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Sono perso del tutto

Inviata da il bomber dei poveri il 28 set 2017 Crisi esistenziale

Buongiorno,
è da circa tre mesi che ho attacchi di ansia, depressione e rabbia (molta rabbia). Mi sento un vero e proprio vigliacco. Ho da poco compito 20 anni e non ho ancora individuato la mia strada. Ho perso un anno tra l'abbandono dell'uni e tra lavori non molto appaganti (e sottopagati ma vabbe non importa). Ho il problema di sognare in grande ma di applicarmi poco. Così nella vita come in amore. Solo in questi mesi di me*da più totale mi sono accorto di amare una ragazza cui prima ho sempre visto come amica ma sento che ho veramente poche possibilità perchè mi conosce fin troppo bene ed io ho commesso molti errori e fatto altrettante caz*ate. Penso mi veda più come l'amico simpatico della compagnia. Ritornando a me, sono distrutto, ho perso lo stimolo di vivere e mi sento arrendevole a tutti i sogni/propositi che mi vengono in mente. Non riesco a capire cosa non va in me, sono sempre stato ottimista,felice,festaiolo ed ora sto perdendo pure questo aspetto di me. Mi sento vuoto. Da bambino/adolescente sono sempre stato abitauto a grandi aspettative da parte dei miei/parenti/amici perchè studiavo ed ero bravo. Mi comportavo da ragazzo modello perchè i miei mi hanno educato in modo rigido. In realtà ero e sono tutto il contrario: sono molto vivace ed uno che gli piace farsi trasporatre dagli altri. Ora che hanno capito come sono veramente non sono contenti di me. Il problema è che neanch'io sono contento di me. Le loro aspettative si sono tramutate in MIE aspettative. Insomma sento che dentro di me c'è una vera e propria battaglia ela devastazione che sta creando mi sta logorando. Sia dal punto di vista fisico (sportivamente non rendo come prima) sia soprattutto psicologicamente. Mi sento scoppiare. Non so veramente a chi dare ascolto. Non faccio altro che pensare da mattina a sera a cosa voglio fare e a quanto pretendere da me stesso. Non mi sono sicuramente spiegato bene e me ne scuso ma sono talmente confuso, incaz*ato, irritato e cog*ione che ho perso il senso di tutto (compresa la scrittura). Grazie dell'attenzione.

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Gentile utente,
mi sembra di ricordare che le è già stata consigliata una psicoterapia.
E' verosimile che la feroce critica che fa di se stesso faccia parte di una migliore consapevolezza dei suoi problemi e del desiderio di cambiare nonostante l'autosvalutazione e la bassa autostima.
Tuttavia, fin quando non si deciderà a lavorare su se stesso con la guida di un terapeuta sarà difficile che le cose cambieranno con la conseguenza di sprecare solo altro tempo.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Ciao Giovanni,
credo che il senso di vuoto sia una cosa comune in tutti coloro che, ad un certo momento della vita, si accorgono che in qualche modo erano le aspettative degli altri a guidarli nelle scelte ed a riempire la loro interiorità. La presa di coscienza di questo senso di vuoto appare quindi funzionale ad un processo di cambiamento che miri a sostituire al timone della nostra vita le aspettative e i voleri degli altri (familiari, amici, ecc...) con i nostri desideri e voleri. Ma, come tutti i processi di cambiamento importanti, anche questo necessita di una radicale riorganizzazione interna, spesso difficile da portare avanti da soli. Per intendersi è come quando un team di moto o auto da corsa cambia un pilota, tutta la squadra e i mezzi stessi devono subire riadattamenti e modifiche anche radicali per adattarsi al modo di correre del nuovo pilota. Molto spesso infatti i piloti, subito dopo avere cambiato scuderia, seppur molto capaci, attraversano periodi di crisi che riflettono i tempi di riadattamento al nuovo team. Detto questo mi immagino che, trovata la tua strada, ritornerai a correre come e più di prima. Magari, come ai piloti, ti occorre solo un buon meccanico e manager con cui assieme mettere a punto il tuo mezzo scegliere le strategie di gara. Rimango a tua disposizione per qualsiasi richiesta. Un abbraccio.
P. Salvi

Dott. Pierluigi Salvi - Associazione di Promozione Sociale LOGOS Psicologo a Empoli

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Buonasera Bomber,
dalle tue parole emergono rabbia, sconforto e confusione.
Da quanto racconti per molti anni hai indossato dei panni non tuoi, per soddisfare aspettative altrui. Eri il bravo ragazzo che si poneva obiettivi e li raggiungeva.
Probabilmente, con la maturità e l'inizio del percorso universitario, la tua vera personalità è emersa e ti è sembrato tutto inutile e sbagliato quello che hai fatto.
Valuta la possibilità di un percorso psicologico, che ti permetta una maggiore comprensione di te stesso. Il resto poi verrà da sè.
I miei migliori auguri
Dott.ssa Vanda Braga

Dott.ssa Braga Vanda Psicologo a Rezzato

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Caro scontento,
penso che devi semplicemente scrollarti di dosso certi pregiudizi su te stesso e cominciare a ritrovare la tua vera identità che sicuramente è nascosta dentro di te. Certo che da solo è piuttosto difficile ed è per questo che forse facendoti aiutare da un/a bravo/a psicologo/a ci riuscirai più velocemente.
Che ti vada bene!

Dott. Giorgio Lavagno Psicologo a Torino

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Gentile Giovanni,
Venti anni sono ancora un’età dignitosa per cercare la propria strada. In realtà non c’è un limite massimo, l’importante è trovarla.
Il percorso è più lungo e tortuoso se caratterizzato dall’adesione alle aspettative esterne, per esempio a quelle familiari, come nel suo caso: per non deludere i genitori si cerca di aderire spostando sempre un po’ in avanti il momento dell’affermazione personale.
Se le cose sono peggiorate tre mesi fa, è giusto provare a ricostruire cosa succedeva in quel periodo, se ci sono stati avvenimenti significativi anche banali, o se semplicemente ha preso consapevolezza delle proprie difficoltà e del tempo che passa.
Come altri prima di me, le consiglio di non fare da solo questo percorso, la psicoterapia aiuta molto in questo genere di difficoltà.

Dott.ssa Patrizia Mattioli

Dott.ssa Patrizia Mattioli Psicologo a Roma

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Gent.le 20enne,

intanto grazie per aver condiviso il racconto di questo delicato momento che sta attraversando.Gli stati d'animo che descrive (rabbia, depressione, ansia) rispecchiano una condizione molto comune: ci si trova di fronte a nuove sfide (cominciare l'università o un lavoro; trasferirsi per gli studi) e non sempre si è pronti a rispondere alle novità in modo repentino: spesso è necessario prendersi del tempo. Oltretutto non è una scelta banale, ad esempio, decidere a quale facoltà aderire: è una scelta che richiede attenzione e consapevolezza di ciò che si vuole realmente. Da ciò che scrive, invece, sembra sia stato sottoposto ad una certa pressione famigliare che, probabilmente, a influito in parte sulle scelte fatte. Questo aspetto sembra in parte spiegare i sentimenti di ambivalenza che sta sperimentando: da una parte vorrebbe continuare ad aderire all'immagine che famiglia/parenti/amici hanno di lei ("Le loro aspettative si sono tramutate in mie aspettative", "Neanch'io sono contento di me"), ma dall'altra sa che la rigidità non le appartiene ("Sono molto vivace, uno che gli piace farsi trasportare dagli altri"). Quindi è comprensibile che stia attraversando questa fase di stallo, di confusione. Certamente è necessario approfondire con un colloquio psicologico. Per quanto riguarda la ragazza che le piace: da quanto scrive, ha iniziato da poco tempo a guardarla come una possibile partner, quindi non è detto che anche lei non possa fare lo stesso. Anche per questo, si dia il giusto tempo per capire quali sentimenti prova (credo che la posizione di "amico simpatico della comitiva" sia decisamente ottima!). Intanto, provi a dar voce a ciò che sente, ne parli con la sua famiglia, i parenti, gli amici; faccia sapere loro come vorrebbe e cosa vorrebbe essere.

Le auguro una buona giornata.

Dott.ssa Giovanna Furno' Psicologo a Poggibonsi

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Salve Bomber,
credo che al meno in parte un pò della sua crisi esistenziale sia dovuto alla sua età. Mentre, da piccolo, si atteneva passivamente alle richieste dirette e indirette degli adulti, adesso sta sentendo dentro di lei un'altra voce che le dice cose "fuori dal coro". Al posto suo partirei dal dividere la scontentezza dei suoi genitori dalla sua e mi occuperei di quest'ultima, perché è quella più importante e autentica. Solo lei può rendere felice la sua vita, quindi il prendersene cura spetta esclusivamente a lei. Gli altri possono dire ciò che vogliono, ma se lei sta bene, il resto diventa tutto relativo e se poi vedranno che sta bene si ricrederanno da soli!!! Mi creda. Nel leggere le sue parole ho percepito che tutto quello che ha fatto "bene" fino ad adesso era per un senso del dovere, per rispettare degli standard di eccellenza che ha appreso dalla sua famiglia, non per un reale interesse nello studio o negli altri ambiti. Forse potrebbe partire da questo, dal trovare cosa le da piacere, a prescindere dal pensiero delle aspettative su quella cosa. E' un pò come l'atleta che ha l'ansia da prestazione, il quale negli allenamenti (fatti così come si è, senza pensare al risultato finale, concentrandosi sul qui ed ora) fa molto bene, mentre poi le gare (dove viene percepita la pressione o l'aspettativa per il risultato e il pensiero del "dopo") vengono giocate con performance di gran lunga al disotto delle reali possibilità e capacità. Può assomigliarle questo esempio?
Credo che tornare alla dimensione del piacere e del "sogno" sia importante per recuperare le forze per impegnarsi adeguatamente per realizzarlo. Sono sicura che se si da la possibilità di desiderare qualcosa per sé, a prescindere da cosa vogliono gli altri dentro e fuori di sé, può cominciare a percorrere a piccoli passi il sentiero che conduce alla sua realizzazione. Parta dalle piccole cose, da piccoli obiettivi. Le grandi cose si realizzano con il piccolo sforzo di ogni giorno, non con l'impeto di un solo istante. Lei è giovane e in orario per voltare pagina.
In bocca al lupo bomber! :-)
Dott.ssa Giovanna Susca - Bari e Barletta

Dott.ssa Giovanna Susca - Psicoterapia, Psicologia dello Sport Psicologo a Barletta

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Buongiorno, da quanto ci racconta sembra veramente che lei si trovi in un momento di empasse tale per cui non sa bene se sta andando nella direzione del "bomber" o in quella dei "poveri". Il suo nickname è significativo!
O meglio fino a ieri ha assolto al ruolo del bomber: buone performance sportive e scolastiche a quanto si percepisce. Guardando più in profondità si sente però più un povero che un bomber.
Fa poi alcuni riferimenti alle aspettative genitoriali interiorizzate da cui si deduce una sua buona capacità introspettiva.
Credo sinceramente che con un po' di accompagnamento da parte di un professionista psicologo riuscirà ad incanalare la sua strada verso la costruzione della sua identità di giovane uomo. In bocca al lupo!

Dott.ssa Samantha Spada Psicologo a Torino

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Il fatto che lei stia prendendo consapevolezza di se stesso, di chi è, può sicuramente spaventare ma d'altra parte fa parte del processo di crescita. Sarebbe utile per lei capire da dove origina questa sua attuale sofferenza, l'ansia, il senso di vuoto di cui parla.

Dott.ssa Rossana Curatolo Psicologo a Pogliano Milanese

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