Somatizzazione mansione di lavoro

Inviata da France · 2 mar 2021

Buongiorno, lavoro come "burocrate" in un ente dove grazie ad alcune nuove assunzioni, da circa un anno, il mio personale carico di lavoro (fino a ad un anno fa parecchio impegnativo) si è un po' alleggerito. Tuttavia, tale aspetto, se da un lato ha determinato una maggiore rilassatezza generale in me, dall'altro mi cagiona, paradossalmente, un problema psicosomatico. Nel momento in cui svolgo, in particolare, una delle mansioni a me attribuita, che è paradossalmente la meno ostica di tutte e sulla quale non ho mai avuto particolari difficoltà in passato, la mia mente si deconcentra e reagisce con una sorta di rigetto. Di conseguenza, lo sforzo per trovare la concentrazione e la motivazione suscita poi in me una reazione fatta di sudorazione, ansia e successivi disturbi allo stomaco ed al colon. Ho provato vari stratagemmi (pratiche di respirazione ecc...) per trovare la giusta serenità ma niente, la mia mente viaggia per altre vie non appena inizio a svolgere questa mansione. Per specifici obblighi di servizio non posso sottrarmi ad essa, ma vorrei trovare il modo di svolgere queste pratiche amministrative senza che deconcentrazine e carenza di motivazione determinino in me altri fastidiosi effetti che interferiscono con la qualità della vita. Mi rendo conto della stranezza della situazione e della mia richiesta ma vorrei capire se potete suggerirmi qualcosa per affrontare con calma questo aspetto del mio lavoro.

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Miglior risposta 4 MAR 2021

Buongiorno France,
la sua domanda è tutto fuorché banale.
Non è paradossale che la rilassatezza generale possa provocarle stress: le sarà utile sapere che secondo molti studi in psicologia del lavoro, tra i mestieri più stressanti risultano esserci quelli monotoni e che non necessitano di grande attenzione o impegno.
Potrebbe esser che a stressarla non sia la mansione specifica che le provoca il problema psicosomatico, ma al contrario tutta la revisione del suo carico di lavoro a cui è conseguito un alleggerimento? ciò che fa ora la soddisfa? ritiene che sia adeguato alle sue competenze e alle sue possibilità?
Proverei a partire da queste riflessioni.
Un caro saluto.

Dott.ssa Elisabeth Bortolotto

Dott.ssa Elisabeth Bortolotto Psicologo a Torino

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10 MAR 2021

Gentile France,

La sintomatologia che descrive è purtroppo molto comune nelle sindromi da burn out lavoro correlate.
Quando siamo costretti per un periodo di tempo prolungato a svolgere tante mansioni, ci sentiamo in un primo momento sopraffatti dalla quantità di compiti che dobbiamo svolgere nell'arco della giornata. Pian piano però, l’organismo si abitua allo stress, e quanto più c’è da fare, tanto più ci si sforza di fare. Sembra paradossale, ma quando le mansioni sono particolarmente alienanti e spezzettate in tanti compiti monotoni e slegati tra loro, il cervello e l’organismo cercano di adattarsi alla pressione come meglio possono. A lungo andare, si crea un meccanismo di “reward”, una specie di “ricompensa patologica”, ogni volta che si riesce a portare a termine un compito. A monte dell’aridità della mansione lavorativa, il senso di aver completato qualcosa (qualsiasi cosa) è l’unica piccola soddisfazione che il nostro cervello si abitua ad avere per mantenere la sua efficienza: è in questo modo che si innesca in alcuni casi una vera e propria dipendenza da lavoro; per quanto si possa odiare quello che si fa, si cerca di completare quanti più compiti possibili, si finisce per essere sempre gli ultimi a lasciare l’ufficio, sembra che l’azienda non possa andare avanti senza il nostro contributo di quella giornata. Questo perché la percezione di efficacia e di valore personale si associano inesorabilmente alla quantità di compiti che si è svolti durante la giornata, al senso di compiutezza che ci deriva dall’aver completato tanti compiti, seppur privi di significato.
Quando finalmente il lavoro si riduce, avvertiamo un forte senso di frustrazione e di inutilità, proprio per il fatto che abbiamo più tempo a disposizione per riflettere su come ci sentiamo psicologicamente rispetto al contenuto dei compiti che ci si richiede di svolgere e non riceviamo più quella piccola ricompensa dal senso di efficacia che deriva dalla quantità di cose portate a termine. La nostra attenzione di sposta cioè dalla “quantità” alla “qualità” di quello che facciamo ogni giorno.

In questi casi l’aiuto dello Psicologo è quello più indicato sia per ridurre la sintomatologia psicofisica nell’immediato, sia per trovare nuovi, sani e più appaganti significati nella propria esistenza.

Spero di esserle stata utile, le faccio i miei migliori auguri.

Dott.ssa Michela Arnò

Dott.ssa Michela Arnò Psicologo a Ciampino

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10 MAR 2021

Buongiorno France.
Il nostro sistema mente-corpo-cuore sa perfettamente quali sono le priorità: per usare una metafora quando si è in alto mare, in un mare agitato in cui si rischia di affogare e da cui non ci si può sottrarre, il sistema si organizza per metterci in sicurezza e salvarci e ci dà la forza per tornare a riva. Arrivati in salvo emergono l'ansia, il panico, le attivazioni fisiologiche che possono essere di ipo o iper arousal, i blocchi.
Tutto questo avviene proprio quando il pericolo maggiore è scampato e apparentemente è tutto terminato o esternamente migliorato.....
La situazione che descrive appare strana ma è fisiologica: inoltre tanto più ricerchiamo la concentrazione tanto meno la troviamo.
Descrive molto bene quello che vive e questo inidica che ha capacità di analisi e di introspezione: con sguardo curioso e non giudicante inizii un persorso di psicoterapia e indaghi meglio il significato della sudorazione, dell'ansia che prova, dei disturbi allo stomaco e al colon.
Buon cammino.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Simona Sola

Dott.ssa Simona Sola Psicologo a Torino

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9 MAR 2021

Buonasera France, già Freud aveva intuito che alcuni problemi che non riusciamo a risolvere, li spostiamo nel corpo generando, come Lei ha intuito, aspetti psicosomatici. Ciò che Lei descrive non mi pare poi così strano poiché non è solo la facilità di un’attività lavorativa che ci dà benessere, ma anche cosa essa costituisce per noi. Il desiderio spesso ci porta a compiere grandi sforzi proprio perché sentiamo di essere molto coinvolti in quella determinata cosa. Potrebbe quindi essere una circostanza legata alla sua motivazione e quindi a ciò che Lei interiormente desidera o meno. Suggerirei di confrontarsi su questo aspetto con persone fidate e, se possibile, anche colleghi o diretti responsabili: a volte gli altri riescono a vedere cose che noi non vediamo e magari insieme si può trovare la soluzione. Cambiando qualcosa, sia all'esterno, sia dentro di lei. Insomma, ho la sensazione che Lei debba dare un po’ più ascolto ai suoi desideri che forse, attualmente, stanno un poco brontolando nel suo corpo proprio perché poco considerati. La saluto cordialmente.

Dott. Nicola Bonacini Psicologo a Bologna

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3 MAR 2021

Buongiorno,
questa somatizzazione di cui parla non è da sottovalutare, anzi, sarebbe opportuno andare a fondo del problema e cercare di capire che cosa non le piace della sua mansione. Attraverso un lavoro sulla sua storia personale può trovare delle motivazioni magari non così chiare e recuperare quel bimbo che è in ciascuno di noi e capire molto. È attraverso un lavoro di analisi che emergono aspetti e dettagli importanti che possono aiutarla a superare il problema o a prendere un’altra strada.
Rimango a disposizione.
Un cordiale saluto.
Dott. G. Gramaglia

Gramaglia Dr. Giancarlo Psicologo a Torino

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3 MAR 2021

Gentile France,

Personalmente ritengo che la sua richiesta non sia per niente strana.
Ciò che descrive sono le classiche manifestazioni fisiologiche e somatiche dell’ansia collegate ad aspetti gastrointestinali (l’intestino viene anche chiamato negli studi di settore “il secondo cervello”).

Senza dubbio, il campo clinico è particolare perché costituisce un punto di incontro tra la psicologia clinica e la medicina psicosomatica. Una consulenza psicologica, con un professionista che si occupa di queste tematiche, può aiutarla a comprendere meglio la situazione e suggerirle l’intervento migliore.

Se vuole, io ho questa formazione e sono a disposizione.

In alternativa, studi nel settore hanno dimostrato l'efficacia delle pratiche di mindfulness. La invito ad informarsi sull'argomento,

Un caro saluto,
Dott.ssa Adelina Detcheva.

Dott.ssa Adelina Detcheva Psicologo a Roma

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3 MAR 2021

Gentilissimo,
cambiando la modalità di gestire questa piccola e fastidiosa mansione potrà iniziare a scoprire che la sua ansia diminuisce. Per fare questo 'salto' occorre un breve aiuto professionale che la aiuti a capire che cosa sta facendo in questo momento, inconsapevolmente, che invece di aiutarla la blocca. Un cordiale saluto

Monticone Alessandra Psicologo a Asti

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2 MAR 2021

Buonasera France,a volte ciò che in linea teorica rappresenta qualcosa di positivo (una vincita,una promozione,l’essere sgravati da alcune mansioni)può, a qualche altro livello e per le più svariate ragioni essere vissuto,anche a livello inconsapevole, in modo negativo o comunque ambivalente,è solo un’ipotesi,ma potrebbe trattarsi del Suo caso,nel senso che il “ rigetto” di cui parla potrebbe essere correlato alla mancata accettazione di questa nuova fase professionale. Prenda in considerazione l’idea di avvalersi dell’aiuto di un professionista in modo da trovare un nuovo equilibrio a livello personale e professionale.
Resto a Sua disposizione .
Dottoressa Daniela Raffa
(Psicologa/ Psicoterapeuta
disponibile per terapie online)

Dottoressa Daniela Raffa Psicologo a San Giovanni la Punta

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2 MAR 2021

Gentile, potrebbe essere utile lavorare su di Lei, attraverso un supporto psicologico, per comprendere la ragione del blocco, delle somatizzazioni, per elaborarla e darsi anche modo di gestirla e affrontarla in maniera adeguata, per il Suo benessere.
Le auguro buona fortuna.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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