnalare la “collega” all’ordine degli psicologi della tua regione!
Un caro saluto,
Dr.ssa Bolzoni

Dott.ssa Gabrielle Bolzoni Psicologo a Roma

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27 FEB 2026

Buongiorno Giuly,

mi dispiace per ciò che riporta.
Se la terapeuta è iscritta all' Ordine degli Psicologi le consiglierei di segnarla all'ordine in quanto non ha rispettato il Codice Deontologico.
Nel frattempo le consiglierei di elaborare a livello emotivo ciò che l'è accaduto con un' altra terapeuta.
Resto disponibile se vorrà.

Cordialmente.

Dottoressa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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27 FEB 2026

Cara,
quello che descrivi è un’esperienza molto destabilizzante. Quando il luogo che dovrebbe essere deputato alla tutela, alla riservatezza e alla cura diventa invece fonte di confusione e di invasione, è naturale sentirsi tradita, arrabbiata, spaventata e anche colpevolizzarsi per “non essersene accorta prima”.
Vorrei però soffermarmi proprio su questo punto: il fatto che tu oggi riesca a riconoscere delle incongruenze e a metterle in parola non parla di ingenuità, ma di un cambiamento nel modo in cui stai leggendo l’esperienza.
Nel tuo racconto emergono diversi livelli:
il piano etico e professionale (violazione della privacy, doppio ruolo, mancanza di trasparenza);
il piano relazionale di coppia, in cui senti che questa figura abbia avuto un’influenza divisiva;
il piano personale, dove compaiono paura, senso di colpa e rammarico.
In un’ottica costruttivista, più che stabilire subito cosa sia “oggettivamente accaduto”, può essere utile comprendere che significato sta assumendo per te questa vicenda oggi.
Ad esempio:
Che immagine di te stessa rischia di consolidare questa esperienza?
(Quella di chi si fa manipolare? Di chi sbaglia? Di chi non sa proteggersi?)
Che idea delle relazioni si sta rafforzando?
(Che le figure di riferimento possano tradire? Che per essere protetta devi fidarti di qualcuno più “esperto”?)
Mi colpisce anche quando dici che eri spaventata e che lui ti teneva lontana dalla famiglia descrivendo le altre donne come “pazze”. Questo potrebbe aver contribuito a costruire una narrazione in cui tu eri da una parte e “gli altri” dall’altra, con la terapeuta come figura di legittimazione. È importante capire come ti sei sentita dentro questa dinamica: isolata? dipendente? sotto esame?
Rispetto agli aspetti pratici (albo, segnalazioni, eventuali irregolarità), è comprensibile che tu voglia capire come muoverti. Prima ancora però può essere utile chiederti:
stai cercando giustizia, tutela per altri, riparazione, o una forma di riconoscimento del torto subito? Chiarire questo ti aiuterà a scegliere i passi più coerenti con il tuo bisogno.
Forse il nodo centrale ora non è solo “cosa fare contro di lei”, ma come ricostruire fiducia nel tuo modo di valutare le persone e le situazioni.
Se ti va, possiamo partire da qui:
quando hai iniziato a percepire che qualcosa non tornava? Cosa ti diceva quella parte di te? E cosa ti ha portato a non ascoltarla fino in fondo?
Ritrovare continuità nella tua esperienza – invece di leggerla solo come un errore – può essere il primo passo per uscire da questa sensazione di smarrimento.

Dott.ssa Elena Mammone Psicologo a Parma

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27 FEB 2026

Cara Giuly,
Mi dispiace molto che si sia trovata in questa situazione.
Le suggerisco di contattare l’Ordine degli Psicologi della sua Regione, che potrà fornirle indicazioni precise su come procedere e sulle eventuali azioni da intraprendere.
Cordialmente,
Dott.ssa Alessandra Perugini

Dott.ssa Alessandra Perugini Psicologo a Bologna

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27 FEB 2026

Buongiorno Giuly,

quello che descrive, se confermato, riguarda aspetti molto seri: tutela della privacy, correttezza professionale e possibili violazioni del codice deontologico.

La prima cosa utile è verificare con certezza se la professionista risulta iscritta all’Albo degli Psicologi della sua regione. L’iscrizione è pubblica e consultabile online: questo passaggio chiarisce già un punto fondamentale.

Se ritiene che ci siano stati sconfinamenti o violazioni, può valutare una segnalazione all’Ordine professionale, anche solo per chiedere informazioni su come muoversi. Non è necessario avere subito “prove definitive”: può descrivere i fatti e ricevere indicazioni sui passi possibili.

Parallelamente, è importante riconoscere l’impatto personale di questa esperienza. Quando si rompe la fiducia in uno spazio terapeutico, la sensazione può essere di confusione, tradimento e perdita di punti di riferimento.

Potrebbe essere utile prendersi uno spazio di confronto con un altro professionista per rielaborare quanto accaduto e capire come tutelarsi, sia sul piano pratico sia su quello emotivo.

Resto a disposizione, anche online, se desidera un confronto.

Un caro saluto

Dott.ssa Rosina Motta

Dott.ssa Rosina Motta Psicologo a Lamezia Terme

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