Soffro di attacchi d’ira e il lockdown mi ha fatta peggiorare

Inviata da NadiaMaria · 9 lug 2020

Sono una ragazza di 27 anni e fin da quando sono piccola soffro di attacchi d’ira. Dopo i 20 anni sono aumentati per via del pessimo rapporto che avevo con i miei genitori, fino a tramutarsi in momenti in cui ho fatto del male a loro o a me. Dopo che la relazione con i miei genitori è migliorata, mi rendo comunque conto di non saper gestire la mia rabbia. Non mi sento capita, di conseguenza alzo la voce e piango e quasi sempre perdo il controllo fino ad arrivare ad un punto in cui perdo completamente la cognizione di ciò che faccio. Dopo il mio “sfogo” ne esco sempre svuotata, senza forze e naturalmente sentendomi in colpa verso la persona con cui mi sfogo. Da circa un anno convivo con il mio fidanzato e ultimamente sono tornati questi attacchi, a volte anche per motivi futili in cui comunque io non riesco a mantenere il controllo. Il conseguente lockdown ha avuto un danno non indifferente sulla mia professione e ora ho paura di stare entrando in una lieve “depressione” (se così si può definire) in cui non riesco ad essere motivata in ció che faccio, nonostante sia una cosa che ho desiderato fare da sempre. Torno a casa la sera praticamente senza forze nonostante durante la giornata abbia reso la metà di ciò che faccio di solito. Vorrei poter essere seguita da un professionista ma non so come cercarlo.

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Miglior risposta 10 LUG 2020

Cara NadiaMaria,
la rabbia è una emozione primaria molto importante in quanto ci protegge da pericoli che incontriamo ma nello stesso tempo può diventare per noi disfunzionale se non viene gestita in modo adeguato. E' pura energia e come tale va indirizzata e controllata. Usa questa tua energia per intraprendere un percorso psicologico che ti permetta di trovare le strategie migliori per gestire i tuoi attacchi di rabbia e di ridefinire i tuoi obiettivi per ritrovare la slancio che ti appartiene. Sul sito troverai tante figure di professionisti che sono disposte ad accompagnarti in questo percorso; trova quella che ti ispira maggiore fiducia e valuta la possibilità di colloqui di persona oppure on line.
Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento.
Un caro saluto.
Dott.ssa Simona Daledo
Psicologa e psicoterapeuta.

Dr. ssa Simona Daledo Psicologo a Pavia

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13 LUG 2020

Buonasera NadiaMaria, è utile ricordarsi che, le emozioni, di per sé, non sono ne' positive né negative, ma informative, comunicative, etc. ma, soprattutto, evolutive. Ci permettono di agire con prontezza agli stimoli interni o esterni e ci permettono di riconoscere noi stessi. Già, proprio così, in quanto, ognuno di noi, ovviamente, è in grado di provare tutte le emozioni esistenti ma, ciascuno di noi, ha delle emozioni prevalenti, nate durante le primissime interazioni con le figure di attaccamento primarie (in genere la madre, il padre ma anche altre figure che diventano importanti durante la nostra esistenza). Tutto ciò come si lega a lei? Credo (qui possiamo solo avvalerci di ipotesi) che la sua rabbia sia stata, in passato e poi reiterata fino ad ora, una strategia relazionale per aumentare o diminuire la distanza con l'Altro significativo. Quindi, una sorta di strumento (tacito e inconscio, talvolta) di gestione relazionale. Infatti, ci dice, che si arrabbia quando non viene capita, ad es. Ora, paradossalmente, per me, il punto non sta tanto nella sua difficoltà di regolazione emotiva della rabbia (anche se appare come il punto più evidente, quello che fa più "rumore"), quanto nel tema di essere o meno compresa da chi le stia accanto in quel momento. La rabbia è "solo" lo strumento che il suo sistema ha scelto (escludendo contemporaneamente altre emozioni) per gestire questo senso di incomprensione con l'esterno. Forse, quando era piccola, la rabbia ha funzionato nel raggiungere l'obiettivo di allora del sistema (forse, appunto, quello di essere considerata, notata, validata, etc.) per cui, quando uno strumento funziona così bene perché cambiarlo? Evidentemente, ora, non riesce più a raggiungere quegli obiettivi, anzi, ci sta molto male, per cui la rabbia la percepisce (forse), più del solito e più che in passato, solo in modo negativo. Inoltre, mi permetta, forse le sue difficoltà regolatorie si estendono anche ad altre emozioni (generalmente, infatti, non si ha una difficoltà di modulazione con una sola emozione); infine, possiamo ipotizzare anche che, talvolta, ciò che lei chiama rabbia potrebbe essere qualche altra emozione (ad es. la tristezza è una di quelle emozioni che potrebbero portare a condotte aggressive reattivo/impulsive tali da confondere e farle sembrare nate dalla rabbia).
Detto tutto ciò, la invito ad iniziare a considerare la rabbia come un'emozione "neutra" che diventa positiva (difesa personale o di un caro ad es.) o negativa (qui gli esempi li può portare lei) quando la sua interpretazione emotiva (non cognitiva, o non solo) di un evento, di una situazione, di un contesto, di una persona, etc. la porta a dare un senso, il suo significato personale, alla situazione.
Le emozioni, nonostante alcune situazioni o vissuti porterebbero a pensare il contrario, sono nostre alleate evolutive e vedrà che, quando il tema della considerazione (giudizio dell'esterno? Invasione dei suoi confini? Questi sono solo un paio di esempi, tra i molteplici, che potrebbero stare "sotto" il tema del non sentirsi capita) verrà compreso e collocato entro una cornice di senso, la rabbia e le altre emozioni che prova, nascoste sotto di essa (ipotesi sempre), le percepirà emotivamente regolate, con un senso di ri-conoscimento interno più stabile e coerente rispetto a quanto percepito finora.
Il lavoro clinico sarà faticoso e, a seconda del modello teorico della/del collega , più o meno duraturo. Ma cerchi di non farsi spaventare da questo. Infatti lei, e chi entra in terapia, sta iniziando un percorso arricchente rispetto alla propria identità. Senza un lavoro di questo tipo, infatti, noi tutti siamo abituati, fin dalla nascita, a considerare pochissime e sempre le stesse parti del nostro Sé. Con la terapia, queste parti (pensi, come metafora, alle sfaccettature di un diamante) aumentano e, finalmente, si possono vedere anche le sfaccettature che, finora, erano rimaste nascoste (non casualmente...), alla nostra focalizzazione.
Dunque, può cercare, come detto in precedenza dai colleghi, in questo sito e, sicuramente, troverà la persona che potrà aiutarla.
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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11 LUG 2020

Gentile Nadia Maria,
rabbia e mancato controllo degli impulsi possono essere distruttivi e comportare problemi seri.
Attraverso un percorso di psicoterapia lei può dare spazio ad una rabbia "di testa" che faccia aumentare il livello di assertività anzichè quello di aggressività con indubbi vantaggi personali e relazionali.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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9 LUG 2020

Gentile NadiaMaria,
esiste una rabbia distruttiva che ci annichilisce, crea sofferenza e malessere, tuttavia la rabbia ha in se un'energia spesso dimenticata, da poter utilizzare; essa può' divenire fonte di cambiamento rigenerante e creativo.
Probabilmente il lock down ha innescato una recrudescenza nella difficoltà di gestire la rabbia, del resto presente da tanto tempo nella propria personalità.
Nella rabbia costruttiva posso interdire la mia reattività impulsiva e sostare in quello che provo, senza respingere il dolore, lo accolgo dentro di me. Ciò che fa male è il dolore inascoltato, se non c'è nessuno vicino a me ad ascoltarmi.
Occorre alleggerire i carichi attraverso un percorso psicologico che modifichi questi schemi emotivi ricorrenti e disfunzionali.
All'interno di questo portale riesce a trovare professionisti in genere qualificati, faccia una ricerca nella zona in cui risiede,
i miei migliori auguri,
Dr.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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