Si può essere felici in una famiglia allargata?

Inviata da Antonino · 27 mar 2015 Terapia familiare

Egregi Dottori,
sono un uomo di 33, da ottobre 2014 sposato con mia moglie M. , coetanea, che ho avuto la grande fortuna di conoscere nel febbraio del 2014 mentre svolgevo un corso di formazione professionale (sono un militare). Con M. è stato subito amore, sin dal primo momento che l'ho vista ho avuto la sensazione di completezza come se finalmente quella parte che fa sentire un uomo completo la trovi racchiusa in una persona, non so se mi spiego. Mia moglie usciva da poco da una relazione more-uxorio durata circa 10 anni e dalla quale sono nati due splendidi bambini, una femminuccia di 9 anni ed un maschietto di 5, a cui voglio un bene dell'anima e che sto imparando ad amare, i quali mi hanno accettato sin dal primo momento.
Dalla fine di agosto 2014 noi quattro siamo andati a vivere insieme e da qui ho notato un significativo cambiamento comportamentale in mia moglie, via via le sue attenzioni nei miei confronti sono scemate così come la sua dolcezza e il suo farmi sentire parte di lei, farmi sentire che siamo una cosa sola, due anime unite che vivono all'unisono. Lei attribuisce questo suo cambiamento al fatto che io sono un continuo lamento per i bambini, che dico sempre questo non si fa, e che sono troppo opprimente nei suoi riguardi, io d'altro canto credo che anche se siamo una "famiglia allargata" è giusto che la coppia venga tutelata ed avere qualche momento per noi, perchè se i bimbi vedono che la coppia è unita e lavora in sinergia per il loro benessere gli si da quel senso di unità familiare che è giusto ci sia.
Io mi lamento che non ci sono regole, che lei non si impone, che è troppo accondiscindente e che viene monopolizzata totalmente dai figli a discapito della coppia. Ho provato a parlare di ciò che non ritengo giusto e che mi crea forte dolore, come ad esempio il fatto che debba andare a dormire da solo perchè deve fare addormentare la bimba piu grande per poi tornare a letto dopo qualche ora e che nel bel mezzo della notte il piccolo viene al lettone, che non ci sono mai momenti per parlare, che non ci sono mai attività per noi, che non posso permettermi di dire no questo non si fa (come ad esempio rigare il muro con la forchetta, disegnarci sopra) oppure che non si possono comprare ogni giorno regalini anche se piccoli. Mi sono senito rispondere che per loro sono un estraneo e che sono invadente (il padre biologico è presente e con lo stesso ho un buon rapporto, ma questo modo di fare di mia moglie mi fa pesare il suo passato come un macigno che mi schiaccia, mi sento insignificante). Da tre mesi mia moglie è incinta, ma non mi fa vivere per niente la gravidanza (abbiamo perso un bimbo al 4 mese della precedente gravidanza, dove nemmeno li mi faceva sentire il mio diventare genitore, la mia paternità cosa che per me sarà unica e meravigliosa) perchè è in ansia e spaventata che possa non andare a buon fine, perchè questo bambino potrebbe essere un "problema" per i suoi figli in quanto io farei vedere le differenze (bhe di certo non credo di potermi sentire dire che sono estraneo con mio figlio! o che non posso pretendere che segua delle regole basilari di buona educazione e rispetto reciproco) e che ho voluto questo figlio per non sentirmi inferiore al suo ex compagno. Io questo bambino l'ho voluto con amore, con amore infinito perchè è il frutto dell'amore tra me e mia moglie che amo più di ogni altra cosa al mondo.
Questa sua freddezza, questo suo chiudersi nei miei riguardi, queste parole fredde e ciniche mi stanno logorando l'anima, quell'anima che M. curava e nutriva, è come se ha creato un nucleo tutto suo, lei e i suoi bimbi ed infine io.
Che ruolo ho dentro questa casa? Come faccio a considerarmi membro di questa famiglia? Che cosa sono? Mi posso ritenere un marito? E' normale che pensi che non mi ami più?
Non è facile per me accettare che mia mogie abbia gia dei figli, ma io questi bambini li amo e li rispetto e credo che amarli voglia dire anche aiutarli a crescere con dei principi e con delle regole che servano a sviluppare indipendenza, autostima, autonomia e che li prepari ad affrontare la vita, perchè la totale anarchia a mio avviso è solo fonte di disorientamento ed incapacità di relazionarsi in futuro con il mondo esterno.
E' pur vero che l'allontanamento di mia moglie mi ha portato ad isolarmi e non condividere più di tanto attività tutti insieme perchè in quei momenti soffro nel vedere che tutte le attenzioni sono dedicate esclusivamente ai piccoli, forse sbaglio anzi di sicuro sbaglio, probabilmente è un meccanismo di difesa inconscio, mi sembra di impazzire e di elemosinare quell'amore che mi nutriva.
Non so più che fare, mi sento come se mi sta crollando il mondo sotto i piedi e che rivolgo le braccia alla persona che amo e vengo scansano con freddezza ed etichettato come il brontolone che soffoca.
Desidererei aver un parere ed un consiglio da voi esperti, in attesa di risposta vi ringrazio di cuore e vi saluto cordialmente.

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Miglior risposta 13 APR 2015

Gentile Sig. Antonio,
Grazie di avere avuto fiducia in Guidapsicologi!
Leggendo la sua mail si percepisce tutto il suo malessere e il disagio che le crea questa situazione, ma anche l'amore che nutre per sua moglie e per i bambini. La sua richiesta di attenzione e di ruolo all'interno della "famiglia allargata" è sacrosanta. Lei ha ragione, ma anche per sua moglie il passaggio esistenziale che avete messo in atto non è affatto facile! Fareste senz'altro bene, come le hanno già consigliato prima di me i colleghi, ad intraprendere una terapia di coppia per un po' di tempo, almeno fino a quando ognuno di voi non avrà ben chiare due cose: qual è il progetto comune e il ruolo conseguente di ognuno di voi. Su questo dovete parlarvi con fiducia, coraggio e sincerità. Per costruire una famiglia, prima di tutto ci deve essere una coppia affiatata, dove il potere viene condiviso e riconosciuto reciprocamente. Costruire una coppia è un'opera titanica, difficilissima, l'amore da solo non basta, ci vuole il coraggio, la capacità di trascendersi, saper "morire per rinascere" continuamente, la rinuncia all'assoluto, all'orgoglio...inoltre dovete anche insegnare di comune accordo ai figli come possono e come devono comportarsi.
In una famiglia che funziona i ruoli devono essere ben chiari: ci deve essere l'accoglienza, la comprensione, ma anche le regole, i limiti, e soprattutto serve tanta capacità di comunicare i pensieri e le emozioni. E' un viaggio insieme, è un'esperienza dove l'uno aiuta l'altro a crescere, è cercare la fusione senza raggiungerla mai, ma non per questo scoraggiarsi...è la vita! Auguri!

Dott.ssa Anna Agresti
Psicologa psicoterapeuta
Prato

Dr.ssa Anna Agresti Psicologo a Prato

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30 MAR 2015

Buongiorno Antonino,
da quello che lei descrive credo che lei e sua moglie abbiate avuto poco tempo e poco spazio per costruire la vostra coppia.
La costruzione della coppia è un "lavoro" che deve affrontare ogni coppia a qualsiasi età ed è necessario prima ancora di costruire una famiglia.
Si tratta in pratica di costruire le solide fondamenta su cui edificare la propria bella casa, sicuri che così reggerà alle intemperie che certamente a volte arriveranno e che possa risplendere sotto i giorni di pieno sole.
Ora dati i tempi della vostra storia e data la situazione generale mi sembra che questo per voi non sia stato possibile e adesso la casa sembra vacillare di fronte alle difficoltà.
L'arrivo poi del vostro bambino si aggiunge a questa situazione come ulteriore elemento di tensione tra lei e sua moglie e probabilmente le cose non miglioreranno quando sarà nato, aumentando anche il carico di lavoro in casa e andando incontro al naturale sconvolgimento che porta sempre l'arrivo di un figlio.
Io le consiglio di parlare con sua moglie e insieme di affrontare una terapia di coppia che vi aiuti a fare quel lavoro di costruzione della vostra coppia e a prepararvi insieme a diventare anche coppia genitoriale.
Questo momento se affrontato credo potrà risolversi ed ognuno di voi potrà trovare la propria serenità e felicità anche all'interno di una famiglia allargata.
Cordiali saluti
D.ssa Ilaria Di Nasso - Pisa

Dott.ssa Ilaria Di Nasso Psicologo a Pisa

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29 MAR 2015

Gentile Antonio, grazie per aver scritto a GuidaPsicologi. Da quanto letto mi viene da sollecitare lei e sua moglia alla comunicazione e vista la complessità della situazione non esiti a chiedere un aiuto ad uno specialista, ne avranno giovamento tutti: grandi e piccoli. Quando si condivide la vita con un altra persona non è mai facile trovare un equilibrio soddisfacente e quando nella vita di ciascuno ci sono esperienze dolorose e incontri andati mali la cosa diventa ancora più complicata; si rischia di confondersi e perdere il senso delle scelte e del quotidiano. non trascuri il suo malessere, le sue insoddisfazioni e il suo desiderio di paternità; faccia valere la sua parola e lotti per le sue idee. Chiedere aiuto è un gesto di responsabilità. Un caro saluto. francesca silvestrini

Dott.ssa Francesca Silvestrini Psicologo a Senigallia

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28 MAR 2015

Salve Antonino,
Dallo scritto emerge forte e chiaro il vissuto di solitudine ed esclusione che caratterizza questo momento della sua vita, potrebbe visto le buone capacità introspettive, decidere di farsi seguire da uno/a psicoterapeuta per meglio esplorare e comprendere questi vissuti. Le auguro di volersi permettere questa possibilità nuova e senz'altro trasformativa per lei e la sua famiglia.

Dott.ssa Marica Rosano Psicologo a Comiso

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