Senso di costante inferiorità

Inviata da Alessandro · 4 ago 2017 Autostima

Salve
Sono uno studente in procinto di iniziare il 4° anno di Liceo Classico, ma ho paura per la mia salute.
Mi spiego meglio: nella mia vita sono sempre stato solo, o meglio, nonostante la presenza dei miei familiari ho passato gran parte dell'infanzia in solitudine, dialogando al massimo con mia sorella, dialoghi che terminavano quasi sempre con litigi o grida, dove io (a causa della mia età) risultavo sempre nel torto .

Penso che ciò unito ad un'infanzia passata esclusivamente d'avanti ai videogiochi potrebbe aver creato in me ciò che Galimberti definisce come analfabetismo emotivo, che nel mio caso si sarebbe espresso come la mancanza delle minime abilità sociali. Nel corso della mia vita ho avuto soltanto due amici e con uno di questi troncai da bambino poiché considerai la sua amicizia come un'ostacolo alla mia "grandezza,incontestabilità" (ho sofferto questa decisione fino ad un anno fa, quando sono riuscito a farmene una ragione)

Il fatto che mia sorella pretendesse con ogni mezzo di avere la meglio su ogni cosa credo abbia sviluppato in me una condizione di inferiorità che unita alla mia mancanza di abilità sociali sia mutata nel tempo in rabbia.
Per questa ragione non ho mai preteso alcun cellulare ipertecnologico, non mi sono mai registrato su alcun social network, proprio perchè la "fobia" dell'essere inferiore mi ha spinto a cercare di essere sempre superiore, di avere sempre ragione, di non tollerare l'errore o anche il solo essere definito "pari" ad un'altra persona.

La rabbia non ha fatto altro che peggiorare le cose inibendo le mie poche capacità sociali, facendo crescere in me un'eccessivo senso di difesa del debole, un'eccessivo senso del dovere, di avere ragione, di essere superiore.

Ma ciò per cui vi sto contattando sono gli sviluppi più prossimi che questa rabbia ha avuto nella mia vita, in particolare al terminare degli anni scolastici: alla fine del primo anno di liceo mi sono divertito a studiare matematica, fisica, informatica per conto mio, provando grande felicità. Ma per quanto riguarda la fine del secondo anno di liceo e quella del terzo, ho passato estati infernali nella totale apatia. A metà del terzo anno (piuttosto impegnativo dato che essendoci trasferiti ho dovuto abituarmi ad una nuova classe) ho cominciato ad odiare lo studio, l'unica cosa che io abbia mai amato.
Forse a causa della mancanza di professionalità(e delle offese) da parte dei miei insegnanti, (che preferirebbero un qualsiasi lavoro manuale all'insegnamento), o forse a causa dei miei compagni, con i quali mi sono rapportato fin troppo educatamente, finii per odiare leggere, studiare, quindi vivere.
Molto probabilmente fu questa "mancanza di educazione" che oltre a far annichilire i miei sforzi di fare amicizia, buttò benzina sul fuoco della mia rabbia.
Arrivato al punto di non poter leggere nemeno una pagina senza essere deluso da me stesso (probabilmente ero così deluso dall'essere in classe con persone così stupide,cattive,ignoranti che il solo studiare la lezione del giorno rappresentava una sconfitta interiore poiché mi rapportava al loro livello) il mio corpo escogitò un metodo per farmi superare il mio "io offeso": riuscivo a studiare soltanto in uno stato di grande euforia (causato o dalla rabbia o talvolta dall'uso di energy drink), la quale riusciva ad appannare il mio pensiero, che nel frattempo diventava sempre più chiassoso.

Oggi sono preoccupato sia per l'uso eccessivo degli energy drink correlato all'attività dello studio (avendo anche dei leggeri problemi al cuore, ho paura che ciò possa provocare patologie),
sia per lo stato "maniacale" con cui mi approccio allo studio (studiare senza essere in quello stato di grande euforia e mancanza di giudizio provoca in me una grandissima tristezza e delusione).
sia per la mia sanità mentale, dato che sto iniziando ad avere "attacchi di panico" (ma non so se si possono definire tali), o comunque situazioni di panico così grandi da spingere il mio pensiero a farsi verbo senza che io me ne accorga (parlando ad alta voce involontariamente) o peggio situazioni di panico che mi spingono a ridere ad un volume incontrollato (involontariamente).
Dovrei contattare un'esperto per "ritornare a vivere come un tempo"?
Tento di "superare" il mio blocco da più di quattro mesi, ma la delusione si rinvigorisce ad ogni mio sforzo: è come se una parte di me dicesse sempre "non è abbastanza, è il minimo", e ciò ha ovviamente ripercussioni sulla qualità della mia vita... non mi piace più nulla,non riesco più ad impegnarmi.

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Miglior risposta 4 AGO 2017

Gentile Alessandro,
dal momento che ti riconosci una importante mancanza di abilità sociali dovrebbe già questo spingerti a porvi rimedio attraverso un apposito training all'interno di un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Questo percorso di psicoterapia ti aiuterà anche a sviluppare sane risorse di autostima senza la necessità, per riprendere a studiare, di ricorrere a bevande stimolanti che potrebbero essere l'anticamera di sostanze stupefacenti con conseguenze nefaste facilmente immaginabili.
Pertanto, prima che la situazione peggiori e ti sfugga di mano, ti suggerisco di contattare con urgenza un esperto psicoterapeuta abbandonando un pericoloso "fai da te" per uscire da questa situazione.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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7 AGO 2017

Buongiorno Alessandro,
Hai ottime capacità di analisi, una profonda conoscenza di te, e hai colto tanti segnali di disagio. Ti consiglio di iniziare un percorso psicologico che ti aiuti a ridimensionare la visione di te, e ad avvicinarti agli altri.
Resto a disposizione,
D.ssa Maura Lanfri

Dott.ssa Maura Lanfri Psicologo a Forlì

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5 AGO 2017

Gent.le Alessandro, mi colpisce la sua capacità di guardarsi dentro e lo sforzo di dare un senso a ciò che le accade. Forse davvero è rimasto troppo tempo solo, e ha cercato di fare tutto da sé, nel cercare di darsi un orientamento, provando a essere se stesso e a vivere bene. Mi colpisce la preoccupazione che ha per la sua salute e la tenacia con cui sta tentando di recuperare il rapporto perduto con lo studio, quella sana passione per le materie scientifiche che l'ha animata nel primo anno di liceo, così come lo sforzo che ha fatto a suo tempo per stabilire un rapporto con i nuovi compagni. Certamente l'avrebbe aiutata un maggiore sostegno da parte di insegnanti e familiari. Ora è importante che indirizzi questa sua richiesta d'aiuto verso un professionista che possa aiutarla a elaborare la rabbia che ha dentro, a indirizzarla in una direzione costruttiva, ritrovando vitalità, slancio e passione per la vita. Le faccio i miei migliori auguri. Alessandra Balena

Dott.ssa Alessandra Balena Psicologo a Milano

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4 AGO 2017

Buongiorno Alessandro,
noto un'analisi assai dettagliata della sua vita interiore. Si avverte che Lei si osserva molto. Avverto una grossa mentalizzazione e , se questa è una abilità molto positiva da un lato, dall altro Le toglie molta energia e molta spontaneitá. Il suo vissuto come dire é nella mente, poco mi sembra nelle relazioni affettive e non, come già Lei sottolinea. Forse sì, il Suo passato ha originato questo tipo di atteggiamento emotivo, ma può essere cambiato in meglio per il suo benessere. Ovvio dirLe che le consiglio un percorso con un collega per esplorare ambiente e modelli di comportamento acquisti da adattare per aprire un varco ad una emotivitá che cerca di uscire. Un caro augurio

Dott.ssa Elisa Fagotto Psicologo a Portogruaro

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