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Sono sempre più convinta di avere problemi

Inviata da Anonimo il 20 dic 2017 Depressione

Molte volte ho letto in giro che la depressione è un campanello d'allarme che scatta quando stiamo direzionando la nostra vita verso qualcosa che in realtà non ci fa stare bene.
Ecco, se facessi un altro tipo di vita, diversa da quella attuale, probabilmente potrei giustificare in tale modo il mio stato d'animo.
Ma non è così.

Ho quasi 24 anni, sto finalmente per laurearmi dopo un percorso difficoltoso (dal punto di vista economico) in una materia che amo (o che credevo di amare).
Lavoro part time per vivere e pagarmi gli studi, e fino a pochi giorni fa - quando è sorto un piccolo problema - il lavoro si è dimostrato sempre al di sopra delle mie aspettative, portandomi spesso appagamento.
Da quattro mesi ho recuperato una relazione amorosa finita male l'anno prima. Lui è tornato da me spontaneamente, io in qualche modo sento di essere riuscita a "riconquistare" l'amore della mia vita. Ora siamo felici e parliamo di futuro.
Dal punto di vista familiare, invece, la mia situazione non brilla ma non è sicuramente delle peggiori. Ho una famiglia che mi ama, ma poco unita. Vivo da quattro anni con mia nonna, vedova, e mia zia, nubile, perché a casa dei miei mi sentivo soffocare (loro l'hanno presa bene e abbiamo un bel rapporto, ma non conoscono il vero motivo della mia decisione, e alle volte inevitabilmente soffrono la distanza).
Tutto sommato credo comunque di fare una vita accettabile, ma questo pensiero non coincide con il mio umore.
Col passare degli anni sto diventando sempre più fredda e apatica nei confronti della mia famiglia. Sono sempre stata riservata ma questa sensazione è diversa: ho capito che mi sento "oppressa" dai miei famigliari, spesso ho il desiderio di allontanarmi, di restare sola, nonostante loro mi coccolino e mi sostengano in ogni cosa.
Da un lato ho un padre leggermente instabile a livello psichico e che ha sempre più bisogno di presenza, dall'altro una zia che ho la sensazione si stia appoggiando troppo a me, come se stesse diventando possessiva e io mi sento sempre più responsabile del suo stato d'animo. Non so più davvero, però, dove si ferma la realtà e comincia la mia percezione alterata.
Con le amicizie storiche mi sto chiudendo sempre di più, di amicizie nuove manco a parlarne, non riesco a legare più con nessuno, ai tempi del liceo non avevo di questi problemi, mentre all'università ho avuto serie difficoltà a integrarmi in un gruppo, che non sentivo comunque vicino. Negli ultimi anni ho vissuto tutti rapporti estremamente superficiali, e penso che la colpa sia soprattutto mia perché in generale mi sento totalmente incapace di relazionarmi, di aprirmi, di mantenere un rapporto, di sentirmi parte di un gruppo. Mi sento sempre esclusa e inadeguata. Guardo gli altri e mi chiedo costantemente perché non riesca a comportarmi come loro.
A livello scolastico e lavorativo è ormai da tempo che ho perso stimoli e non mi sento all'altezza della situazione. Mi sembra di essere rimasta indietro rispetto a tutti, ma non ho alcuna forza per darmi una svegliata. Sono spenta. A volte sembro una morta, e anche dall'esterno appaio così, perché me lo dicono.
Persino nei confronti del mio fidanzato spesso provo sentimenti di ansia e paranoia, che ovviamente portano a conseguenze spiacevoli.
E proprio l'ansia mi accompagna in ogni cosa che faccio. Ormai quasi non ci faccio più caso quando quel peso interiore mi schiaccia.

In conclusione, l'unica cosa di cui sono certa è che questa mia condizione sta iniziando a compromettere sul serio i miei rapporti interpersonali e la mia vita in generale, perché non ho più voglia e forza di fare niente. Sento il bisogno di emanciparmi da tutto e tutti, di stare sola, di essere totalmente indipendente, ma non so se risolverei davvero il problema, perché ho fatto moltissimi salti di qualità e passi avanti negli ultimi due anni e ad oggi mi ritrovo nuovamente in questo stato.
Non so cosa fare, non so come stare meglio, perché qualunque soluzione io trovi si rivela sempre essere un palliativo.
Persino adesso mi vergogno a chiedere aiuto a voi, persino adesso i miei problemi non mi sembrano all'altezza di ricevere una consulenza. Infatti temo che non ne parlerò mai con nessuno.
Se proprio dovessi formulare una domanda, vi chiederei: quanto è normale che tutte le cose "negative" che mi sono successe mi abbiano portata a questo punto? Sono una persona debole?

Vi ringrazio per lo spazio concessomi e l'attenzione riservatami.

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Gentile ragazza,
sembra che nella sua personalità ci siano delle parti buone e funzionali da conservare ed altre meno buone o decisamente disfunzionali da modificare.
Di buono c'è che si è data da fare lavorando part-time per mantenersi agli studi che sta completando per cui sicuramente è una persona responsabile e attiva.
E' anche apprezzabile la sua volontà e disponibilità a recuperare con più attenzione la relazione sentimentale che si era interrotta nonostante qualche lieve difficoltà.
Tra le parti che invece sono da approfondire e modificare vi è la complicata relazione con i suoi familiari e con le altre persone che gravitano intorno a lei nonchè un tono dell'umore tendenzialmente a livelli bassi che finisce per incidere negativamente sulla sua autostima.
Pertanto, per potenziare le parti positive e correggere quelle negative della sua personalità sarebbe opportuno che lei si avvalesse di un percorso di psicoterapia.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Buongiorno
Il semplice fatto di non aver indicato il suo nome indica la sua ambivalenza da lei stessa espressa sul se fidarsi/ affidarsi ad una consulenza.
E credo questo possa essere il perno della sua reale domanda: di chi posso fidarmi? Posso fidarmi delle mie percezioni? Posso fidarmi dei miei stati d’animo? Posso fidarmi del mio successo nella vita reale lavorativa?

Per rispondere alle sue due domande da lei formulate e cioè “quanto è normale che tutte le cose "negative" che mi sono successe mi abbiano portata a questo punto? Sono una persona debole?” le suggerirei di valutare seriamente la sua disponibilità ad intraprendere un percorso terapeutico. Le sue domande sono complesse in quanto indicano la sua necessità/ urgenza di avere dei punti fermi, lei sta cercando dei punti cardinali per orientarsi, sta cercando una sua chiarezza interiore che le dia certezze e serenità.
E per trovarla occorre che si dedichi del tempo per lavorare su se stessa.
Un caro saluto
Dott.ssa Fabiana Nicolini

Dott.ssa Fabiana Nicolini Psicologo a Bologna

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