Senso di non appartenenza

Inviata da Francesca · 4 gen 2016 Depressione

Salve tutti,
ho 30 anni e, praticamente da sempre, che io ricordi, ho sempre avuto questo senso di non appartenenza a niente.
Anche quando sono con gli amici io ci sono fisicamente ma non ci sono al 100%.
Le rare volte in cui "sono dove sono" è in ufficio, dove so cosa devo fare, so cosa serve o se non lo so non ho problemi a confrontarmi coi colleghi e trovare la soluzione.

Le altre volte in cui mi capitava era quando ero assieme alla mia ragazza. Questo solo all'inizio, dopo qualche tempo, anche con lei, sentivo di non dover essere li con lei o di non dover concedermi il lusso di stare con lei perché stavo troppo bene.
Poi sentivo di essere di troppo, o di non essere giusta, di non essere abbastanza. Probabilmente me ne sono convinta talmente tanto che sono riuscita a convincere anche lei e quindi ha chiuso con me.
Forse, dopo qualche tempo, non mi sono più sentita "scelta" o la sua "priorità" come mi faceva sentire all'inizio. Ma non si può essere sempre la priorità, bisogna accettarlo.
Il punto è che, spesso, sento di non appartenere a nulla, a nessun luogo, a nessuna persona, a nessun gruppo. Sto bene solo quando sono in famiglia ma più che altro perché mi chiudo in camera a leggere o a guardare film.
Mi sono sentita di non aver diritto di essere nemmeno in ospedale, 3 anni fa, mentre nasceva mia nipote, la figlia di mia sorella. Sono dovuta uscire e far due passi perché mi veniva da piangere (io non piango mai ma quando mi capita sono lacrime di disperazione!).
In questo periodo poi, sotto le feste, la cosa è amplificata. Non faccio che pensare alla mia ex (mi ha lasciata da gennaio scorso, ormai è ora di smettere di pensarci!!), a come mi sentivo con lei, a come non riesco a legarmi a nessun altro, a non volere nessun altro. Cerco di isolarmi il più possibile dai miei amici storici e non va bene!
Non faccio che cercare nella mia memoria momenti in cui sono stata serena, in pace, e mi vengono in mente solo momenti con la mia ex, dei primi tempi quando esistevamo solo io e lei, o di me da sola.
Perché non sono normale? Perché non riesco ad essere presente?
Cosa posso fare per essere qui ed ora?

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Miglior risposta 5 GEN 2016

Cara Francesca
quello che lei, giustamente, definisce cone senso di non appartenenza qui mi sembra essere associato anche ad una sorta di "depersonalizzazione" causato dal fatto che lei è come che non vedesse o non percepisse chiaramente qual'è il suo posto e il suo ruolo nei diversi contesti di vita.
Come può essersi causato questo non è facile dirlo in quanto occorrerebbe comprendere bene come lei è vissuta e come si è sviluppata la sua storia e i contesti di vita in cui ha vissuto ( per "contesti" intendo anche relazioni).
Sembrerebbe anche che ci sia associata una certa mancanza di utosicurezza e autostima.
Il tutto mi fa pensare che il suo disagio sia antecedente alla relazione con la sua ragazza e col la rottura che ne è seguita; certamente questa rottura ha poi amplificato il problema.
Lei ha molto bisogno di essere coinvolta, riconosciuta persona di valore e soprattutto ha bisogno di trovarsi obiettivi e compiti specifici da svolgere.
La sua chiusura e il senso di inutilità vanno curati in profondità anche attraverso una visione di vita completamente diversa.
L'appartenenza in genere si sviluppa e si rafforza attraverso la partecipazione e il fare le cose insieme (questo ad es. è quello che lei vive nell'ufficio) e infatti lì sembrano essere i suoi momenti migliori.
Carissima penso che sia importante per lei potersi avvalere dell'aiuto di uno psicoterapeuta per tornare alla serenità e ad un maggior benessere.
Cordiali saluti Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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16 GEN 2016

Gentile Francesca,
credo che lei viva portando il peso di ingombranti sensi di colpa che non sono ben chiari neanche a lei stessa.
Di cosa si incolpa? Cosa si rimprovera?
Si tratta di conflitti interiori, probabilmente inconsci, che devono essere portati alla coscienza e analizzati con l'aiuto di uno psicoterapeuta.
Una ipotesi potrebbe essere quella di un importante conflitto inconscio riguardo al suo orientamento sessuale considerando che dice della sua ex che "stava troppo bene con lei ma sentiva di non dover essere lì con lei!..." .
Non credo che questa ragazza l'abbia lasciata perchè lei non era più la sua priorità ma piuttosto perchè forse l'ha vissuta come troppo possessiva o forse perchè ha colto l'essenza dei suoi travagli interiori e li ha considerato troppo pesanti per farsene carico.
Che cosa, poi, l'ha fatta piangere al parto di sua sorella? Non credo il pensiero, come dice lei, di non aver diritto di essere in ospedale per essere presente ad un evento emozionante e gioioso della sorella ma forse solo la reazione emotiva al confronto automatico e immediato con personali pensieri e dubbi su una improbabile, o magari probabile, sua futura maternità immaginata.
E' anche evidente che la rottura con la sua ex ha acuito i suoi malesseri e contribuito al calo del tono del suo umore.
Un aiuto le potrebbe venire da un percorso di analisi del profondo con l'aiuto di una psicoterapia psicodinamica per mettere a fuoco i suoi reali bisogni esistenziali e relazionali.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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4 GEN 2016

Cara Francesca,
Probabilmente questa sua tristezza, in parte legata alla fatica a superare la separazione dalla sua ragazza, la porta a sentirsi distaccata da ciò che le accade intorno, come se vedesse il mondo con degli occhiali appannati che non le permettono di percepire con chiarezza ciò che le accade intorno. La fine di una relazione richiede un periodo di "elaborazione", superato il quale si dovrebbe essere in grado di ripartire. La sua tendenza a rimuginare sul passato le rende difficile superare questo evento, e di conseguenza anche trovare le energie per vivere con serenità il presente e le relazioni interpersonali.
Le consiglierei di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che la supporti nell'individuare le ragioni che la tengono legata al passato, per riuscire ad affrontare meglio il presente e il futuro.
Cordiali saluti
Angela Beatrice Marino
Psicologa

Dott.ssa Angela Beatrice Marino Psicologo a Arese

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