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Sintomi psicosomatici e stress lavorativo, cosa fare? Psicoterapia?

Inviata da Al il 18 set 2017 Stress

Salve,
ho 30 anni e volevo raccontare quello che sto vivendo in questo momento.
Premetto che sono da sempre una persona ansiosa e anni fa, a seguito di continui problemi di gastrite e colite definiti psicosomatici, mi fu prescritto Lexil (1 compressa al giorno). La situazione è stata sotto controllo fino ad oggi.
E' da qualche mese ormai che sto accusando un malessere generalizzato legato ad una situazione lavorativa stressante. Lo stress lavorativo deriva essenzialmente da continui conflitti, più o meno evidenti, tra il mio ruolo aziendale e altre aree. Il continuo chiedere cose che vengono puntualmente disattese, continua ambiguità nel chi deve fare determinate attività (ambiguità portata avanti dal mio capo), il non percepire più il mio lavoro come qualcosa di utile mi stanno portando a vivere un ansia continua che purtroppo sfocia anche in sintomi fisici:
- Sintomi gastointestinali acuiti (nonostante il Lexil)
- Forte stanchezza fisica non riconducibile ad un vero sforzo fisico (paradossalmente a volte mi passa non appena torno a casa dal lavoro)
- Spesso mal di testa
- Continua fascicolazione all'occhio sinistro
- Leggera disfunzione sessuale
Da un punto di vista lavorativo penso di aver ridotto notevolmente la mia produttività e non trovo più stimoli. Mi alzo la mattina a volte stanco e a volte arrabbiato pensando a quello che dovrò fare al lavoro (questo anche se la giornata è potenzialmente tranquilla). Ho inoltre la sensazione di perdere il controllo e di non riuscire a gestire la mia vita, mi irrito facilmente per qualsiasi cosa (anche per cose che prima non mi disturbavano).
Il fatto che leghi questi sintomi alla situazione lavorativa deriva dal fatto che nel weekend e nel periodo di ferie queste cose scompaiono (non del tutto nel weekend, completamente nelle ferie).
Ho provato a parlarne con il mio medico di base, descrivendo situazione e sintomi. La sua risposta è stata di provare delle tisane e di cercare di rilassarmi, dicendomi che per i disturbi sessuali poteva provare a prescrivermi "un aiutino".
Su mia esplicita domanda se fosse utile la psicoterapia, mi ha risposto che potevo provare ma che non è detto faccia al mio caso (più utile nel caso di eventi quali lutti, traumi, ecc.).
Ora la mia domanda è: cosa fare? Mi sento molto stanco di tutta questa situazione, e l'idea di andare in terapia mi agita ancora di più.
Cosa posso fare? A che tipo di psicoterapia potrei pensare?
Grazie e ciao

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Gentile Al,
comprendo benissimo la sua condizione di Stress lavoro-correlato e le ripercussioni che lo stesso riversa nella sua vita personale. Come già le consiglia la collega, un percorso di terapia non potrebbe che portarle beneficio e benessere.
Quello che mi sentirei di aggiungere è di valutare (se non l’ha già fatto) di parlare della sua condizione attuale con i suoi superiori o con i responsabili delle risorse umane, se presenti nel suo ambiente di lavoro. A riguardo si potrebbero trovare dei fronti comuni su cui lavorare.

I miei più cari auguri.
Dott. Marco Pilloni

Dott. Marco Pilloni - Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni Psicologo a Quartu Sant'Elena

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Salve Al,
Mi permetto di esplicitare parere completamente discordante dal suo medico in quanto la psicoterapia non è assolutamente legata esclusivamente a lutti e traumi, ma è un modo anche per chi non ha lutti o traumi da elaborare, di avvicinarsi alla consapevolezza del perché vengono provate emozioni e si mettono in atto comportamenti disfunzionali che diventano di ostacolo per il proprio benessere.
Lo scopo della terapia è quello di riconoscere ciò che si attiva in alcuni contesti, comprenderne le ragioni e intervenire dando, a chi ne fa richiesta, strategie di fronteggiamento più funzionali.
Questo è l'obiettivo che l'approccio cognitivo-comportamentale offre e che, personalmente, le consiglio.
Sarebbe interessante iniziare a ricostruire un episodio in cui ha avvertito malessere, in ambito lavorativo, riportando cosa stava accadendo, cosa ha provato e fatto, e cosa ha pensato in quella circostanza.
Resto a disposizione
Dottssa Fabrizia Tudisco

Dott.ssa Fabrizia Tudisco Psicologo a Napoli

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Salve Al,
le dico in modo davvero spassionato che secondo me delle sedute di psicoterapia potrebbero solo farle bene. Spesso i medici, per via della loro formazione organicista, non hanno una chiara idea di cosa facciano gli psicologi e possono mostrare scetticismo a riguardo. Tuttavia, come lei ha opportunamente messo a fuoco, i suoi sintomi fisici hanno una chiara origine psicologica ed emotiva, poiché in momenti di svago o relax si ridimensionano. Ecco, dunque, che il lavoro psicoterapeutico potrebbe proficuamente aiutarla a mettere a fuoco i motivi e le dinamiche che le creano malessere. Inoltre le darebbe una grossa mano a riprendere il controllo della sua vita e a gestire gli accadimenti da una posizione attiva di protagonista, piuttosto che da una condizione passiva e inerme.
Capisco che l'idea di andare in terapia la mette in ansia. Il nuovo spaventa sempre. Le assicuro però che una volta che raccoglie la sua determinazione e il suo coraggio per contattare un collega, poi si sentirà subito accolto e a suo agio in seduta. Provare per credere!
Su quale approccio seguire, mi sentirei di dirle che più o meno tutti vanno bene, magari eviterei quelli che propongono più di una seduta a settimana. Deve sapere che la ricerca ha dimostrato che l'orientamento psicoterapeutico incide solo dell'1% sull'efficacia della terapia. La cosa importante è, in realtà, essere motivati e creare una relazione di fiducia con il proprio terapeuta.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti o informazioni.
In bocca al lupo!
Dott.ssa Giovanna Susca - Bari e Barletta

Dott.ssa Giovanna Susca - Psicoterapia, Psicologia dello Sport Psicologo a Barletta

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