Sfogo, ipocondria e ansia

Inviata da Davi99 · 19 ott 2020

Buongiorno a tutti. Mi chiamo Davide e ho 20 anni.. 21 a dicembre.
La mia vita negli ultimi forse 7 anni mi ha fatto fare su e giù con l’ansia. Prima ho avuto la fobia della morte, molto forte. Non so neanche da dove possa esser nata.. forse dal fatto di avere la mia prima moto e avere la preoccupazione dei miei sempre attiva visto che mio fratello alla mia etá fece un incidente.
Andai da vari psicologi ma o per colpa che magari non riuscivo a farmi capire o perché magari non riuscivamo a venirci incontro.. avevo deciso di mollare e di fare da solo. È stata molto dura, ho passato molti notti in bianco. ero arrivato al punto in cui riuscivo a dormire solo di giorno poiché il giorno mi confortava e riusciva a farmi sentire meno solo. Fatto sta che comunque alla fine ci sono riuscito.. piano piano sono riuscito a farmela passare e sono tornato su i miei passi cambiando anche visione della morte.
Però, di recente, è successa una cosa che mi ha provocato ancora ansia, ansia continua... non fortissima ma comunque continua. Ansia che credo sia sfociata in un ipocondria. Vi spiego in breve gli ultimi mesi:
A marzo per via della pandemia ho sentito comunque il peso della situazione poiché ovviamente sembrava una situazione surreale ma comunque passò. Il 13 marzo mia mamma ebbe un ictus celebrale che grazie a dio non riportò gravi danni e quindi mia mamma è ancora qua con me e sta bene. La cosa comunque mi procurò molta ansia e iniziai ad avere quasi sempre questo peso al petto. Ho convissuto con questa cosa per qualche mese (poiché non lo avevo sempre) fino a che non sfociò in una di problema allo stomaco. La pressione allo stomaco divenne un lieve bruciore e ogni tanto se non raramente.. anche con rigurgito. Il dottore mi aveva prescritto gaviscon per 2 mesi e neoplazolo (1 scatola). Dopo 2 mesi il peso al petto è andato via ma comunque un po’ di bruciore rimase, lieve ma rimase. Allora andai di nuovo dal dottore che mi prescrisse delle analisi per helicobacter che risultarono negative e poi io di mia spontanea volontà andai a fare le analisi del sangue che andarono bene se non per la birilubina e quindi fui mandato con urgenza da un internista che dopo avermi controllato e dopo avermi ascoltato mi diagnosticò una sospetta sindrome di gilbert e mi prescrisse altre analisi del sangue per confermarla. Il giorno dopo le feci e contattai questo dottore che mi confermò la diagnosi e mi disse di stare tranquillo.
Sia lui che il mio dottore mi dicono di stare tranquillo e associano questi problwmi allo stomaco alla forte ansia che ho provato e che sto provando in questi giorni. Non ho dolori, semplici bruciori lievissimi ogni tanto e continua sensazione strana alla stomaco che sparisce se mi distraggo ad esempio se guido (non sempre sparisce).

Nonostante tutto entrambi mi abbiano detto di star tranquillo.. io il mese prossimo andrò a fare una visita da un gastroenterologo ma sino ad allora vorrei riuscire a gestire l’ansia. Scusate il poema ma dovevo sfogarmi... il mio dottore ha detto di smetterla di mandare email poiché i miei sintomi sono attribuibili all’ansia e quindi di stare sereno. E di smetterla di fissarmi su i miei sintomi (ad esempio controllare le feci perché ad esempio le vedo giallognole e ho sempre paura che possa trattarsi di qualcosa di grave, infatti sto prendendo sotto suo consiglio dei fermenti lattici).

Voi cosa mi consigliate? Perdonatemi. Ho sempre fatto tutto da solo.. ma questa volta temo di non riuscirci. Sembra che io sia separato dal mio cervello.

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Miglior risposta 20 OTT 2020

Caro Davide, leggendola mi sembra che lei sia alla ricerca da una parte di ulteriori rassicurazioni sul suo stato di salute fisico (sebbene già ne abbia ricevute da parte dei medici con cui è entrato a contatto, ho la sensazione che per lei non siano comunque abbastanza per placare l’ansia), dall’altra di uno spazio d’ascolto e contenimento per le proprie ansie e preoccupazioni. Ho avuto l’impressione che non si sia sentito totalmente accettato ed ascoltato in quest’ultimo suo bisogno da parte dei professionisti che ha incontrato finora. Al di là della diagnosi (credo che un collega medico in questo sia più attendibile di noi psicologi), le sue paure hanno, a prescindere, il diritto di essere legittimate e raccolte. E lo spazio che meglio permetterebbe un’esperienza del genere, riconferendo dignità a lei e ai suoi vissuti, è proprio lo spazio che si ritrova in una relazione di psicoterapia. Dico appositamente psicoterapia e non supporto psicologico in quanto dal racconto che ci ha fatto sembrerebbe che le sue preoccupazioni e ansie siano in realtà radicate in lei già da molto tempo, e solamente esacerbate dagli ultimi accadimenti. Impegnarsi ad affrontare da soli i propri problemi e le proprie difficoltà è assolutamente ammirevole, ma a volte lo è di più accettare di non poter controllare tutto sempre e solo con le proprie forze e concedersi di venir accompagnati in ciò anche da qualcun altro.

Resto a disposizione,
Dott.ssa Caterina Berti

Dott.ssa Caterina Berti Psicologo a Torino

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21 OTT 2020

Buongiorno,
Lei ha scritto molte cose che sarebbero degne di attenzione, ma in una risposta scritta, mi limiterò a segnalarne tre. La prima è che i sintomi ansiogeni, se non trattati veramente in maniera radicale, hanno la brutta abitudine di tornare fuori dopo qualche anno, magari sotto altra forma. È quello che è successo lei quando ha provato a superare la paura della morte: dopo un po’ di tempo È riapparsa trasformata in ansia e ipocondria. La seconda riguarda l’ultima frase che ha scritto: “sembra che io sia separato dal mio cervello”.con questa frase a ben condensato la percezione di non essere alla guida della sua vita. Lei pensa delle cose razionalmente, ma ci sono molte emozioni forti che sovrastano la razionalità. Anche questo è un aspetto che sicura con la psicoterapia. Terza ed ultima cosa, ora che è grande, può affrontare una terapia con uno psicoterapeuta esperto -Io suggerirei uno psicanalista-con il quale scoprire e mutare le radici della sua paura. Aaggiungo che l’aiuto psicoterapeutico non sostituisce Il lavoro personale che ciascun analizzando deve fare.
Ditt.ssa Giuliana Gibellini

Dott.ssa Giuliana Gibellini Psicologa - Psicoterapeuta Psicologo a Carpi

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20 OTT 2020

Salve Davide. Ringrazio prima di tutto per l' apertura e la condivisione del suo disagio. Capisco come non debba essere facile, soprattutto considerando la sua giovane età e i 7 anni di cui parla. L' ansia e lo stato di preoccupazione sono manifestationi che sembrano sfociare in lei in un circolo di somatizzazione che nel tempo l' hanno portata a preocccupazioni di tipo ipocondriaco. Leggo nella sua storia molti elementi da poter utilizzare per lavorare sul suo problema...fattori precipitati, ma soprattutto scatenanti e di mantenimento che fanno si che si ripresenti e si intensifichi nel tempo, innescando un circolo che fortifica la risposta fisica e di conseguenza la preoccupazione mentale. Sarebbe da chiedersi e valutate bene tutti gli elementi di pensiero, sensazione, intensita emotiva, comportamenti di evitamento o protettivi che caratterizzano il suo circolo vizioso per poterci lavorare. Un percorso terapeutico è sicuramente la strada da intraprendere per iniziare ad avere consapevolezza della sua ansia e imparare a gestirla al meglio lavorando sui pensieri, sul corpo e sui comportamenti disadattivi che senza volerlo la mantengono. Le emozioni possono essere gestite, ma deve avere gli strumenti per farlo. Si dia una possibilità, soprattutto per la sua giovane età e per le risorse maggiori che ne può trarre. Rimango a disposizione anche in caso di informazioni ulteriori, anche in merito a quello che possa essere per lei un possibile percorso da intraprendere. Cordiali saluti, dott.ssa Laura Paniccià

Dott.ssa. Laura Paniccià Psicologo a Porto Sant'Elpidio

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19 OTT 2020

Caro Davide, purtroppo se non si affronta la fonte del malessere che, mi sembra di capire, sia presente in Lei da sette anni (anche se gli eventi che sono capitati nel frattempo influiscono comunque ulteriormente sulla Sua condizione), non riuscirà a riprendere contatto e controllo di se stesso. L'ansia l'avverte nel corpo perché il corpo stesso Le invia dei segnali rispetto a qualcosa di non elaborato, che Le crea sofferenza (prima al petto, ora allo stomaco). Credo che sia necessario e utile per Lei richiedere un aiuto psicologico che Le consenta di analizzare il disagio, consapevolizzarsi sulla causa di esso, e lavorare su se stesso affinché possa riuscire a gestirlo e superarlo. Questo lavoro va fatto con l'aiuto di un professionista della salute mentale perché, da soli, non riusciamo ad elaborare e capire i conflitti e i motivi di questi conflitti, che ci portiamo dentro inconsapevolmente (la mente cerca di proteggerci, ma l'unico modo è elaborare la causa per risolverla) e che creano malessere.
Buona fortuna.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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