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Sono arrivata al bivio della mia vita, non so che strada prendere

Inviata da Janis il 30 ott 2017 Orientamento professionale

Salve, cerco di raccontare brevemente la mia storia..
Ho 23 anni e la mia vita è stata una serie di eventi disastrosi con una colpa maggiormente mia..
Sono albanese e mi sono trasferita in Italia all' età di 9 anni. A due anni, mia madre si trovò da sola ( mio padre era emigrato per
i motivi economici) ad affrontare una serie di miei interventi alle anche che dovetti subire per circa 3 anni. Insomma entrambi mi hanno cresciuta con molti sacrifici, finché mio padre riuscì a portarci in Italia. D' estate siamo soliti a passare il mese di agosto lo per le vacanze e all' di 14/15 mi venne proposto di fidanzarmi con un ragazzo più grande di me di 11 anni che avevo visto una volta soltanto. Tutti i parenti coinvolti compresi i miei genitori cercavano di convincermi e io non riuscii a dire no, non avendo nessuno dalla mia parte... Al primo superiore incontrai un ragazzo con cui feci molto amicizia ed eravamo soliti uscire da scuola sottobraccio finché un giorno mio padre non mi vide, una volta arrivata a casa venni picchiata sia da lui che da mia madre, e questo successo per un anno intero(con vari avvenimenti) finché non mi fecero cambiare scuola. A 18 mi innamorai di un ragazzo e mi misi insieme, ancheero fidanzata ancora con quello più grande di me. Dopo tre anni di ffidanzamento in cui erano coinvolte entrambe le famiglie finalmente presi coraggio e mi impuntai a lasciarlo nonostante le botte e le minacce a lasciarmi in Albania non me ne importava più nulla.. dopo qualche giorno il mio sogno si realizzo e il fidanzamento terminò. Da lì iniziai una vita nuova ( con il ragazzo di di cui ero innamorata fini perché i suoi non volevano che stesse con me visto la mia nazionalità), pian piano mi permettevano di uscire e così via, anche se non potevo avere amici maschi e uscite a ballare etc... Mi sono iscritta all università e trasferendomi fuori sede ho avuto finalmente la libertà che vedevo in tutti i miei coetanei, avevo qualche esame arretrato e ai miei non avevo detto niente ( non abbiamo mai avuto un buon rapporto, credo di portare troppo rancore nei loro confronti per le violenze subite in passato di cui porto anche le cicatrici). Quest' anno avevo anche trovato un lavoro nel fine settimana nel mio paese perché non volevo avere soldi da loro, il mio unico obbiettivo da quando mi sono iscritta era quello di laurearmi al più presto e andare via di casa attraverso un lavoro visto che volontariamente non me lo avrebbero mai permesso di fare. A luglio di quest anno ho avuto un episodio psicotico (delirio) dove sono emerse molte cose da me tenute nascoste visto che avevo una doppia vita ormai da 3 anni, dagli esami che mi fecero fare è uscita anche che facevo uso di cannabis e da allora la mia vita è finita. Ho passato un brutto periodo e ad agosto siamo andati in Albania (quest'anno i miei volevano rimanerci per sempre visto che mi consideravano una poco di buono visto che ho detto che uscivo dopo mezzanotte e una drogata visto il risultato degli esami). Dal mio episodio psicotico ovviamente i miei genitori stavano malissimo, mia mamma piangeva tutti i giorni, e io non da meno. Durante le vacanze li mi hanno proposto di conoscere un ragazzo ( visto che secondo loro ormai avevo 23, l'università stava per finire,e rischiando di diventare pazza non mi avrebbe preso più nessuno ) dopo aver visto i miei stare male, mi salirono i sensi di colpa e accettai di incontrarlo e di continuare a sentirci... A settembre siamo tornati in Italia e i miei stavano ancora male per quello che mi era successo e io non mi riuscivo ancora moralmente a riprendermi figuriamoci a parlare con qualcuno che doveva diventare il mio fidanzato e ipotetico marito, così ho iniziato a chiudermi e i miei pensieri ruotavano solo al fatto di dovermi sposare con una persona che non amavo ed essere triste per la vita intera. Dopo continue richieste da parte di mia madre le dissi che non volevo più parlare con questo ragazzo perché non lo amo è iniziata di nuovo la stessa storia.. mi fanno sentire in colpa perché non voglio fidanzarmi/ sposarmi comparandomi alle mie coetanee albanesi etc.. Sono arrivata per l ennesima volta a voler andare via di casa, ma ogni volta mi salgono i sensi di colpa per come potrebbero stare i miei genitori, allo stesso tempo non riesco a vivere in una cultura morbosa sui figli e troppo arretrata mentalmente. Mi sta uccidendo, non ho voglia di vivere, non riesco a concentrarmi sullo studio e non ho voglia di parlare con nessuno. Voglio andare via di casa, è la giusta scelta?

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Gentile Janis,
dalle sue parole emerge disagio e bisogno di autonomia e libertà.
I suoi genitori, per un probabile retaggio culturale, sentono invece il bisogno di "sistemarla" con un marito, senza prestare particolare attenzione ai suoi bisogni e sentimenti.
Lei è sicuramente una ragazza con molte risorse, è già riuscita una volta ad evitare un 'imposizione affettiva, ma penso che necessiti di un aiuto, considerando anche il vissuto dell'episodio psicotico.
Prima di prendere decisioni affrettate, valuti la possibilità di un percorso psicologico, che l'aiuti ad una migliore comprensione del suo disagio ed all'attivazione di quelle strategie necessarie ad implementare una serena progettualità di vita.
Non si scoraggi!
UN caro saluto
Dott.ssa Vanda Braga

Dott.ssa Braga Vanda Psicologo a Rezzato

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Buongiorno Janis,
mi dispiace molto per quello che ha vissuto nella sua vita.
Essere liberi ed indipendenti è sicuramente una scelta di vita, si sente dentro di lei questa spinta all'autonomia personale.
D'altra parte la sua famiglia d'origine sembra ostacolare questo processo, la situazione è complessa.
Per affrontare tutto ciò in modo ponderato le consiglierei un supporto psicologico al fine di esplorare tutte le possibili soluzioni ed avere un significativo sostegno emotivo.
Resto a disposizione per qualsiasi informazione
Dott.ssa Donatella Costa



Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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Buongiorno Janis,
rendersi indipendeenti e autonomi dalla famiglia di origine è una fase della crescita complicata e che pone molte sfide, nel suo caso a questo si aggiunge un retaggio culturale che non riconosce come proprio. Credo sia molto importante e utile che affronti questa situazione all'interno di un percorso psicologico, che le permetta di ragionare sui propri desideri e obiettivi personali anche in relazione alla sua famiglia e alla sua storia e di come poterli attuare in modo costruttivo.
Resto a sua disposizione.
Cordiali saluti
Dott.ssa Ambra Caselli (Brescia)

Dott.ssa Ambra Caselli Psicologo a Castegnato

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