sfiducia sul lavoro
sto attraversando un momento di grave perplessità sul lavoro, e penso di aver bisogno di sostegno
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Gentile Guido,
i momenti di perplessità e difficoltà legati al lavoro sono più comuni di quanto si pensi e spesso rappresentano un segnale importante a cui prestare attenzione. Il lavoro occupa una parte significativa delle nostre giornate e, proprio per questo, quando qualcosa non funziona o genera disagio può influire sul nostro benessere generale.
È importante cercare un equilibrio che permetta di vivere e lavorare, senza che il lavoro finisca per occupare tutto lo spazio della vita o renda difficile prendersi cura della propria serenità. Il benessere personale merita sempre ascolto e attenzione.
Quando emergono dubbi o un senso di smarrimento rispetto alla propria situazione lavorativa, può essere utile fermarsi a riflettere su ciò che si sta vivendo e sui propri bisogni. In questo senso, confrontarsi con un professionista può offrire uno spazio di ascolto e di elaborazione che aiuti a comprendere meglio la situazione e a individuare possibili strade per ritrovare equilibrio.
Ti auguro una buona giornata
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Salve Guido,
Grazie per aver scelto questo spazio per condividere ciò che sta vivendo.
Ha scritto poche parole, ma credo nonostante questo che sia stato molto coraggioso da parte sua farlo. Le fa capire che lo sa dire ad alta voce a se stesso e che lo sa scrivere anche a chi d'aiuto se ne occupa. Colga la palla al balzo, le fragilità così come le perplessità fanno parte del percorso di vita di ognuno di noi, nessuno escluso, anche nel lavoro, che spesso rappresenta una fetta davvero grossa del nostro tempo. La differenza, rispetto ai momenti difficili, sta nel saperli ascoltare e mi sembra che qualcosa in lei si sia già mosso.
Mi auguro di esserle stata anche in piccola parte d'aiuto e qualora ne avesse bisogno, sarei lieta di sostenerla.
In bocca al lupo, Dott.ssa Giorgia Tanda
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Buon pomeriggio Guido,
innanzitutto mi spiace molto che stia vivendo questo momento: il lavoro ricopre nelle vite di tutti noi una parte centrale ed è fondamentale capire cosa possa aver messo in discussione l'equilibrio che finora sussisteva e come questo cambiamento possa aver avuto impatto su di lei. Probabilmente, in questo momento, potrebbe essere diventato il luogo in cui emergono tensioni che forse non riguardano soltanto il lavoro in sé.
Mi verrebbe da chiederle: che tipo di perplessità sperimenta? È confusione, dubbio, senso di inadeguatezza, perdita di senso, o piuttosto qualcosa di diverso, più profondo?
A volte, nei momenti come questo, non è tanto la situazione esterna ad essere cambiata radicalmente, quanto il modo in cui ci sentiamo all'interno di essa. Il lavoro può diventare una scena in cui si riattivano vissuti più antichi: aspettative verso se stessi, paura di deludere, bisogno di riconoscimento, o anche una tendenza a sottrarsi in determinate situazioni/a seguito di determinati eventi.
Un passo fondamentale l'ha già compiuto: quando dice di aver bisogno di sostegno riconosce che qualcosa non regge più da solo, pertanto la invito a perseguire questa sua spinta affidandosi ad un professionista che sicuramente riuscirà assieme a lei ad esplorare a fondo tutte quelle dinamiche che adesso le sembrano insormontabili.
Un saluto,
Dott.ssa Beatrice Ilari
Psicologa (Roma e Online)
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Buongiorno Guido, il primo passo per affrontare un problema è ammetterlo e chiedere aiuto. Sicuramente nel portale troverà il professionista adatto a lei.
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Caro Guido,
ammettere di attraversare un momento di 'grave perplessità' è il primo, fondamentale atto di coraggio per uscire dall'impasse. Spesso la sfiducia sul lavoro non è solo legata a fattori esterni — come l'ambiente o le mansioni — ma è un segnale che la nostra bussola interiore ha smesso di indicare una direzione carica di senso.
In oltre trent'anni di attività clinica, ho appreso che queste crisi sono spesso dei 'blocchi' evolutivi. La perplessità che senti potrebbe essere il modo in cui la tua natura ti sta avvertendo che stai vivendo in modo non armonico rispetto ai tuoi talenti o ai tuoi valori profondi.
Perché chiedere sostegno in questo momento?
Sciogliere i vincoli invisibili: A volte portiamo nel lavoro patti di fedeltà o credenze limitanti che ci impediscono di realizzarci. Il sostegno psicologico serve a identificare questi pesi per tornare a fluire con la propria energia vitale.
L'impatto sul benessere totale: Sappiamo oggi, anche grazie agli studi sull'epigenetica, che uno stato cronico di insoddisfazione e stress non colpisce solo l'umore, ma influenza la nostra biologia profonda. Prendersi cura della propria psiche sul lavoro significa, letteralmente, proteggere la propria salute fisica.
Dalla crisi alla visione: La 'perplessità' è un terreno fertile. Se ascoltata con la giusta guida, può trasformarsi nell'occasione per ridisegnare il proprio futuro professionale, passando da una posizione subita a una scelta consapevole.
Il modo migliore di prevedere il tuo futuro è crearlo. Se senti che la tua vitalità è bloccata, questo è il momento di non restare solo con i tuoi pensieri, ma di iniziare un percorso che ti permetta di tornare a 'fiorire'.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo
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Buongiorno Guido, la "perplessità" che riferisce sembra indicare un momento di arresto che, per quanto doloroso, può forse essere inteso come un’apertura feconda verso una verità più autentica sul suo desiderio. Si potrebbe considerare che questi passaggi di sofferenza non siano soltanto ostacoli da rimuovere, ma momenti potenzialmente molto ricchi proprio perché la costringono a mettere in discussione certezze che forse non le appartengono più. Spesso, infatti, ricevere risposte preziose sulla propria direzione richiede il pagamento di un prezzo soggettivo: la fatica di abbandonare un’immagine di sé rassicurante ma ormai priva di slancio.
Come osserva Massimo Recalcati, *"non c'è mai nuovo inizio senza che vi sia stata l'esperienza del fallimento o della caduta"*; è possibile che questo senso di smarrimento sia il segnale che la sua attuale collocazione lavorativa non risponda più a ciò che la muove profondamente. Probabilmente, la crisi che incontra oggi è il passaggio necessario per interrogarsi su cosa sia rimasto di vitale nel suo agire quotidiano e su come lei, forse a sua insaputa, si ritrovi oggi in questa posizione di stallo.
Sarebbe prezioso esplorare quale sia la sua attuale postura soggettiva in questo scenario, per comprendere cosa realmente la faccia esitare e quale nuova consapevolezza possa emergere da questo vuoto di senso. Un percorso psicologico (a mio avviso meglio se di orientamento psicoanalitico) potrebbe aiutarla a capire qual è la sua vera posizione adesso nei confronti di questa sfida professionale e di tutta la situazione che sta vivendo, permettendole di trasformare la perplessità in un punto di ripartenza.
Le mando un saluto,
Dott. VM
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Gentile Guido ,
Grazie per la sua condivisione
Può accadere che in un particolare momento della vita emergano perplessità e titubanze sul percorso lavorativo prescelto e che si sta portando avanti e spesso possono coincidere con periodi dove si vivono difficili vissuti emotivi ed eventi quotidiani stressanti .
Credo che parlare con un professionista possa aiutarla ad affrontare questo momento per lei delicato possa esserle utile
-per ivedere i suoi obiettivi e intenti
- per fare emergere nuove risorse dentro di sè utilizzando strategie di coping costruttive per poter procedere a meglio
Un cordiale saluto
Dr.ssa Alessandra Petrachi
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Gentile Guido,
innanzitutto sento di ringraziarla per aver scelto di condividere questo momento così delicato.
Quando emergono una forte perplessità o una sofferenza legate al lavoro, spesso non è in gioco soltanto una difficoltà pratica o decisionale, ma qualcosa di più profondo che può riguardare il senso di sé, il proprio valore, gli equilibri relazionali e la fase di vita che si sta attraversando.
In questi momenti, più che cercare immediatamente una soluzione, può essere utile provare a dare significato a ciò che sta accadendo, comprendendo meglio quali vissuti, pressioni o conflitti stiano prendendo spazio.
Il disagio che avverte potrebbe allora essere letto non solo come un problema da risolvere, ma anche come un segnale importante, che merita ascolto e attenzione.
Se lo desidera, è giusto prendersi uno spazio che possa aiutarla ad approfondire ciò che sta vivendo, a mettere a fuoco i nodi più rilevanti e a comprendere quale direzione possa essere oggi più coerente con i suoi bisogni e con la sua storia.
Resto a disposizione per qualsiasi dubbio e/o chiarimento in merito.
Dott.ssa Daniela Ammendola
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Salve Sig. Guido,
Capisco, grazie per averlo condiviso e posso ben immaginare quanto può essere stato difficile questo primo e importantissimo passo, è stato molto coraggioso. Quando si attraversa un momento di forte incertezza sul lavoro, è normale sentirsi disorientati, sotto pressione o in difficoltà nel prendere decisioni. Il lavoro occupa una parte importante della nostra vita e, quando qualcosa non funziona, può influenzare anche il benessere emotivo generale.
Se sente che questo stato di perplessità è intenso o persistente, potrebbe essere davvero utile iniziare un percorso di sostegno psicologico. Uno spazio di questo tipo permette di fermarsi, mettere ordine nei pensieri e nelle emozioni, e comprendere meglio cosa sta generando il disagio: che si tratti di stress, insoddisfazione, difficoltà relazionali o bisogno di cambiamento.
Inoltre, il supporto di un professionista può aiutarla a:
- chiarire i propri bisogni e obiettivi;
- sviluppare strategie per affrontare la situazione in modo più consapevole;
ridurre il carico emotivo e ritrovare un senso di direzione. Chiedere aiuto in questi momenti non è un segno di debolezza, ma un passo importante verso una maggiore cura di sé.
Resto a disposizione e le mando un cordiale saluto.
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Caro Guido,
la ringrazio per aver condiviso questo momento che sta attraversando.
Quando insorgono dubbi e perplessità legati alla sfera lavorativa, soprattutto se intensi, è comprensibile sentirsi disorientati o in difficoltà: il lavoro occupa una parte importante della nostra vita e può influenzare profondamente il nostro benessere psico-fisico.
Il fatto che lei riconosca di aver bisogno di un sostegno è già un passo molto significativo. Uno spazio psicologico può aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, chiarire i suoi bisogni e le sue priorità, e trovare modalità più consapevoli per affrontare questa fase.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Un caro saluto
Dott.ssa Stella Campoverde
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Buongiorno Guido,
In queste poche righe che ha scritto e condiviso con mi arriva quanto sia forte e profondo il suo disorientamento nella sfera lavorativa. Riconoscerlo e ammetterlo a se stesso è il primo passo importante per affrontarlo. Scegliere un professionista con il quale iniziare un percorso le sarebbe sicuramente utile per capire come farvi fronte al fine di ritrovare un maggiore equilibrio e una maggiore serenità.
A disposizione per ulteriori chiarimenti.
Dott.ssa Erika Giachino
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Buongiorno Guido,
ammettere a se stesso di aver bisogno di un sostegno è il primo passo per l'equilibrio.
Apra il portare, inserisca la sua città e cerchi il professionista/la professionista che può la convince.
In bocca al lupo
Cordiali saluti
Alice Noseda
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Salve,
potrebbe valutare di iniziare un percorso cognitivo-comportamentale anche breve per capire bene quello che sta vivendo.
Ci sono momenti nella vita in cui non ci sentiamo più parte di un qualcosa come in questo caso il lavoro che prima ci dava interesse e soddisfazione, una sorta di senso di smarrimento come se avessimo perso la strada.
La vita cambia e con essa cambiamo anche noi e le nostre preferenze.
Visiti il mio profilo e se vuole possiamo concordare una chiamata conoscitiva.
Saluti
Dott. Giuseppe Romano
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Gentile Guido,
quello che sta attraversando è più comune di quanto si possa pensare. Nel corso della vita lavorativa può capitare di vivere momenti di dubbio, fatica o forte perplessità. Non è un segnale di debolezza, ma spesso un campanello importante che merita di essere ascoltato.
Più che cercare subito una soluzione, può essere utile fermarsi un momento e provare a comprendere cosa c’è dietro queste sensazioni. Ci sono situazioni specifiche che la fanno stare così? Alcuni momenti della giornata, dinamiche con colleghi, richieste lavorative o aspettative che sente particolarmente pesanti?
Allo stesso tempo, è importante dare spazio alle emozioni che prova.
Il lavoro occupa una parte significativa del nostro tempo e ha inevitabilmente un impatto profondo sul nostro benessere. Proprio per questo, quando emergono segnali di disagio o confusione, è importante non ignorarli.
Concedersi uno spazio di riflessione, eventualmente anche con un supporto, può aiutarla a comprendere meglio ciò che sta accadendo e a individuare i bisogni che stanno emergendo in questa fase della sua vita.
Non è necessario affrontare tutto questo da solo, né avere subito tutte le risposte. A volte, iniziare a porsi le domande giuste è già un passo molto importante.
Un caro saluto.
Francesca Marini
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Buonasera Guido, posso immaginare quanto questo periodo di incertezza lavorativa stia influendo negativamente sul tuo benessere psicologico.La sfera lavorativa rappresenta parte integrante della vita di ciascuno di noi e, in qualche modo, costituisce una delle numerose sfumature attraverso le quali costruiamo la nostra identità.
Il fatto che tu abbia riconosciuto e legittimato il tuo bisogno di aiuto rappresenta un primo passo fondamentale per ritrovare te stesso e una condizione di maggior serenità.
Ti auguro, di poter trovare anche grazie a questa piattaforma, il professionista più in linea con le tue esigenze.
Un percorso psicologico individuale con un professionista ti aiuterà a comprendere che non sei solo nella tua sofferenza e ti fornirà nuovi strumenti e prospettive per riscoprire te stesso.
In bocca al lupo per tutto!
Resto a disposizione.
Ricevo anche online.
Un caro saluto.
Dott.ssa Giulia Gianfelice
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Buongiorno Guido, il primo passo è quello di rendersene conto e chiedere aiuto, complimenti! Sicuramente in questo portale può trovare il professionista adeguato per lei. In bocca al lupo
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Caro Guido, comprendo profondamente il senso di smarrimento che stai provando: quando il lavoro diventa fonte di incertezza, l'impatto sulla nostra serenità quotidiana è immediato e tangibile. È importante che tu veda questa "perplessità" non come un ostacolo insormontabile, ma come un segnale prezioso che il tuo equilibrio attuale richiede attenzione o un nuovo adattamento. In un'ottica professionale, questo momento di crisi può trasformarsi in un'opportunità per ridefinire i tuoi confini, recuperare il valore delle tue competenze e proteggere la tua salute emotiva da dinamiche che forse non ti appartengono più. Non sei solo in questo percorso e riconoscere di aver bisogno di supporto è già il primo, coraggioso passo verso una nuova chiarezza; datti il permesso di rallentare per analizzare la situazione con oggettività, ricordando che il tuo valore come persona resta intatto a prescindere dalle turbolenze contrattuali o ambientali. Hai provato a pensare se questo disagio nasce da un evento specifico o se è un senso di insoddisfazione che si è accumulato nel tempo? Ti auguro di riscoprire presto, nel silenzio di questa perplessità, quella bussola interiore che non indica semplicemente la direzione più produttiva, ma quella più fedele alla tua serenità e al tuo valore umano. Stefano Banfi
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Gentile utente, grazie per la sua condivisione. I momenti di perplessità sono molto duri e difficili da affrontare e non è scontato riuscire a chiedere aiuto. La prima cosa che mi sento di dirle è di dare ascolto alle sue emozioni e sensazioni senza timore, soprattutto se si riesce a trovare dei "spazi" suoi dove può sentirsi accolto, esattamente come potrebbe sentirsi in terapia. Le faccio i miei migliori auguri per tutto e resto a disposizione.
Un caro saluto,
Daniele Fossati
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Gentile Guido,
capita a molte persone, in alcuni momenti della vita, di attraversare fasi di forte dubbio rispetto al lavoro e alla direzione che si sta prendendo. Quando le certezze vacillano è facile sentirsi disorientati e soli. Il fatto che lei riconosca di avere bisogno di sostegno è già un passo importante. A volte poter parlare con qualcuno in uno spazio di ascolto aiuta a mettere ordine nei pensieri, capire meglio cosa sta pesando davvero e ritrovare gradualmente una direzione.
Non è necessario affrontare tutto da soli.
Un caro saluto,
Dott. Lo Verde Marcello
Psicologo
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Gentile Guido,
comprendo profondamente il suo stato d'animo. Quello che lei definisce "grave perplessità" è spesso un segnale d'allarme che il nostro sistema invia quando c'è una frattura tra chi siamo e ciò che facciamo quotidianamente. La sfiducia sul lavoro non è quasi mai un evento isolato, ma l'esito di un logoramento che tocca la nostra autostima e la nostra identità.
Nella mia esperienza trentennale, ho visto come il mondo professionale possa diventare un luogo di "patti invisibili" e di dinamiche che consumano l'energia vitale, portando a quello che oggi chiamiamo burnout o senso di svuotamento.
Ecco alcuni punti su cui possiamo riflettere insieme per iniziare a fare chiarezza:
Il valore oltre il ruolo: Spesso finiamo per far coincidere il nostro valore come persone con i nostri risultati lavorativi. Quando il lavoro entra in crisi, sentiamo crollare noi stessi. È fondamentale ristabilire un confine e ricordare che lei è molto più della sua funzione professionale.
La lettura del segnale: Questa perplessità le sta parlando. È una sfiducia verso le sue capacità, verso l'ambiente che la circonda o verso il senso stesso di ciò che fa? Identificare la "direzione" della sfiducia è il primo passo per non sentirsi travolti.
Recuperare il proprio "Pilota Interno": Quando siamo nel dubbio, tendiamo a cercare risposte fuori, ma la soluzione risiede spesso nel recuperare la propria guida interiore. Occorre bonificare il terreno dai vissuti negativi per tornare a vedere le opportunità dove ora vede solo nebbia.
Cosa può fare ora?
Si conceda uno spazio di ascolto: Non cerchi di risolvere tutto subito. Il sostegno che sente di sottoporre a se stesso è il riconoscimento di un bisogno legittimo.
Osservi la "corazza": Provi a sentire come questo stress si manifesta nel suo corpo (stanchezza cronica, tensioni, insonnia?). Il corpo spesso capisce prima della mente quando un ambiente non è più sano per noi.
Valuti un orientamento psicologico: Un percorso mirato di psicologia del benessere e dinamica mentale può aiutarla a trasformare le credenze limitanti che questa crisi sta alimentando, permettendole di ritrovare il suo "Flow" e la sicurezza nelle sue competenze.
Guido, non permetta che un momento di crisi definisca il suo futuro. Questa perplessità può diventare un varco per una nuova consapevolezza professionale. Se sente che è il momento di smettere di trascinare pesi che non le appartengono, sono qui per ascoltarla.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo
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Gentile Guido,
mi dispiace per quanto sta vivendo e spero che possa trovare la giusta strada dopo aver esplorato le diverse opzioni che al momento le creano perplessità.
In alcune fasi della nostra vita ci troviamo a sperimentare momenti di perplessità o crisi che, se opportunamente utilizzati, possono essere dei catalizzatori formidabili per poter accedere ad una condizione nuova, rinnovata di noi stessi. Rinnovata e migliore perchè più vicina ai nostri bisogni profondi.
Quindi ciò che mi sento di dirle è, come giustamente ha già scritto lei, di cercare il giusto sostegno per superare agevolemente questo periodo ed aprirsi ad una nuova fase della della sua vita.
Una consulenza psicologica indivduale può aiutarla in questo.
Le auguro il meglio
Dr. Anna Marcella Pisani
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Il ruolo sociale del lavoratore, per ogni essere umano è un nodo emotivo fatto di aspettative, valori inconsci è educazione ricevuta. Spesso si è infelici perché si segue un binario temporale per scuola, famiglia, scarsa fiducia in sé stessi, senza chiedersi veramente cosa si desidera davvero. La posizione lavorativa tocca l autostima, la conoscenza e la fiducia nelle proprie capacità, gli schemi sociali che ognuno di noi ha. A volte appoggiarsi a uno psicologo in momenti del genere aiuta a fare chiarezza in uno spazio di elaborazione sicuro.
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È comprensibile che un momento di forte incertezza sul lavoro possa generare confusione, preoccupazione e senso di smarrimento. Il lavoro non rappresenta solo una fonte economica, ma spesso è anche legato all’identità personale, all’autostima e al senso di realizzazione, quindi quando qualcosa entra in crisi è normale sentirsi destabilizzati. In queste fasi può essere utile prendersi uno spazio per ascoltare ciò che si sta provando e cercare di comprendere meglio quali aspetti della situazione stanno creando maggiore difficoltà: se si tratta di stanchezza, insoddisfazione, conflitti, paura del cambiamento o bisogno di ridefinire i propri obiettivi. Un percorso di sostegno psicologico può offrire proprio uno spazio di confronto e riflessione in cui esplorare queste sensazioni, chiarire i propri bisogni e individuare strategie più consapevoli per affrontare questo momento. Chiedere aiuto non significa essere deboli, ma prendersi cura di sé in una fase delicata e trovare nuove risorse per orientarsi nelle proprie scelte. Saluti
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Salve Guido,
per meglio comprendere le sue perplessità in ambito lavorativo e capire come aiutarla, le consiglio di trovare un professionista sulla piattaforma - in presenza o online - che le ispira fiducia e di prendere un appuntamento per un primo colloquio conoscitivo: questo le permetterà di aprirsi rispetto alle problematiche riscontrate in ambito lavorativo, valutare se e come inficiano su altri aspetti di vita (relazionale, sociale, personale) e comprendere qual è la strada giusta per lei.
Capire che qualcosa non funziona è il primo passo per poter stare meglio.
Resto a disposizione nel caso volesse fissare un appuntamento,
dr.ssa Alessia Foronchi
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Gentile Guido, la ringrazio per aver scritto, e la ringrazio soprattutto per la parola che ha scelto: perplessità. Non ha detto stress, non ha detto ansia, non ha detto crisi. Ha detto perplessità, e questa parola merita che ci si soffermi, perché è assai più precisa e rivelatrice di quanto potrebbe sembrare.
Chi è perplesso non è semplicemente confuso: è qualcuno che si trova dentro un intreccio che non riesce più a dipanare, che ha perso il filo che prima gli consentiva di muoversi con una certa sicurezza in un determinato territorio. Il territorio, nel suo caso, è il lavoro. Ma ciò che si è aggrovigliato, molto probabilmente, non riguarda soltanto il lavoro in senso pratico, organizzativo, contrattuale. Riguarda il senso stesso che il lavoro porta, o ha smesso di portare, nella sua vita.
Lei dice "grave perplessità", e quell'aggettivo aggiunge peso e urgenza. Qualcosa che prima reggeva ora vacilla. Forse un ruolo che non la riconosce più, o che lei non riconosce più come proprio. Forse un ambiente che le chiede di essere qualcuno che sente sempre più estraneo a sé. Forse un'immagine di riuscita, di carriera, di utilità che ha governato le sue scelte per lungo tempo e che oggi perde la sua forza di persuasione, lasciandola davanti a un vuoto che non è vuoto di cose da fare, ma vuoto di ragioni per farle.
Il lavoro non è mai soltanto lavoro. È il luogo in cui collochiamo una parte cospicua della nostra identità, del nostro valore agli occhi del mondo e ai nostri stessi occhi. Quando quel luogo entra in crisi, non è una funzione che si inceppa: è un'immagine di noi che si crepa. E quella crepa, per quanto dolorosa, non è necessariamente un danno. Talvolta è un'apertura, il punto in cui qualcosa di più autentico preme per farsi spazio attraverso una superficie che era diventata troppo rigida, troppo adattata, troppo conforme a ciò che altri ci chiedono di essere.
Lei scrive di pensare di aver bisogno di sostegno, e anche in questa formulazione colgo una sfumatura importante: "penso di aver bisogno". Non ne è certa. C'è ancora una parte di lei che esita, che forse si chiede se sia legittimo chiedere aiuto per qualcosa che riguarda "soltanto" il lavoro, come se il lavoro non toccasse la carne viva dell'esistenza. Le confermo che quel bisogno che intravede è reale e che riconoscerlo è già, di per sé, un atto di cura. Uno spazio terapeutico non servirebbe a dirle cosa fare del suo lavoro. Non si tratterebbe di prendere decisioni al suo posto né di restituirle una sicurezza che al momento le manca. Servirebbe a sostare dentro quell'intreccio con qualcuno capace di non averne paura, affinché i fili possano distinguersi e lei possa tornare a vedere cosa tiene e cosa non tiene più, cosa è ancora vivo e cosa chiede di essere lasciato andare. Non esiti a concedersi quello spazio.
Un caro saluto,
Dottoressa Giulia Foddai
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Buon pomeriggio Guido,
i momenti di forte incertezza o perplessità legati al lavoro possono generare molta fatica emotiva e confusione. In situazioni come questa può essere davvero utile avere uno spazio di ascolto protetto, in cui poter comprendere meglio ciò che sta accadendo, dare un senso ai propri vissuti e valutare con maggiore chiarezza possibili direzioni o scelte.
Un percorso psicologico può offrire proprio questo: un tempo e un luogo dedicati a sé, per esplorare le difficoltà che si stanno attraversando e ritrovare risorse e prospettive utili per affrontarle.
Se lo desidera, può valutare di confrontarsi con un professionista, così da non dover affrontare questo momento da solo.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
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