sono disperata a livello lavorativo

Inviata da znsjsksn · 1 dic 2025 Orientamento professionale

Buongiorno a tutti, sono Sofia, ho 25 anni e sono all'ultimo anno di università (giurisprudenza). Da poco ho sentito la necessità di spostarmi in casa con il mio fidanzato perché non sopportavo il clima familiare che avevo. Mi mancano 9 esami alla fine, sto anche facendo un tirocinio curriculare da un buon avvocato. Il fatto è che non ho una lira, ho fatto il colloquio per una figura amministrativa cioè da segretaria e mi hanno addirittura preso in giro perché studio all'università. Sono andata al centro dell'impiego ma nulla, cerco sempre lavoro ma non mi chiamano, finirò il tirocinio (non pagato) a marzo, tuttavia non ho nulla da parte, mia madre mi dà i soldi per cibo e affitto e mi sento tremendamente in colpa per questo. Ero convinta di riuscire a trovare anche un lavoretto in grado di avere una entrata di 400 euro. Sono disperata. Sto entrando nel loop di disperazione e depressione nonostante io debba giornalmente andare a tirocinio e studiare

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Miglior risposta 2 DIC 2025

Sofia, capisco molto bene il punto in cui ti trovi: sei in una fase di transizione importante, stai cercando di costruire la tua autonomia, ma al momento ti ritrovi “a metà”, senza ancora un reddito e con un carico enorme sulle spalle. Quello che provi — senso di colpa, paura di non farcela, vergogna per la dipendenza economica, preoccupazione per il futuro — non è un fallimento, è la reazione normale di una persona che sta facendo il massimo in un momento molto difficile.

È importante distinguere due cose:
1. Tu non stai “non facendo abbastanza”.
Studi giurisprudenza (un percorso impegnativo), sei in tirocinio presso un buon avvocato e cerchi lavoro attivamente. Questo È impegno. Il fatto che non arrivino risposte o che qualcuno ti abbia presa in giro non dice nulla sul tuo valore o sulla tua capacità. Il mercato del lavoro, soprattutto per chi è ancora all’università, è duro e spesso incoerente.

2. La dipendenza economica temporanea non è una colpa.
È una fase, non una condanna. Non stai approfittando di tua madre: stai cercando di costruirti un futuro e lei sta facendo ciò che molti genitori fanno quando il figlio è in un momento di passaggio. Non significa che sarà così per sempre.

Provo a lasciarti qualche punto pratico che può aiutarti a rifiatare un attimo:

– Chiarisci con te stessa che il tuo obiettivo principale è laurearti. È il passo che ti permetterà davvero di cambiare vita e reddito a medio termine. Non stai “perdendo tempo”: stai investendo.
– Valuta lavori brevi e flessibili, anche non in linea con gli studi: baby-sitting, ripetizioni, front-office part-time, consegne serali, receptionist nei weekend. Sono lavori che spesso non richiedono CV “perfetti” e possono darti quel margine di 300–400€ che cerchi.
– Non vivere il tirocinio come uno spreco. È rete, esperienza, curriculum. È esattamente ciò che oggi può portarti opportunità domani.
– Parla con tua madre in modo trasparente. Non per giustificarti, ma per condividere la tua fatica. A volte il senso di colpa si alimenta proprio dal silenzio.
– Se senti che il loop di ansia e disperazione cresce, parlarne con un professionista può aiutarti a rimettere ordine dentro prima che lo sconforto ti tolga energia.

Una cosa, più di tutto, vorrei che ti restasse:
Non stai fallendo. Sei nel mezzo di un percorso e lo stai affrontando con più forza di quanto pensi.

Un saluto sincero,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
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Dott.ssa Valeria Di Stasi Psicologo a Bari

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IERI, 5 DIC 2025

Gentile,
mi dispiace molto leggere quanto peso stia portando sulle spalle in questo momento. Tra università, tirocinio, difficoltà economiche e un recente cambiamento abitativo, è comprensibile che si senta sopraffatta: sta affrontando davvero tanto, tutta insieme.

La frustrazione per la ricerca di lavoro e il senso di colpa verso sua madre non significano debolezza, ma solo che si trova in un periodo molto faticoso, in cui è facile sentirsi senza vie d’uscita.
Il suo impegno – nello studio, nel tirocinio e nel provare comunque a costruire autonomia – racconta invece una grande forza.

In momenti così è importante concedersi gentilezza e chiedere sostegno, anche professionale, per non affrontare tutto da sola. Non è fallimento: è cura.

Le auguro di ritrovare presto un po’ di respiro e di vedere che questo periodo, per quanto duro, non definisce il suo valore né il suo futuro.

Dott.ssa Mara Diana Psicologo a Aversa

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IERI, 5 DIC 2025

Cara, buonasera, capisco molto bene quanto il momento che sta vivendo possa essere difficile. Si trova ad affrontare e gestire contemporaneamente un percorso universitario impegnativo, un tirocinio non retribuito, il recente trasferimento da casa della sua famiglia e la ricerca costante di un lavoro che le permetta di mantenere una certa autonomia. È una quantità di pressioni davvero elevata per chiunque, e la sensazione di non farcela o di “entrare in un loop” è comprensibile alla luce di tutto questo.
Il senso di colpa che descrive rispetto al sostegno economico di sua madre è un’emozione molto diffusa in situazioni simili, ma non è un indicatore di fallimento personale. Le circostanze in cui si trova: l’assenza di retribuzione del tirocinio, il mercato del lavoro complesso, la difficoltà di trovare impieghi flessibili mentre si studia, non dipendono dalla sua volontà o dalle sue capacità. Sta facendo il massimo possibile con le risorse che ha a disposizione in questo momento.
Anche il modo in cui è stata trattata durante il colloquio che menziona è comprensibilmente doloroso: sentirsi presi in giro mentre si cerca un’opportunità lavorativa può minare profondamente la fiducia in sé. La sua reazione non è solo comprensibile, è umana.
Vorrei sottolineare che la sensazione di “disperazione” non significa che non ci siano vie di uscita, ma che in questo momento il suo sistema emotivo è in sovraccarico: sta tenendo insieme studio, tirocinio, indipendenza abitativa, responsabilità economiche e aspettative personali. È molto più di quanto spesso riconosciamo a noi stessi.
Un primo passo utile potrebbe essere quello di non affrontare tutto da sola: parlare di questa fatica con un professionista può aiutarla a gestire sia il carico emotivo, sia a riorientare gradualmente il suo percorso in modo più sostenibile.
Parallelamente, potrebbe essere utile valutare lavori part-time o forme di collaborazione che non richiedano una presenza fissa o eccessivamente impegnativa, così da non sovraccaricare il già delicato equilibrio tra studio e tirocinio. Esistono anche servizi universitari che offrono supporto nella ricerca di impieghi compatibili con il percorso accademico.
Lei non sta fallendo. Sta attraversando un periodo di transizione complesso, in cui è normale sentirsi smarriti e spaventati. La sensazione di non vedere vie d’uscita è un effetto della stanchezza emotiva, non una realtà definitiva.
Ciò che sta facendo: continuare a studiare, presentarsi al tirocinio, cercare lavoro, provare a costruirsi una vita autonoma, è molto più di quanto oggi riesca a percepire. Con un supporto adeguato, questo momento può trovare un suo equilibrio e diventare più gestibile.
Un caro saluto
Dott.ssa Stella Campoverde

Stella Campoverde Psicologo a Roma

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3 DIC 2025

Gentile Sofia
Quello che sta vivendo non è un fallimento personale, ma l’incrocio molto pesante tra tre fattori: un clima familiare difficile che l’ha costretta a cercare autonomia prima del previsto, un mercato del lavoro che penalizza chi studia e chi non ha ancora esperienza retribuita, e una responsabilità economica che oggi ricade quasi interamente su di lei. In questo intreccio è normale sentirsi schiacciata, in colpa, spaventata. Non c’è nulla di sbagliato in lei: è una situazione oggettivamente faticosa.
Il fatto che si stia laureando in giurisprudenza, stia portando avanti un tirocinio serio, abbia già cercato lavoro e fatto colloqui dimostra un livello di impegno molto alto. Il problema non è la sua volontà, ma il contesto. E proprio per questo non ha senso colpevolizzarsi se oggi sua madre la sta aiutando: non è un mantenimento immaturo, è un sostegno transitorio che le permette di completare un percorso che altrimenti dovrebbe interrompere. In molti casi, le tappe di studio che richiedono tanto tempo – come giurisprudenza – implicano periodi in cui è normale non riuscire a sostenersi completamente da soli. Il suo valore non cambia per questo.
Il lavoro da segretaria che non l’ha presa non dice nulla sulle sue capacità: spesso chi seleziona quel tipo di figura preferisce persone che non studiano, perché temono che l’università porti via tempo. Non è un giudizio su di lei, è una logica aziendale che non guarda la persona, solo la disponibilità ora per ora. In altre parole: non l’hanno rifiutata perché non era capace, ma perché la sua vita non rientrava nel modello che cercavano.
In questo momento la cosa più importante è non trasformare una difficoltà temporanea in una definizione di sé. Lei non è “disperata perché incapace”, è affaticata perché reggendo studio, tirocinio e responsabilità economiche si trova a fare il lavoro di tre persone. E nessuno regge senza sentire il peso.
Possiamo ragionare insieme su due aspetti. Da un lato come reggere emotivamente questo periodo senza farla scivolare nella sensazione di fallimento personale. Dall’altro come strutturare una ricerca di lavoro più mirata che tenga conto del fatto che studia e che le servono entrate realistiche, senza dover rinunciare al percorso. Può dirmi quali orari avrebbe disponibili e in quale città si trova, così posso aiutarla a orientarsi tra le possibilità più concrete per una studentessa nella sua situazione.

Un caro saluto,
Dott. Luigi Sicignano – Psicologo

Dott. Luigi Sicignano Psicologo a Pistoia

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3 DIC 2025

Buonasera Sofia, ciò che prova è comprensibile e il protrarsi della situazione la porta come dice a sentire un senso di colpa nei confronti di sua madre che la sostiene economicamente. La invito a concentrarsi sul percorso di studi che ha scelto e che la porta sicuramente ad affrontare tirocinio e ore di studio necessari per il suo futuro professionale. Questo ad oggi è il suo reale obiettivo a lungo termine.

Dall'altra parte però può cercare di fermarsi a riflettere su quanto tempo può investire effettivamente nelle ore di lavoro e sulle attuali sue competenze per cercare miratamente attività che possano essere in linea con le sue attitudini e capacità per effettuare una ricerca più precisa e specifica e non disperdere ogni energia per cercare qualsiasi lavoro senza efficacia. Questo le permetterà di dedicare un tempo preciso e mirato alla sua ricerca contestualizzandolo e le lascerà spazio per il resto che già sta facendo e che è importante ed impegnativo facendola sentire meglio e non rendendolo un pensiero fisso durante la giornata. I risultati arriveranno.

Un caro saluto
Dott.ssa Valentina Cifani

Dott.ssa Valentina Cifani Psicologo a Firenze

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3 DIC 2025

Gentile Sofia,
la sua situazione trasmette con molta chiarezza quanto si senta sotto pressione in questo momento della sua vita. Sta portando avanti un percorso universitario impegnativo, un tirocinio che richiede presenza e responsabilità e allo stesso tempo sta cercando di costruirsi una stabilità abitativa ed economica lontano da un ambiente familiare che non le offriva serenità. È comprensibile che tutto questo insieme di cambiamenti e di richieste produca stanchezza, frustrazione e quel senso di disperazione che descrive.

Non c’è nulla di sbagliato nel fatto che la ricerca di un lavoro part-time non abbia ancora portato risultati. Il mercato del lavoro, soprattutto per chi studia, è spesso lento a rispondere e non sempre valorizza il percorso universitario, come purtroppo ha visto con quell’esperienza poco rispettosa al colloquio. La mancanza di risposte non è un giudizio sulle sue capacità, ma una difficoltà diffusa e contingente. Molti studenti e giovani laureandi vivono una fase simile, e il fatto che lei stia comunque cercando, presentandosi, coltivando contatti e portando avanti il tirocinio dimostra un impegno notevole, anche se al momento non produce l’effetto che desidera.

È naturale che dipendere economicamente da sua madre la faccia sentire in colpa, ma il sostegno che sta ricevendo non deve essere interpretato come un fallimento. È un aiuto temporaneo, che le permette di completare un percorso che ha un valore significativo per il suo futuro. Se sta portando avanti un tirocinio curriculare di qualità, è molto probabile che le competenze che sta costruendo oggi si traducano in opportunità più concrete una volta conclusi gli esami più importanti. Il fatto di essere all’ultimo anno di giurisprudenza, con un’esperienza già avviata in uno studio, la colloca in una posizione di potenziale crescita che oggi forse non riesce a percepire per via della stanchezza emotiva.

Il senso di depressione che racconta non va ignorato. Non nasce dal “non farcela”, ma dal peso simultaneo di responsabilità, incertezze economiche e aspettative altissime verso se stessa. In questi casi è importante prendersi cura del proprio stato emotivo con la stessa serietà con cui si sta impegnando nello studio e nel lavoro. Se può, valuti un colloquio con il servizio psicologico dell’università o con un consultorio pubblico, così da avere uno spazio sicuro in cui alleggerire ciò che sta trattenendo dentro.

Lei non sta fallendo. Sta attraversando una fase di transizione molto complessa, in cui è normale sentirsi sopraffatti e temere di non avere abbastanza forze. Concludere gli studi, riorganizzare la propria vita, trovare un lavoro e affrontare una nuova quotidianità lontana da casa sono passaggi che richiedono tempo, energia e sostegno. La cosa più importante ora è non confondere la fatica del presente con un giudizio sul suo valore o sulle sue possibilità future. Ciò che sta vivendo è un momento, non una condizione definitiva.

Si conceda la possibilità di chiedere aiuto, di rallentare dove possibile e di riconoscere che sta facendo molto più di quanto percepisca. Le sue risorse ci sono e stanno lavorando per lei, anche se oggi le sembrano insufficienti. Con il tempo e con il supporto adeguato, questa fase troverà un proprio equilibrio e lei ritroverà più chiarezza e più forza di quanto immagini ora. Non è sola, e non è in ritardo: è semplicemente umana, e sta facendo il possibile in circostanze difficili.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Grazia Melchiorre - Psicologa clinica

Dott.ssa Grazia Melchiorre Psicologo a Pescara

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3 DIC 2025

Gentile Sofia, è più che comprensibile, nonché fisiologico, il vissuto di frustrazione che riporta.
Sembra che l'impossibilità di ottenere un lavoro comporti l'impotenza di essere autonoma e indipendente, e non raggiungere tale situazione implica inevitabilmente un vissuto di sconforto e demoralizzazione.
La dipendenza finanziaria di cui parla è spesso contemplata in un percorso di studi come il suo, ma non durerà in eterno; in qualità di studentessa -che sostiene esami e si mette in gioco anche da un punto di vista professionale mediante il tirocinio- sta già effettuando un investimento su sè stessa, ma per raccoglierne i frutti, occorre ancora del tempo.
Non è semplice e/o immediato trovare un lavoro che le consente di sostenere esami e proseguire i suoi studi, soprattutto per il contesto lavorativo-sociale che stiamo attraversando, pertanto la invito a ridimensionare il vissuto di inadeguatezza che sembra riportare.
Trovare una lavoro temporaneo e parallelo al percorso accademico richiede pazienza, in quanto ci sono più variabili da incastrare.
Tuttavia, la invito a riflettere sul sentimento di colpa di cui parla quando riceve un supporto, in questo caso da un genitore. Che succede quando si trova ad appoggiarsi e ad affidarsi, anche temporaneamente, a persone che sono disponibili a supportarla?
Sta attraversando un passaggio evolutivo delicato e al tempo stesso complesso: entrare nel mondo degli adulti.
La incoraggio a notare i suoi sforzi relativi all'uscita da casa che è il primo passo dello svincolo familiare.

Le auguro ogni bene.

Dott.ssa Ilaria Bagnoli Psicologo a Modena

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3 DIC 2025

Buongiorno Sofia, innanzitutto si comprende pienamente la sensazione che provi in questo momento. Hai fatto la scelta di andare via di casa e speravi di poter essere totalmente indipendente.
La tua voglia di autonomia è assolutamente giustificata e apprezzabile, ma chiaramente bisogna fare i conti anche con la realtà lavorativa e della società, non sempre è immediato trovare un lavoro , soprattutto un lavoro che riesca a soddisfare le esigente economiche e di altre situazioni, come per esempio trovare il tempo necessario per studiare e per il tirocinio.
Continua a mantenere alta la motivazione di indipendenza, continua a cercare lavoro, prova ciò che ti offrono e qualcosa potrà venir fuori. Tua madre sceglie lei di offrirti supporto e se lo fa è perchè ha scelto indipendentemente da te, probabilmente guardando anche l'impegno che ci metti tu nel trovare la tua strada.
Resto a disposizione per qualsiasi cosa

Dott.ssa Annarta Trevisi
Psicologa cognitivo-comportamentale

Dott.ssa Annarita Trevisi Psicologo a Marigliano

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3 DIC 2025

Ciao Sofia,

mi dispiace sentire che qualcuno ti abbia preso in giro per essere una studentessa, perché penso che lo studio universitario sia un’esperienza bellissima: è formativo, certo, ma anche notoriamente difficile, stressante e molto frustrante, specialmente a livello economico.

Alla tua età la spinta verso l'indipendenza dalla famiglia è fortissima, e sotto certi aspetti si vede che tu lo stia già facendo. Hai fatto un passo enorme uscendo di casa per andare a vivere con il tuo fidanzato. Sembra che adesso tu abbia tanta voglia di avere un minimo di entrata per sentirti ancora più autonoma, ma al momento non sarà facile trovare il tempo tra gli studi e il tirocinio.

Ti stai avvicinando alla conclusione del tuo iter di studi e inizi a sentire l'urgenza di tagliare il traguardo velocemente: finire gli esami, completare il tirocinio e finalmente inserirti nel mondo del lavoro. Quello che ti posso dire è che: ci sei quasi! Prenditi ancora un po' di supporto dai tuoi genitori finché non avrai terminato gli studi. Datti il tempo per portare a termine il tirocinio con calma. Vedrai che si apriranno nuove possibilità quando avrai finalmente lo spazio per respirare. Se sei riuscita a completare un percorso universitario in Giurisprudenza, un percorso non per niente facile, hai dimostrato di avere tutte le risorse e le capacità necessarie per trovare un lavoro soddisfacente.

In bocca al lupo per questi ultimi mesi di studio!

Resto a disposizione,

Dott.ssa Stefi Maria

Stefi Maria Juniper Psicologo a Torino

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3 DIC 2025

Sofia capisco quanto possa farti male sentirti bloccata mentre ti impegni in tanti fronti diversi e allo stesso tempo avverti di non avere ancora un terreno stabile sotto i piedi. Succede spesso che la pressione economica renda tutto più pesante e che ogni sguardo al futuro sembri uno scalino troppo ripido. Non c’è nulla di sbagliato in te se in questo momento ti senti sfinita o spaventata, perché stai portando avanti studio tirocinio e un cambiamento di vita importante senza quelle piccole certezze che alleggerirebbero tutto. A volte ci si convince che dovremmo farcela da soli e invece è proprio in momenti così che avere uno spazio per parlare di ciò che provi può aiutarti a ritrovare fiato e direzione. Credo potrebbe farti bene pensarci con calma, magari esplorando con un professionista come stai affrontando tutto questo carico che ti è piombato addosso e che non meriti di vivere in solitudine. Ti sono vicino e ti mando un caro pensiero.
Dott. Nicola Salvadori

Dott. Nicola Salvadori Psicologo a Firenze

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3 DIC 2025

Buongiorno,
È comprensibile il suo stato per il disagio economico che lei sta soffrendo. Tuttavia non bisogna esagerare espandendo le emozioni perché queste rischiano di impossessarsi dell’individuo trascinandolo in uno stato di passivizzazione. Bisogna anche poter considerare le proprie risorse psichiche e di forza dell’io. Se lei ha intenzione di finire il tirocinio, questo è un punto a suo favore perché dimostra la propria determinazione nel raggiungere gli scopi. Il fatto che le manchino 9 esami significa che dietro ha effettuato un percorso e questo può darle la forza di continuare per finire al più presto. Anche la scelta di uscire di casa, sembra rappresentare uno svincolo dalla famiglia, quindi un passo di autonomia non indifferente. Proprio per tutti questi suoi passaggi di crescita psicologica, lei ha bisogno di valutarsi positivamente e comprendere che non tutto può essere perfetto. Un piccolo lavoro, come argent de poche, potrà comunque trovarlo senza rinunciare ai suoi progetti. Non c’è da disperarsi quindi ma da dirsi intanto un grande “brava! “. E continuare riprendendo a poco a poco le forze.
Dott. Pietro Salemme

Dott. Pietro Salemme Psicologo a Roma

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2 DIC 2025

Buonasera,
Capisco, la fase tra la fine degli studi e l’ingresso nel mondo del lavoro è davvero delicata. Può creare incertezza, soprattutto quando si cerca un lavoretto temporaneo e sembra che nulla si muova. È normale sentirsi un po’ giù in momenti così.
Può essere utile intanto muoverti su più fronti: portare il CV alle agenzie interinali, cercare online le aziende della tua zona che potrebbero interessarti e, perché no, consegnare il CV a mano in qualche posto in cui ti piacerebbe lavorare. Sono piccoli passi che aumentano le possibilità di agganciare qualche opportunità.
Cerca di restare attiva e il più produttiva possibile: spesso le occasioni arrivano proprio mentre ci si dà da fare. Non abbatterti, hai tutto il futuro davanti e tanto spazio per costruire ciò che desideri.

Se hai bisogno, ci sono.

Un caro saluto,
dott. Matteo Basso Bondini

Matteo Basso Bondini Psicologo a Udine

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2 DIC 2025

Gentile utente, comprendo la tua frustrazione.
E' normale e sano alla tua età desiderare di mantenersi e di guadagnare qualcosa. Purtroppo lo studio ed il tirocinio sono già molto impegnativi e richiedono tempo.
Ci sono alcuni lavoretti come ad esempio la cameriera in ristorante che consentono di conciliarsi con gli studi ma tieni conto che finiresti tardi la sera e questo influirebbe sulle tue prestazioni del giorno dopo. Magari lavorando solo venerdì e sabato sera riusciresti a fare tutto.
Non ti abbattere, prendi i rifiuti come occasioni per trovare di meglio più avanti.
Non ti incolpare di nulla, non ti stressare. Prenditi con calma il tempo di finire gli studi. Per trovare lavoro a studi conclusi ci sarà tempo e se ti farà piacere potrai rendere qualcosa a tua madre con calma dopo, se te lo consente.
Comprendo come, soprattutto verso la fine, il desiderio di terminare sia tanto ma considera che mancano pochi mesi e sei quasi al traguardo. Goditi quest'ultimo periodo verso la fine, vedrai che le occasioni non tarderanno ad arrivare ed avendo tutto il giorno da dedicare loro avrai più risposte positive.
Resto a disposizione

Dott.ssa Mazzilli Marilena

Dott.ssa Mazzilli Marilena Psicologo a Asti

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2 DIC 2025

Cara Sofia,

quello che sta vivendo non è un fallimento personale, ma un momento di sovraccarico reale: studio impegnativo, un tirocinio non retribuito, una convivenza appena iniziata e la pressione economica che pesa ogni giorno. È una combinazione che metterebbe in difficoltà chiunque, anche le persone più forti e strutturate. Non è strano che si senta schiacciata, in colpa, senza aria: è umano.

La cosa più importante è smettere di leggere la situazione come “sto sbagliando tutto” e iniziare a guardarla per ciò che è: una fase temporanea, che sta richiedendo più energie di quante Lei ne abbia in questo momento.

Il senso di colpa verso sua madre è comprensibile, ma non dimentichi una cosa fondamentale: Lei non sta “poltrendo”. Sta studiando una delle facoltà più toste, è agli ultimi esami, fa un tirocinio che — anche se non pagato — è un investimento concreto sul suo futuro. Non è mantenimento: è costruzione.

E questo periodo di vuoto economico è normale: quasi tutti gli studenti universitari arrivano alla fine delle triennali o delle magistrali con la sensazione di “non avere niente”, di essere in ritardo, di non riuscire a sostenersi. Non è un giudizio su di Lei, è una fase strutturale del percorso.

Inoltre, non c’è nulla di umiliante nel cercare un lavoretto mentre si studia. Il fatto che qualcuno al colloquio l’abbia presa in giro non dice nulla su di Lei, ma molto su di loro. È un ambiente che non avrebbe rispettato il suo tempo e il suo valore.

Ciò che può aiutarla adesso è cambiare prospettiva:
Lei non è ferma; sta semplicemente vivendo un tratto di strada in cui servono più risorse di quante ne possono arrivare. Succede, ma passa.

Provi a ricordarsi questo:
Lei sta facendo il possibile dentro condizioni difficili. E il possibile, ora, basta.

Continui a cercare lavoretti, sì — magari più orientati a turni brevi o serali, o anche lavori da remoto (trascrizioni, ripetizioni, supporto legale, segreteria online, piccoli incarichi di assistenza alla redazione di documenti). Ma non viva la ricerca come una prova di valore: è solo una ricerca, non un esame.

E non sottovaluti ciò che sta costruendo. Quando finirà l’università e avrà un titolo, un tirocinio già fatto e un anno di esperienza alle spalle, questo periodo le sembrerà per quello che è: una salita breve e faticosa prima del tratto più stabile.

Lei non sta fallendo. Sta resistendo.
Ed è molto più forte di quanto sente adesso. Rimango a disposizione, un caro saluto!

Dott.ssa Gloria Simoni Psicologo a Pistoia

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2 DIC 2025

Buongiorno Sofia, mi dispiace molto che tu stia vivendo così male la tua situazione di inoccupata, anche perché questo ti impedisce di vivere bene quest'inizio di convivenza con il tuo fidanzato.
Ti consiglierei di guardare al bicchiere mezzo pieno, piuttosto che a quello mezzo vuoto: hai un fidanzato, sei a buon punto con il precorso di studi, quello che ti manca è un'entrata finanziaria.
In questo periodo concentrati sugli esami che ti restano, che non mi sembrano così pochi e sul tirocinio che si sta rivelando un'esperienza positiva, dovrai pensare anche alla tesi immagino.
Tra l'altro non mi sembra che tu abbia tutto questo tempo da dedicare al lavoro, quando avrai ultimato il tirocinio in primavera, magari puoi pensare di andare alla ricerca di un lavoro stagionale che ti permetterebbe di mettere da parte qualche soldo e di solito è più facile da trovare, soprattutto avendo più ore a disposizione da dedicarvi.
Comunque in ogni caso più ti concentri sul raggiungimento della laurea, più dovresti aumentare le tue possibilità lavorative, anche perché attualmente non so quale tipo di lavoro potresti trovare se non un lavoretto, non so che tipo di diploma hai conseguito, e in ogni caso lavorare ora ritarderebbe la conclusione del tuo percorso di studi.
Questo non vuol dire che tu debba rinunciare alla ricerca di un lavoro, se è quello che desideri, ma tolto quello che già hai fatto per ottenerlo non mi sembra che tu possa fare se non tollerare la frustrazione che questo non accada nell'immediato.
Cerca piuttosto di apprezzare quello che hai oggi, quello che non hai in questo momento, non è detto che prima o poi arrivi, non perdere le speranze, ma continua a fare quello che è in tuo potere, non puoi agire su quello che non dipende da te, cioè dalle dinamiche di un complesso e difficile mondo del lavoro.
Spero di averti dato una visione sul problema lavorativo differente che ti aiuti a soppesarlo in modo diverso nella tua esistenza e soprattutto di consenta di viverlo in maniera più serena.
Cordiali Saluti Dott.ssa Paola Villa

Dott.ssa Paola Villa Psicologo a Savona

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2 DIC 2025

Gentilissima,
è possibile comprendere, dalla situazione che descrive, l’entità delle pressioni che sta vivendo in questo momento.

Sembra essere sottoposta a due ordini di sollecitazioni: una serie di tensioni “esterne” o contestuali, date dalla specifica (e naturale) condizione di studentessa al termine di un percorso formativo importante e serio, dal recente avvio della convivenza, dal generale costo della vita e dalla complicata situazione del mercato del lavoro attuale in Italia.
Un secondo ordine di pressioni sembra venire invece “dall’interno”, cioè da una serie di aspettative che lei sembra avere su se stessa e su come dovrebbe condurre la sua esistenza in questo momento. Queste aspettative sono del tutto sensate e sembrano essere il frutto di un senso di responsabilità e di autonomia che non sono affatto scontati e che le fanno onore.

A partire da questa serie di considerazioni, si potrebbe procedere valutando (anche insieme a una persona esperta) come affrontare queste sfide che si trova ad affrontare, provando eventualmente ad assumere una prospettiva che le permetta di cogliere tutto il valore che, forse senza accorgersene troppo, sta attualmente mettendo in campo.

Nonostante sia ancora presente nella nostra cultura l’idea di percorsi formativi e professionali “lineari”, nulla di tutto questo corrisponde veramente alla realtà odierna, fatta, per la maggior parte delle persone, di difficoltà, precariato, fatica a far quadrare i conti e un senso generale di instabilità e di fallimento.
Il pericolo, in alcuni casi, è di assumere queste fatiche come un segno del proprio fallimento personale, delle proprie incapacità, anziché considerarle come naturali effetti dell’esperienza di crescita e del processo di costruzione della propria autonomia e professionalità.

In sostanza, a quanto pare, lei sta facendo, responsabilmente e coscienziosamente, esperienza (della vita, delle relazioni, del lavoro, etc.).
Si è data la possibilità di formarsi, come professionista e come persona. In questo contesto, potrebbe essere utile, per esempio, considerare l’ipotesi che non sia del tutto realizzabile la possibilità di studiare con profitto e mantenersi in completa autonomia. A volte poter assumere una prospettiva di “gratitudine verso se stessi” può essere di aiuto per iniziare a mettere in discussione le ragioni che sostengono il senso di colpa o di fallimento e può servire per considerare le situazioni attuali come “fotogrammi” di un filmato più ampio, che contiene anche momenti positivi e che, in parte, è ancora da scrivere. Anche l’autocompassione può essere una pratica utile: considerare che abbiamo (come tutti gli esseri umani) capacità e fragilità ci aiuta a protrarre nel tempo gli sforzi e le azioni che stiamo già facendo e che, come nel suo caso, sono tese in modo concreto al miglioramento delle condizioni attuali.

Sul piano lavorativo, potrebbe inoltre accedere a servizi istituzionali per il supporto lavorativo (alcune Università attivano borse lavoro, in alcune province sono attivi gli “sportelli lavoro” oppure può valutare attività come il “servizio civile volontario”) oppure, in alternativa, valutare attività online come ripetizioni o corsi on demand.

Riassumendo:
• le emozioni che lei esprime sono del tutto comprensibili
• sta affrontando molti cambiamenti e un momento sociale ed economico difficile per molti
• sta mettendo in campo molte azioni concrete per migliorare la sua situazione
• uno sguardo su di sé, grato e compassionevole, le permetterà di mantenere queste azioni e cercarne altre fino alla realizzazione dei suoi obiettivi

Cordialmente
Dr. Andrea Campagna

Dott. Andrea Campagna Psicologo a Bologna

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2 DIC 2025

Cara Sofia,
quello che descrivi non è un semplice periodo difficile.
E' un momento di sovraccarico emotivo assolutamente comprensibile, considerando la quantità di responsabilità che stai gestendo.
Quello che provi è coerente con ciò che stai vivendo, non è "debolezza".
Stai vivendo contemporaneamente un trasferimento, stai portando a termine un percorso universitario impegnativo, un tirocinio non retribuito, sei alle prese con la ricerca frustrante di un lavoro, con la dipendenza economica che ti genera un giustificato senso di colpa, un clima familiare che ti ha portata ad allontanarti.
Ed infine stai provando a gestire aspettative interne molto alte.
E' normale che il sistema emotivo si senta sovraccarico.

Il "loop di disperazione" non indica che tu stia fallendo.
Indica che il carico ha superato il limite fisiologico.

Il senso di colpa verso tua madre è umano, ma distorto.
Nasce quando percepiamo che stiamo gravando su qualcuno.
Ma tu non stai sprecando tempo. Stai completando la tua laurea.
Il tirocinio è una forma di investimento professionale.
Tua madre non ti sta mantenendo perchè sei irresponsabile. Ti sta sostenendo mentre costruisci il tuo futuro.
Il rifiuto ricevuto al colloquio non dice nulla del tuo valore.
E non avere un lavoro adesso non significa che non lo avrai nei prossimi mesi. E' una conclusione comprensibile la tua, ma non realistica.

Non sei "rotta", sei esausta.
E questa è una fase transitoria, non una condanna per il tuo futuro.
Resto a disposizione per uno spazio in cui decomprimere questo sovraccarico emotivo e riuscire a gestire tutto, un passo alla volta.
Non sei sola, e non stai sbagliando nulla.

Un caro saluto
Dottoressa Martina Miranda
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Martina Miranda Psicologo a Poggiomarino

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2 DIC 2025

Grazie per aver scritto tutto questo: quello che stai vivendo è davvero tanto ed è normale che ti senta sopraffatta. Non c’è niente di “sbagliato” in te: sei in un momento di transizione, con richieste elevate e poche risorse. È un terreno fertile per sentirsi senza via d’uscita, ma la situazione non è senza soluzioni.
Quello che descrivi ha tre livelli intrecciati: il peso emotivo, la difficoltà economica e la pressione accademico-professionale. Quando si sommano, il rischio è proprio quello che racconti: un loop di ansia e disperazione che rende tutto più difficile.

1) Sul senso di colpa verso tua madre
Capisco quanto possa pesare, ma non è un fallimento. È un investimento su di te. Moltissime persone, anche più grandi di te, ricevono supporto economico nei momenti di studio e avvio professionale. Non stai “sfruttando” nessuno: stai portando avanti un percorso impegnativo e stai costruendo la tua autonomia. Il contributo di tua madre è temporaneo, non una condanna.

2) Sulla ricerca del lavoro
Che ti abbiano presa in giro durante un colloquio non parla di te, ma della loro poca professionalità. Cercare un lavoro part-time mentre si è in tirocinio e si studia è già di per sé difficile e il mercato spesso è lento a rispondere. Il fatto che non ti chiamino non significa che non vali: significa solo che il contesto è complicato.
Potrebbe essere utile ampliare leggermente il tipo di lavori a cui ti candidi, anche cose non legate allo studio, purché leggermente flessibili: baby-sitting, doposcuola di materie di base, ripetizioni a liceali (molti studenti di giurisprudenza danno ottime ripetizioni di diritto delle superiori), lavori serali o nei weekend, piccole collaborazioni in bar/ristoranti o anche lavoretti online (trascrizioni, revisione testi, micro-mansioni). Non sono lavori “definitivi”, ma possono darti quell’entrata ponte che oggi ti servirebbe.

3) Sul tuo percorso
Il tirocinio, anche se non pagato, è un tassello importante per il tuo CV. Nove esami sono tanti, ma sei nella parte finale. Questo è un passaggio stretto e come tutti i passaggi stretti richiede un’accelerazione di energie. Non è un fallimento essere stanchi: è un segnale che serve organizzare il peso.

4) Sul loop emotivo
Non sei depressa perché sei fragile, ma perché sei sola in una situazione oggettivamente pesante.
Una cosa molto concreta che puoi fare è diminuire l’autocritica: non ti aiuta a diventare più autonoma, al contrario prosciuga energia, quella stessa energia che ti serve per studiare e cercare lavoro. Puoi provare a darti la stessa comprensione che daresti a un’amica nella tua situazione.
Puoi anche fare una cosa semplice: definire micro-obiettivi settimanali. Non liste infinite, ma 2–3 cose raggiungibili:

- inviare 5 candidature mirate;
- studiare un tot numero di pagine;
- un momento di pausa reale.

Il senso di controllo, anche piccolo, abbassa molto il loop d’ansia.
Non stai fallendo, stai "attraversando". E c’è una grossa differenza.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Trieste

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2 DIC 2025

Buongiorno
Mi spiace molto della situazione in cui si trovi. Non si disperi, continui a cercare. ci sono anche delle App per il lavoro.
E in seguito faccia dei colloqui con uno psicoterapeuta. Può andare anche in un CIMper farsi aiutare da uno psicoterapeuta.
Dott.ssa Patriiza Carboni
Psicologa Psicoterapeuta
Roma

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

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2 DIC 2025

Ciao Sofia, quello che stai vivendo è davvero tanto, e non c’è nulla di “sbagliato” in quello che senti. Provo a risponderti mettendo al centro le tue emozioni, i tuoi bisogni e le dinamiche interne che in questo momento ti stanno mettendo a dura prova.
Partiamo da te, non dal problema. In quello che racconti emergono diverse parti di te molto attive. Da una parte c'è quella parte di te spaventata, è la parte che si sente sola, senza soldi, senza garanzie e con il peso addosso di “non farcela”. È la stessa parte che si sente in colpa verso tua madre e che vive la dipendenza economica come una colpa, non come un aiuto temporaneo. Poi c'è la parte adulta, quella che sta facendo un tirocinio importante, portando avanti un percorso di studi impegnativo e cercando attivamente lavoro. Lei c’è, ma è soffocata dall’ansia e dal senso di fallimento anticipato. E poi emerge quella parte critica interiorizzata, quella vocina che ti dice che dovresti già farcela da sola, che sei in ritardo, che sei un peso.
Ma se esaminassimo cosa stai attualmente facendo, non è “fallimento”, ma transizione.
Stai facendo contemporaneamente: ultimo anno di giurisprudenza (un percorso tosto), tirocinio curriculare, convivenza nuova, ricerca di lavoro, distacco da una famiglia vissuta come pesante. È oggettivamente tanto. Non è un tuo limite: è una condizione sovraccarica.
Rispetto al lavoro, purtroppo, come già saprai, trovare un impiego mentre si fa un tirocinio full time e si studia è difficile. Questo non significa che non ci riuscirai: significa che sei in una fase strutturalmente precaria, tipica del passaggio università–lavoro.
E il fatto che ti abbiano presa in giro al colloquio parla di loro, non di te. Hai incontrato persone poco professionali, non hai “sbagliato” tu.
Rispetto al senso di colpa verso tua madre, spesso nasce da alcuni messaggi che abbiamo appreso e interiorizzato come: “devo farcela da sola”, “non devo pesare”, “non devo chiedere”. Ma nella vita adulta, chiedere aiuto non significa regressione. Significa costruire qualcosa. Tua madre non ti sta mantenendo per capriccio: ti sta aiutando a completare un percorso che ti darà autonomia reale. E credo sia diverso dal dipendere perché non fai nulla. Tu stai facendo tanto, forse troppo.
Quello che ti sta facendo soffrire davvero non credo sia solo la mancanza di soldi, ma forse è la sensazione di: essere indietro, non avere il controllo, non poter prevedere il futuro, “dover dimostrare” di valere. Questo genera quel “loop” che descrivi: ansia → senso di impotenza → calo di energie → ancora più ansia.
Credo possa essere importante in questo momento per te riconoscere che questa è una fase temporanea. Il tirocinio ha una fine, gli esami hanno una fine. La precarietà non è identità: è condizione.
Se può esserti di aiuto prova a dare spazio alla tua parte Adulta, magari a mettere nero su bianco budget mensile, spese reali, eventuali piccoli lavori compatibili (ripetizioni, baby-sitting, trascrizioni, segreteria legale part-time). Ma soprattutto credo sia importante anche parlarne con il tuo fidanzato. La convivenza non deve diventare un altro peso. È importante che tu non affronti tutto da sola.
E soprattutto, non soffocare quella parte spaventata di te con la parte critica normativa. Credo abbia bisogno di rassicurazione, non rimproveri.
Se puoi, affianca un supporto psicologico. Ti aiuterebbe a gestire ansia, senso di colpa e aspettative interiorizzate.
Non sei in ritardo. Sei in costruzione. La disperazione che senti è quella di chi sta cercando di fare la donna adulta mentre ancora non le sono stati dati gli strumenti per farlo in autonomia.
Se vuoi, possiamo esplorare insieme questi aspetti, come gestire l’ansia che senti ogni giorno, come alleggerire il senso di colpa, come organizzarti senza farti travolgere e come prenderti cura della tua parte più fragile.
Un caro saluto

Dott.ssa Chiara Sberna Psicologo a Milano

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2 DIC 2025

Cara Sofia,
quello che stai vivendo è più che comprensibile, e non c’è nulla di “sbagliato” nel modo in cui ti senti. Quando una persona prova a costruire la propria autonomia, cambia casa, sostiene un tirocinio impegnativo e allo stesso tempo porta avanti una laurea come la tua… è quasi fisiologico che prima o poi arrivi un punto di saturazione emotiva. Il tuo stato non parla di debolezza, ma di quanto stai portando sulle spalle.
Vorrei partire da una cosa importante:
quel senso di colpa verso tua madre non significa che stai sbagliando qualcosa, ma forse che sei stata abituata a sentire che devi cavartela da sola molto presto, e che chiedere aiuto equivale a fallire. Eppure, se ci fermiamo a guardare la scena da un’altra angolazione, potremmo chiederci: tua madre ti sta sostenendo perché sei un peso o perché crede in te e nella tua formazione?
A volte il sentirsi “mantenuti” parla più delle aspettative interne che della realtà.
E forse qui vale la pena fermarti: non è che ti stai chiedendo di essere già adulta, autonoma, risolta… mentre sei ancora in un momento di transizione?
È un passaggio della vita in cui molte persone vivono esattamente ciò che vivi tu, soltanto che non lo dicono.
Il rifiuto al colloquio e persino la presa in giro che hai ricevuto — che fa male, immeritatamente — potrebbero aver toccato corde profonde: quella dell’autostima, della paura di non farcela, della sensazione di “non avere posto”. È come se ti avessero ferita in un momento in cui eri già fragile.
Mi chiedo anche se il tirocinio non pagato, pur essendo prezioso per la tua formazione, stia diventando per te più un sacrificio che un investimento nel breve termine. A volte questi percorsi creano un cortocircuito: ci danno valore sul lungo periodo, ma nel mentre ci privano di risorse economiche e psicologiche.
Quello che stai vivendo può allora essere letto anche come un punto di confine:
da una parte il desiderio fortissimo di autonomia, dall’altra la paura di non farcela e il bisogno di appoggio.
Non è un fallimento: è esattamente così che si cresce.
E forse la domanda non è “perché non trovo lavoro?”, ma “come posso attraversare questo momento senza distruggermi?”.
Uno spazio di riflessione psicologica — anche online — potrebbe aiutarti proprio su questo:
non tanto a trovare lavoro, ma a capire come sostenerti emotivamente mentre costruisci la tua autonomia, come ridimensionare il senso di colpa, come non vivere ogni rifiuto come un verdetto sulla tua persona.
Potrebbe essere uno spazio dove non devi dimostrare niente, ma solo “esserci” e fare ordine dentro questo caos che oggi sembra insopportabile.
Se vuoi, possiamo anche esplorare insieme delle strategie più pratiche per conciliare studio, tirocinio e ricerca di un piccolo reddito, ma prima ancora credo ti serva un luogo dove non sentirti sola con questa angoscia.
Io sono qui per farlo insieme a te.
Con calore,
dott.ssa Raffaella Pia Testa

Raffaella Pia Testa Psicologo a Lucera

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2 DIC 2025

Gentilissima Sofia, grazie per la condivisione innanzitutto. Dalle tue parole si evince la tua sofferenza rispetto la tua condizione, oltre che forse la voglia di metterti in gioco ed essere piu indipendente. Capisco la frustrazione nel non riuscirci, e comprendo benissimo il tuo malessere al riguardo. Credo che intraprendere alcuni colloqui di terapia potrebbe aiutarti ad esplorare e comprendere quello che senti, individuando insieme allo specialista delle strategie funzionali per affrontare tutto questo.
Resto a disposizione!
Saluti
AV

Dott.ssa Antea Viganò Psicologo a Pessano con Bornago

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2 DIC 2025

Buongiorno,
Il punto non è solo la mancanza di un lavoro, ma il fatto che negli ultimi mesi lei ha dovuto reggere contemporaneamente un trasloco, un ambiente familiare pesante, un tirocinio non retribuito, nove esami da finire e la necessità di dimostrarsi autonoma “subito”. È un carico che, a 25 anni, nessuno reggerebbe senza sentirsi schiacciato. Forse la domanda da porsi non è “perché non riesco?”, ma “che aspettative sto cercando di soddisfare e per chi?”. Perché andare a vivere da sola con il suo fidanzato è stato un modo per respirare, ma l’ha messa in una posizione in cui deve essere forte in ogni ambito della sua vita contemporaneamente. E quando non si riesce, invece di chiedersi cosa è umanamente sostenibile, si finisce a pensare di “valere poco”.
È comprensibile che oggi cerchi un lavoro qualsiasi, anche temporaneo. Ma il fatto che un’azienda l’abbia presa in giro dice più del loro modo di selezionare che della sua competenza. E allora la domanda è: che rete di supporto può costruire adesso, oltre a sua madre? Esistono possibilità di lavori part-time, collaborazioni universitarie, concorsi per borse di studio, lavoretti brevi che magari non sembrano “coerenti” con la carriera ma le darebbero un margine di respiro?
L’ansia e la tristezza che prova non sono un segnale di debolezza, ma di sovraccarico. Potrebbe essere utile prendersi uno spazio per riorganizzare realisticamente i prossimi mesi: quali esami sono prioritari, quale tipo di lavoro le consentirebbe di andare avanti, quali richieste può rivolgere senza sentirsi in colpa. A volte non si tratta di fare di più, ma di togliere qualcosa da quel cumulo che oggi le sta rendendo difficile perfino vedere le risorse che ha.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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