solo ansia?

Inviata da Francesca il 4 nov 2016 4 Risposte  · Attacchi di panico

Gentili Dottori, mi chiamo Francesca ed ho 34 anni ed, ironia della sorte, sono laureata in psicologia, ma visti i miei continui problemi chissà se mai riuscirò ad esercitare. Già da bambina ho iniziato a manifestare i primi sintomi: a 7 anni ero ipocondriaca, ogni giorno credevo di avere una malattia nuova (leggevo l’enciclopedia medica per poi sentirmi tutti i sintomi addosso), avevo paura di contaminarmi con i germi e quindi non appoggiavo le braccia sul tavolo quando mangiavo, lavavo spesso le mani, ero terrorizzata dall’AIDS al punto da vedere sul marciapiede delle siringhe che non c’erano, dovevo spegnere per ultima la luce prima di andare a dormire per essere sicura che non succedesse nulla di brutto e così via. I miei genitori mi portarono da un neuropsichiatra infantile che, dopo qualche seduta, disse che tutto stava nel bisogno che mia madre (apprensiva e rigida) fosse un po’ meno presente e mio padre un po’ meno assente. Con l’adolescenza il problema sparì da solo. 11 anni fa, a seguito di una diagnosi di melanoma (per fortuna in situ), ho iniziato a soffrire di ansia ed attacchi di panico, e sono stata curata con Paroxetina per altrettanto tempo; mi è stata tolta ogni volta che stavo bene e riprescritta ad ogni ricaduta. Ho svolto una psicoterapia per altrettanti anni, ma non vedendo miglioramenti netti (andavo avanti con periodi di benessere e ricadute, la peggiore delle quali è stata dopo la nascita di mia figlia, 4 anni fa) ho cambiato psicoterapia. Svolgo questa nuova terapia da 6 mesi e, anche se l’ansia di fondo c’era sempre, notavo finalmente molti cambiamenti positivi, e soprattutto mi stavo riscoprendo in maniera autentica. Circa un mese fa ho anche sospeso la Paroxetina (che comunque prendevo da un anno ad un dosaggio “placebo” di 2 mg al dì). Nell’ultimo mese di terapia è emerso quello che probabilmente è stato il mio trauma infantil.
Era qualcosa che a livello “cognitivo” già sapevo (da piccola mi sono sempre sentita voluta bene meno dei miei fratelli, la pecora nera della famiglia, mi sono sempre sentita come una figlia che se avessero potuto avrebbero rimandato al mittente), ma in terapia l’ho rivissuto a livello emotivo, ho sentito proprio quello stesso dolore che sentivo da piccola al pensiero di non sentirmi voluta. Credevo di aver già capito che i miei problemi di ansia derivavano da lì, ma riprovare quel dolore mi ha devastato. Dal giorno stesso della seduta di psicoterapia “incriminata” ho iniziato a sentirmi depressa, la notte dormo male, ho poca fame, mi sento senza energie. Ma la cosa più brutta è che mi sento spesso come se mi guardassi da fuori, come se mi ascoltassi parlare dall’esterno. Oppure mi capita anche di guardare i miei familiari, compresi mio marito e mio figlio, e vederli diversi, ma non diversi “oggettivamente”, semplicemente come se avessero perso di familiarità. In particolare mi spavento molto nel vedere “diversamente” mio figlio, mi viene un’ansia terribile. Tutte queste bruttissime sensazioni mi mettono un’ansia terribile, temo continuamente di stare per impazzire, di diventare psicotica o di arrivare a non riconoscere più le persone che amo o ad arrecargli danno. E diventa un’ossessione, non faccio altro che pensarci, cerco continuamente rassicurazioni su internet ma non mi rassicuro mai e l’ansia aumenta sempre di più, e più aumenta l’ansia più aumentano queste sensazioni. Vorrei sapere se queste sono esperienze di depersonalizzaione e derealizzazione, se rientrano nel disturbo d’ansia o se possono veramente portare ad una psicosi (questo al momento è il mio più grande terrore). Il mio psicoterapeuta sostiene che questa mia ansia sia una forma di difesa di fronte all'aver ricontattato quel dolore. Io nutro fiducia nella psicoterapia e mi auguro che con l'andare avanti riesca a superare questa impasse senza dover di nuovo ricorrere alla paroxetina..Tuttavia vorrei sapere il vostro parere riguardo ciò che le ho raccontato .I miei sintomi possono rientrare nel disturbo d’ansia o potrebbero veramente portare ad una psicosi? Questo al momento è il mio più grande terrore e più ci penso più mi sembra di pensare cose da "matta" (di cui ho vari esempi dato che ho svolto recentemente il tirocinio in una comunità psichiatrica). Ho studiato che le psicosi si distinguono dalle nevrosi perchè la persona non ha insight, non ha paura di impazzire, perchè neanche si accorge di impazzire… ma vorrei una rassicurazione a riguardo. Vi ringrazio di cuore.

Miglior risposta

Buonasera Francesca, sa che a volte le rassicurazioni invece che far sentire le persone tranquille possono incrementare l'ansia e far peggiorare il problema? Mi sembra proprio il suo caso.
Ha detto che si fida del suo terapeuta e che ha già ottenuto risultati soddisfacenti. Prosegua semplicemente su questa strada.

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Cara Francesca, da quello che racconta credo che il rimuginare in maniera ossessiva e cercare rassicurazioni siano il modo in cui lei gestisce altre difficoltà "emotive". Con il suo terapeuta avete "smascherato " la sua difficoltà emotiva più profonda per cui ora sta innalzando tutte le strategie in suo possesso x non sentirla, come ha fatto sempre quando era piccola: le rassicurazioni, i pensieri ossessivi, i comportamenti compulsivi,...ora sta provando dei sintomi dissociativi che probabilmente sono lo sforzo estremo per non sentire. non deve avere paura di tutto questo, per la prima volta non deve avere paura per vari motivi: i più importanti sono che mi sembra sia seguita da un bravo terapeuta, inoltre ora non è più una bambina, ora è grande, ha una sua famiglia che sicuramente le vuole tutto il bene che non ha sentito nella sua di origine, della quale non ha più bisogno come quando era bambina, può lasciare andare.. un caro saluto

Dr.ssa Eva Zangirolami Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale Trento - Riva del Garda

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8 NOV 2016

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Gentile Francesca,
Le rassicurazioni che cerca da noi sono insite nella sua risposta. Credo si debba dare il tempo di elaborare il trauma tenendo presente che non si può controllare tutto. Parli dei suoi dubbi e delle sue paure con il suo terapeuta avendo fiducia in lei e nel collega. Buona giornata Dottoressa Ranieri

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8 NOV 2016

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Gentile Francesca,
La derealizzazione e la depersonalizzazione sono sintomi normali quando si vanno ad esplorare dei ricordi dolorosi e, da quello che ha scritto, traumatici. La mente tende a difenderci e allontanarci dal dolore.
Metaforicamente potremmo dire che una parte di lei "più piccola" sta affrontando queste emozioni messe da parte per molto tempo e le sta scoprendo ora, quindi è normale esserne un po' destabilizzata. Anche l'umore più basso può essere un segnale di questa elaborazione e di questa fase di passaggio della terapia. Continuando a lavorare su queste emozioni i nodi si scioglieranno e sarà possibile ripensare a questi ricordi negativi, con meno dolore e meno paura.

La invito a condividere con il suo terapeuta anche questi dubbi, che sono normalissimi e frequenti, così da riuscire ad affrontarli meglio in terapia e decidere insieme come procedere nell'analisi del passato e con che ritmo.

Buona giornata,
Camilla Marzocchi

Bologna BO

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8 NOV 2016

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