Soffro di disturbi alimentari?

Inviata da Martina · 19 set 2016 Bulimia

Salve,
mi chiamo Martina. Il mio problema riguarda il cibo e mi rivolgo su questo sito semplicemente perché non saprei con chi parlarne. Da bambina amavo mangiare, in particolare la cucina di mia nonna che, come si sa, abbonda sempre nelle quantità e io di questo non me ne sono mai lamentata. Poi crebbi e iniziai il liceo. Il primo anno volò tranquillo: ero in una classe prevalentemente femminile ma strinsi amicizia con molti ed mi adattai in fretta. In particolare, conobbi questa ragazza e con lei mi ci trovai bene al punto che, a fine anno, diventammo già migliori amiche. Poi scoprì che questa mia amica aveva un passato difficile, che era stata in una clinica per anoressiche durante tutta la terza media e che, per puro caso, era stata promossa lo stesso ed ora il padre l'aveva iscritta nella mia scuola. Ora, sarà la sua amicizia, sarà l'età, sarà il mio carattere, fatto sta che qualche domanda iniziai a farmela anch'io. All'epoca ero piuttosto robusta, pesavo 68 kg per 173 cm e a fianco della mia amica, magra e snella, mi sentivo a disagio. Provai qualche dieta fatta in casa ma niente sembrava risolvere il mio problema, così mi rivolsi a una dietologa e nel giro di 5 mesi raggiunsi i 59,5 kg. Ero davvero contenta perché mi piaceva il mio corpo e, piacendomi, diventai anche più sicura. Pensavo che la fatica della dieta era ormai alle spalle, che ora ero libera e potevo mangiare: falso! In estate ne ebbi la conferma. Dopo aver perso altri due chili, alternavo giorni in cui mangiavo poco a giorni in cui mi abbuffavo, i giorni X. I giorni X mi accompagnarono fino all'inverno 2015/2016, ma bene o male il mio peso oscillava dai 57 ai 62 chili. Poi venne la primavera e la voglia di abbuffarmi si alleviò. Inizia a dimagrire e a inizio estate non superavo i 56 chili. Dimagrivo in continuazione e stavo molto attenta a ciò che mangiavo, era quasi un'ossessione. Poi, al mare invitai un'amica delle scuole medie con cui avevo mantenuto i rapporti. Lei aveva notato il cambiamento con il cibo e una sera mi confessò che si sentiva a disagio quando mangiava con me, in altre parole si sentiva quasi in colpa a mangiare. Io, non so per quale strana ragione, sentivo la necessità, l'obbligo di mangiare meno di lei. Ero io quella magra ed ero io che dovevo mangiare di meno. Ero talmente attenta a quello che mangiavo che arrivai a pesare 52 kg senza neanche accorgermene. Tutto ciò sotto gli occhi dei miei famigliari sempre più assillanti e preoccupati. A settembre inizia la scuola e il mio peso era di 53. Notavo la gente guardarmi, ho impresso ancora adesso i loro occhi nella mente. Il mio cambiamento era palese, molti persino mi chiedevano se stessi bene. La mia migliore amica, i miei compagni, i professori, la famiglia. Facevano tutti pressione. E io, non ingrassavo mai. Poi, i loro commenti diventarono qualcosa di opprimente, non li reggevo, erano fastidiosi. Una volta, a un pranzo della domenica con diversi parenti, andai in bagno dopo pranzo e quando tornai tutti tacevano e mi guardavano. Poi mi zia mi chiese perché fossi andata in bagno dopo pranzo. Era la seconda volta che me lo chiedevano ma questa fu terribile. Mi sono sentita malissimo perché la mia famiglia mi credeva una bulimica. Poi mi arrabbiai e mio zio disse: "se la gente si chiede queste cose, allora inizia a farti qualche domanda". In quel momento realizzai che forse la mia famiglia e tutti gli altri avevano ragione, forse ero davvero troppo magra e forse le mie ossa facevano impressione. Andai a casa e inizia a mangiare. Mangiavo di tutto, qualcosa come 8000 calorie. Pensavo: DEVI mangiare e più mangiavo più non riuscivo a fermarmi. Da allora questi episodi sono molto frequenti quando la gente fa giudizi sul mio fisico ma poco dopo il senso di colpa mi assale e perdo sempre i chili presi. Non sono bulimica perché non vado a vomitare ma quando mi abbuffo sto malissimo, sia mentalmente che fisicamente. Ricordo ancora che la notte di S. Stefano vomitai, non appositamente, proprio perché non riuscivo a reggere una tale quantità di cibo. È come se il cibo riuscisse a risolvere i miei problemi. Vi chiedo aiuto e mi scuso se mi sono divulgata molto. Spero in una risposta.
Un saluto.
Martina.

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Miglior risposta 21 SET 2016

E già, hai perfettamente centrato il punto quando dici che "È come se il cibo riuscisse a risolvere i miei problemi". Infatti questo comportamento è sostenuto da emozioni e sentimenti che provengono da quella parte della Tua psiche che sfugge alla coscienza. Insomma è un sintomo, una traduzione distorta, mascherata di emozioni e sentimenti inconsci.
Per uscirne devi affrontarli, ma lo puoi fare solo con l'aiuto di un bravo terapeuta.
Resto a Tua disposizione e Ti saluto con molta cordialità. Dr. Marco Tartari, Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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19 SET 2016

Gentile Martina, di sicuro il comportamento alimentare presentato merita un approfondimento clinico. Il mio consiglio è di rivolgersi ad uno psicoterapueta della Sua zona che si occupa di paziente affetti da disturbi del comportamento alimentare. Mi sembra di capire che Lei è giovane e vale la pena intervenire subito onde evitare che vari comportamenti si cronicizzino.
Cordialmente
Dott.ssa Annalisa Caretti

Studio Dott.ssa Annalisa Caretti Psicologo a Verbania

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