2 DIC 2025
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Ciao Sofia, quello che stai vivendo è davvero tanto, e non c’è nulla di “sbagliato” in quello che senti. Provo a risponderti mettendo al centro le tue emozioni, i tuoi bisogni e le dinamiche interne che in questo momento ti stanno mettendo a dura prova.
Partiamo da te, non dal problema. In quello che racconti emergono diverse parti di te molto attive. Da una parte c'è quella parte di te spaventata, è la parte che si sente sola, senza soldi, senza garanzie e con il peso addosso di “non farcela”. È la stessa parte che si sente in colpa verso tua madre e che vive la dipendenza economica come una colpa, non come un aiuto temporaneo. Poi c'è la parte adulta, quella che sta facendo un tirocinio importante, portando avanti un percorso di studi impegnativo e cercando attivamente lavoro. Lei c’è, ma è soffocata dall’ansia e dal senso di fallimento anticipato. E poi emerge quella parte critica interiorizzata, quella vocina che ti dice che dovresti già farcela da sola, che sei in ritardo, che sei un peso.
Ma se esaminassimo cosa stai attualmente facendo, non è “fallimento”, ma transizione.
Stai facendo contemporaneamente: ultimo anno di giurisprudenza (un percorso tosto), tirocinio curriculare, convivenza nuova, ricerca di lavoro, distacco da una famiglia vissuta come pesante. È oggettivamente tanto. Non è un tuo limite: è una condizione sovraccarica.
Rispetto al lavoro, purtroppo, come già saprai, trovare un impiego mentre si fa un tirocinio full time e si studia è difficile. Questo non significa che non ci riuscirai: significa che sei in una fase strutturalmente precaria, tipica del passaggio università–lavoro.
E il fatto che ti abbiano presa in giro al colloquio parla di loro, non di te. Hai incontrato persone poco professionali, non hai “sbagliato” tu.
Rispetto al senso di colpa verso tua madre, spesso nasce da alcuni messaggi che abbiamo appreso e interiorizzato come: “devo farcela da sola”, “non devo pesare”, “non devo chiedere”. Ma nella vita adulta, chiedere aiuto non significa regressione. Significa costruire qualcosa. Tua madre non ti sta mantenendo per capriccio: ti sta aiutando a completare un percorso che ti darà autonomia reale. E credo sia diverso dal dipendere perché non fai nulla. Tu stai facendo tanto, forse troppo.
Quello che ti sta facendo soffrire davvero non credo sia solo la mancanza di soldi, ma forse è la sensazione di: essere indietro, non avere il controllo, non poter prevedere il futuro, “dover dimostrare” di valere. Questo genera quel “loop” che descrivi: ansia → senso di impotenza → calo di energie → ancora più ansia.
Credo possa essere importante in questo momento per te riconoscere che questa è una fase temporanea. Il tirocinio ha una fine, gli esami hanno una fine. La precarietà non è identità: è condizione.
Se può esserti di aiuto prova a dare spazio alla tua parte Adulta, magari a mettere nero su bianco budget mensile, spese reali, eventuali piccoli lavori compatibili (ripetizioni, baby-sitting, trascrizioni, segreteria legale part-time). Ma soprattutto credo sia importante anche parlarne con il tuo fidanzato. La convivenza non deve diventare un altro peso. È importante che tu non affronti tutto da sola.
E soprattutto, non soffocare quella parte spaventata di te con la parte critica normativa. Credo abbia bisogno di rassicurazione, non rimproveri.
Se puoi, affianca un supporto psicologico. Ti aiuterebbe a gestire ansia, senso di colpa e aspettative interiorizzate.
Non sei in ritardo. Sei in costruzione. La disperazione che senti è quella di chi sta cercando di fare la donna adulta mentre ancora non le sono stati dati gli strumenti per farlo in autonomia.
Se vuoi, possiamo esplorare insieme questi aspetti, come gestire l’ansia che senti ogni giorno, come alleggerire il senso di colpa, come organizzarti senza farti travolgere e come prenderti cura della tua parte più fragile.
Un caro saluto