Separazione dopo 13 anni

Inviata da Mitta92 · 20 nov 2020

Buongiorno,
mi rivolgo a voi perché sto affrontando una situazione difficile.

Ho 28 anni, stavo con il mio ragazzo (29) da 13 anni e da 3 convivevamo. Due settimane fa è venuta a mancare sua nonna che lo ha cresciuto (in assenza di entrambi i genitori). Qualche anno fa avevano avuto una brutta discussione e avevano smesso di parlarsi, tanto che lui ha saputo della morte da parenti lontani.
I giorni successivi alla notizia il mio ragazzo mi ha sorpreso, parlandomi dei suoi sentimenti, del senso di colpa per non averla più cercata, del suo dolore per non averla salutata. Non è una persona che solitamente condivide le proprie emozioni, soprattutto la tristezza che di solito rifiuta (anche a se stesso) di provare.
Dopo qualche giorno il suo atteggiamento nei miei confronti è improvvisamente cambiato e mi ha allontanata, ha smesso di rivolgermi le solite attenzioni, e di parlarmi. Mi è sembrato addirittura infastidito dalla mia presenza.
In passato, dopo alcuni traumi, si era già comportato così per poi lasciarmi e riconoscendo lo stesso atteggiamento mi sono spaventata e ho pensato che si fosse accorto di non amarmi. Mi sono confrontata con lui per capire se fosse vero.
Alla mia richiesta di rassicurazione ha risposto di non provare altre emozioni se non il desiderio di solitudine ma che non riguardava me. Allo stesso tempo si sentiva "sbagliato" per avermi ignorata.
Dopo quel confronto sembrava che fossimo riuscire a trovare un punto comune e per un paio di giorni il suo atteggiamento è tornato alla normalità nei miei confronti.
Dopo 2 giorni invece mi ha detto di non riuscire a fingere e che dentro di sé non riesce più a trovare il sentimento nei miei confronti. Quindi mi ha detto di "raccogliere le mie cose e andare via".

Io adesso sono molto confusa: da una parte non voglio più accettare di essere messa in pausa ogni volta che lui lo desidera e con queste modalità (sono sempre le stesse dall'inizio della nostra relazione). Ma dall'altra sento la mancanza della nostra quotidianità e della nostra relazione. Spero che mi scriva che è pentito, ma vorrei anche che non lo facesse per riuscire ad andare avanti con la mia vita.

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Miglior risposta 21 NOV 2020

Gentile Mitta,
se ho capito bene, tu hai conosciuto il tuo ragazzo quando avevi quindi anni e lui ne aveva sedici. La vostra è una relazione speciale, non comune: avete scoperto insieme la sessualità, la vita, le emozioni. Siete profondamente legati da una lunga relazione, eppure ancora decisamente giovani. La reazione di lui è una reazione di deciso (?) rifiuto, di insofferenza, di allontanamento e anche tu vivi questa ambiguità tra il voler riprendere le fila dei tuoi sentimenti, della tua - diciamolo pure - famiglia di fatto e il voler scoprire altro, il voler cambiare completamente vita, il voler chiudere. Non vuoi dunque assumerti la responsabilità di essere tu a chiudere: aspetti e speri che sia lui a farlo. Tu sai perché è così? sei consapevole di questo "perché"? oppure hai bisogno di esplorarlo in terapia? Quanto gioca tra voi due l'affetto e il lungo e decisivo tratto di vita condotto insieme e quanto gioca invece la paura dell'ignoto e del mettersi in gioco in relazioni altre? Quanto è importante per voi, ancora, esplorare nuovi orizzonti e nuove relazioni? Quanto pesa il senso di colpa nell'ipotesi di voler interrompere una relazione così intensa e importante? Sono solo ipotesi, queste e mille altre se ne potrebbero fare: un dialogo clinico potrà indirizzare bene le ipotesi che così sono del tutto infondate. Mi sembra di avvertire la paura di usare la parola "compagno" e "famiglia" tra di voi: eppure vi è stata convivenza e lunga relazione. Senza una conoscenza della struttura della tua personalità però, ti ripeto, brancoliamo nel buio: la psicologia si interessa meno ai "fatti" e più alle emozioni, ai vissuti, ai sentimenti. La tua narrazione dei fatti fa presupporre quali possano essere le emozioni di lui, ma poco quali possano essere i tuoi: come si fa a venire a capo di questa passività e insicurezza che manifesti? come si fa a conoscere qual è PER TE il valore di questa relazione? Sì, ti consiglio vivamente di rivolgerti a un clinico e di iniziare un percorso che ti aiuterà certamente a chiarirti.
Tutta la mia comprensione e i miei più sinceri auguri che tutto dentro di te si chiarisca e ti porti alle scelte migliori.

Dott. Vincenzo Crupi Psicologo a Palermo

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23 NOV 2020

Buongiorno Mitta, premetto che con le poche informazioni a disposizione è molto difficile cogliere il punto della vostra crisi sentimentale, però ho come la sensazione che il tuo compagno abbia messo in te tutto il suo dolore e poi stia cercando di allontanarlo da se usandoti come contenitore e se le cose stanno così forse, nella vostra relazione, ti sei sobbarcata un ruolo che costa più di quello che ripaga e mi chiedo se, anche per te, questa è una situazione relazionale che si ripete?

Dott. Stefano Lasagna Psicologo a Forlì

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23 NOV 2020

Cara Mitta,
dopo 13 anni di vita insieme in cui ha condiviso molte esperienze e ha convissuto con il suo fidanzato, ne conosce le risorse ma anche i limiti e come Egli "funziona" quando soffre. Sembrerebbe che il Distacco Emotivo sia la "soluzione" più familiare per Lui nei momenti difficili. Questa modalità relazionale alimenta l'insicurezza nel partner ed il senso di "non essere importanti abbastanza" oltre che il "sentirsi confusi" per il taglio emotivo in atto. Se il sentimento che vi lega è ancora vivo, credo che vi sarebbe d'aiuto richiedere una consulenza di coppia che possa aiutarvi a rendere il vostro legame "più sicuro" e libero da schemi automatici di risposta al dolore.
Nel caso in cui proseguisse la separazione, valuti un percorso di sostegno individuale.
Le auguro di stare meglio presto!
Cordialmente
Dott.ssa Moira D'Isidori

Moira D'Isidori Psicologo a Pescara

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23 NOV 2020

Cara, sei giovane ! Come mai dentro di te ci sono istanze che ti impediscono di guardare oltre alla tua vita e di pensare che potresti avere al tuo fianco una persona ( e se ne percepisce quanto lo desidereresti!) che ti autorizzi ad esprimere il tuo potenziale emozionale ( e si sente che ne hai) e che non ti costringa a reprimerlo?
Questa domanda potrebbe essere un buon punto di partenza per iniziare un percorso psicoterapico.

Dott.ssa Meri Montesi Psicologo a Senigallia

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21 NOV 2020

Cara Mitra, sembra che il Suo compagno attui gli stessi comportamenti ogni qualvolta viva una situazione traumatica. Evidentemente ha bisogno di tempo e dovrebbe essere aiutato sulla gestione dei suoi vissuti sia per sé stesso che per le persone che gli sono accanto. Lei, d'altro canto, pensi a quello che può davvero darLe benessere. Può lavorare su se stessa, attraverso un percorso psicologico, per arrivare alla Sua completezza e pienezza indipendentemente da chi ha accanto e può darsi modo di affrontare adeguatamente questo momento delicato per Lei, che crea sofferenza.
Le auguro tanta buona fortuna e tranquillità.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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21 NOV 2020

Cara Mitta,
da quel che racconta, sicuramente la vita del suo ragazzo non dev'essere stata semplice, fin dalla sua infanzia.
Immagino che separarsi da una nonna con cui si è cresciuti sia una condizione particolarmente dolorosa in qualsiasi caso. E nel caso del suo ragazzo, va ad aggiungersi ad altri ricordi traumatici del passato, da cui continua a difendersi chiudendosi in se stesso e allontanando chiunque gli stia vicino.
Stando ai suoi racconti, penso che per il suo ragazzo la scelta più sana sia affidarsi ad un professionista in modo da elaborare e superare queste memorie traumatiche per evitare che ancora possano condizionare così tanto la sua vita.
Se lei desidera riprendere in mano la sua vita, non se ne faccia una colpa: la fine di una relazione così lunga pone sempre "a tu per tu" con sentimenti di nostalgia e malinconia per quel che era e che non è più. Ma opporsi al cambiamento non fa procedere ed è molto più doloroso del cambiamento stesso. Accetti serenamente ciò che ritiene più giusto per lei e non dia peso all'eventuale senso di colpa. Provi a chiedere l'aiuto di un professionista per lavorare su se stessa ed uscire da questa situazione di stallo ed empasse.
Le auguro il meglio!
Dott.ssa Federica Beglini

Dott.ssa Federica Beglini Psicologo a Milano

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