Sono ad un punto morto con la terapia. Come posso sbloccarmi definitivamente?

Inviata da Vogliadiesserci · 8 set 2021

Salve, sono un uomo di 38 anni che soffre di dismorfofobia e problemi di dispercezioni fisiche di stampo fortemente nevrotico dall'età di 20 anni. Avevo già scritto un consulto qui nel periodo pasquale con un vecchio account che poi cancellai, in un periodo in cui ero fortemente triste e spaesato.
Oggi torno a scrivere di nuovo qui perché sto vivendo un nuovo periodo di confusione, sebbene meno critico rispetto a quello vissuto nel periodo di Pasqua.

Dopo aver ripreso la terapia con la psicologa siamo arrivati ad un punto cruciale molto significativo: il mio bisogno di esprimere un impulso esibizionista represso o espresso il più delle volte in modo non sano. Mi spiegava ad esempio che esistono modi "sani" di esprimere al mondo il proprio impulso esibizionista, la propria voglia di esistere, come ad esempio fare l'attore, il ballerino, l'avvocato che discute la sua arringa, l'oratore, il conferenziere, e poi modi "malati" e "antisociali" di dar sfogo a questo impulso, come un tizio che va in giro completamente nudo (esempio estremo da denuncia penale), oppure, come nel mio caso, attirare le attenzioni di quelle poche persone che mi conoscono ponendomi come persona alla ricerca di continue "rassicurazioni" sui propri presunti o immaginari difetti fisici e genetici, non è proprio antisociale come il primo esempio ma di certo non è sano perché tende col passare del tempo a rendermi fastidioso e respingente agli occhi altrui.

Quest'ultima parte in effetti è interessante, poiché, se da una parte provo una immensa sofferenza per la mia condizione psichica, dall'altra è come se mi fossi nel corso degli anni "identificato" nel mio disturbo, come se grazie a questo disturbo riuscissi ad ottenere un po' di attenzione da parte del mondo esterno (ed è probabilmente lo stesso meccanismo che sto attuando scrivendo questo messaggio, ovvero ricevere attenzioni).

Ci ho riflettuto molto seriamente durante questa estate dei miei meccanismi (in)consci di cercare attenzione altrui tramite le mie insicurezze/paranoie. Lo scorso inverno mi ero convinto di avere una voce artificialmente profonda, e che la mia reale voce fisiologica fosse molto acuta, ai limiti del femminile e dell'infantile. Mi si è formato questo pensiero paranoide dopo che un paio di persone, in un forum online, mi dissero che secondo loro rendevo "volutamente e artificiosamente" la mia voce più profonda di quanto fosse in realtà. In primavera andai a visita da un ORL e da un foniatra, entrambi da endoscopia a fibre ottiche trovarono laringe e corde vocali perfettamente normali, non notarono atteggiamenti alterati durante la fonazione, e il foniatra mi fece pure i complimenti per il mio timbro vocale. L'unica cosa da migliorare oggettivamente era la respirazione (costo-apicale, molto alta, guardacaso tipica delle persone estremamente ansiose e insicure come me, e che non permette alla mia voce di risuonare correttamente nell'ambiente esterno).

Detto ciò venni indirizzato da un bravissimo logopedista, che mi sta seguendo da alcuni mesi per migliore la respirazione, l'articolazione, la propriocezione e la proiezione della voce. Inizialmente pensai che lui, ascoltandomi e palpandomi collo e laringe in fonazione, confermasse le mie paure circa la presunta artificiosità del mio timbro vocale, invece mi disse che il mio atteggiamento fonatorio non è affatto "forzato", non c'è tensione muscolare nel collo e la laringe nel parlato compie escursioni fisiologiche nella norma. Grazie a lui sto imparando a impostare una corretta respirazione costo-diaframmatica e ad essere più consapevole del mio mezzo vocale. Nonostante questo però ho continuato per tutta l'estate a tempestarlo di domande su Whatsapp un giorno sì e due no sulla mia voce, convinto ancora di aggravare più o meno inconsapevolmente il mio timbro vocale per suonare più maschile e autorevole come mi hanno detto su quel forum, e lui sempre pronto e disponibile a rispondermi scongiurando le mie paure... ecco proprio questo modo continuo di cercare rassicurazioni ridondanti su cose che dovrebbero essere per me ormai cose scontate e date per ovvie (cioè che non aggravo volontariamente la voce ma solamente che la sfrutto male a causa perlopiù di una respirazione alta e superficiale) ha cominciato a farmi riflettere seriamente: "cerco disperatamente l'attenzione altrui, ma non so cercarla in modo sano". E quasi inconsapevolmente cercavo sul web pareri che potessero dare conferma alle mie idee, proprio come nel caso della voce (i tizi anonimi del forum che mi dissero che la mia voce sembrava artificiale) o anche dell'aspetto fisico come fatto in passato... come se volessi cercare sul web prima o poi sempre la conferma che le mie impressioni siano realtà, e guardacaso queste conferme negative arrivano sempre da persone sconosciute e anonime, mai da persone che ci mettono la faccia... come se volessi cercare conferme al fatto che ho delle anormalità fisiche (che nel reale nessuno nota o trova).

Inoltre ho scoperto che mi piacerebbe tantissimo recitare a teatro o fare qualche attività artistica, ho sempre sacrificato la mia indole artistica per seguire quella informatico-scientifica (perché più concreta di quella artistica), ma ciò mi ha portato a reprimere molto il bisogno di dire al mondo che "Io esisto!", oppure a spostarlo su qualcosa di molto nevrotico (a tratti al limite con lo psicotico), ovvero il cercare continue richieste di attenzioni sulle mie presunte mancanze/anomalie fisiche.

Il fatto è che ora, preso coscienza di tutto ciò, mi trovo a un punto morto con l'attuale psicologa... ancora sono molto insicuro circa le mie qualità, e la parte più nevrotico-paranoide di me tende ancora a credere che le persone anonime dietro il web siano state sincere, mentre tutti i professionisti con cui sono stato a stretto contatto (otorini/foniatri/logopedisti/psicologi-psicoterapeuti) degli ipocriti... è un ragionamento sbagliatissimo, lo so, ma non riesco ancora a uscirne e la psicologa, oltre a consigliarmi di provare ad iscrivermi al DAMS e ad un'associazione teatrale, non ha saputo consigliarmi altro per gestire al meglio i miei stati di forte ansia.

Rimango in attesa di un Vostro gentile riscontro.

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Miglior risposta 10 SET 2021

Gentile voglia di esserci,
La sua terapia sembra funzionare e lei sembra avere molte consapevolezze sui vari aspetti delle sue problematiche, non deve essere stato un lavoro facile. Mi domando: quali effetti "negativi" ci sarebbero a iscriversi al DAMS o a portare avanti qualche attività "socialmente accettabile"? Stare definitivamente meglio porterebbe la terapia verso la sua conclusione, come vivrebbe il distacco dalla sua terapeuta? Ha parlato di una definizione della sua identità che parte dal suo disturbo, è pronto per lasciare spazio a nuove definizioni di sé? Queste domande vengono da un'ipotesi che può non centrare o non essere corretta, sarà lei a valutarne la pertinenza.
D.ssa Michela Martini

Dott.ssa Michela Martini Psicologo a Genova

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10 SET 2021

Buongiorno vogliadiesserci,
Il racconto che ci ha fatto ascoltare sembra molto dettagliato e consapevole... Quindi direi che il percorso con la collega sembra dare i suoi frutti...
Alcune persone tendono a mostrare più fragilità di quelle che vengono loro riconosciute e talvolta questo accade con l'obiettivo di farsi dire che andiamo bene così... E quando questo capita, sono più sereni ma questo dura poco perché in realtà sono loro a considerarsi sbagliati nonostante gli altri esprimano diversamente.
Modificare la propria immagine di sé non è cosa rapida o facile, forse alcune critiche ricevute in passato rimbalzano in testa a tal punto che convincersi di essere brutte persone è un attimo...
Poi ciascuno di noi avrà degli aspetti fisici e del carattere più piacevoli e altri più spiacevoli, va un po' accettato perché esser senza macchia non è possibile e sarebbe anche un po' noioso...
Come mi par di aver intuito la collega sta cercando di interrompere il processo di immedesimazione nei propri pensieri disfunzionali... Quindi ne parli con lei e cercate insieme di gestire la cosa sia a livello pratico/logico che emotivo...
Auguri per il suo percorso,
Resto a disposizione,
Dott. Marco Tagliagambe
Psicologo-psicoterapeuta
Cognitivo e comportamentale

Dott. Marco Tagliagambe Psicologo a Empoli

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10 SET 2021

Buongiorno, personalmente mi sono fatto l'idea (ma non può essere altro che una possibile qipotesi di lavoro) che in lei, con i progressi fatti in terapia e con gli altri specialisti, stia iniziando a salire alla coscienza il fatto che si sta avvicinando il momento di diventare più autonomo ed indipendente. Forse, questa presa di coscienza ancora incompleta, elicita tuttavia delle paure di non poter farcela, di affrontare la vita "da solo", senza tutte queste professionalità che le dicono cosa fare e che le danno feedback positivi. Non so se già l'avete affrontato con la collega, ma potrebbe essere utile parlare di come gestire queste (eventuali o potenziali) paure. Questo le permetterebbe, tra l'altro, di disedintificarsi con la sua sintomatologia e tutti gli aspetti positivi emotivo-cognitivi accessori, ovvero di ricavare dall'esterno un rispecchiamento di Sé e, dunque, quasi una validazione (altra ipotesi su cui potrebbe essere utile focalizzarsi). Che, però, se possono sembrare utili sul breve periodo, a medio-lungo termine diventano deleteri, in quanto ostacolano la creazione e stabilizzazione di criteri interni che la definiscano da dentro, a prescindere dal contesto col quale si trova ad interagire.
In linea generale, mi sembra che, in questo momento, sia più un tema tipo: chiuse queste porte che mi hanno aiutato, ce la potrò fare?
Provi a confrontarsi con la collega, sicuramente troverete un modo di gestire l'essenza oltre che lo strumento dell'apparenza.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista/Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo a Roma

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9 SET 2021

Buonasera , forse gli aspetti dispercettivi e paranoidei a volte sono troppo forti, così come la ossessione-compulsione a ricercare conferme.
Ha mai preso in considerazione una terapia farmacologica da affiancarsi alla psicoterapia, almeno per un periodo ?
In bocca al lupo
Dott.ssa Belinda Doria

Dott.ssa Belinda Doria Psicologo a Vecchiano

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9 SET 2021

Gentile utente,
ti consiglierei di continuare la psicoterapia.
Parlane con la tua terapeuta, con la quale hai iniziato un ottimo percorso.
Parlargli della situazione di stallo che stai percependo.
Così insieme cercherete di lavorare su obiettivi nuovi e consolidare quelli vecchi.
Cordiali saluti.

Dott.ssa Margherita Romeo

Dott.ssa Margherita Romeo Psicologo a Roma

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9 SET 2021

Gentilissimo,
da ciò che racconta mi sembra di capire che con la collega state lavorando bene e che con lei c'è una buona relazione terapeutica: parlarne apertamente e sinceramente con lei di questi dubbi, del suo sentire il processo terapeutico in stallo Servirà ad entrambi per fare il punto della situazione, aggiustare il tiro sulla terapia, valutare gli obiettivi raggiunti e lavorare nella direzione di quelli ancora da raggiungere.
Cordialmente

Dr.ssa Maria Beatrice Brancati

Dott.ssa Maria Beatrice Brancati Psicologo a Padova

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