Si può cambiare?

Inviata da Anonimo · 17 ago 2020

Buonasera,
Sono una ragazza di 23 anni e da quando ne ho memoria ho sempre vissuto male il rapporto con il mio io.
Già alle elementari ricordo che piangevo nel letto perché mi dicevano che non parlavo e che ero timida. Quella sera per calmarmi mi autoconvinsi che non ero timida, ma avevo solo la voce bassa.

Ma nella realtà dei fatti sono sempre stata timida. Tuttavia non è tanto la timidezza a recarmi problemi, quanto più la mia difficoltà ad integrarmi in un gruppo e a fare amicizia.
Non so spiegare perché, ma quando sono in compagnia di più persone (anche se siamo tutti estranei), non riesco a inserirmi. Di solito ascolto, faccio qualche sorrisino o, se mi impongo di farlo, riesco a pronunciare giusto qualche parola.
Se invece mi trovo singolarmente con una persona riesco a essere più tranquilla e a conversare. In ogni caso, di solito non parlo di me, ma mi riferisco sempre all'altra persona.

Potrete capire che non ho amici.
Sono fidanzata da 7 anni con un ragazzo d'oro che ha sempre cercato di spronarmi. Ha creato un gruppo con alcune ragazze per cercare di farmi fare amicizia. Tuttavia, queste ragazze già erano molto amiche tra loro e non mi sono riuscita a inserire. Invece lui è stato subito preso in simpatia. In ogni caso, da anni ormai esco con loro e il mio ragazzo. Di solito però non parlo molto con loro e resto appiccicata al mio ragazzo. Se lui si allontana mi sento vulnerabile, fortemente a disagio, come se tutti mi guardassero per dire "vediamo cosa fa ora" ma invece nessuno mi guarda perché di fatto nessuno si è affezionato a me.
Negli ultimi tempi invece, non so se per aggravante del covid, ho chiuso tutti i rapporti inventando sempre scuse a videochiamate e a uscite.
Penso che il motivo di questa scelta drastica sia stato che dopo una qualsiasi serata con loro, tornavo a casa avvilita e sconfortata. Perché io cerco di parlare, ma comunque non riesco a integrarmi. Invece vedo che il mio ragazzo e amici del mio ragazzo si sono integrati perfettamente e ora sono tutti amici, tranne me.

Ho avuto una migliore amica al liceo, e con lei riuscivo a essere me stessa. Tuttavia è una tipa molto particolare e dopo anni in cui mi facevo comandare, ho deciso di parlarle e le ho detto che non volevo più essere la sua migliore amica. Siamo rimaste in ogni caso in contatto, ma il rapporto è cambiato e usciamo molto di rado.

Le uniche amiche che ho avuto sono sempre state le "emarginate", persone anche molto simpatiche ma che di solito non venivano inserite per l'aspetto estetico o per alcuni comportamenti strani.

Con il mio ragazzo mi trovo benissimo. Riesco a parlare di me, del mio stato d'animo ma non dei miei problemi relazionali.
Tuttavia, inizio a sentirmi sempre più un limite per lui: non esco con i suoi amici, né mi faccio vedere molto dalla sua famiglia. Spesso rifiuto di andare a casa sua perchè vorrei fare bella figura con la sua famiglia ma mi sento insicura. È proprio il sapere che la sua famiglia sa che ho un problema relazionale che mi ha spinto a scrivervi: non voglio che per loro sono solo quella con un problema.

So che sto scrivendo un papiello, e vi chiedo scusa.
Volevo aggiungere un episodio che mi è capitato un annetto fa, e dopo il quale sono stata molto male.
Ero a tirocinio e il mio tutor è anche psicologo. Una mia collega inizia a scarabocchiare su un foglio senza pensarci e poi lo mostra al tutor per sapere un suo parere da psicologo.
Poi lei mi dice di disegnare qualcosa così lui lo analizzava. Io dico di no perché sapendo che lo avrebbe analizzato non sarei stata libera di disegnare quel che volevo (ma in realtà non mi capita mai di scarabocchiare senza pensarci). Il tutor mi dice che faccio resistenza, che sono molto riservata e che comunque avrebbe potuto capire cose di me anche in altri modi. Allora inizia a farmi delle domande. Parte chiedendo che rapporto avessi con mio padre. Inizialmente non mi sbilancio, ma lui insisteva e ho ceduto. Quando finalmente cambia domanda chiedendomi di mia madre mi sento rilassata. Quando finisce di fare domande, non mi dice il suo pensiero perché aveva capito che non volevo che ne si parlasse. Continua a parlare dei problemi con la prima ragazza, e poi ad un certo punto fa, riferendosi a me: "ci sta lei invece che ha una famiglia solo su carta". Faccio una specie di risata, ma poi inizio a piangere, senza motivo. Ritorna sull'altra ragazza e poi di nuovo su me dicendo che quando ero piccola cercavo di stare al centro dell'attenzione, e che lo facevo per non far litigare i miei. Ma che non è compito dei bambini farlo. Ricomincio a piangere. Lui mi chiede se è così e io dico di sì per farlo stare zitto e non indagare ancora, anche se mi dicevo che non era vero.
Dopo quel giorno sono stata male, continuavo a piangere ma non so il perché. Ho cercato di analizzare il rapporto con i miei e cercavo risposte, ma mi rendo conto che non ho gli strumenti adatti per farlo.
In ogni caso, non vorrei puntare il dito contro qualcuno, ma dopo quel discorso ho iniziato a pensare che il problema di fondo sia mio padre. È sempre stato indelicato, critico e pieno di pretese nei confronti dei figli, e lo è tutt'ora. Fa paragoni tra fratelli. Non ci dedica attenzioni. Insomma, non il padre dell'anno. Distante.

La vera me, quella che esce fuori quando sto con il mio ragazzo o con la mia famiglia, mi piace. È simpatica, ironica, scherzosa e gioiosa. Chiudo dicendo che vorrei riuscire a essere quella persona in ogni contesto.
È possibile cambiare?

Ok ora giuro che ho finito.

Spero di non avervi tediato (altro mio difetto: penso sempre di dare noia).
Vi ringrazio anticipatamente perché già riuscire a parlarne, anche se virtualmente, per me è già una liberazione.
Quel che vorrei sono risposte, capire il motivo del mio problema e come fare a risolverlo. Inoltre, cosa ne pensate dell'episodio con il mio tutor?
Grazie per l'attenzione.

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Miglior risposta 19 AGO 2020

Cara Luisa,
in questo spazio è difficile dare tutte le risposte e soprattutto delle ricette risolutive. Ci sono sempre diversi fattori in gioco, così come è diversa ogni persona, anche se le tematiche affrontate spesso si assomigliano. Si possono fare delle ipotesi, dare qualche spunto di riflessione, indirizzare. Spesso si suggerisce di intraprendere un percorso individuale e personalizzato proprio per poter affrontare adeguatamente le difficoltà presentate.
Dopo aver letto il Suo scritto, mi sono immaginata una ragazza insicura che non riconosce il suo valore personale, che pensa di valere solo se gli altri approvano, che ha tanto bisogno di sentirsi accettata e amata. Questi ultimi sono dei bisogni importanti, funzionali ma smettono di essere tali nel momento in cui diventano una pretesa, qualcosa da ottenere ad ogni costo, anche a scapito di se stessa.
Le proporrei quindi di riformulare il Suo obiettivo da "non voglio che per loro sono solo quella con un problema" a qualcosa come "voglio imparare ad accettarmi per quella che sono, smettere di criticarmi e affrontare le mie difficoltà" e questo per Lei, non per gli altri.
Rispondo finalmente alle Sue domande. Se durante la crescita ci si sente ripetutamente criticati, paragonati agli altri, non ascoltati e compresi, questi atteggiamenti possono rappresentare poi dei fattori di vulnerabilità per una futura insicurezza, per la bassa autostima. Fortunatamente è possibile cambiare. I motivi del Suo problema, oltre alla vulnerabilità già menzionata, sono da cercare. Ma per farlo bisognerebbe conoscerLa meglio. Dopo aver capito in dettaglio cosa Le succede, si possono cominciare a cercare le strategie per affrontare le situazioni che vive come problematiche.
Infine l'episodio con il tutor. Probabilmente ha toccato qualche Suo punto dolente, qualcosa che di solito si tiene dentro. Può essere il rapporto con Suo papà o forse (anche) dell'altro.
Se la situazione Le pesa, se Le sembra di non trovare una via d'uscita, si faccia aiutare. Sono cose affrontabili.
Dott.ssa Katarina Faggionato

Dr.ssa Katarina Faggionato Psicologo a Vicenza

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19 AGO 2020

Buongiorno. E' possibile cambiare ed è possibile, soprattutto, riposizionarsi in virtù di una maggiore identitarietà e proprietà dell'esperienza, che è un tema che emerge in modo netto e reiterato nel Suo messaggio e che va indagato con strumenti clinici adeguati per poterLe fornire risposte più personalizzate e concrete. Lasci perdere le "diagnosi" e le opinioni lanciate nel vuoto dell'esistenza e del contesto: dicono di chiunque, non di qualcuno in particolare - e quindi nemmeno di Lei. Contatti uno psicoterapeuta con cui avere uno spazio dedicato all'approfondimento di questi aspetti di sofferenza che porta: ne può trarre giovamento. In bocca al lupo! A disposizione, DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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18 AGO 2020

Rispondo immediatamente alla domanda che dà il titolo al suo scritto.
Certo che si può cambiare, soltanto che in alcune situazioni abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a farlo.
Contatti uno specialista, può provare a prendere informazioni presso la sua Asl di riferimento
Dott. Masucci A.

Dott. Armando Masucci Psicologo a Avellino

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