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Sono depressa o bipolare?

Inviata da Matilde il 22 giu 2015 Disturbo bipolare

Sono una ragazza che ama(va) definirsi felice: ho moltissimi amici, riesco bene in ciò che faccio, sono solare e allegra.
Ultimamente però, a partire dal mio sedicesimo compleanno, non riesco a trovare per me altra definizione se non "col sorriso sulle labbra e con la morte nel cuore". Mi sembra di dover morire presto, ho questa sensazione molto marcata per tutto il giorno. Mi sono iscritta al registro dei donatori di organi, ho detto ai miei genitori qualcosa riguardo a come vorrei il mio funerale, ho scritto quel che potrebbe essere un testamento... In realtà non ho paura di morire, anzi. Non ho rimpianti di nessun tipo, mi sento completa. Purtroppo soprattutto ora il peso di questa sensazione si fa sentire: ho smesso di mangiare regolarmente, mi sono ammalata con febbri altissime svariate volte, mi sento sempre più sola, inutile e triste. Spesso ho voglia di piangere. L'unica cosa che mi distoglie da questi pensieri è la preghiera. Mi sento veramente senza nessuno scopo, mi chiedo spesso cosa succederebbe se in effetti morissi. Mia madre non mi prende troppo sul serio, perché sono un'adolescente e dice che gli sbalzi di umore sono normali. Io sono molto informata in campo scientifico, e interpreto ogni dolorino o acciacco come un segno della mia fine che si avvicina. Cosa mi sta succedendo?
P. S.
Ho pensato anche di poter essere bipolare...

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Cara Matilde,
concordo con le colleghe.

Aggiungo anche un mio pensiero : dato che sei molto informata in campo scientifico, probabilmente conosci già il rischio che corre chi, cercando in Internet il significato dei propri sintomi, scopre che gli stessi sintomi si presentano per disturbi più o meno gravi.

In medicina come in psicologia, a fare la diagnosi non sono i singoli sintomi, ma il loro insieme, valutato con le conoscenze da esperto.

Per evitare diagnosi troppo "gentili" o troppo "dure"è molto meglio rivolgersi sempre ad uno specialista.

Un caro saluto
Dott.ssa Francesca Fontanella

Dott.ssa Francesca Fontanella Psicologo a Rovereto

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Ciao Matilde, ti sei inceppata nei tuoi pensieri negativi e anzichè lasciarli scivolare via, gli stai dando peso. Inolre sei alla ricerca di informazioni che confermino i tuoi problemi, con il particolare che in prospettiva del peggio, ti perdi la vita di ogni giorno.
Ricordati che ogni giorno ci assalgono mille pensieri diversi, belli o brutti, la differenza è in quello che facciamo dei nostri pensieri, se dargli vita e coltivarli, o lasciarli scorrere.

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Cara Matilde, credo che ci siano molti elementi da valutare e su cui riflettere, certo non risolvibili con qualche mail o con qualche ricerca in internet, e certo l'autodiagnosi non è utile. Tu poni questioni interessanti tuttavia, che coinvolgono aspetti psicologici, filosofici e anche spirituali che andrebbero affrontati insieme e che confondono le cause con l'effetto. Mi chiedo quanto l'aspetto spirituale incida in tutto questo. In ogni caso credo che tu senta l'esigenza di trovare risposte e che sia utile assecondare tale esigenza e fare una ricerca in tutte queste direzioni, ti invito comunque a cercare aiuto e a non restare da sola, vivi la tua tristezza come un invito ad una sincera ricerca, ma senza farti trascinare nella disperazione. Buona ricerca.

Dott. Daniele Malerba Psicologo a Mestre

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Ciao Matilde,
indipendentemente dalla diagnosi (bipolare, unipolare, depressione con tratti di personalità ossessivi, ecc.) la questione importante è che non stai bene.
Ciò che ti turba e ti fa esprimere il malessere nel modo che hai raccontato è qualcosa di cui tu ora non sei consapevole.
Ti consiglio vivamente di rivolgerti ad uno psicoterapeuta.
Un saluto,
Dott. Piacentini, Seveso

Dott. Hermes Piacentini Psicologo a Seveso

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Cara Matilde, credo che tu abbia preso piena consapevolezza del nostro non essere eterni. Nel corso della vita capita a tutti di "scoprire", ad un certo punto, che la nostra vita non è senza una fine. Non è una consapevolezza da poco e porta a fare tante considerazioni su quanto sia inevitabile, prima o poi, separarsi dalle persone che amiamo e dal mondo intero, su quanto sia fragile e delicato l'equilibrio che regge una vita e, magari, cominciamo a spaventarci per ogni piccolo segnale che il nostro corpo ci invia perchè lo viviamo come possibile rottura di quel delicato equilibrio. Direi che la paura, l'ansia che consegue l'acquisizione di tali consapevolezze riguarda da un lato, la certezza che, un giorno, dovremo abbandonare tutto e, dall'altro l'amore e l'attaccamento che sentiamo per la nostra vita e tutto ciò che la riguarda. Dobbiamo cercare di mettere in equilibrio le due cose, cercando di evitare che la paura che tutto prima o poi finirà, non ci permetta di vivere appieno il nostro presente che è fatto, per l'appunto di vita.
Detto questo, se dovessi sentire che il tuo malessere cresce e che non sei in grado di gestirlo appieno, rivolgiti quanto prima ad un bravo professionista che ti sostenga in questa delicata fase della tua vita.
Un caro saluto
Dr.ssa Emilia Cimino

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Non m chiedere il perché ma credo che quando tu avevi 8 anni tu abbia vissuto qualcosa di spiacevole che per coazione a ripetere oggi ne rivivi il malessere. Ti consigli di consultare un collega nella tua citta. Per ulteriori delucidazioni mi puoi contattare. Ciao, Dr. Febo Artabano

Dr. Febo Artabano Psicologo a Pescara

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Cara Matilde,
come hanno già detto altri colleghi non è il caso di andare alla ricerca di un'etichetta diagnostica, quanto piuttosto capire e dare significato alle intense sensazioni che stai provando.
Tua madre può in parte aver ragione quando dice che in adolascenza sono normali gli sbalzi d'umore ma questo aiuta poco perchè comunque abbiamo a che fare con emozioni intensissime che possono rendere la vita difficile.
Tu mi sembri una persona molto sensibile che si sta facendo domande profonde e legittime.
Stai diventando un'adulta molto ricca dal punto di vista mentale e spirituale e hai bisogno di tempo per mettere ordne nella nuova gamma di emozioni e contenuti che ti sta travolgendo, ma il tuo atteggiamento di ricerca e curiosità ti aiuterà a diventare on'ottima adulta.
Qualora comunque la pressione si facesse intollerabile puoi sempre cercare un breve supporto psicologico, anche solo per condividere la profondità dei tuoi pensieri e dubbi che immagino non sempre riesci a condividere con i coetanei o familiari.
Stai diventando grande! Un sincero in bocca al lupo.
Michele Vecera

Studio di Psicologia Clinica e Psicoterapia dr. Michele A. Vecera Psicologo a Cagliari

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Cara Matilde
questo tuo passaggio dall'essere, come tu ti definisci "felice: ho moltissimi amici, riesco bene in ciò che faccio, sono solare e allegra" alla persona "col sorriso sulle labbra e con la morte nel cuore" non è un fatto senza soluzione di continuità, bensì uno sviluppo concepibile di pensiero sostenuto da sensazioni interne in processi evolutivi molto specializzati.
In realtà credo tu stia elaborando a livello emotivo concetti che ti portano in profondità dentro te stessa alla ricerca di valori esistenziali su cui improntare la vita e dare senso anche alla morte. Per questo tu, in qualche modo, riesci ad essere serena se pure con la convinzione di dover morire.
E' un fenomeno che è successo ad altri e che pure è conosciuto. Bisogna avere pazienza e fare scorrere queste sensazioni, trovare nutrimento psichico che porti oltre questi stati emotivi.
A mio parere quello che dici non trova riscontro in nevrosi psicogene ma semmai può attendere a fattori di tipo "noogeno" (come ben individuati da V. Frankl), cioè problematiche radicate nella sfera spirituale o mentale (noetica, dal greco nous: mente) che è relativa all’autostima significativa della propria esperienza esistenziale.
Quindi carissima credo la tua sia una espressione di malessere inerente una ricerca di valori e di senso che vuole condurti "oltre" una vita solo brillante e autorealizzante. Infatti, se la realizzazione personale è fattore importante, occorre anche riconoscere che nella vita c'è dell'altro.
Nel tuo caso credo che il senso della morte sia in realtà il senso di abbandono di cose vecchie per una rinascita al nuovo.
Penso sia fondamentale che tu abbia qualcuno con cui parlare, confrontarti e condividere queste emozioni sia le positive che le negative.
Devi farti aiutare in questa ricerca. Mi raccomando parla coi tuoi genitorie condividi con loro. Poi trova uno psicoterapeuta congeniale ed esperto di questi temi.
Sono a disposizione se vorrai parlarmi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Ceccucci Silvana Psicologa-Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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Cara Matilde,
capita di non essere presi sul serio, anche dai propri genitori, e questo fa male; le emozioni non andrebbero mai svalutate. Cercare la diagnosi su internet ti servirà a poco, ciò che ti consiglio è di rivolgerti ad un psicoterapeuta, potrai così capire il tuo disagio e trovare la strada per uscire da questa modalità. Intanto, ti consiglio di iniziare a scrivere un diario, dove potrai segnare le tue emozioni ed i tuoi pensieri.

un caro saluto,
Dott.ssa Monica Palla

Dott.ssa Monica Palla Psicologo a Pisa

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Cara Matilde, come ti ha scritto anche la collega non cimentarti nell'autodiagnosi perchè rischi solo di creare ulteriore confusione. E poi a che ti serve dirti che sei depressa, bipolare o quant'altro? Mi pare di capire che tu stai attraversando la classica crisi adolescenziale, con alti e bassi, malumori, paure, paranoie ecc... Il mio consiglio è quello di iniziare a prenderti cura di questo tuo malessere parlando con un esperto che ti possa aiutare ad affrontare al meglio questo momento, a ritrovare il tuo ottimismo e la tua solarità. Se a scuola c'è uno sportello psicologico, prova a prendere un appuntamento oppure presso un consultorio o privatamente se i tuoi genitori sono d'accordo. In bocca al lupo e coraggio!

Dott.ssa Cinzia Marzero Psicologa-Psicoterapeuta Psicologo a Moncalieri

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Cara Matilde,
fai attenzione alle autodiagnosi.. al posto di aiutarci nella maggior parte dei casi ci ostacolano ancor di più.
Una corretta diagnosi dovrebbe esser posta da un professionista.
Tornando a noi: tua madre ha ragione, gli sbalzi d'umore sono frequenti nell'adolescenza ma non possiamo giustificare con essa ogni sensazione negativa.
Da quanto racconti sembrerebbe esserci un pensiero negativo che si è instaurato a partire dal tuo sedicesimo compleanno.. cosa è successo in quell'occasione? E, ad oggi, quanti anni hai?
Ti consiglierei di parlare nuovamente con i tuoi genitori, spiegandogli serenamente quello che pensi, quello che provi e quello che stai passando. Prova a valutare con loro l'ipotesi di un tuo percorso psicologico/psicoterapico.
Qualora dovessero "rifiutarsi" di prenderti sul serio e qualora tali sensazioni dovessero continuare, ti consiglierei di recarti presso il consultorio della tua città.
Un caro saluto,

Dott.ssa Valentina Mossa - Torino

Dott.ssa Valentina Mossa Psicologo a Torino

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