Somatizzazioni imbarazzanti?

Inviata da Sara.25 · 20 nov 2020

Salve
Sono una ragazza di 24 anni, dal 2010 quindi con l'inizio dell'adolescenza ho iniziato ad avere sintomi che si amplificano se ad esempio sto a contatto con qualcosa che mi fa paura o che mi mette a disagio.
Io sono sempre stata una bambina timida da piccola, quindi capite bene che le insicurezze e il disagio sono cresciuti insieme a me. Ho sempre provato molta vergogna nell'espormi, per me era una costrizione, qualcosa che non facevo volentieri ecco. Bene o male qualche sblocco l'ho avuto, nel senso che sono riuscita (con grande fortuna) a trovare degli amici o comunque coetanei con cui ho vissuto pezzi della mia adolescenza, fin quando dicevo nel 2010 inizio ad avvertire a livello corporeo quello che io ritengo essere un sintomo dell'ansia, inizio a sudare maggiormente nella zona delle ascelle, mi rendo conto che sudo di più se sto vicino a qualcuno, chiunque esso sia, oppure se rido e scherzo o se provo paura-disagio, insomma quando sto in compagnia difficilmente sto asciutta. Questo che per molti può non essere un problema per me lo è stato e continua ad esserlo, gli aloni che si vengono a creare sui tessuti mi imbarazzano molto, mi fanno sentire insicura e mi limitano nella scelta dei tessuti, colori e soprattutto nei movimenti, se posso tengo le braccia abbassate e quindi rimango sempre "rigida". Ovviamente questo problema è stato un motivo in più per prendermi in giro e quindi si, ho subito bullismo psicologico e qualche volta fisico per tutto il periodo scolastico. Ancora non sono sicura ma ci sono volte in cui avverto del cattivo odore di sudore nonostante io usi tutti i rimedi possibili e immaginabili, (docce frequenti, vestiti puliti, depilazione, deodoranti provati di ogni tipo e marca, attenzione all'alimentazione ecc.), certe volte invece io non lo sento ma mia madre sì e questa cosa mi fa innervosire perchè io non riesco a sentire il mio odore. Anche qui i miei compagni di classe me ne dicevano e combinavano di tutti i colori, commenti che vorrei evitare di scrivere e profumi spruzzati addosso, questi sono solo alcuni esempi. Passa il tempo e nel 2012/13 iniziano altri nuovi sintomi, non li avevo solo quando andavo a scuola ma ogni volta che stavo insieme a qualcuno, che poteva essere anche un mio parente, con la mia famiglia molto meno. Avverto una forte nausea che spesso mi impedisce di mangiare, soprattutto quando sto per affrontare una certa situazione, che ne so, un colloquio di lavoro ecc., Oltre a questo, inizio ad avvertire strani rumori di pancia, sento l'aria che si sposta e che mi causa degli imbarazzanti rumori, la pancia inizia a gonfiarsi (meteorismo) e poi mi viene lo stimolo di espellere questi gas (flatulenza), se li trattengo, oltre a ritrovarmi con dei bei mal di pancia i rumori (borborigmi) si fanno sempre più forti e frequenti. Come se non bastasse c'è pure la fame nervosa, spesso la mattina già dopo una o due ore aver fatto colazione inizio ad avvertire i classici brontolii di quando si ha fame, questo mi succede anche quando sto in casa. Mangio anche con la paura che ciò che ingerisco possa farmi male, nel senso che possa peggiorare i miei sintomi e quindi la mia sensazione di disagio.
Per me è impossibile non pensarci, ormai ci penso anche quando sto a casa e non devo affrontare alcuna sfida o situazione che possa causarmi ansia.
La mia famiglia non sa nemmeno cosa vuol dire la parola ansia quindi immaginatevi il bel sostegno che ricevo, per mia madre sono solo una fissata, la mia è un ossessione che crea stress pure a lei dato che spesso mi lamento perchè sto male, a volte addirittura piango perchè questo problema mi ha completamente rovinata in tutto, sull'autostima, sulle relazioni di ogni tipo, sulla voglia di fare, ecc.
"Distraiti"
"Non ci devi pensare"
"Sta tutto nella tua testa"
"I veri problemi sono altri"
"Anche se hai questi sintomi tu fregatene, devi essere più forte"

Questi sono solo alcuni dei commenti che ricevo ogni volta che ho parlato di questa situazione alla mia famiglia. A chi mi devo rivolgere? Questi sintomi possono sparire per sempre? Se sì, in che modo? Cosa posso fare adesso, nel senso in questo momento come li posso gestire, controllare? La mia situazione ha un nome? Rientra in qualche categoria specifica? O devo continuare a chiamarla timidezza?

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Miglior risposta 21 NOV 2020

Buongiorno, parto rispondendo alle Sue domande. Innanzitutto in presenza di sintomatologia organica è necessario e consigliabile un primo passaggio dal medico, che accerti l'assenza di cause che concomitano a creare, mantenere, peggiorare il malessere. Una volta ottenuto il responso medico diviene più semplice rispondere alla seconda domanda (spariranno per sempre?) laddove tendenzialmente, una buona psicoterapia in assenza di cause organiche può certamente fare un buon lavoro - almeno nel ridurre frequenza e impatto del problema. La situazione non è certamente inquadrabile come "timidezza", perchè causa evidente disagio che limita in modo significativo i modi di muoversi nel mondo e relazionarsi con l'altro (e con sè stessa). E' piuttosto un quadro ascrivibile ad ansia legata alla relazionalità e in particolare ad alcune Alterità più di altre, che genera circoli viziosi di iper-sensibilità viscerale, reattività, ed evitamento. Un percorso psicoterapeutico sarebbe finalizzato a indagare meglio i modi di essere nel mondo e quelli con i quali incontra sè stessa (ovvero, "si sente" a livello viscerale). Vanno riequilibrati i significati connessi al corpo vivo. Ricapitolando: vada dal medico di base, faccia accertamenti gastrointestinali (non perchè necessariamente debbano causare la difficoltà, ma alcune condizioni la peggiorano e, se Lei ha una iper-sensibilità, movimenti intestinali eccessivi possono peggiorare il quadro, ad esempio). Poi si rechi da uno psicoterapeuta con il responso e inizi un percorso. Sia motivata e paziente: i risultati arriveranno. Cordialmente. DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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23 NOV 2020

Salve, mi spiace molto per la situazione ed è il disagio espresso.ritengo fondamentale, arrivata a questo punto, che lei intraprenda un percorso psicologico al fine di indagare le cause, le origini ed i fattori di mantenimento dei suoi sintomi.sarebbe opportuno inoltre che lei imparasse, sempre all’interno del percorso psicologico, delle strategie per fronteggiare le situazioni per lei fonte di elevata attivazione emotiva.
Cordialmente, dott FDL

Dott. Francesco Damiano Logiudice Psicologo a Roma

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