Sono confusa e triste

Inviata da Eli · 10 dic 2025 Autorealizzazione e orientamento personale

La mia vita è un fallimento, sono sfortunata in tutto, dopo una extrauterina non arrivano più figli e il mio compagno mi dice che se non posso averne, vuole chiudere la relazione. Mi sento arrabbiata e pressata da lui e una incapace. Cosa dovrei fare per uscire da questo sconforto?

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Miglior risposta 11 DIC 2025

Buongiorno Sig.ra Eli,
mi spiace sentirla così affaticata sul tema. Lei dice che la sua vita è un fallimento, che è sfortunata in tutto e che è incapace. Vorrei attenzionare questo punto: da dove nasce per lei questa immagine così totale di sé? Perché parla di sé usando parole così assolute?
Il suo compagno le dice che, se non potrà avere figli, vuole chiudere la relazione. Parla quindi di emozioni di rabbia. Come vive questa condizione?
Se capisco bene, lei parla come se il suo valore potesse dipendere dal poter o non poter dare un figlio al suo compagno. Ma qui c’è una cosa che dobbiamo mettere a fuoco: questa capacità biologica non è una scelta. E se non è una scelta, come può essere usata come misura del suo valore?
Lei oggi chiede, comprensibilmente, cosa dovrebbe fare per uscire dallo sconforto della situazione. Credo però che questi temi siano più ampi della sola questione gravidanza e andrebbero meglio inquadrati e approfonditi.

Cordialmente
Dott. Emanuele Simonetti

Dott. Emanuele Simonetti Psicologo a Bologna

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6 GEN 2026

Cara Eli,
Nelle sue parole si avverte una sofferenza profonda, fatta di perdita, paura e pressione. Un’esperienza come una gravidanza extrauterina non coinvolge solo il corpo, ma e' anche e soprattutto un evento emotivo che lascia ferite e svuotate. E' importante ricordare che queste emozioni sono una reazione umana e comprensibile isfi ; nulla di tutto questo La rende un fallimento o tanto meno un'incapace. È importante riconoscere che il suo valore non dipende dalla possibilità di avere figli. Le difficoltà riproduttive non sono scelte ne' colpe, e non definiscono una persona come genitore o come partner.
Prima ancora che portare il suo partner a riflettere seriamente su questo, inviterei Lei per prima, Eli, a farlo e per questo a prendersi del tempo per se', per elaborare il lutto, per ritrovare un senso di sicurezza. Lei ha bisogno di tempo, di ascolto, di supporto, non di pressione perche' soddisfi un bisogno dell'altro, pur naturale, ne' che la relazione, dove dovrebbe poter trovare supporto e accoglienza, diventi invece luogo di pressione e merce di scambio.
Spero queste riflessioni possano essere utili, resto a disposizione qualora volesse approfondire.
Un caro saluto,
Francesca Calvano

Dott.ssa Francesca Calvano Psicologo a Roma

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2 GEN 2026

Buongiorno Eli,
quello che sta vivendo è un dolore molto profondo e ingiusto. Un’extrauterina è una perdita che colpisce il corpo, il desiderio di maternità e l’immagine di sé. Sentirsi arrabbiata, sotto pressione e incapace non significa esserlo davvero, ma essere ferita. Le parole del suo compagno, così come le riporta, sembrano aggiungere solitudine a un momento in cui avrebbe bisogno di sostegno.

Può essere utile chiedersi: in questo momento di fragilità, si sente vista e rispettata? Sta scegliendo cosa è giusto per Lei o sta cercando di non perdere l’altro a costo di perdere se stessa? Che spazio c’è, nella relazione, per il suo dolore?

Prima di prendere decisioni importanti, sarebbe fondamentale prendersi cura di sé e di ciò che sta provando, senza colpevolizzarsi. Questo sconforto non definisce il suo valore né il suo futuro. Qualora lo ritenesse utile, da parte mia c’è naturalmente disponibilità a parlarne in seduta, sia online che in presenza.

Dr. Andrea Rolfo Psicologo a Torino

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22 DIC 2025

Buongiorno,
le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio le sue questioni.
Le auguro il meglio.

Luca Mazzoleni

Dott. Luca Mazzoleni Psicologo a Bergamo

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19 DIC 2025

Gentilissima utente,
Comprendo il dolore che sta vivendo in questo momento e capisco quanto possa essere difficile affrontare una situazione così complessa e dolorosa. La sensazione di fallimento è una reazione naturale di fronte a un'esperienza che ci mette a dura prova, ma spesso ciò che la rende più pesante è il peso delle aspettative che ci poniamo o che gli altri pongono su di noi. Quanto di questa condizione di blocco è legato a ciò che ci aspettiamo da noi stessi e dagli altri?
Affrontare questo sconforto potrebbe richiedere un percorso di riflessione profonda su se stessa, per riscoprire il suo valore al di là degli eventi esteriori e delle circostanze dolorose. Le difficoltà che sta attraversando non definiscono la sua persona, ma possono essere un'opportunità per esplorare ciò che davvero conta per lei, i suoi desideri più autentici e la sua capacità di affrontare la vita nonostante le difficoltà.
Riflettere su questi temi, anche con il supporto di un professionista, potrebbe aiutarla a comprendere meglio la sua situazione e a liberarsi dal peso di aspettative che non rispecchiano la sua realtà. È possibile che, affrontando il dolore e la frustrazione, emerga una nuova forza che la aiuti a prendere decisioni consapevoli, sia per sé stessa che nella relazione.

Dr.ssa Alessia Penzavecchia

Dr.ssa Alessia Penzavecchia Psicologo a Roma

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17 DIC 2025

Buongiorno Eli,
grazie per la condivisione. Sono argomenti importanti e delicati quelli che porta, le consiglio di intraprendere un percorso psicologico per indagare meglio questa relazione e i suoi stati d'animo.
Le auguro il meglio.

Luca Mazzoleni

Dott. Luca Mazzoleni Psicologo a Bergamo

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13 DIC 2025

Buongiorno Eli,

quello che racconta mette insieme, in un solo punto, ferite diverse: il lutto per una gravidanza extrauterina, l’angoscia per il corpo che “non risponde”, e la minaccia di perdere il legame affettivo proprio nel momento in cui sarebbe più necessario sentirsi sostenuta. È comprensibile che, in questo intreccio, la mente ricorra ad una narrazione semplice ("sono un fallimento"), perché il dolore ha bisogno di una frase che lo contenga. Tuttavia quella stessa frase, che pure sembra darle un senso, in realtà la schiaccia. Lei non è un fallimento: sta attraversando un’esperienza fallimentare, che è cosa molto diversa. Un fallimento è un evento, non un’identità. Il suo corpo ha vissuto un trauma - una gravidanza extrauterina è un evento potenzialmente pericoloso, che tocca profondamente l’immagine di sé come donna, come corpo fertile, come partner - e ora viene ulteriormente sovraccaricato da un messaggio implicito: “se non puoi darmi un figlio, non vai più bene”. In questa logica lei non è più un soggetto, una persona intera, ma quasi una funzione biologica valutata in termini di “riuscita/non riuscita”. È comprensibile che si senta arrabbiata, pressata, incapace: le viene chiesto di garantire qualcosa che, almeno in parte, non dipende dalla sua volontà. La sua domanda è legittima, ma forse il primo passo non è “uscirne”, bensì riconoscere che questo sconforto ha un senso. Lei ha diritto di essere in lutto: per la gravidanza perduta, per l’immagine del futuro che si è incrinata, ma anche (almeno in parte) per la delusione rispetto al modo in cui il suo compagno si sta ponendo. Prima ancora di “fare qualcosa per stare meglio”, è importante che ci sia uno spazio in cui lei possa dire: “Questo mi fa male”, senza che qualcuno le risponda subito “reagisci”, “non pensarci”, “devi riuscirci”. Lo sconforto è anche una forma di protesta, è la sua psiche che rifiuta di ridursi al verdetto “sei difettosa”.

C’è poi una questione relazionale non secondaria: un partner che pone un ultimatum non sta semplicemente esprimendo un desiderio di paternità, ma sta condizionando il legame a una prestazione del suo corpo. È una posizione che, al di là del dolore che le provoca, merita di essere interrogata: posso sentirmi amata qui, come persona, oppure solo se “funziono”? Posso permettermi fragilità, tempi di cura, percorsi medici, dubbi, oppure il messaggio è che valgono solo i risultati? Domande di questo tipo non servono a demonizzare il suo compagno, ma a restituirle dignità: lei non è l’ingranaggio che deve mettersi in moto per salvare la coppia. In un percorso psicologico ci si potrebbe occupare proprio di questo. Distinguere tra ciò che è accaduto al suo corpo e le narrazioni di colpa che ci sono costruite sopra; esplorare il lutto per la maternità come evento concreto e come immagine mentale; dare un nome alla rabbia, non solo quella verso di sé, ma anche quella che forse non si sente autorizzata a provare verso chi la mette sotto pressione. E, parallelamente, interrogare l’idea che l’unica forma di “buona vita” possibile passi attraverso un figlio, come se non esistessero altre forme di generatività, affettiva, creativa, relazionale, che non sono un ripiego ma un modo diverso di esistere. Uscire dallo sconforto, allora, non significa smettere di soffrire in fretta, ma trasformare il modo in cui guarda a sé: dal “io sono il problema” al “io sto vivendo un problema enorme, e ho diritto ad avere cura, tempo e rispetto”. Da sola è molto difficile sostenere questo passaggio; cercare un aiuto psicologico sarebbe l'ideale.

Un caro saluto,

Dottoressa Giulia Foddai

Giulia Foddai Psicologo a Torino

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12 DIC 2025

Gentile utente, mi dispiace molto per cio' che sta vivendo. il suo compagno si sta comportando in maniera estremamente inadeguata. Dovrebbe starle al fianco, sostenerla aiutarla e consolarla.; ma e' proprio sicura di volere accanto a sè questo tipo di persona? Che padre potrebbe essere ? Trovo assolutamente necessario che lei si rivolga ad un professionista che la possa aiutare ad avere amore per se stessa, pretendere il rispetto del suo compagno e ad esplorare e comprendere i motivi in base ai quali ha una tale
scarsa opinione personale. Senza se e senza ma, questo è ciò che deve fare, mi creda! Resto a disposizione, senza alcun impegno,
per eventuali ulteriori consigli e approfondimenti.
Dott.ssa Daniela Noccioli.

Dottoressa Daniela Noccioli Psicologo a Cascina

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12 DIC 2025

Cara Eli.

quello che stai vivendo è profondamente doloroso e nessuno dovrebbe sentirsi solo di fronte a una prova così grande. Hai attraversato qualcosa che lascia segni nel corpo e nel cuore, e meriti comprensione, delicatezza e tempo per ritrovare equilibrio e forza.

È naturale sentirsi vulnerabili dopo un evento del genere, ma non dovresti aggiungere a questa sofferenza il peso del giudizio o della pressione. In momenti così, il sostegno di chi ci è accanto è fondamentale: un compagno dovrebbe essere una presenza che accoglie, che ascolta, che cammina al tuo fianco.

Se invece ti senti messa all’angolo o non compresa, può essere utile fermarti un attimo a riflettere su ciò di cui hai davvero bisogno e su quale tipo di relazione possa farti sentire rispettata e protetta. Sono pensieri difficili, lo so, ma la tua serenità e la tua dignità vengono prima di tutto.

Non sei incapace, non sei sbagliata, non sei sola. Prenditi il tempo che ti serve per prenderti cura di te.

A disposizione,
Dr.ssa Gheghici Bianca

Bianca Andreea Gheghici Psicologo a Parma

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12 DIC 2025

Quello che stai vivendo è davvero pesante, e non c’è niente di strano nel sentirti così. Una gravidanza extrauterina lascia un segno profondo, nel corpo e nelle emozioni, e spesso si ha bisogno di molto più tempo di quanto si pensi per riprendersi. Il fatto che tu oggi ti senta triste, arrabbiata o svuotata non parla di debolezza, ma di quanto sia stato grande ciò che hai attraversato.
È comprensibile anche che tu ti senta sotto pressione: quando una persona che amiamo mette in discussione la relazione sulla base di qualcosa che non dipende da noi, questo fa male. Il desiderio di un figlio è legittimo, ma non dovrebbe mai trasformarsi in una minaccia o in un giudizio sul tuo valore. Non sei “incapace”: sei una persona che sta cercando di fare del suo meglio in un momento molto delicato.
Forse potrebbe aiutarti trovare uno spazio in cui poter parlare liberamente di quello che provi, senza sentirti giudicata o messa alla prova. A volte avere accanto qualcuno che ascolta davvero permette di vedere più chiaramente cosa sta succedendo dentro di noi e nella relazione. E magari può darti un po’ di respiro, perché in questo momento sembri davvero molto sola con tutto questo peso.
Non devi affrontare tutto da sola, e non sei definita da ciò che il tuo corpo sta attraversando.

Cordialmente,
Dott.ssa Amelia Melchionda- Psicologa

Dott.ssa Amelia Melchionda Psicologo a Gambettola

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11 DIC 2025

Il suo è un momento molto doloroso ed è comprensibile il suo pensiero di sentirsi un fallimento

Tuttavia, è importante valutare se questo pensiero questa credenza ha una base oggettiva oppure è basata su se stessa o se circostanze non dipendenti da noi

Una indubbiamente è una situazione molto dolorosa sia per la difficoltà ad avere i figli sia per la decisione del suo compagno

Tuttavia, per quanto una situazione possa essere difficile il pensiero di essere un fallimento è solamente falso e disfunzionale

Per quanto sia assolutamente comprensibile, vista la difficoltà del momento, le consiglio di non dare adito a questo pensiero a questa convenzione


Nella coppia è importante anche saper affrontare i momenti difficili insieme nel concreto supportandosi a vicenda nella piena libertà di scelta

È importante che lei affronti questo problema nel concreto, col suo compagno in un clima di rispetto e comprensione reciproca

Un percorso psicologico può essere d’aiuto a affrontare questo momento difficile

Dott. Luca Ferretti Psicologo a Pontedera

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11 DIC 2025

Buonasera,
capisco quanto tu ti senta ferita e sotto pressione: quando il corpo attraversa qualcosa di così doloroso e in più chi ami ti mette davanti a condizioni, è normale sentirsi schiacciata e inadeguata.
Non sei un fallimento: stai affrontando una perdita, una paura e un giudizio esterno tutti insieme.
Per uscire dallo sconforto può aiutare rallentare, riconoscere il tuo dolore e darti il diritto di capire cosa vuoi tu, al di là delle richieste del tuo compagno. Parlane in uno spazio sicuro: meritano ascolto sia la tua rabbia che la tua paura. Non sei sola, e non devi decidere tutto adesso.
Rimango disponibile.
Cordialmente
Dott.ssa Covini Sofia

Dott.ssa Sofia Covini Psicologo a Milano

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11 DIC 2025

Cara Eli
prima di rispondere alla tua domanda, mi preme, innanzitutto, dirti che nessuno è destinato a vivere una vita da "fallimento" come la intendi tu, se così fosse non sarebbe stata possibile nemmeno l'evoluzione. Comprendo molto il tuo dolore ed i sentimenti che esso comporta ma, dopotutto non sei l'unica persona ad avere questo genere di problemi e le cause possono essere molteplici ma, per inciso tu hai detto che il tuo compagno vorrebbe chiudere la relazione se non puoi avere figli: io comprendo il profondo legame che ti lega a quest'uomo ma, va considerato che è l'amore il motore che ha spinto l'intero genere umano ad evolversi e senza di esso poche cose possono esistere. Ciò detto, la tassativa pretesa del tuo uomo, di avere dei figli da te dovrebbe essere considerata anche alla luce di quale aspettativa egli nutra verso di te e come fronteggia i problemi, questo genere di problemi.
Sulla base di quanto detto, la domanda che dovresti porti non verte tanto sull'evento (temporaneo o meno) di avere dei figli ma di come vengono affrontati i problemi all'interno della coppia, con quale amorevole accorgimento e quanta sicurezza può nascere all'interno di una relazione dove il desiderio di avere dei figli sembra prevalere su chi li dà alla luce. Sicuramente in questo delicato momento dovresti ricevere conforto e sicurezza, elementi che, da come descrivi il tuo problema, non sembrano essere presenti.
Sono a disposizione per qualsiasi altro chiarimento.
Dott. Barrano

Carmine Barrano Psicologo a Gorizia

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11 DIC 2025

Buongiorno Eli, grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato. La sofferenza che sta vivendo dopo la gravidanza extrauterina è profonda e comprensibile, e le emozioni che descrive — rabbia, senso di pressione, svalutazione — meritano attenzione e rispetto.
Quando dice di sentirsi “sfortunata in tutto”, sembra guardare la sua storia attraverso una lente molto severa, che mette in ombra ciò che ha dentro di sé e ciò che ha affrontato. In momenti di vulnerabilità è frequente che emergano pensieri assoluti o autocritici: non indicano incapacità, ma il peso dell’esperienza emotiva che sta vivendo.
La posizione del suo compagno, così com’è stata riportata, aggiunge ulteriore pressione in un momento già complesso. Comprendo quanto questo possa farla sentire inadeguata, ma il valore personale non dipende dalla possibilità di avere figli. La sua identità, la sua femminilità e la sua dignità sono integre, indipendentemente da questo aspetto biologico.
In questo periodo potrebbe essere utile concentrarsi su di sé: riconoscere le sue risorse, dare spazio alle emozioni senza giudicarle e magari valutare un percorso di supporto psicologico che la accompagni nel rielaborare quanto accaduto. Prendersi cura di sé non significa egoismo, ma creare le basi per affrontare con lucidità anche le decisioni relazionali che la riguardano.
Se vuole, possiamo approfondire insieme come gestire le pressioni esterne e come ritrovare un senso di stabilità interiore in questo momento.

Rimango a disposizione
Cordiali saluti
Drssa Alessandra Marascio
Ricevo anche online

Alessandra Marascio Psicologo a Merano

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11 DIC 2025

Cara Eli,
quello che stai vivendo è profondamente doloroso e merita uno spazio sicuro.
Hai vissuto un'esperienza fisicamente e psicologicamente devastante come una gravidanza extrauterina, che non è colpa tua, non è un segno di incapacità e non dice nulla del tuo valore come persona e come donna.

Il fatto che tu senta dolore, tristezza, rabbia, paura è normale.
Il fatto che tu abbia bisogno di sostegno, altrettanto.

Il comportamento del tuo compagno non parla di te, parla di lui.
Un partner che risponde ad un trauma o ad una difficoltà medica con pressioni, minacce di abbandono o ricatti emotivi, sta mettendo su di te un peso che non è tuo.
Desiderare un figlio è legittimo.
Minacciare la fine di una relazione per difficoltà nell'averlo, no.

Una gravidanza extrauterina non chiude le porte alla maternità.
Molte donne, dopo un'extrauterina, hanno gravidanze sane.
A volte serve tempo, supporto medico.
A volte serve solo elaborare il trauma.
Ma soprattutto la fertilità non definisce il tuo valore nè il successo nella tua vita.
Il tuo valore esiste prima di tutto questo.

Tu non sei sbagliata, tu sei ferita.
E quando si è feriti, si ha bisogno di cure, non di giudizio.

Cosa puoi fare per uscire da questo sconforto?
Riconoscere che ciò che provi è legittimo.
Non sei esagerata, non sei incapace.
Stai attraversando un lutto e un lutto merita rispetto.
Chiediti: "Io, personalmente, cosa voglio?
"Voglio un figlio?"
"Lo voglio ora?"
"Lo voglio con lui, oppure ne sento soltanto la pressione?"

Il mio consiglio è quello di concederti la possibilità, anche online, di uno spazio nel quale mettere a fuoco queste domande, elaborare il lutto che stai attraversando, la sofferenza che stai provando.
Uno spazio sicuro e non giudicante, nel quale se vuoi ti aspetto.
Resto a disposizione.

Un caro saluto
Dottoressa Martina Miranda

Martina Miranda Psicologo a Poggiomarino

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11 DIC 2025

Mi dispiace sinceramente per quello che stai attraversando. Una gravidanza extrauterina è un evento traumatico, sia fisicamente che emotivamente e spesso lascia ferite profonde, senso di fallimento e paura. È importante che tu sappia che ciò che è accaduto non dice nulla sul tuo valore come donna o come persona. Non sei definita dalla tua fertilità.

Quello che stai vivendo nella relazione aggiunge ulteriore dolore. Quando il tuo compagno ti dice che, se non puoi avere figli, vuole chiudere la relazione, non sta semplicemente esprimendo un desiderio, ma ti sta mettendo una pressione enorme in un momento in cui tu avresti bisogno di sostegno, non di una minaccia. Il desiderio di diventare padre può essere legittimo, ma non può diventare un ricatto emotivo. La tua fertilità non è una condizione per meritare amore.

È comprensibile che tu ti senta arrabbiata, pressata, impotente. La rabbia che provi non è un errore: è una risposta naturale a qualcosa che ti sta facendo male. La sensazione di essere incapace, invece, nasce da una ferita, non da un fatto reale. Stai vivendo un lutto e in un lutto nessuno è “capace”.

In questo momento è fondamentale che ti conceda uno spazio tutto tuo, per respirare e capire cosa vuoi davvero, al di là della pressione che senti su di te. Prima ancora di prendere decisioni sulla relazione o sul futuro familiare, hai bisogno di ritrovare un equilibrio interno, di dare un nome alle tue emozioni e di sentirti di nuovo al centro della tua vita. Un aiuto psicologico potrebbe darti sostegno per elaborare il trauma, rimettere insieme la tua autostima e capire quali sono i tuoi bisogni reali.
Quando ti sentirai più stabile, potrai anche affrontare il tema con il tuo compagno in modo chiaro: facendogli capire che le sue parole ti feriscono e che hai bisogno di sostegno, non di condizioni per essere amata. Non si tratta di litigare, ma di proteggerti.

Il tuo progetto di vita non è finito. Potrai scegliere se e come proseguire la ricerca di una gravidanza oppure se percorrere altre strade. Ma queste scelte devono nascere dalla serenità, non dalla paura.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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11 DIC 2025

Ciao Eli,
grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato. Da quello che scrivi emerge un peso enorme che hai portato da sola per molto tempo. Un’esperienza come un’extrauterina può lasciare ferite profonde, e spesso non è solo il corpo a dover ritrovare un equilibrio, ma anche il cuore e la percezione di sé.

È comprensibile sentirsi confuse, tristi, arrabbiate. Ma una cosa è importante: non sei un fallimento. Il valore di una persona non si misura dalla possibilità di avere figli.

Le parole del tuo compagno – così pressanti e condizionate dal “se puoi o non puoi” – rischiano di farti sentire in colpa per qualcosa che non dipende da te. La paura di perderlo può amplificare la sensazione di inadeguatezza, ma una relazione che si regge su condizioni così rigide ti mette sulle spalle un carico che nessuno merita.

In questo momento potresti avere bisogno di uno spazio sicuro in cui mettere ordine alle emozioni, capire cosa desideri davvero tu e non solo ciò che gli altri si aspettano da te.
Parlarne con un professionista può aiutarti a ritrovare un punto fermo e a ridurre quel senso di pressione che ti sta consumando.
Un caro saluto, disponibile anche online.
Dott. Gabriele Allegra

Dott. Gabriele Allegra Psicologo a Messina

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11 DIC 2025

Cara Eli,
Quando il desiderio di un figlio incontra un evento doloroso come una gravidanza extrauterina, il corpo e la relazione entrano in una fase di grande fragilità, una ferita che chiede tempo e cura. Il punto critico che emerge dalle sue parole riguarda il messaggio del suo compagno: legare la continuazione della relazione alla possibilità o meno di avere un figlio crea una pressione che non riguarda la maternità in sé, ma la qualità del legame. In un sistema di coppia sano, il desiderio di un bambino è un progetto condiviso, non un ultimatum.
Prima di chiedersi cosa fare, potrebbe essere utile domandarsi come si è sentita nel ricevere quella richiesta: parla di rabbia, di pressione, di sentirsi “incapace”. Sono emozioni che raccontano un movimento interno importante. Che significato attribuisce lei oggi alla maternità e che significato pensa che attribuisca il suo compagno? E soprattutto: che idea di rapporto emerge se l’amore sembra dipendere da un esito biologico?
Il rischio è che il suo sconforto non nasca soltanto dall’esperienza medica, ma dal sentirsi sola dentro una decisione che dovrebbe essere profondamente condivisa. Ha avuto uno spazio in cui poter parlare con lui di ciò che sta vivendo, dei tempi medici, delle sue paure? E lui è disponibile a interrogarsi su cosa rappresenti per lui questo bisogno così condizionante?
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a distinguere ciò che è realmente suo da ciò che sta subendo, e a capire in che direzione vuole andare: salvaguardare la relazione, ridefinirla o prendersi lo spazio per riconnettersi con se stessa prima di qualsiasi scelta.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone

Dott.ssa Elisabetta Carbone Psicologo a Melzo

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11 DIC 2025

Cara Eli,
quando si ha in progetto una famiglia con dei figli e le cose non vanno come immaginato , lo sconforto e tanto , soprattutto se chi ci sta accanto fatica a comprendere il nostro stato psicologico ed emotivo. Lei scrive di un compagno che intende chiudere la vostra relazione a causa dell'impossibilità di avere una prole.
Lei è sicura che ciò non possa avvenire ? Cosa dice il ginecologo/a da cui è in cura? Approfondirei in primis il tema fisico per capire se effettivamente si tratti di una questione che riguarda il suo apparato riproduttore. In seconda istanze dobbiamo considerare l'aspetto più psicologico che la riguarda. Vivere con la minaccia di essere abbandonata perchè non può avere figli, non è certo la condizione migliore per poter permettere al suo fisico di affrontare e procedere con una nuova gravidanza.
Le consiglio di sentire il suo ginecologo di fiducia per approfondire gli aspetti fisiologici e contemporaneamente di intraprendere un percorso psicologico alla riscoperta della sua persona, delle sue aspettative e progetti futuri.
Rimango a disposizione per un consulto

Dott.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Saronno

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11 DIC 2025

Buongiorno sig.ra,
Mi dispiace molto per quello che sta vivendo.
Le consiglio di intraprendere dei colloqui individuali con uno psicoterapeuta, in alternativa se il suo compagno fosse predisposto potrebbero utili alcuni colloqui di coppia per meglio comprendere a che punto siete e come affrontare la situazione.
Non esiti a chiedere aiuto e non si senta sola.
A disposizione.
Dott.ssa Erika Giachino

Dott.ssa Erika Giachino Psicologo a Alba

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11 DIC 2025

Cara Eli,
capisco quanto possa essere doloroso ciò che sta vivendo: un'interruzione di gravidanza, i tentativi che non arrivano, il sentirsi in qualche modo “tradita” dal proprio corpo e la pressione del suo compagno sono situazioni molto pesanti da sostenere da sola. È del tutto normale sentirsi confuse, tristi e arrabbiate in un momento del genere, perché si trova ad affrontare un evento traumatico, una perdita significativa, e a tutto questo si aggiunge anche la paura di perdere la relazione.

La reazione del suo compagno porta ulteriore sofferenza in una situazione già molto delicata. È facile sentirsi inadeguate quando il desiderio di un figlio diventa, in qualche modo, una “prova di valore” all’interno della coppia. Ma il suo valore personale non cambia in base a questo.

In questo momento potrebbe esserle utile fare spazio alle emozioni che sta provando, accettandole senza giudizio, perché sono una risposta umana al dolore. Sarebbe importante anche condividere ciò che sente con qualcuno di fiducia o con un professionista, per non affrontare tutto completamente da sola. Provi poi a riflettere sui suoi bisogni, perché in una relazione si è in due e anche lei ha diritto di sentirsi sostenuta e non minacciata.

Le ricordo che la fertilità non definisce il suo valore come donna né come partner.
Una consulenza psicologica potrebbe aiutarla a gestire lo sconforto e a capire quali passi intraprendere, in linea con ciò che desidera per il suo futuro.

Si ricordi che non è incapace: sta affrontando una situazione estremamente difficile e merita supporto e gentilezza verso se stessa.

Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Florinda Motolese – Psicologa

Maria Florinda Motolese Psicologo a Alessandria

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11 DIC 2025

Mi sento molto vicina a lei perché non può avere figli, non si scoraggi, e non si senta una incapace,
Si faccia aiutare da uno psicoterapeuta per superare questo periodo.
Dottssa Patrizia Carboni
Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Patrizia Carboni Psicologo a Roma

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11 DIC 2025

Gentile Eli, comprendo la sua sofferenza.
Prendere consapevolezza del fatto di non poter avere figli quando sono desiderati può essere molto doloroso.
Lei non è un'incapace e non si deve colpevolizzare per questa difficoltà che non dipende da lei ma da situazioni biologiche.
Potrebbe esserle utile un percorso psicologico per far fronte al suo sconforto e magari una terapia di coppia che vi possa aiutare a superare questo momento difficile insieme, confrontandovi sul futuro e sulle rispettive sofferenze.
Se li desiderate entrambi molto sarebbe possibile valutare un'adozione? Vi possono essere molti modi alternativi di costruire una famiglia ed essere ugualmente felici.
Qualora nonostante i tentativi la relazione dovesse finire non si abbatta. La vita riserva molte sorprese dietro le porte chiuse e potrebbe essere un'occasione per riscoprire altri lati di se stessa e magari anche relazioni che la facciano sentire appoggiata e compresa e non rifiutata nei momenti più difficili.
Resto a disposizione per un sostegno psicologico anche online.
Un caro saluto
Dott.sa Mazzilli Marilena

Dott.ssa Mazzilli Marilena Psicologo a Canelli

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11 DIC 2025

Gentile Eli, esperienze negative portano ogni volta alla revisione della dinamica di coppia. È comprensibile che il tuo compagno sia dispiaciuto, ma pressare e minacciare fa riflettere sul rapporto che vi unisce. Ti direi perciò di provare a vedere le cose da lontano e domandarti che tipo di rapporto è il vostro e che tipo di persona è lui.
Se non riesci da sola, valuta l’eventualità di rivolgerti a uno psicoterapeuta che ti aiuti a ricostruire un significato e una coerenza a quello che è successo e ai rispettivi modi di viverselo.
Un cordiale saluto.
Dr. Patrizia Mattioli

Dott.ssa Patrizia Mattioli Psicologo a Roma

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11 DIC 2025

Buongiorno Eli,

da quello che racconta, sta vivendo davvero un periodo molto duro. Una gravidanza extrauterina non è solo un evento fisico, ma un’esperienza che lascia un segno profondo: c’è paura, dolore, la sensazione di perdere qualcosa di importante e spesso il timore che il proprio corpo “non risponda più” come dovrebbe. È assolutamente comprensibile che, dopo tutto questo, si senta stanca, vulnerabile e provata.
A questa fatica si aggiunge poi la pressione del suo compagno, che in un momento così delicato sembra chiederle certezze che nessuno potrebbe dare. Sentirsi dire che la relazione dipende dalla possibilità di avere un figlio può essere devastante, soprattutto quando lei stessa sta ancora cercando di ritrovare un equilibrio. Una frase del genere può far sentire sbagliate, inadeguate o persino colpevoli per qualcosa che non dipende dalla propria volontà. Ma ciò che sta provando non è un fallimento personale: è la conseguenza di una situazione dolorosa e molto più grande di lei.

La rabbia, la tristezza e lo sconforto che descrive sono reazioni naturali. Non parlano di una sua incapacità, ma del fatto che sta affrontando una perdita e allo stesso tempo la paura di perderne un’altra, quella della relazione. E in tutto questo c’è un aspetto importante: il suo valore non si misura sulla possibilità di avere un figlio. La maternità non definisce chi è, né può diventare una condizione per essere amata o accettata.
Forse, prima di prendere qualsiasi decisione o di assecondare le richieste del suo compagno, potrebbe esserle utile ritagliarsi uno spazio tutto suo. Uno spazio in cui ascoltare cosa sente davvero, senza il rumore delle aspettative e della paura. Parlare con una persona fidata o con un professionista potrebbe aiutarla a rimettere ordine tra emozioni molto diverse, a riprendere fiato e a capire quali sono i suoi reali bisogni e quali confini ha diritto di proteggere.

In questo momento la cosa più importante è che lei si prenda cura di sé. Ha vissuto un’esperienza traumatica e merita sostegno, non pressione. Quando riuscirà a ritrovare un po’ di stabilità, le sarà più chiaro anche come muoversi nella relazione, cosa è accettabile per lei e che tipo di rapporto desidera davvero.
Non c’è nulla di sbagliato in ciò che sta provando: c’è solo una persona che sta cercando di orientarsi in un momento molto doloroso, e che merita di essere trattata con rispetto, delicatezza e comprensione, da sé stessa e da chi le sta accanto.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Grazia Melchiorre - Psicologa clinica

Dott.ssa Grazia Melchiorre Psicologo a Pescara

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