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Sorella bulimica

Inviata da Alfredo il 1 ott 2012 Bulimia

Ho una sorella di 41 anni bulimica da 20 anni, non riesco a convincerala a curarsi: cosa posso fare?

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Caro Alfredo,

la bulimia è un disagio psico/sociale purtroppo più comune di quanto non possa sembrare.
Lei ha scritto che sua sorella combatte da vent'anni contro la bulimia, un arco di tempo notevole che sottolinea ancora di più come non sia semplice allontanare il suo spettro.

In queste situazioni conta molto la volontà della persona affetta a voler portare avanti un percorso di cura, per quanto il supporto della famiglia possa essere importante la bulimia richiede una forza di volontà notevole per essere affrontata.
Sotto questo disagio si nascondono motivazioni complesse che riguardano il vissuto della persona, per questo la bulimia chiama in causa una modalità d'intervento precisa e costante.

Uscirne fuori è possibile benché in momenti di sconforto possa sembrare un battaglia persa.
Le consiglio di mettersi in contatto con un centro di DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE, lì potranno fornirvi le prime risposte e programmare un intervento mirato.

Le porgo i miei più sinceri saluti

Studio Convertino Psicologo a Monza

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io sono bulimica da vent anni (ne ho 31)
non c è via d uscita
la bulimia è il riparo,l amica che non si fa sentire e l amore che se n è andato.non c è niente da fare..
ok denti rovinati ma a parte questo non c è molto altro perché ad un certo punto diventa parte di te..e riesci a viverci normalmente..

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Gentile Alfredo,
20 anni di malattia sono tanti, tantissimi, c'è il rischio che sua sorella abbia trasformato il suo sintomo in uno spicchio della sua identità e se questo fosse avvenuto è davvero difficile che abbia una certa "consapevolezza" di malattia, senza la quale non può esserci la necessaria e imprescindibile motivazione per intraprendere un percorso terapeutico, che è sempre, e nei casi di disturbi alimentari in particolar modo, un viaggio impegnativo!!
Immagino comunque che se c'è una diagnosi ci sia stato un incontro con almeno uno specialista per cui può sicuramente continuare a tentare, ma convincere una persona che ha un bisogno quando lei non sa di averlo è un'impresa ardua. Magari potrebbe fare lei in prima persona qualche colloquio, per se stesso e per trovare conforto a questa sua preoccupazione che posso benissimo comprendere.
Un caro Saluto
Dr.ssa Alessia Scipioni, Roma

Anonimo-126894 Psicologo a Roma

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Caro Alfredo capisco la sua preoccupazione per sua sorella ma per cominciare una terapia è necessaria la volontà di lei a voler cambiare; le consiglio di aiutarla a farle notare i pro e i contro della malattia, i vantaggi e gli svantaggi del cambiamento che serviranno per incrementare la sua motivazione al cambiamento.distinti saluti

Dott.ssa Rossella Boretti Psicologo a Prato

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Gentile Alfredo, per potere intraprendere una terapia, occorre che lo stesso paziente sia motivato ad un cambiamento, per cui lei da solo può fare ben poco, prenda piuttosto lei appuntamento da uno psicologo il quale possa aiutarla ad affrontare questo senso di impotenza nel non potere fare molto per la sorella.
Cordiali saluti.

Dott.ssa Angela Virone Psicologo a Agrigento

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Gentile Alfredo,
per quanto possa farci soffrire avere una persona cara con un problema, il nostro potere è limitato. Finchè sua sorella non sentirà l'esigenza personale di cambiare, lei avrà poche possibilità di convincerla. Piuttosto potrebbe fare lei un percorso personale, per essere aiutato e sostenuto nell'accettare il limite del suo potere sulla vita degli altri, anche se gli si vuole un gran bene.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Monica Pirola

Dott.ssa Monica Pirola Psicologo a Melegnano

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Gentile Alfredo,
immagino la sua frustrazione e il suo dolore nel vedere sua sorella soffrire di questo disturbo; purtroppo tuttavia è solo sua sorella a poter decidere di chiedere aiuto. Spesso nelle persone con un disturbo alimentare ci sono altri disagi o altri aspetti di malessere: se ci sono per sua sorella aspetti della sua vita di cui è insoddisfatta, potrebbe iniziare un rapporto terapeutico con un professionista per gestire questa problematica secondaria ed eventualmente con il tempo arrivare ad affrontare la bulimia. Spesso invece sono le persone vicine ai malati a portare dentro un grande dolore e forse potrebbe essere di aiuto anche a lei trovare uno spazio dove depositare una parte di questo peso. Un cordiale saluto, dott.ssa Lucia Mantovani, Milano

Studio di Psicologia Dott.ssa Lucia Mantovani Psicologo a Milano

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Caro Alfredo,
comprendo la Sua preoccupazione per Sua sorella, ma uno dei fattori fondamentali per una buona terapia, è dato proprio dalla volontà del paziente a voler modificare i suoi comportamenti.
Se Sua sorella rifiuta un qualsiasi tipo di aiuto e presenta tale disturbo da tanti anni, probabilmente ha trovato un suo equilibrio in questo modo di essere e di vivere.
A volte, nel momento in cui le persone smettono di preoccuparsi per un loro caro che manifesta dei disagi, il sintomo magicamente svanisce!
Spesso i disturbi alimentali sono associati a problemi relazionali legati alle figure genitoriali: Le consiglio pertanto di provare a rivolgersi a un Centro di Terapia della Famiglia, ad indirizzo sistemico relazionale, che potrà darLe alcuni utili indicazioni in merito, anche se Sua sorella non vuole essere presente alle sedute. Tale approccio parte dall'idea infatti che modificando gli atteggiamenti e i comportamenti di un membro della famiglia, si possa modificare l'intero sistema.
In bocca al lupo!
Dr.ssa Valentina Segato

Studio Di Psicologia Dott.ssa Valentina Segato Psicologo a Trieste

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Caro Alfredo, 20 anni di sofferenza (e forse più) sono troppi. Quali sono secondo te le ragioni del suo rifiuto a prendersi cura di sè, gli lo hai chiesto? In famiglia sei il solo a suggerirle un aiuto? Sarebbe necessario poter affrontare la questione attraverso uno o due colloqui conoscitivi almeno. Il disturbo alimentare è questione assai complessa, soprattutto se lo si porta avanti da moltissimo tempo. Cordiali saluti. Dott.ssa Sabina Orlandini, Torino

Dott.ssa Sabina Orlandini Psicologo a Torino

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La bulimia è una problematica complessa, per curarla è fondamentale la collaborazione della persona in causa. Per aiutare sua sorella a decidere di affrontare il problema potrebbe discutere con lei (con tatto e comprensione) tutte le cose in cui la malattia l'ha limitata, e come la sua vita potrebbe essere più soddisfacente senza il suo problema.

Dott.ssa Roberta Dal Toe' Psicologo a Follina

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Gent.le Alfredo,
dietro la bulimia si cela un sentimento di vergogna e spesso di mancanza di consapevolezza di essere affetti da un disturbo invalidante. Per quanto paradossale possa sembrare la bulimia diventa un'amica di viaggio, dalla quale è difficile allontanarsi, soprattutto se non si affronta un percorso di cura. Provi a confrontarsi con sua sorella affrontando i limiti che la malattia impone e sui suoi aspetti negativi, le regali un libro in cui si narra la storia di una ragazza che affronta lo stesso percorso di vita, in modo da darle uno spunto di riflessione e di identificazione.
Cordialità
Dott.ssa Elena Favole

Dott.ssa Elena Favole Psicologo a Cuneo

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Caro Alfredo,
dietro la bulimia si cela sempre un velo di vergogna e di mancanza di consapevolezza del disagio stesso. La malattia diventa quasi una compagna con la quale convivere e che in un certo senso dà sicurezza. Il cambiamento spaventa, in particolare dopo così tanto tempo. Provi a confrontarsi con sua sorella riferendole i limiti e gli aspetti negativi di tale malattia e magari regalarle un libro di una storia vera in cui la protagonista affronta la stessa malattia al fine di farle prendere consapevolezza che queste malattie richiedono un aiuto per essere affrontate.
Cordialità dott.ssa Elena Favole

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Gentile Alfredo,

La volontà e la motivazione a farsi curare deve essere principalmente di sua sorella. Spesso i familiari sono afflitti da una situazione similare alla sua e si sentono responsabili per non riuscire ad intervenire.
I familiari possono fare ben poco, nel senso che potrebbero intervenire con un intervento coatto qualora la persona staia mettendo a serio rischio la propria e l'altrui vita. sua sorella è in cura da qualcuno o le è stata in passato?

Dott.ssa Roberta De Bellis Psicologo a Gallarate

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Buongiorno Alfredo.
Io credo che possa recarsi lei stesso a parlare con un esperto nella cura di problemi alimentari, che magari offra il primo colloquio gratuito, in modo da poter spiegare bene la problematica di sua sorella e ricevere alcuni consigli su come rapportarsi a lei. Potrebbe essere importante per lei stesso, inoltre, trovare un momento nel quale potersi confrontare sul disorientamento che vive quotidianamente a contatto con sua sorella.
Purtroppo non è facile agganciare questi pazienti: nella persona con disturbo bulimico è molto profondo il senso di colpa, che genera un circolo vizioso dal quale è molto difficile uscire.
Non specifica in quale città vive: se crede mi contatti e potrò senz'altro consigliarle un collega presso il quale recarsi.
Buona giornata,
Cecilia Pompei

Dott.ssa Cecilia Pompei Psicologo a Modena

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Salve Alfredo,
sicuramente si trova in una situazione delicata perché non è possibile convincere una persona ad effettuare un percorso se quella persona non è disposta a voler cambiare. Può però provare a parlarle per capire se questa situazione le causa dolore e se ci sono delle motivazioni per cui sua sorella ritiene di non voler /poter ricevere aiuto.
In ogni caso ottobre è anche il mese del benessere psicologico (lo trova su google) e in tutta Italia può trovare psicologi che effettuano da uno a tre colloqui gratis a seconda della regione, quindi questa potrebbe un'occasione per tentare un approccio per sua sorella con uno psicologo esperto nei disturbi d'alimentari.
Spero di esserle stata di aiuto,
un saluto cordiale

Dott.ssa Amina Di Marco Psicologo a Latina

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