Sono in crisi con l'università! Vorrei cambiare indirizzo di studio! Ma l'età!?

Inviata da Gab_84 · 4 dic 2025 Autorealizzazione e orientamento personale

Salve,
Sono un ragazzo di 41 anni e sono iscritto da tre anni in Ingegneria Informatica, ma in quest'ultimo anno sto avendo difficoltà con le materie matematiche (Forse non sono così portato per la matematica) ed ho un forte calo di motivazione allo studio. Adesso però sto pensando di passare a Giurisprudenza perché comunque mi è sempre piaciuto il diritto, ma mia madre mi dice che è una strada troppo lunga alla mia età per diventare avvocato. Io non mi faccio troppi problemi per l'età, ma allo stesso tempo mi pongo la domanda se vale veramente la pena fare questo percorso. Come se non bastasse in questo periodo soffro un pò di solitudine (Nonostante abito con i miei) e cosi mi sono iscritto in palestra di arti marziali (Mi piace praticare il Taekwondo) e ciò mi aiuta, come mi aiuta l'avere un carattere abbastanza forte che mi fa sempre andare avanti. Spero possiate darmi qualche consiglio.

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Miglior risposta 5 DIC 2025

Gentile Gab_84,
dalla sua domanda si sente una cosa molto preziosa, cioè che lei non sta “mollando”, sta cercando di capire dove vale la pena investire energie e identità in una fase della vita in cui le scelte possono pesare di più, perché hanno anche un significato personale (non solo pratico).

Fare i conti con le materie matematiche può essere frustrante e trovarsi in difficoltà può far scattare il dubbio di non essere portato o di aver scelto la strada sbagliata. È molto frequente che, quando si accumulano esami che sembrano un muro insormontabile, la mente inizi a difendersi spegnendo la motivazione. Un po’ come quando si prova a spingere una porta che non si apre: a forza di spingere ci si stanca, e a un certo punto viene voglia di cambiare stanza. Questo non significa che lei sia “inadatto”, può significare che è stanco di combattere sempre nello stesso punto e che quella fatica sta diventando emotivamente costosa.

In quei periodi ci si può sentire spaesati, quasi come se mancasse una direzione chiara, e questo è ancora più vero quando si comincia a percepire addosso una pressione, anche implicita, carica di aspettative, da parte di chi ci sta accanto.

Il pensiero di passare a Giurisprudenza, da come lo descrive, non sembra un capriccio dell’ultimo minuto: il diritto le è sempre piaciuto, e questo merita ascolto. Il punto non è tanto l’età in sé, o il tempo che richiederebbe, quanto quello che questo cambiamento rappresenta per lei: scegliere un percorso che sente più vicino, oppure cercare una via d’uscita da una fatica che è diventata troppo pesante?

La domanda che lei si sta facendo (“vale la pena?”) è valida. Forse può diventare ancora più concreta:
Che cosa cerca lei in un percorso di studi oggi? Stabilità? Realizzazione? Riscatto? Libertà?

Mi ha colpito anche quando dice che, pur vivendo con i suoi, sente un po’ di solitudine. È un’esperienza più comune di quanto si pensi: si può avere persone intorno e sentirsi comunque soli, perché non è solo questione di presenza fisica ma di sentirsi davvero compresi e accompagnati. In questo senso, il Taekwondo sembra una scelta molto sana: il corpo aiuta a rimettere ordine quando la mente è piena, e un contesto come quello della palestra può dare ritmo, appartenenza e fiducia. Il suo carattere “forte” è chiaramente una risorsa, ma a volte chi è abituato a resistere rischia di rimanere da solo con i propri pensieri più pesanti, come se doversi orientare fosse una battaglia da combattere in silenzio.

Forse, più che forzarsi a trovare subito la risposta giusta, potrebbe essere utile concedersi del tempo per capire che cosa sta chiedendo questo momento della sua vita: se sta emergendo un interesse autentico da seguire, o se è il segnale che la stanchezza e la pressione hanno bisogno di essere ascoltate e comprese meglio. Quando la motivazione cala, non significa necessariamente che “non fa per lei”: a volte significa che qualcosa dentro si è spento e chiede un modo diverso di essere alimentato.

Se sente che questa situazione la sta appesantendo o la sta lasciando troppo solo nei pensieri, intraprendere un percorso psicologico può aiutare a fare chiarezza e a ritrovare una direzione.

Un caro saluto.

Dott.ssa Serena Putortí Psicologo a Reggio Calabria

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11 DIC 2025

Buongiorno Gab,

la ringrazio per aver condiviso quello che sta vivendo. Le sue parole raccontano un momento di passaggio importante, in cui sembra trovarsi tra ciò che ha costruito finora e ciò che potrebbe desiderare per il suo futuro. Non è semplice confrontarsi con dubbi professionali, aspettative familiari e momenti di solitudine, e il fatto che ne stia parlando denota attenzione e cura verso sé stesso.

Da ciò che descrive, potrebbe essere che in questo periodo si stia confrontando con una perdita di motivazione nello studio e con la sensazione che alcune materie risultino più faticose del previsto. Questo non necessariamente parla di “mancanza di capacità”, ma potrebbe riflettere diversi aspetti: un affaticamento accumulato, un interesse che sta cambiando, oppure un percorso che non rispecchia più ciò che sente come suo. Capita spesso che, quando un corso di studi non risuona più, la mente faccia più fatica a rimanere concentrata o a trovare stimoli.

Il suo interesse per il diritto, invece, sembra avere radici più profonde e più stabili nel tempo. Valutare un passaggio a Giurisprudenza potrebbe essere un’opzione da esplorare, soprattutto se questa strada la fa sentire più coinvolto. Il tema dell’età è comprensibile, soprattutto quando viene sottolineato da una persona vicina come sua madre, ma non è detto che debba essere un limite. A 41 anni molte persone intraprendono percorsi nuovi o decidono di investire in qualcosa che sentono più allineato a sé.
La domanda “ne vale la pena?” potrebbe essere ascoltata come un invito a comprendere meglio cosa le dà senso e quali sono le sue priorità in questo momento della vita.

Rispetto alla solitudine che descrive, sembra che sia riuscito a trovare delle risorse personali importanti: il Taekwondo, la palestra, l’interesse per le arti marziali e la percezione di avere un carattere che lo sostiene nelle difficoltà. Tutti questi elementi possono costituire una base preziosa, perché le permettono di mantenere un ancoraggio nei momenti in cui le emozioni diventano più pesanti.

Qualora lo volesse, un confronto con un professionista potrebbe offrirle uno spazio accogliente e neutro in cui riflettere con maggiore chiarezza sulle proprie motivazioni e necessità. In questo modo, potrebbe essere più facile separare ciò che sente autenticamente di desiderare da ciò che la spaventa o la mette in difficoltà.

Resto a disposizione,
Dott.ssa Carla Piras - Milano e Online

Dott.ssa Carla Piras Psicologo a Milano

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10 DIC 2025

Buongiorno Gab,

partirei dalla matematica. Dire “forse non sono portato” è una formulazione che spesso arriva dopo un accumulo di frustrazione e insuccessi. A volte significa davvero che c’è un’incompatibilità strutturale con un certo tipo di pensiero astratto, altre volte significa che, in questo momento della vita, non si hanno più le risorse cognitive ed emotive per reggere un percorso così intensivo su quel versante. In entrambi i casi, ciò che conta è che lei ha già un’esperienza sufficiente per sapere come si sente dentro Ingegneria Informatica.

Parallelamente, l’interesse per il diritto non appare una fantasia improvvisa, ma qualcosa che “le è sempre piaciuto”. Questo è un elemento importante. Non garantisce che Giurisprudenza sia la scelta “giusta”, ma segnala una continuità interna. Una parte di lei è attratta da un modo diverso di pensare, ragionare, argomentare, lavorare con testi e norme piuttosto che con formule e algoritmi. L’obiezione di sua madre è comprensibile sul piano generazionale, viene da un immaginario in cui il percorso di vita è lineare: si studia da giovani, si lavora da adulti, non si cambia troppo. La sua traiettoria, invece, dice un’altra cosa: a quarantun anni è disposto a rimettersi in gioco, a stare nei banchi, a confrontarsi con esami e fallimenti. Non si tratta di “non farsi problemi per l’età”, ma di riconoscere che la sua vita non è finita, e che ha ancora molti anni davanti in cui un cambiamento professionale può avere un senso. Il punto, dunque, non è tanto “sono troppo vecchio?”, quanto: “a che cosa voglio dedicare il mio tempo mentale ed emotivo nei prossimi dieci anni?”. Ha già iniziato, in qualche modo, a costruire anticorpi alla solitudine: il taekwondo, la palestra, l’attenzione al proprio carattere “abbastanza forte” che la fa andare avanti. Non sono dettagli marginali. Dicono che lei non è in una posizione depressiva passiva, ma in un movimento attivo, pur dentro la fatica. Tuttavia, la scelta universitaria tocca qualcosa di più profondo: non soltanto “cosa faccio”, ma “chi sono” e “in che mondo voglio abitare”. Può essere utile allora spostare la domanda: non “vale la pena o no diventare avvocato?”, ma “in quale tipo di lavoro mi vedo più vivo, più coinvolto, più in linea con il mio modo di essere?”. L’ambito giuridico non coincide solo con l’avvocatura. Ci sono funzioni che richiedono capacità di analisi normativa, strutturazione del pensiero, scrittura rigorosa, senza per forza passare dalle aule di tribunale. In questo senso, Giurisprudenza può essere letta non solo come “la strada per diventare avvocato”, ma come formazione in un certo modo di ragionare. Detto questo, la decisione non andrebbe presa come gesto impulsivo di fuga dalla frustrazione matematica. Sarebbe importante che lei facesse, se possibile, un passaggio più esplorativo. Leggere programmi di corsi giuridici, ascoltare qualche lezione aperta, parlare con studenti o giovani laureati, informarsi sul lavoro quotidiano di chi opera in quel campo.

C’è infine un elemento che merita attenzione: la solitudine che descrive, “nonostante abito con i miei”. Vivere a casa dei genitori, in questa fase di vita, può sostenere economicamente ma rischia, a volte, di congelare un certo movimento di separazione interna. Il giudizio di sua madre sul suo percorso, per esempio, potrebbe pesare più di quanto lei vorrebbe ammettere. Uno spazio psicologico potrebbe aiutarla proprio a distinguere ciò che desidera lei da ciò che teme di deludere negli altri, a nominare la sua solitudine in modo più preciso, a capire se la stanchezza verso lo studio è solo legata alle difficoltà oggettive o anche alla mancanza di un progetto sentito come realmente suo. Non mi pare, perciò, che la sua domanda sia: “posso permettermi di ricominciare a quarantun anni?”. La sua storia mostra che lei si è già “ricominciato” più volte, con lavoro, impegno, disciplina. La domanda più vera forse è: “se uso le forze che ho, le voglio usare per restare in un percorso che mi sta spegnendo, o per avvicinarmi a un campo che sento più mio, anche se richiede coraggio e tempo?”. A questa domanda nessun altro può rispondere al posto suo, ma può senz’altro essere accompagnato a non sostenerla da solo.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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9 DIC 2025

Gentile Gab,
la ringrazio per aver condiviso un momento così delicato del suo percorso personale e formativo.

I dubbi che descrive – sullo studio, sulla motivazione, sul possibile cambio di percorso e sul peso dell’età – sono molto comprensibili e frequenti nelle fasi di transizione della vita adulta. Il calo motivazionale che sta sperimentando potrebbe non essere legato soltanto alle difficoltà nelle materie matematiche, ma anche a una più ampia riflessione su cosa oggi sente davvero in sintonia con i suoi interessi, valori e obiettivi di vita.

Rispetto alla scelta tra Ingegneria Informatica e Giurisprudenza, più che chiedersi se “ne valga la pena” in termini di età o di durata, potrebbe essere utile esplorare cosa ciascun percorso rappresenta simbolicamente per lei: che tipo di futuro immagina, che competenze desidera sviluppare, che ruolo vorrebbe avere nella società e che spazio ha, in tutto questo, la soddisfazione personale. L’età anagrafica, spesso, pesa meno di quanto temiamo; ciò che conta maggiormente è la sostenibilità emotiva e motivazionale del percorso scelto.

Colpisce positivamente la consapevolezza delle sue risorse: il carattere determinato, la scelta di riprendere un’attività come il Taekwondo e la capacità di riconoscere il senso di solitudine senza ignorarlo. Questi sono segnali importanti di resilienza e di attenzione al proprio benessere.

Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a fare maggiore chiarezza, lavorando sull’orientamento personale e professionale, sul significato che attribuisce allo studio e sul vissuto di solitudine che descrive, così da prendere una decisione più coerente con ciò che è oggi e con ciò che desidera diventare.

Resto disponibile, qualora lo desiderasse, per approfondire insieme queste tematiche.
Un caro saluto.
Dott.ssa Paola Tigretti

Dott.ssa Paola Tigretti Psicologo a L'Aquila

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8 DIC 2025

Buongiorno,
è comprensibile che tu ti senta confuso: l’idea di intraprendere un percorso di studio lungo, soprattutto dopo i 40 anni, può far emergere molti dubbi e timori. Ma il tempo è un ostacolo relativo. Se dentro di te senti davvero questo desiderio e diventare avvocato, l’unica cosa da fare è iniziare, un passo alla volta, e darti l’opportunità di provarci.
Dal tuo messaggio, però, emergono alcune insicurezze che meritano attenzione. Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a fare chiarezza su ciò che desideri davvero, a capire quali sono le paure reali e quali invece nascono da convinzioni limitanti o da un momento di incertezza.
Avere uno spazio per esplorare questi aspetti può rendere la tua decisione più libera, consapevole e in linea con ciò che vuoi costruire per il tuo futuro.

Non esitare a contattarmi, possiamo parlarne e capire.

Un caro saluto,
dott. Matteo Basso Bondini

Matteo Basso Bondini Psicologo a Udine

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6 DIC 2025

Caro Gab 84, la tua domanda inerenti il percorso di studi sembra sottendere interrogativi di natura più ampia. I dubbi inerenti lo studio sembrano rimandare a dubbi esistenziali più complessi e profondi, che nascondono un disagio da investigare e da comprendere.
In questa tua richiesta hai preferito non esporti emotivamente, o forse non sei abituato a leggere i tuoi processi mentali nelle componenti emotive e motivazionali. In quello che non dici c’è la spiegazione del disagio che provi.
Ti consiglio di cercare un* psicoterapeuta attent*, paziente, sintonizzat*, con cui iniziare ad esplorare la tua interiorità, alla ricerca delle risposte che stai cercando.
Dott. Maurizio Tremaroli

Dott. Maurizio Tremaroli Psicologo a San Benedetto del Tronto

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6 DIC 2025

Buongiorno, le domande che si sta ponendo sono assolutamente comprensibili, e anzi rappresentano una risorsa importante. Il fatto di interrogarsi su dove si è e su dove si vuole andare è già un segnale di consapevolezza e di attenzione verso se stessi. Allo stesso tempo colpisce come ci siano alcuni aspetti che vorrebbe comprendere meglio, e proprio per questo potrebbe esserle utile un percorso personale.
Uno spazio di ascolto potrebbe offrirle l’occasione di chiarire più nel profondo quale strada desidera intraprendere, ma anche di comprendere meglio i cambiamenti che sta attraversando. Dalle sue parole sembra infatti emergere qualche incertezza rispetto alla direzione da prendere, e questo può generare dubbi, perplessità e forse anche un calo motivazionale.
Proprio per questo un percorso dedicato potrebbe aiutarla ad approfondire questi temi, dare un senso alle domande che si sta facendo e accompagnarla nel ritrovare una direzione più definita e sentita.

Resto a disposizione. Per qualsiasi richiesta/informazione non esiti a contattarmi.
Un cordiale saluto.

Dott. Matteo Musetti

Dott. Matteo Musetti Psicologo a Monza

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5 DIC 2025

Giurisprudenza sono cinque anni e all’età di 41 anni il fattore ta può incidere.

È necessario comprendere se lei non se la sente di continuare informatica, perché non le piace, per altra motivazione o perché non riesci ad affrontare gli esami


È importante capire il concreto, quale sia il movente concreto di questo suo dubbio e poi valutare i pro e di contro di ogni singola scelta


Premere un foglio dividerla a metà, scrivere dalla parte i pro e dall’altra e contro di singola scelta può essere d’aiuto a fare chiarezza

Mettere per iscritto i propri dubbi e le possibili scelte è un metodo che può aiutare a fare chiarezza

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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5 DIC 2025

Buonasera, la ringrazio per aver condiviso in modo sincero ed aperto la sua situazione.
E’ del tutto comprensibile che lei stia vivendo ad oggi un momento di riflessione: cambiare percorso universitario o interfacciarsi con materie complesse come quelle matematiche può generare spesso incertezza e calo di motivazione, anche in chi ha sempre avuto buone capacità. Il fatto che lei stia valutando con lucidità le sue difficoltà è già un segnale importante di presa di consapevolezza.
È alquanto positivo che lei abbia identificato ciò che la appassiona, come il diritto, e che stia considerando di intraprendere un percorso coerente con i suoi interessi. La questione dell’età è spesso, purtroppo, percepita come un limite, ma in realtà vi sono innumerevoli esempi di persone che hanno intrapreso carriere impegnative anche più avanti nella vita. Ciò che risulta maggiormente significativo è la motivazione e la chiarezza rispetto agli obiettivi che ci si pone di raggiungere: se diventare avvocato è qualcosa che sente importante, il percorso può valerne la pena, pur essendo impegnativo e lungo.
È altrettanto positivo che lei stia utilizzando risorse per prendersi cura di se stesso: la pratica del Taekwondo e l’attività fisica non solo aiutano a gestire lo stress, ma hanno anche un ruolo importante nell’incremento della fiducia nelle proprie capacità. Il fatto che lei riconosca le sue risorse interne, come il carattere forte e la determinazione, è un ottimo supporto per affrontare le sfide future.
Le consiglio di:
1. Riflettere concretamente sui tempi e gli obiettivi di un eventuale passaggio a Giurisprudenza.
2. Valutare eventuali percorsi intermedi o propedeutici (ad esempio corsi singoli di diritto, master brevi o formazione online) per testare l’interesse e la motivazione.
3. Continuare a coltivare le sue risorse personali, come l’attività fisica e gli interessi che la sostengono emotivamente.
Aggiungo che non esiste un’età “giusta” per cambiare direzione, ma è fondamentale farlo in modo consapevole e sostenibile, bilanciando passioni, obiettivi e risorse personali.
Un caro saluto
Dott.ssa Stella Campoverde

Stella Campoverde Psicologo a Roma

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5 DIC 2025

Salve Gab_84, da quello che racconti posso capire la tua volontà di andare avanti e di farcela. Non ti stai arrendendo di fronte alle difficoltà, ma stai cercando una tua strada. Questa è una cosa molto positiva. Ciò che ti frena è veramente la tua età anagrafica? Voglio farti una domanda: come ti vedi tra 5 anni se non cambi corso di studi? Riesci ad immaginare il tuo futuro da ingegnere informatico? Chiediti se sono davvero le materie matematiche a scoraggiarti oppure se non ti ritrovi nella figura dell’ingegnere informatico. A volte ci troviamo davanti a bivi cruciali della nostra esistenza, chiedendoci quale sia la strada giusta da seguire. La risposta potrebbe essere più semplice di quello che crediamo. Per trovarla dovremmo domandare a noi stessi in quale futuro vorremmo abitare. Riesci a vederti più come ingegnere o come avvocato? Non c’è una risposta giusta o sbagliata. Però, ricorda che riusciamo ad affrontare gli ostacoli più ardui se abbiamo la giusta motivazione. Questa non deriva dall’esterno, ma dal nostro interno. Cosa ti muove dentro? Per cosa ti alzeresti più volentieri al mattino? Se la risposta è “per studiare diritto”, allora hai già tracciato un percorso.
Inoltre, la decisione di iscriverti in palestra per praticare arti marziali può rivelarsi molto utile per sentire meno la solitudine e per scaricare la tensione accumulata.
Resto a tua disposizione se vuoi approfondire il tema della motivazione o per parlare del delicato periodo che stai affrontando.
Un caro saluto,
Dott.ssa Nadia D’Apa- Psicologa

Nadia D'Apa Psicologo a Limbadi

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5 DIC 2025

Gentile utente,
quello che descrivi è una forma di ri-orientamento personale, che capita spesso in età adulta quando ci si confronta con nuove esigenze come la realizzazione, l'appartenenza, il senso di identità, l'equilibrio emotivo.
Il calo di motivazione non è un fallimento, è un indicatore psicologico.
Qualcosa dentro di te sta cercando maggiore coerenza con i tuoi valori e le tue inclinazioni.
E' molto comune che, dopo un certo periodo, una facoltà inizi a mostrare i suoi limiti rispetto alla nostra natura profonda.
Non è il "non essere portato", quanto piuttosto il tipo di impegno richiesto per la facoltà di Ingegneria Informatica ad essere analitico e astratto.
Il modo in cui ne parli lascia intuire che senti il bisogno di qualcosa che ti permetta di usare le parole, ragionare in modo concreto e muoverti in un ambito che senti più "vivo".
Questo non è un segnale di fragilità, ma di autoconoscenza.

La solitudine emotiva crea un terreno fertile nel quale ogni dubbio pesa di più.
Non sei solo disorientato negli studi, sei anche in una fase in cui cerchi contatto, senso e direzioni che ti facciano sentire parte di qualcosa. La scelta di praticare Taekwondo ti ha già portato a cercare un luogo ricco di relazioni, energia e disciplina.

Il confronto con tua madre parla più delle sue paure, che delle tue.
Non c'è nulla di sbagliato nel suo consiglio, ma spesso è la giustificata preoccupazione dei genitori per i figli e per il loro futuro a parlare.
La variabile più importante non è l'età, ma la motivazione autentica che guida le tue scelte.
La tua, al momento, sembra essere in trasformazione.

Dunque la vera domanda non è: " Vale la pena cambiare?".
Ma: "Cosa ti da energia e cosa te la toglie?".
Resto a disposizione per rispondere insieme a questa domanda in uno spazio, anche online, in cui riuscire a capire davvero cosa sta cambiando in te e dove vuoi che ti conduca questa trasformazione.

Un caro saluto.
Dottoressa Martina Miranda

Martina Miranda Psicologo a Poggiomarino

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5 DIC 2025

Buongiorno Gab,
Da quanto scritto emerge un desiderio di cambiamento che necessita della conoscenza di alcuni aspetti della sua vita che non trovo nella sua richiesta. Mi riferisco al fatto che non vedo cenno a quella che è la sua attività lavorativa .
Scrive che sua madre le ha dato un consiglio , al momento vive in famiglia ?
L’orientamento scolastico e professionale richiede la conoscenza di molti aspetti della vita di chi si affida ad un orientatore.
Per tale motivo , avendo anche la qualifica di orientatore,non mi sento di darle un consiglio specifico se non quello di rivolgersi ad un professionista che la possa aiutare a fare chiarezza sulle sue attitudini, su i suoi desideri per approdare ad una scelta che sia il più gratificante possibile
Rimango a disposizione nel caso volesse contattarmi
Dott. ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Saronno

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5 DIC 2025

Buongiorno, descrive una situazione complessa in cui diversi sono gli aspetti da valutare. L' obiettivo non è trovare la strada giusta ma quella che più la rappresenta. Dei colloqui più approfonditi potrebbero aiutarla a trovarla

Dott.ssa Francesca Pierini Psicologo a Civitanova Marche

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5 DIC 2025

Gentile Gab, grazie per aver condiviso la sua esperienza qui.
Al giorno di oggi il mondo del lavoro è molto diverso da quello di una volta quindi l'età a volte è relativa. Alcuni preferiscono assumere persone più mature, dipende da vari contesti e situazioni.
Nessuno può dirle cosa deve fare, la scelta deve partire da lei.
Quello che le posso dire è questo. Ingegneria è un percorso molto logico e razionale mentre invece giurisprudenza richiede molta memorizzazione. Per cosa si sente più portato? Per memorizzare molte nozioni, leggi, eccetera o per il ragionamento?
Se le sue difficoltà vertono principalmente sulle materie matematiche può fare delle ore di ripetizione per colmare alcune lacune. Forse questo basterebbe a farle superare lo scoglio?
Faccia queste valutazioni oltre al fatto di che lavoro le piacerebbe fare di più a studi terminati.
Le faccio i migliori auguri e resto a disposizione.

Dott.ssa Mazzilli Marilena

Dott.ssa Mazzilli Marilena Psicologo a Canelli

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5 DIC 2025

Capisco molto bene la sensazione di essere “a un bivio”, soprattutto quando a 41 anni ci si ritrova con meno certezze di quelle che si pensava di avere. Non è mai facile guardare dentro di sé e chiedersi: “sto andando davvero nella direzione giusta?”. Eppure è proprio questo che stai facendo e questo è già un segno di grande forza, non debolezza.

Prima di tutto: l’età. È vero che diventare avvocato richiede tempo, ma i numeri non raccontano tutto. A 41 anni hai già una maturità, un’esperienza e una capacità di gestire responsabilità che molti ragazzi di vent’anni non hanno. Inoltre, oggi il diritto non porta soltanto alla carriera “classica” da avvocato. Ci sono possibilità in aziende, nel settore pubblico, nella consulenza, nelle risorse umane, nella compliance, nel mondo assicurativo, bancario e così via. Se ti piace il diritto, non stai scegliendo una strada impraticabile: stai scegliendo una strada diversa, che richiede impegno, ma che può darti soddisfazione se senti che ti rispecchia.
Il punto però non è solo “dove si arriva”, ma anche “come ci si sente mentre ci si arriva”. Ed è qui che entrano in gioco due aspetti importanti: la motivazione e la solitudine.

1) Per quanto riguarda la motivazione nello studio, è possibile che non sia questione di essere o meno “portato” per la matematica, ma piuttosto di essere stanco, poco coinvolto o di vivere un percorso che non senti più tuo. Quando una facoltà non ci rispecchia, anche concetti semplici sembrano montagne; quando la facoltà ci piace, dignità e fatica diventano più accettabili. Il fatto che il diritto ti sia sempre piaciuto è un segnale da non ignorare.

2) La solitudine che descrivi, anche vivendo con i tuoi, è qualcosa che capita spesso quando ci si sente sospesi o incerti nel proprio percorso. La palestra di Taekwondo è un ottimo modo per non lasciarti solo dentro questi pensieri: il corpo aiuta la mente più di quanto si creda. E il fatto che tu riconosca in te un carattere forte è un punto di appoggio enorme.

Forse la domanda più utile non è: “vale la pena iniziare Giurisprudenza a 41 anni?”, ma: “voglio davvero passare i prossimi anni a fare qualcosa che non mi convince più?”. Se l’idea di rimanere in ingegneria ti pesa, mentre l’idea di studiare diritto ti accende anche un po’, può essere un’indicazione.
Puoi provare a fare un piccolo esperimento: immaginati fra tre anni. Non un futuro ideale, solo realistico. Ti senti più in pace vedendoti continuare ingegneria oppure vedendoti impegnato a studiare diritto? Non come immagine “di successo”, ma come sensazione interna.
Qualunque sia la risposta, ricorda che non sei in ritardo su nulla. Stai semplicemente scegliendo con maggiore consapevolezza. E questa è una competenza preziosissima, che non tutti hanno.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Trieste

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5 DIC 2025

Questa fase che stai attraversando merita attenzione e ascolto, e non c’è nulla di strano in ciò che provi. Quando si mette in discussione un percorso universitario, soprattutto dopo aver già investito tempo ed energie, è normale sentirsi disorientati, perdere motivazione o chiedersi quale direzione prendere.

Il fatto che tu stia valutando seriamente cosa sia meglio per te indica maturità, non confusione. La matematica può essere un ostacolo tecnico, non un giudizio sul tuo valore; e l’interesse per il diritto non va minimizzato solo perché richiede tempo. A 41 anni non è “troppo tardi” per costruire una strada nuova: ciò che conta è che sia una strada che senti tua e sostenibile nel lungo periodo.

Allo stesso tempo, la sensazione di solitudine e il bisogno di coltivare benessere emotivo sono aspetti importanti: il Taekwondo, ad esempio, è già un passo prezioso perché unisce disciplina, corpo e mente, e può aiutarti a ritrovare equilibrio mentre valuti le tue scelte.

Potrebbe esserti utile fermarti a distinguere due livelli:
– cosa davvero ti interessa e ti motiva sul piano professionale,
– e quali parti di te, oggi, hanno bisogno di sostegno o di maggiore stabilità emotiva.

Un confronto con un professionista dell’orientamento o uno psicologo potrebbe aiutarti a chiarire questi punti e a prendere una decisione senza il peso del giudizio o della fretta.

Se vorrai uno spazio in cui esplorare meglio questa scelta e comprendere cosa sia davvero giusto per te, ricevo anche online.
Sono qui.

Un saluto sincero,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
Ricevo anche online

Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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5 DIC 2025

Buongiorno …
Comprendo esattamente le sue perplessità in merito alla situazione ma la invito ad osservare alcuni punti .
Il percorso universitario è senza dubbio un percorso lungo e impegnativo che peró, fortunatamente non impone limiti di etá.
Si ricordi sempre che il timone della sua vita ce lo ha lei e nessun altro.
È indubbio che sua mamma le dia dei giudizi ma comprenderà che ha l’età adatta per poter decidere autonomamente e senza l’approvazione del genitore.
È stato lei il primo a dire che l’etá non la spaventa nell’intraprendere un percorso del genere e dunque…. Perchè non ha già avviato le pratiche per l’iscrizione?

Altresì puó essere un ottimo motivo per ritrovare delle motivazioni perdute e creare legami significativi perchè la solitudine c’è, nonostante viva con i suoi genitori, perchè non ha una solida rete di amicizie che potrebbe certamente formare nel percorso universitario, con interessi comuni e età simili
Lei ha detto che ha un carattere forte , e sicuramente non avrá problemi ad intraprendere un percorso del genere … la mia domanda è …. . Cosa sta aspettando??

Buona giornata

Dott.ssa Carola Lupicuti Psicologo a Colleferro

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5 DIC 2025

Gentilissimo,
la prima cosa che colgo dal suo messaggio è il peso della pressione che sta vivendo, unito al dubbio di aver dedicato anni a un percorso che oggi non sente più “suo”. È una sensazione più comune di quanto pensi, soprattutto quando ci si confronta con materie che non rispecchiano davvero le proprie inclinazioni.

Il fatto che stia riflettendo seriamente su un cambio di indirizzo non è un segnale di debolezza, ma di consapevolezza: sta ascoltando ciò che sente e ciò che la motiva. La matematica, per chi non ha una particolare predisposizione, può diventare un ostacolo costante e logorante; ed è comprensibile che questo abbia inciso sulla motivazione.

Per quanto riguarda Giurisprudenza, l’età non è affatto un limite reale. A 41 anni si ha una maturità che spesso permette di affrontare lo studio con più metodo, più chiarezza sugli obiettivi e meno dispersione. La questione vera non è “sono troppo grande?”, ma “questo percorso parla davvero a ciò che desidero?”.
Se il diritto l’ha sempre affascinata, vale la pena ascoltare questo richiamo.

Capisco anche il tema della solitudine che cita: quando ci si sente un po’ isolati, è normale che le decisioni importanti pesino di più. Mi fa piacere leggere che il Taekwondo le stia dando sostegno: avere uno spazio in cui sentirsi competenti, forti e presenti nel corpo aiuta anche a ritrovare direzione nella vita.

Il mio suggerimento è di considerare questo momento come una fase di ridefinizione, non come un fallimento. E, se può esserle utile, valutare un breve percorso di orientamento per fare chiarezza sulle sue motivazioni, sulle sue risorse e sulle reali aspettative verso un eventuale cambio di studi.

Non c’è un’età sbagliata per rimettersi in cammino, soprattutto quando il cammino è più vicino a ciò che si è.
Un caro saluto, disponibile anche online.
Dott. Gabriele Allegra

Dott. Gabriele Allegra Psicologo a Messina

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5 DIC 2025

Capisco quanto possa farti sentire smarrito questa scelta perché quando ci si accorge che qualcosa non scorre più come prima nasce una specie di frattura dentro che confonde e allo stesso tempo spinge a cercare una direzione nuova. L’età spesso viene usata come misura di ciò che è possibile ma nella realtà la motivazione autentica non segue il calendario e se il diritto ti ha sempre attratto forse sta emergendo un bisogno più vero che merita spazio. Succede che quando ci si sente un po soli ogni decisione diventa più pesante e il fatto che tu abbia cercato nel Taekwondo un modo per stare meglio dice molto della tua capacità di reagire anche se magari adesso ti sembra di arrancare un pò. Esplorare con calma ciò che senti verso questi percorsi potrebbe alleggerre la pressione e potresti anche valutare un aiuto professionale che ti accompagni a mettere ordine tra tutte queste emozioni così da non portare questo peso da solo
Ti invio un grande abbraccio;

Dott. Nicola Salvadori

Dott. Nicola Salvadori Psicologo a Firenze

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5 DIC 2025

Buongiorno Gab_84,

grazie per averci scritto su questo portale.
Lei ha del carattere, è una persona che si sa mettere in discussione e vuole progettare, ha del coraggio.
La difficoltà forse sta nel proseguire nonostante le avversità che normalmente si possono riscontrare in facoltà come ingegneria ma questo non vuol dire non essere capaci.
Potremmo valutare insieme la sua storia di vita, le credenze che si è costruito e le hanno impedito di progredire verso la strada che vorrebbe.
Resto disponibile.

Cordiali saluti

Dottoressa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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5 DIC 2025

Provo a risponderti guardando non solo cosa stai vivendo, ma da dove arriva, e quali parti di te stanno parlando in questo momento.
In quello che scrivi emergono tre aspetti importanti. Da una parte emerge una parte di te che vuole scegliere la propria stradaT e per fare ciò ti stai ponendo domande razionali: “Mi piace il diritto?”, “Qual è il percorso che mi motiva davvero?”, “Come posso costruire una vita che sento mia?”. Questa è la tua parte più solida, quella che prova a orientarsi tra realtà, desideri e possibilità.
Poi, emerge una voce interna critica e svalutante. La frase: “mia madre dice che è troppo lungo alla mia età…” suona come qualcosa che si è attivato dentro di te, non solo come un’opinione esterna. È come questa parte critica ti stesse dicendo: “È tardi, non ce la farai, forse non sei abbastanza.” Questa voce non parla della tua reale capacità, ma di vecchi messaggi interiorizzati.
E infine, emerge una parte che si sente sola e che ha bisogno di riconoscimento. La solitudine che descrivi, nonostante vivi con i tuoi, può essere una voce di questa parte emotiva sta dicendo: “Sto cercando uno spazio tutto mio. Vorrei sentirmi capace, competente, accompagnato.” Il taekwondo credo sia una disciplina molto utile a dar voce e a far emergere questa parte libera ed emotiva, aiuta ad attivarla attraverso il movimento, lo sfogo, la disciplina, il miglioramento.
La scelta matura nasce quando questa 3 parti collaborano. Alcune domande utili per orientarti possono essere: Da quale parte di me arriva la voglia di cambiare facoltà? Sto facendo questa scelta per allontanarmi da qualcosa o per avvicinarmi a qualcosa? Quale decisione mi fa sentire più “intero” e meno in lotta con me stesso?
Una riflessione importante sull’età. La frase “è troppo tardi” appartiene quasi sempre alla parte critica e normativa interiorizzata, non alla realtà. A 41 anni: hai più consapevolezza, più stabilità, più capacità di disciplina e soprattutto più chiarezza su ciò che vuoi davvero
Non stai correndo una gara. Stai costruendo la tua vita.
E soprattutto stai già attivandoti: hai cercato un’attività (il taekwondo) che ti sostiene, hai consapevolezza delle tue difficoltà, hai un carattere forte che ti fa andare avanti, hai ancora desideri e curiosità: questo è un segnale di vitalità.
Se ti va, posso aiutarti in questo percorso decisionale, a fare un po' di chiarezza dentro di te, capire quale parte di te prende il sopravvento nelle decisioni, distinguere la tua parte adulta e razionale dalla tua parte critica, fare chiarezza su cosa desideri davvero e valutare pro e contro del cambio facoltà. Coraggio!

Dott.ssa Chiara Sberna Psicologo a Milano

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5 DIC 2025

Buongiorno,
dal modo in cui racconta la sua situazione emerge una persona che, nonostante le difficoltà, continua a interrogarsi, a mettersi in discussione e a cercare una direzione che abbia senso per sé. Questo è già un segnale di grande forza e lucidità, molto più importante dell’età anagrafica o delle aspettative degli altri.

Lei si trova in un punto di passaggio, in cui una parte sente affaticamento, solitudine e calo di motivazione, mentre un’altra continua a muoversi, a iscriversi a un corso di arti marziali, a cercare attività che la facciano stare meglio. È un equilibrio delicato, ma tutt’altro che passivo.
Per quanto riguarda l’università, quello che descrive accade spesso: dopo alcuni anni di studio, soprattutto in facoltà molto tecniche, può capitare di scoprire che alcune materie non rispecchiano le proprie inclinazioni o non offrono più stimoli. Non è un fallimento; è un momento di ridefinizione. Il fatto che il diritto Le piaccia da sempre non è un dettaglio marginale: quando una persona attraversa un percorso che non sente più “suo”, il corpo e la mente lo mostrano con calo di interesse, fatica, perdita di entusiasmo.

Allo stesso tempo, il timore legato alla lunghezza del percorso in Giurisprudenza è legittimo. Ma l’età, da sola, non determina la riuscita o meno di un progetto. Arrivare a una laurea a 41 o a 45 anni può avere un valore enorme, soprattutto se rappresenta una scelta sentita e motivante. La domanda che può aiutarla non è “sono troppo grande?”, ma “questa strada mi fa sentire più vicino a chi voglio diventare?”.

Un percorso universitario funziona quando è in linea con i propri interessi reali, non solo con ciò che “dovrebbe” essere giusto. E a 41 anni la maturità, l’esperienza, il senso pratico e la capacità di organizzarsi spesso rendono il cammino più consapevole rispetto a quando si ha vent'anni.
La solitudine che menziona, nonostante la convivenza con i genitori, suggerisce un bisogno di relazioni significative più che di semplice presenza fisica. L’aver scelto il Taekwondo è un segnale positivo: oltre al beneficio fisico, apre spazi sociali, routine, appartenenza. In questo momento sembra essere una delle ancore che la aiutano a mantenere un equilibrio, insieme alla Sua capacità di “andare avanti” nonostante tutto.

Forse il punto da cui partire è dare spazio alle Sue necessità, non alle paure altrui. Se pensa che il diritto possa offrirle una direzione più vicina ai suoi interessi, valuti la possibilità di informarsi concretamente sul percorso, tempi, eventuali convalide, possibilità professionali, e ascolti come si sente immaginandosi dentro quella strada. A volte la motivazione si riaccende quando ci si concede il permesso di cambiare.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Grazia Melchiorre - Psicologa clinica

Dott.ssa Grazia Melchiorre Psicologo a Pescara

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5 DIC 2025

Buongiorno,
Nel momento in cui si chiede se “ne valga la pena”, sembra che la questione non riguardi solo la scelta tra due facoltà, ma il modo in cui immagina il Suo futuro e il ruolo che desidera occupare. Prima di valutare se Giurisprudenza sia “troppo lunga”, potrebbe essere utile chiedersi che cosa cerca davvero attraverso questo cambiamento: un percorso più adatto alle Sue capacità? Una direzione che sente più affine ai Suoi valori? Oppure la possibilità di sentirsi maggiormente riconosciuto, anche in famiglia?
Il giudizio di Sua madre entra in scena con forza: come mai per Lei è così rilevante questa opinione? In che modo condiziona il Suo modo di valutare sé stesso? In una prospettiva sistemico-relazionale, il tema degli studi spesso si intreccia con le aspettative familiari e con la posizione che si occupa nel proprio sistema di appartenenza.
La solitudine che descrive, nonostante la convivenza, apre un’altra domanda: quale tipo di relazione o sostegno Le manca in questo momento? Il Taekwondo sembra offrirLe un senso di direzione e di struttura; potrebbe chiedersi che cosa, di quella disciplina, Le restituisce energia che invece nello studio fatica a ritrovare.
Forse il nodo non è capire se “sia portato” o se “sia tardi”, ma cosa sta cercando di costruire come uomo di 41 anni che ridisegna la propria traiettoria. A chi vorrebbe assomigliare? Quale versione di sé sente più autentica?
Se lo desidera, possiamo esplorare insieme questi punti per aiutarla a prendere una decisione che non sia solo funzionale, ma anche coerente con ciò che sta diventando.
Resto a disposizione, Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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5 DIC 2025

Gentile Gab_84,
innanzitutto desidero dirle che arrivare a 39 anni e scegliere di iniziare un percorso universitario così impegnativo è un atto di grande coraggio e di visione. Non è affatto scontato rimettersi in gioco, e questo merita davvero un riconoscimento sincero. Nonostante ora stia attraversando una battuta d’arresto, è assolutamente comprensibile: le materie STEM richiedono un notevole impegno, e incontrare difficoltà non significa “non essere portati”, ma trovarsi davanti a contenuti che, in alcuni momenti della vita, possono risultare più pesanti da sostenere.
Rispetto alla matematica, prima di pensare di abbandonare tutto il percorso costruito finora, potrebbe essere utile valutare un supporto più mirato: qualche ripetizione, una tutorìa universitaria o un metodo di studio più personalizzato potrebbero darle modo di recuperare sicurezza e comprendere se il problema sia la disciplina in sé o il periodo che sta vivendo.
È altrettanto legittimo interrogarsi su un eventuale passaggio a Giurisprudenza, soprattutto se il diritto le è sempre piaciuto. È una strada sicuramente interessante, ma richiede tempo: realisticamente non meno di sei anni tra studi e tirocinio. Prima di una scelta così importante, può essere utile valutare l’investimento di energie, prospettive, motivazioni e obiettivi personali (uno studio che sarà molto mnemonico e anche qui faticoso).
Mi colpisce anche che accenni alla solitudine dicendo di sentire un certo vuoto relazionale. È un aspetto più comune di quanto si pensi in fasi di cambiamento, e credo che il Taekwondo sia una risorsa preziosa che si è già dato (un contesto fisico, sociale, e gratificante che la aiuta ad alleggerire il carico emotivo). Significa che ha già attivato strategie sane per stare meglio, e questo è un ottimo segnale di forza e capacità di resilienza.
Per orientarsi con maggiore chiarezza, potrebbe essere utile un piccolo percorso di supporto psicologico, uno spazio dove mettere ordine tra le sue esigenze, le aspettative, le pressioni familiari e ciò che davvero desidera per sé. In questo modo si cercherebbe di fare chiarezza tra la decisione di proseguire con Ingegneria Informatica rafforzando le basi, o se intraprendere consapevolmente un nuovo percorso.
Nel mio lavoro mi occupo anche di questi aspetti accademici: ritrovare motivazione, riorganizzare il metodo di studio, comprendere la direzione più adatta ai suoi obiettivi; valutazione di strategie e strumenti che utilizza. Sono disponibile anche online.
Altre riflessioni sono rimaste sullo sfondo,
per esempio: oltre all’università, c’è anche un impegno lavorativo? E come vivono i suoi genitori il fatto che lei stia attraversando questo momento di incertezza?

Resto a disposizione.
Un caro saluto.

Dott.ssa Sara Antoniolli Psicologo a Treviso

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