Soffro di disturbi ossessivi compulsivi ma non so che tipo di terapia seguire

Inviata da Trifone. 19 giu 2016 4 Risposte

Buongiorno a tutti,
mi chiamo Rocco, ho 25 anni, e ormai da anni soffro di disturbi ossessivi compulsivi. Parlo di DOC non perchè me li sia autodiagnosticati ma perchè questo mio sospetto è stato confermato sia dalla diagniosi di uno psicologo e sia da quella di uno psichiatra.
Questi disturbi sono nati in me nell'infanzia (intorno ai 7-8-9 anni) e da allora ci convivo alternando periodi in cui sembrano quasi non essere presenti (anche se mai sono scomparsi del tutto) ad altri periodi in cui sono talmente forti da condizionare la mia vita (come accade in questo momento).
Molti di questi pensieri ossessivi con le rispettive reazioni compulsive (riti o cerimoniali) sono svaniti ma sono stati sostituiti nel tempo da altre tipologie di doc altri invece sono rimasti delle costanti dalla mia infazia. Per fare un esempio durante l'infanzia dovevo camminare sulle piastrelle di un determinato colore e non sulle altre oppure dovevo dire dellle lunghissime preghiere prima di andare a letto che potevano durare quasi un ora (ora questi pensieri non li faccio più da molti anni) altri come l'impulso di bestemmiare o rivolgere insulti volgari a sfondo sessuale nei confronti della Madonna mentre dico delle preghiere sono rimasti dall'infanzia fino ad oggi senza attenuarsi.
Ad oggi il mio disturbo doc più invalidante (disturbo che è emerso negli ultimi 7 o 8 anni ma che è diventato fortissimo da due mesi a questa parte (senza capire il perchè o l'avvenimento scatenante)) è la paura delle contaminazioni, delle malattie.
Ho il terrore continuo di potermi essere contagiato con delle malattie infettive gravissime ed incurabili (come l'hiv-aids o le epatiti)... a volte sono convinto di essere ammalato ma ogni giorno è più volte al giorno mi sembra di essermi contagiato o essere venuto a contatto con queste malatttie (nel senso se sono già ammalato non dovrei avere il continuo terrore di essermi di nuovo contagiato: tanto ormai sono già malato.... cioè il pensiero non è razionale!).
Premetto che io non ho mai tenuto comportamenti a rischio trasmissione di queste malattie e razionalmente credo di non esserne malato (dico credo perchè uno degli effetti di questi disturbi è la paura di fare i test cosa che penso invece potrebbe essere utile a tranquillizarmi... e io ad oggi di questi test non è mai fatti e non risco a farli). In ogni caso questi "possibili eventi di contagio" sono razionalmente da un punto di vista medico non rischiosi o quasi a richio zero o a remotissimo rischio (e di questo me ne rendo assolutamente conto anche perchè sono molto informato su queste malattia.... sempre per via di questo disturbo che mi spinge a informarmi).... ma nonostante questo il terrore mi assale e mi paralizza totalmente. Un tempo era sufficiente svolgere alcuni riti compulsivi come il lavaggio delle mani ripetuto in continuazione, o l'uso di disinfettanti sempre per il lavaggio, oppure ancora usare tutte cose personali e non condividere etc.etc..... ma ad oggi questi riti (che continuo comunque a fare) non sono più sufficienti a eliminare il pensiero ossessivo. Sono arrivato al punto di avere il terrore di stringere la mano a una bersona o di potermi graffiare con qualsiasi tipo di oggetto che potrebbe essere venuto a ipoteticamente a contatto con gli agenti patogeni. Sono arrivato al punto di pensare di abbandonare il mio lavoro e ad avere seri problemi relazionali.
Ho parlato di questo mi disturbo con il mio psicologo (terapeuta da cui vado per risolvere altri problemi.... poi magari tutti i problemi sono collegati ma ad oggi parliamo principalmente dei miei problemi di natura sessuale e non dei doc)... detto questo lui mi ha diagnosticato dei "tratti di doc" in quanto lui ritiene che se fossero proprio gravi non avrei un lavoro e mi chiuderei in casa senza avere rapporti con nessuno, mentre io invece ho un lavoro e sono a contatto con le altre persone (questo è vero anche se questo ultimamente è faticosissimo e mi terrorizza fortemente e vorrei evitarlo in quanto le ritengo situazioni pericolose). Il ogni caso il mio psicologo vedendo che il disturbo è sempre più forte mi ha consigliato di rivolgermi ad uno psciatra. Io ho seguito il suo consiglio, ci sono andato e ho avuto la conferma della diagnosi del disturbo, il consiglio di lavorarci con la psicoterapia e in più una prescrizione farmacologica: prescrizione che ha lasciato alla mia personale volontà di seguirla oppure no (si tratta di un antidepressivo che va a regolare la seretonina del mio cervello si tratta nello specifico di ZOLOFT 50 mg 1 compressa al giorno).
Io sono molto tiutubante nell' assumere psicofarmaci... ma allo stesso tempo ho molta paura di questo disturbo e soprattutto di fino a che punto può portarmi ad arrivare. Detto questo io preferirei lavorare con la psicoterapia (sempre dallo psicologo con cui sto lavorando e con cui mi trovo molto bene, magari accostando questo lavoro a quello che stiamo facendo per i miei disturbi sessuali). La mia domanda è questa: per risolvere il mio disturbo la psicoterapia è sufficiente oppure non si può prescindere dai farmaci? Che tipo di lavoro psicoterapico consigliate per questi disturbi? Grazie a chi avrà la gentilezza di fornirmi il suo pare glie ne sarò molto riconoscente.

Cordiali saluti

Rocco

consiglio , capire

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Buon giorno Rocco,
il suo disturbo se posso dire è il pane per i nostri denti di analisti, la maggior parte dei nostri pazienti soffre di DOC. Lei chiede come scegliere l'analista o il tipo di analisi più adeguato, la mia risposta è
1) vada su internet all'Ordine degli psicologi della sua regione , prenda qualche nome.
2) faccia dei colloqui orientativi (che hanno lo scopo di capire intiutivamente quanto si è trovato bene e a suo agio)
3) parta deciso e convinto
auguri
Dott.ssa Rosalba Anfosso Boscolo

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Carissimo,
quasi sempre nell'affrontare un DOC si consiglia di assumere psicofarmaci. In questo modo il paziente sta meglio e si aiuta il percorso terapeutico.

Angelo Feggi

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26 DIC 2018

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Buongiorno Rocco, rispetto a ciò che ha raccontato, ho una visione leggermente diversa del collega che la segue (tuttavia, lavorando in terapia con lui, appunto, ha il polso della situazione migliore sicuramente di quello che posso ricavare io da un post). Nel senso che il fatto che abbia un lavoro (o abbia avuto) ed una vita relazionale, non è un parametro (da solo) per poter dire se lei ha "tratti DOC" oppure uno "stato"DOC", ovvero una struttura di personalità con attribuzione di significato ossessiva. Inoltre, da come ha narrato la sua storia, ovvero che è da quando era piccolo che ha questi disturbi, io (ribadisco che ognuno ha le sue modalità lavorative, nessuna è migliore di un'altra e, soprattutto, il fatto che lei si trovi bene con il collega è di fondamentale importanza) avrei cominciato cercando di confutare l'ipotesi di Organizzazione di Personalità Ossessiva ma, se invece confermata, avrei trattato i disturbi sex coma una delle conseguenze (come la paura di contaminazione, dei test, etc.) di questa struttura emotiva di personalità. Piccola parentesi, se lei riuscisse a fare i test (ad es., sull'HIV) non credo che si tranquillizzerebbe, come dice. Magari forse per qualche ora, ma poi troverebbe una spiegazione che vada a riconfermare e rifare emergere le sue paure. Ciò perchè questi sono i suoi meccanismi di difesa automatici (trovati, riconfermati e che l'hanno protetta da quando aveva 6-7-8 anni) che NON può, al momento, evitare di mettere in pratica. Fanno parte del suo essere. Allora, tutto negativo?. Assolutamente no: se il suo sistema emotivo (e, poco dopo, riflessivo) mette in pratica questa strategia è per evitare un contesto (situazionale, relazionale e, dunque, emotivo) che giudica pericoloso per la propria sopravvivenza (sempre emotiva). Se, insieme, al collega si riuscisse a capire cos'è che il suo sistema teme tanto (coinvolgimento emotivo? Emergere di affetti troppo grandi per lei? Non abitudine e senso di incapacità a gestire determinate situazioni? Contesti con poche certezze e molti dubbi? Senso di Sè o "buono" o "cattivo"? Esterno vissuto come troppo invasivo? Etc. etc.), si potrebbe fare in modo di trovare altre strategie evolutive che permettano al suo sistema di sopravvivere lo stesso (non importa, in realtà, quali strategie si usano, l'importante è avere il senso di potercela fare, emotivamente). Quindi, per avere un senso di Sè migliore, dovrebbe far sì che le nuove (o, per meglio dire, diverse strategie) siano più flessibili e complesse e meno rigide e concrete di quelle attuali (cose che, sicuramente, sta già facendo il collega). Ma, sono convinto, che non bisogna "crearne" di nuove, lei già ha dimostrato (nel passato, quando aveva un funzionamento abbastanza buono che le ha permesso di raggiungere una sufficiente qualità di vita) di avere queste modalità funzionali, bisogna capire come mai ora non riemergano oppure se, al contrario del passato, ora non bastano più e serva qualcosa di diverso. Rispetto ai farmaci sono anche io dell'idea di utilizzarli solo in due casi: quando i sintomi condizionano troppo la sua vita quotidiana e se essi non permettono di svolgere un lavoro terapeutico in modo "lucido" e costante. Infine, pur capendo che sia difficile, cerchi di trovare (magari insieme al collega) anche delle qualità o proprietà positive di questo suo modo di essere. Se lei (e siamo sempre nelle ipotesi) fosse una personalità ossessiva, lo sarebbe per sempre (come ognuno di noi, per esperienza evolutiva, ha il proprio modo di essere, per sempre). La differenza la fa il poter gestire queste modalità automatiche di "entrare nel mondo" e reagire ad esso e lo sfruttare le proprie caratteristiche specifiche per trovare un assetto emotivo generativo e funzionale.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

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26 GIU 2016

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Gentile Rocco,
è proprio vero che in psicopatologia molti problemi sono collegati tra di loro.
Pertanto è possibile che anche il disturbo sessuale per il quale lei è in terapia possa essere in relazione con il tratto O-C con possibile conseguente giovamento anche per quest'ultimo.
Condivido anche l'idea di affrontare con lo stesso Collega, appena possibile secondo il suo criterio, i temi relativi a più specifici disturbi O-C.
Quanto all'uso del farmaco consigliato o anche di altri farmaci, ritengo che sia un ausilio a cui poter ricorrere in associazione alla psicoterapia soltanto quando l'entità dei sintomi sia tale da interferire seriamente nell'area socio-relazionale e lavorativa.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

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25 GIU 2016

Logo Dott. Gennaro Fiore Dott. Gennaro Fiore

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