Ho 48 anni, donna e sono single per scelta. Mi capita alcune volte all'anno di cadere ancora in questo "peccato" della masturbazione e quando accade ho paura dell'Inferno. Se poi accade una domenica, dopo che la mattina sono stata a Messa, mi sembra di aver fatto del male a Gesù. E quindi sto malissimo. Faccio lunghissimi periodi senza farlo, ma ogni tanto purtroppo capita. Comincio a pensare quando accade anche che succederanno poi cose brutte, che staranno male o moriranno persone a me care, ... e a quel punto mi viene da piangere. Vorrei smettere del tutto ma non riesco
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24 FEB 2026
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Cara Ema,
le tue parole descrivono un conflitto interiore molto lacerante, che affonda le radici in una visione della spiritualità e della moralità che oggi ti sta portando più angoscia che pace. Sento il peso del tuo dolore e quel senso di minaccia che provi quando la tua natura umana si scontra con le regole che ti sei data.
In quanto clinica, vorrei aiutarti a guardare quello che ti accade da una prospettiva che possa restituirti un po' di respiro:
L'umanità non è peccato: L'autoerotismo è una funzione naturale del corpo, un modo in cui l'organismo scarica tensioni e cerca un momento di sollievo. Il fatto che accada "alcune volte all'anno" ci dice che hai un controllo altissimo sul tuo corpo. Quello che tu chiami "cadere" è in realtà la tua energia vitale che reclama un piccolo spazio di espressione. Gesù, che è Amore, non può essere "offeso" da un gesto che non fa del male a nessuno.
Il meccanismo del pensiero magico: La paura che succedano "cose brutte" o che muoiano persone care a causa di un tuo gesto è quello che in psicologia chiamiamo pensiero magico. È un meccanismo di difesa che il cervello attiva quando il senso di colpa è troppo alto: cerchi di darti una punizione terribile (nella mente) per "espiare" quello che consideri un errore. Ma la morte o la salute dei tuoi cari non dipendono dai tuoi momenti di intimità; legare queste due cose ti provoca un'ansia che alimenta solo ulteriore sofferenza.
Dio e la paura: Se la tua fede ti porta a vivere nel terrore dell'Inferno e della punizione, forse è il momento di riflettere su quale immagine di Dio stai coltivando. Un Dio che è Padre non desidera che i suoi figli vivano nell'angoscia e nel pianto per un gesto di tenerezza verso se stessi. La paura è l'opposto dell'amore.
L'ossessione del controllo: Più cerchi di "smettere del tutto", più quel pensiero diventerà forte quando la tua resistenza calerà. È il paradosso del controllo: ciò che neghiamo con forza finisce per dominarci.
Ema, non hai bisogno di essere punita, hai bisogno di essere accolta. Questa tua "lotta" ti sta togliendo la gioia di vivere e la serenità della tua fede. Ti invito a considerare la possibilità di parlare con una persona esperta che possa aiutarti a integrare la tua sessualità con la tua spiritualità, senza che l'una debba distruggere l'altra.
Meriti di andare a Messa e di vivere la tua giornata con il cuore leggero, sapendo che sei amata per intero, con tutta la tua umanità.
15 APR 2026
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Buongiorno,
quello che descrive sembra molto faticoso: non tanto per il gesto in sé, ma per il peso di paura e colpa che arriva subito dopo e la travolge.
Provi a guardare con calma cosa accade: c’è un momento umano, intimo, che poi viene seguito da pensieri molto duri, come se dovesse punirsi o temere conseguenze gravi. Quelle idee (“succederà qualcosa di brutto”, “ho fatto del male”) sembrano più legate alla paura che a qualcosa di reale, e finiscono per farla stare ancora peggio.
Forse il punto non è “eliminare del tutto” quel comportamento, ma capire cosa rappresenta per lei e, soprattutto, trovare un modo più gentile di stare con se stessa anche quando accade.
Anche nella fede, il rapporto con Dio non è fatto solo di giudizio e punizione, ma anche di comprensione e misericordia.
Se vuole, possiamo esplorare insieme questi pensieri che arrivano dopo, perché è lì che sembra nascere la sofferenza più grande.
16 MAR 2026
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Gentile Signora, dalle sue parole si percepisce quanto il suo vissuto sia attraversato da un forte conflitto tra il desiderio corporeo e il modo in cui interpreta moralmente ciò che accade, come se un gesto intimo e privato venisse immediatamente letto come una colpa grave capace di provocare punizioni o eventi negativi. Quando l’esperienza viene interpretata in questo modo la persona può entrare in un ciclo di paura, colpa e tentativi molto rigidi di controllo che, paradossalmente, finiscono per rendere ancora più intensa l’angoscia quando l’episodio si ripresenta. È importante ricordare che la masturbazione è una esperienza corporea molto comune e non rappresenta di per sé qualcosa di patologico o di pericoloso per sé o per gli altri, il legame che lei sente tra questo comportamento e la possibilità che accadano disgrazie alle persone care nasce più probabilmente da un modo molto severo con cui sta giudicando se stessa e non da una reale relazione tra gli eventi. Più che cercare di combattere o eliminare completamente questa esperienza potrebbe essere utile provare a comprendere con maggiore gentilezza cosa accade dentro di lei in quei momenti, quali emozioni, solitudine o bisogni si esprimono attraverso il corpo, e allo stesso tempo lavorare sul modo in cui interpreta la colpa e la paura della punizione. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un significato più umano e meno persecutorio a queste esperienze interiori, permettendole di vivere la sua fede e il rapporto con se stessa con maggiore serenità.
Dott.ssa psicologa Paola D'Agostino
26 FEB 2026
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Buongiorno signora
Nel suo racconto non c’è solo il comportamento della masturbazione. C’è un intreccio tra desiderio, colpa, paura di punizione e responsabilità verso il male che potrebbe accadere agli altri. Questo è il punto centrale.
In un’ottica cognitivo-costruttivista, non guardiamo il comportamento come “peccato sì / peccato no”, ma cerchiamo di capire che significato assume dentro la sua organizzazione personale.
Provo a scomporre ciò che accade:
C’è un impulso naturale (la sessualità, che a 48 anni è fisiologicamente presente anche se si è single per scelta).
Dopo l’atto, si attiva un sistema di significati molto potente:
“Ho fatto del male a Gesù.”
“Merito una punizione.”
“Succederà qualcosa di brutto.”
Arriva l’angoscia, il pianto, il bisogno di espiare.
Quello che colpisce non è tanto la masturbazione, quanto il meccanismo di colpa magica e catastrofica: l’idea che un suo atto privato possa causare malattie o morti a persone care. Questo tipo di collegamento non è teologico, è psicologico. È un meccanismo tipico di chi ha una coscienza molto severa e un senso di responsabilità molto elevato.
Le faccio una domanda delicata:
che immagine di Dio ha interiorizzato nella sua storia?
È un Dio che ama e comprende la fragilità umana, o un Dio che punisce e registra ogni errore?
Spesso queste paure non nascono dalla fede in sé, ma da un Super-Io molto rigido, costruito magari nell’infanzia, dove l’errore non era ammesso e l’amore era condizionato alla perfezione.
Un altro punto importante: lei riesce a stare lunghi periodi senza masturbarsi. Questo indica che non c’è una dipendenza fuori controllo. Il problema non è l’incapacità di smettere; è l’angoscia devastante quando accade.
La sessualità, anche autoerotica, non è di per sé un atto di violenza o di male verso qualcuno. Il salto logico “mi sono masturbata → qualcuno morirà” è un pensiero di tipo superstizioso/onnipotente: le attribuisce un potere causale che in realtà non ha.
In chiave costruttivista potremmo chiederci:
Cosa rappresenta per lei la masturbazione? Debolezza? Disobbedienza? Perdita di controllo?
Che cosa teme davvero: l’Inferno o la perdita dell’amore?
Quando non lo fa per lunghi periodi, si sente più pura o più sicura?
La sua sofferenza sembra legata a un conflitto tra una parte corporea e una parte morale molto esigente. L’obiettivo non è “liberalizzare tutto”, ma integrare: poter riconoscere la propria umanità senza trasformarla in condanna.
Se queste paure di punizione e morte sono molto intrusive e ricorrenti, potrebbe essere utile un percorso psicologico. Talvolta questo tipo di dinamica si avvicina a forme di scrupolosità ossessiva a tema religioso, dove la colpa diventa sproporzionata rispetto all’atto.
Le lascio una riflessione: se una persona a cui vuole bene le confessasse la stessa cosa, penserebbe davvero che meriti l’Inferno o che causerà una tragedia?
Forse la misericordia che riconosce agli altri fatica a riconoscerla per sé.
Se vuole, possiamo esplorare insieme quando è nata questa associazione tra sessualità e punizione.
24 FEB 2026
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Buonasera Ema, quello che descrive non riguarda soltanto la masturbazione in sé, ma il significato che questo gesto assume dentro di lei. Più che un comportamento, sembra diventare il punto in cui si attiva un forte senso di colpa e un’immagine punitiva: la paura dell’Inferno, l’idea di aver fatto del male a Gesù, il timore che possano accadere disgrazie alle persone care.
Quando un atto privato viene vissuto come capace di provocare punizioni o sciagure, siamo di fronte a un legame molto stretto tra desiderio e colpa. In termini psicodinamici, potrebbe trattarsi di un conflitto tra una parte di lei che desidera e una parte interna molto severa, che giudica e minaccia. Freud parlava del Super-io come di un’istanza che può diventare estremamente rigida e persecutoria, fino a far sentire la persona “cattiva” anche per impulsi naturali.
Il fatto che lei riesca a sospendere il comportamento per lunghi periodi ma che, quando accade, si attivi un’ondata di angoscia e pensieri catastrofici, fa pensare che il nodo centrale non sia la sessualità in sé, quanto il significato morale e affettivo che vi è associato.
Se questa dinamica la fa soffrire così intensamente, potrebbe essere utile esplorarla in un percorso psicologico (a mio avviso meglio se di orientamento psicoanalitico), per comprendere da dove nasce questa immagine interna così giudicante e come si è costruito nel tempo questo legame tra piacere e punizione. Non per negare la sua fede, ma per aiutarla a vivere la sua interiorità con meno terrore e più integrazione.
24 FEB 2026
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Buongiorno Ema, in ciò che racconta convivono almeno due registri, entrambi intensi. Il primo è quello morale-religioso: lei vive l’atto come peccato e lo collega a un danno inflitto a Cristo, soprattutto se accade dopo la Messa. Il secondo è propriamente psicologico: dopo l’atto compare un nesso causale angosciante (“succederanno cose brutte”, “moriranno persone care”), accompagnato da pianto, paura e bisogno di controllo. Questo secondo registro assomiglia molto a ciò che, in clinica, chiamiamo fusione pensiero-azione e responsabilità ipertrofica: l’idea che un gesto o un pensiero provochi eventi esterni, e che lei ne sia, in qualche modo, moralmente e causalmente responsabile.
È importante dirlo con chiarezza: quando la colpa si trasforma in terrore, quando l’angoscia si organizza in catene superstiziose (“se accade X allora capiterà Y”), e quando il tentativo di smettere del tutto diventa una lotta che si ripete ciclicamente, non siamo più davanti soltanto a una questione etica o spirituale, ma a un meccanismo psicologico che merita cura specifica. La sofferenza che descrive non è un segno di cattiveria o di scarsa fede: è un segnale che l’ansia si è agganciata a un tema religioso, trasformandolo in terreno di persecuzione interiore.
Si potrebbe dire che il problema non è l’eros in quanto tale, ma il modo letterale e punitivo con cui viene immaginato: l’anima non viene ascoltata, viene messa sotto processo. Il lavoro terapeutico, allora, non consiste nel vincere contro il desiderio, bensì nel trasformare la relazione con la colpa e con la paura: distinguere la dimensione della coscienza morale dalla dinamica ossessiva dell’angoscia; imparare a riconoscere i pensieri catastrofici come pensieri (non profezie); e costruire strumenti concreti per interrompere il circuito “atto → panico → penitenza infinita → nuovo controllo”. Le suggerirei di considerare un percorso psicologico: questi quadri rispondono spesso bene a interventi mirati sui pensieri intrusivi e sui rituali di colpa (anche integrabili con una cornice rispettosa della fede). Se per lei è importante la dimensione spirituale, può essere utile affiancare anche un accompagnamento con una guida equilibrata, capace di distinguere tra coscienza e scrupolo. Lei non ha bisogno di essere schiacciata, ma di essere aiutata a rimettere ordine tra anima, morale e angoscia.
24 FEB 2026
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Buongiorno Ema,
nel tempo nel quale sono state tramandate (scritte o a voce) le leggi attribuite al dio tramite Mosè, la popolazione ebraica aveva bisogno di aumentare ed è per tal motivo uno dei modi per farlo era non "disperdere" il seme e quindi la masturbazione era severamente punita.
Per quanto riguarda gli atti impuri questi sono stati (come tutto) rimaneggiati e interpretati e reinterpretati e per tali motivi non devono essere presi alla lettera ma condotti ad una regola generale di fondo: non fare in modo che il coltivare principalmente le risorse e il piacere sessuale porti ad un allontanamento dal senso di spiritualità che la religione porta con sé.
Il suo corpo le chiede attraverso vari segnali, di produrre quelle endorfine particolari che l'autoerotismo porta con sé, per riequilibrare le dinamiche emotive e psichiche che la vita quotidiana produce.
La frase attribuita a Gesù nel vangelo di Matteo ("io voglio misericordia e non sacrificio") si può estendere anche al modo di rispettare il suo corpo riconoscendone i bisogni e necessità del quale ha diritto, senza sacrificarlo, compresa l'esigenza di vivere la parte sessuale ,senza renderla predominante, ma solo appagandola quando lo necessita. Questo é un atto naturale che se sacrificato può portare a malesseri e a crisi di tipo nevrotico che la possono danneggiare in modo importante.
Un aiuto ad uscire dai sensi di colpa che la pervadono glielo potranno fornire una consulenza psicologica che potrà trovare in psicologi di fede cattolica (visto il suo credo) , ma anche non, in quanto la formazione ricevuta porta a essere vicini a pazienti di qualunque religione di cui siano portatori ( naturalmente é bene che il/la professionista conosca le inibizioni trasmesse dalla religione in questione) senza giudicare, rimanendo neutrali e dando così modo alla persona in cura di poter esprimere tutti i suoi dubbi incertezze ,insicurezze ed inibizioni che la portano crearsi questi sensi di colpa che impediscono la serenità mentale della quale ha diritto.
Le auguro un buon lavoro su di sé che, con un aiuto professionale, la possa portare a vivere diversamente (e senza sensi di colpa o timori di drammi circa la sua sfera affettiva) i pensieri e i piaceri che saltuariamente concede a sé stessa. Il lavoro non intaccherà minimamente il suo senso di spiritualità che sente .
Cordialmente
dott. Giancarlo Mellano
24 FEB 2026
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Gentilissima Ema, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo la situazione che ci descrive, e soprattutto la sua frustrazione e rispetto un comportamento che spesso è considerabile come normale, all'interno di una sana sessualità. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare e provare a comprendere le motivazioni sottostanti le sue fatiche, individuando insieme allo specialista delle strategie funzionali per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
24 FEB 2026
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Buonasera,
nel suo racconto non emerge tanto un problema legato al comportamento in sé, quanto un intenso vissuto di colpa accompagnato da pensieri catastrofici (“andrò all’Inferno”, “farò del male a Gesù”, “succederanno disgrazie ai miei cari”). Questo tipo di associazione tra un atto personale e possibili eventi tragici esterni non ha alcun fondamento causale ed è tipico dei meccanismi di pensiero ansioso, talvolta di tipo ossessivo.
Dal punto di vista psicologico, la masturbazione è un comportamento fisiologico. Il fatto che lei riesca a farne a meno per lunghi periodi indica che non si tratta di una dipendenza, ma piuttosto di un conflitto interiore tra bisogni naturali e un sistema di credenze molto rigido, interiorizzato probabilmente nel tempo.
La sofferenza che descrive nasce dal ciclo: comportamento → colpa intensa → paura di punizione → angoscia. È questo circuito che andrebbe compreso e rielaborato.
Le suggerisco di non sottovalutare l’impatto dei pensieri di tipo “se faccio questo, accadrà qualcosa di grave”: quando diventano ricorrenti e generano forte ansia meritano uno spazio di approfondimento psicologico. Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla a distinguere tra responsabilità reale e responsabilità immaginata, e a costruire un rapporto più sereno sia con il suo corpo sia con la sua dimensione spirituale.
24 FEB 2026
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Ti rispondo con grande rispetto per la tua fede e per la sofferenza che stai vivendo.
Quello che descrivi non è tanto un problema legato alla masturbazione in sé, quanto al modo in cui la tua mente collega quell’atto a colpa, punizione, Inferno e disgrazie future. Il livello di angoscia che racconti, la paura che possano morire persone care o che Dio possa punirti, è molto più intenso dell’atto stesso.
Dal punto di vista psicologico, questo meccanismo assomiglia molto a ciò che chiamiamo “pensiero magico” e, in alcuni casi, a forme di scrupolosità religiosa, una modalità ansiosa in cui la coscienza morale diventa rigidissima e la persona vive ogni impulso come una colpa gravissima con conseguenze catastrofiche. Non è segno di poca fede. Spesso è segno di ansia.
La masturbazione, soprattutto in una donna adulta single, non è un atto che fa del male a qualcuno. Non danneggia Gesù, non provoca disgrazie, non determina la morte di chi ami. Il collegamento che la tua mente crea tra il gesto e una possibile punizione è un’associazione interna, non una realtà oggettiva. È l’ansia che cerca di darti una spiegazione e un controllo: “se faccio questo, allora succede quello”. Ma il mondo non funziona così.
Mi colpisce molto il fatto che tu riesca a stare lunghi periodi senza farlo. Questo dimostra che non sei dominata da un impulso incontrollabile. Piuttosto, quando accade, sembra attivarsi un meccanismo di colpa devastante. E la sofferenza che segue è sproporzionata rispetto al comportamento.
Anche dal punto di vista teologico, molte riflessioni contemporanee sottolineano che la sessualità è parte della natura umana creata da Dio. L’idea di un Dio pronto a punire con tragedie familiari un gesto intimo e privato non è coerente con l’immagine di un Dio misericordioso che la stessa fede cristiana annuncia. La paura dell’Inferno legata a questo atto specifico sembra più il prodotto di un’educazione molto rigida o di un Super-Io severo, più che di una colpa reale.
Il punto più importante, però, è un altro: il pianto, l’angoscia, la paura che qualcuno muoia. Questo indica che il tema non è morale, ma ansioso. Potrebbe essere davvero utile per te parlare con uno psicologo che conosca bene anche la dimensione religiosa, perché quando fede e ansia si intrecciano possono generare una sofferenza molto profonda. Non c’è nulla di sbagliato nella tua spiritualità. C’è probabilmente un sistema di credenze interiorizzato che oggi ti sta facendo male.
Vorrei anche dirti una cosa con delicatezza: il desiderio di “smettere del tutto” potrebbe non essere la soluzione, perché quando un comportamento viene caricato di proibizione assoluta, spesso diventa ancora più carico di tensione. Lavorare invece sul senso di colpa e sul pensiero catastrofico potrebbe alleggerire tutto, indipendentemente dal comportamento.
24 FEB 2026
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Gentile Ema,
Percepisco la sofferenza e l'angoscia che ti provoca questa situazione, soprattutto perché riguarda qualcosa di molto profondo per te, cioè la tua fede e il tuo desiderio di essere una persona giusta.
Vorrei dirti con delicatezza, però che l'istinto che descrivi non è segno di colpa morale, ma di un senso di paura che sembra diventare più grande dell’evento in sé.
La masturbazione è un comportamento comune e fisiologico, e non determina disgrazie né punizioni: il fatto che tu colleghi questi episodi a castighi divini, indica un meccanismo d’ansia interiore che merita ascolto, gentilezza e comprensione, non condanna.
Non sei sbagliata, né spiritualmente lesiva: sei una persona sensibile e coscienziosa che vive la dimensione religiosa con molta intensità e severità verso se stessa.
Parlare di queste paure con un professionista potrebbe aiutarti a vivere sia la tua spiritualità, sia il tuo corpo con più serenità e senza il peso di questo terrore.
Non devi combattere contro qualcosa che in realtà chiede solo di essere compreso e ascoltato.
Resto a disposizione
Dott.ssa Gaia Rotondo, psicologa clinica
Disponibile anche on-line
24 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Quello che descrive è un conflitto tra desideri naturali e convinzioni interiorizzate, che sembra legato a una forte educazione religiosa e a un senso di responsabilità morale verso se stessa e gli altri. La paura dell’Inferno e il senso di colpa dopo l’autoerotismo possono diventare molto intensi perché si intrecciano con ansia e timore di punizione, trasformando un comportamento fisiologico in un’esperienza emotivamente dolorosa.
Può essere utile chiedersi: da dove nasce questo senso di colpa così pesante? Quanto deriva da ciò che le è stato insegnato rispetto a ciò che sente realmente come giusto o sbagliato? E ancora, come potrebbe trovare un modo per riconoscere i propri desideri senza giudicarli, così da ridurre la paura e l’ansia associata? Lavorare su queste dinamiche con uno psicologo che conosca anche la dimensione sessuologica può aiutare a separare il naturale funzionamento del corpo dalle convinzioni morali e a sviluppare strategie per affrontare il senso di colpa senza che diventi invalidante.
Resto a disposizione,
Dr. Elisabetta Carbone
24 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Grazie per aver condiviso così apertamente quello che prova. Quello che descrive, la paura, il senso di colpa, l’angoscia quando pensa a possibili conseguenze, è comprensibile, soprattutto se vissuto all'interno di una religiosità molto forte. È importante sottolineare che la masturbazione è un comportamento normale e fisiologico: non è il gesto in sé a generare il disagio, ma il modo in cui viene vissuto emotivamente e le paure che le si collegano. Accogliere questi vissuti, senza giudicarli né giudicarsi, può essere un primo passo per ridurre la sofferenza. Parlarne con uno psicologo o psicoterapeuta può aiutarla a comprendere meglio i propri pensieri e le proprie emozioni, a gestire il senso di colpa e a trovare modi per sentirsi più serena rispetto a queste esperienze. Mi preme sottolineare che un qualunque percorso di psicoterapia - a prescindere dall'approccio - non andrà a mettere in discussione i suoi valori religiosi, ma può aiutarla a integrarli all’interno della sua vita e della sua persona in modo da non generare sofferenza, accompagnandola, senza mai disconfermarla né nella fede né in ciò in cui crede.
Dott.ssa Paola Di Vito
Psicologa e Psicoterapeuta psicodinamica
Roma e online
24 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 9 persone
Cara Ema, essere o dover essere? questo è il dilemma! Essere una donna reale, direi normale, o cercare di raggiungere un ideale di perfezione che non può essere realizzato? Lei è una donna religiosa ma il senso del peccato che lei ha introiettato è eccessivo e la fa stare molto male ; soprattutto non la rendeobiettiva sul giudizio che ha di se stessa. Il senso di colpa è utile quando si accompagna al senso di responsabilità. Se si offende qualcuno è giusto sentirsi in colpa e responabile di un comportamento dannoso. Masturbarsi e godere del proprio corpo è un gesto di amore nei propri confronti. Lei probabilmente ha subito un'educazione molto rigida che non ha tenuto conto dei suoi bisogni e dei suoi desideri.
Si affidi a qualcuno che possa aiutarla. Un saluto.
Dott.ssa Noemi Sembranti
24 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Salve Ema
Da questa lettera emerge il suo vissuto di sofferenza e colpa nella ferma convinzione di fare qualcosa di terribile e che porterà ad esiti nefasti.
È un racconto breve ma molto denso, con numerosi aspetti da approfondire e che mi sembra lasciar scorgere un conflitto tra i bisogni di una donna di 48 anni e le paure di una parte bambina che crede di peccare.
•Dice di passare lunghissimi periodi senza farlo e poi di ricadere, di tanto in tanto. Cosa accade durante questi lunghi periodi di astinenza? Non sente la voglia o riesce a reprimerla?
E cosa cambia quando invece lo fa?
Prendersi cura della parte di sè che ritiene “peccaminosa”, potrebbe anche consentirle di ascoltarla, comprenderne i bisogni lasciandola esprimere senza fustigazioni.
•Concentrare tutte le energie sulla repressione di un bisogno naturale, consente di ottenere solo una momentanea e precaria tranquillità fatta di rinunce e abnegazione.
Attraverso un percorso di psicoterapia può imparare a conoscersi in modo differente da come è abituata a fare.
• indossare delle lenti diverse per vedere il mondo, ci aiuta ad individuare in noi nuove risorse più autentiche e…meno punitive.
24 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 10 persone
Cara Ema,
ti leggo e sento quanta angoscia accompagni un gesto che, in sé, è profondamente umano. Non stai parlando solo di masturbazione. Stai parlando di colpa, di paura dell’Inferno, di timore di punizione, di un Dio che potrebbe essere ferito da te. È un peso enorme da portare.
Parto da un punto chiaro: la sessualità, compresa la masturbazione, è una funzione naturale dell’organismo. La scarica sessuale attraverso l’orgasmo è una modalità fisiologica di regolazione del sistema nervoso. Riduce tensione, abbassa lo stress, favorisce il rilassamento muscolare e psichico. Non è una deviazione, non è una perversione, non è un’anomalia.
In bioenergetica si parla proprio di cicli di carica e scarica: l’organismo accumula energia (tensione, eccitazione, emozione) e ha bisogno di scaricarla per mantenere equilibrio. Bloccare sistematicamente la scarica significa trattenere energia nel corpo, con possibili effetti di rigidità, ansia, senso di costrizione. Il flusso energetico è naturale. Non è “sporco”. È vita.
Il punto centrale, nel tuo racconto, non è l’atto. È il senso di colpa.
Sento una dimensione religiosa molto forte, probabilmente interiorizzata in modo rigido. Quando la morale diventa estremamente severa e punitiva, può trasformarsi in un giudice interno che non guida ma schiaccia. A volte, dietro questa rigidità, c’è anche una ricerca di purezza o di superiorità morale: “devo essere irreprensibile”. Ma quando l’ideale è troppo alto e disincarnato, non orienta il comportamento in modo sano — lo limita, lo comprime, lo rende terreno di lotta.
Poi accade un altro meccanismo molto importante: il pensiero catastrofico. Dopo l’episodio, la mente costruisce un collegamento magico-causale: “Ho peccato → succederà qualcosa di brutto → qualcuno morirà”. Questo è un bias cognitivo. Non esiste alcuna relazione causale tra un atto autoerotico e la salute o la vita delle persone che ami. Ma quando la colpa è intensa, la mente cerca una punizione. E allora crea scenari apocalittici.
Questo intreccio tra colpa morale e pensiero catastrofico può minare sia l’equilibrio cognitivo sia quello energetico: il corpo si attiva in ansia, la mente entra in allarme, le emozioni diventano travolgenti.
È importante dirlo con chiarezza: masturbarsi è un’attività sana, fisiologica e regolativa, soprattutto in assenza di una diversa espressione sessuale. Non è un atto che offende Dio. Non è un atto che provoca disgrazie. Non è un segnale di debolezza spirituale.
Se la tua fede è importante per te, forse può essere utile esplorare una visione meno punitiva e più integrata della spiritualità, dove corpo e anima non sono nemici. Molte tradizioni spirituali contemporanee parlano di integrazione, non di repressione.
La sofferenza che descrivi però merita attenzione clinica, perché la paura intensa dell’Inferno e delle conseguenze catastrofiche può assumere tratti ossessivi: il pensiero intrusivo, il rituale (lunghi periodi di astinenza), la ricaduta, la colpa, la paura di punizione. Questo ciclo non riguarda la sessualità in sé, ma l’ansia e il controllo.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarti molto a:
* distinguere fede da senso di colpa patologico
* lavorare sui pensieri catastrofici
* integrare la dimensione corporea senza viverla come minaccia
* sviluppare un rapporto più compassionevole con te stessa
Non sei una peccatrice da correggere. Sei una donna con un corpo vivo e una coscienza sensibile che ha imparato a giudicarsi duramente.
Il corpo non è il nemico della spiritualità. È il suo veicolo.
E l’energia vitale che senti non è infernale. È umana.
Resto disponibile, se lo desideri, per un approfondimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Chiara Girolamo
Psicologa Clinica e della Salute – Facilitatrice Mindfulness
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24 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buongiorno Ema,
la ringrazio per aver condiviso un vissuto così delicato e carico di sofferenza. Dal modo in cui scrive emerge una persona profondamente credente, attenta alla propria coscienza e animata da un forte desiderio di fare il bene. Proprio per questo, ciò che descrive diventa per lei particolarmente doloroso.
La prima cosa importante da riconoscere è che il disagio che prova non nasce tanto dall’atto in sé, quanto dal significato che lei gli attribuisce. Nella sua esperienza la masturbazione non è solo un comportamento, ma diventa immediatamente una colpa grave, un’offesa personale a Dio, un segnale che “qualcosa di brutto” sta per accadere. Questo collegamento automatico tra un pensiero o un gesto e una punizione imminente è ciò che alimenta l’angoscia, il pianto, il senso di schiacciamento che descrive.
Il timore dell’Inferno, l’idea di aver fatto del male a Gesù, la paura che possano morire o soffrire persone care sono vissuti che parlano di una coscienza estremamente severa, che non lascia spazio alla fragilità umana. È come se dentro di lei fosse presente una voce interiore molto rigida, che non contempla l’errore, il limite o la dimensione corporea come parte della condizione umana, ma li trasforma subito in una colpa totale.
Il fatto che lei riesca a stare lunghi periodi senza masturbarsi dimostra un grande controllo e una forte volontà. Tuttavia, il tentativo di “smettere del tutto” sembra trasformare ogni ricaduta in una catastrofe emotiva, rafforzando il senso di fallimento e l’ansia. In questi casi, più che liberare, il controllo assoluto tende a rendere il comportamento ancora più carico di tensione e di significati persecutori.
È importante anche distinguere la dimensione spirituale da quella psicologica. Il senso di colpa che lei prova appare sproporzionato rispetto al comportamento e accompagnato da pensieri catastrofici, come se un gesto potesse causare eventi tragici esterni. Questo non è un segno di malizia o di mancanza morale, ma un segnale di sofferenza interiore che merita ascolto e cura.
Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a comprendere meglio l’origine di questa paura, a lavorare sul rapporto tra corpo, desiderio e fede, e soprattutto a trasformare l’immagine di Dio da giudice implacabile a presenza che conosce la fragilità umana. Non si tratta di convincerla a fare qualcosa che non desidera, ma di ridurre la violenza con cui lei giudica se stessa.
Il fatto che lei dica “vorrei smettere del tutto ma non riesco” non è una condanna, ma una richiesta implicita di aiuto. E chiedere aiuto, anche quando la sofferenza passa attraverso temi religiosi e intimi, non è un peccato né un fallimento: è un atto di responsabilità verso se stessi. La fede, quando non è sostenuta da una sufficiente cura psicologica, può diventare fonte di angoscia; quando invece viene integrata, può tornare a essere uno spazio di consolazione e non di paura.
24 FEB 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Buongiorno Ema,
è decisamente sorprendente leggere ancora la parola "peccato" associata alla parola "masturbazione", pensavo che ormai donne e uomini non fossero più assillati da questo genere di sentimenti o pensieri.
Stia serena Ema, la masturbazione è un fatto naturale che gli uomini hanno praticato e praticano da molto più tempo delle donne, me che le donne, nella stagione dell'emancipazione, hanno rivendicato come loro diritto.
Non so chi o cosa mantiene ancora vivo dentro di lei questo anacronistico senso di colpa ma potrebbe essere molto utile un percorso psicologico per capirne le origini e superare la colpa e gli atteggiamenti ossessivi che ne derivano.
Nel frattempo le suggerisco qualche domanda che potrebbe esserle utile: é il piacere stesso ad essere per lei peccaminoso? Perché?
La sua saltuaria pratica danneggia qualcuno?
Se vive in una comunità cattolica probabilmente ha anche un direttore spirituale, perché non pone anche a lui queste domande?
Gesù ha portato un messaggio di amore e rispetto, la repressione del desiderio femminile é stata (e purtroppo in alcuni Paesi é ancora) una creazione degli uomini.
Sia fiera di essere donna e tenga attivo il suo senso critico, le servirà.
24 FEB 2026
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L’auto erotismo, la masturbazione è un comportamento che porta facilmente dipendenza coinvolge l’intera persona faceva la sentire ingabbiata con bassa autostima e se percorre anche sulle sue relazioni. È necessario comprendere quali siano le motivazioni che portano a questo comportamento e sostituirle con stili di pensiero più sani e salutare
È vero che per la cattolica l’automatismo è un peccato grave del quale bisogna confessarsi prima di poter fare la comunione.
Dio è Misericordia infinita il vestito è perfetta. Vuole aiutarla non è contro lei.
Visto che lei è credente tutti i giorni, dicono una preghiera come Rosario e chiede a Dio la grazia di smettere con questo peccato
Questi comportamenti diventano facilmente dipendenza
Tuttavia, se ne può uscire,
Le consiglio intraprendere un percorso psicologico che lo posso aiutare a comprendere meglio ed affrontare la sostituzione
24 FEB 2026
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Ciao Ema,
il quadro che hai riportato non descrive un problema legato alla sessualità in sé, ma al senso di colpa che si attiva dopo.
La masturbazione, dal punto di vista medico e psicologico, non è un comportamento patologico né dannoso. È una modalità naturale di espressione della sessualità, anche nelle persone credenti e anche se single. Il dolore che provi nasce dall’interpretazione morale che dai al gesto.
La paura dell’Inferno, l’idea di “aver fatto del male a Gesù” e il timore che possano accadere disgrazie alle persone care sono pensieri che hanno una struttura tipica: collegano un tuo comportamento a una punizione o a una catastrofe. Questo meccanismo è molto simile a quello che in psicologia chiamiamo pensiero magico o scrupolosità religiosa (una forma di ossessività legata alla morale). Non è segno di poca fede, ma di un’ansia che si appoggia alla religione per esprimersi.
Il fatto che tu riesca a smettere per lunghi periodi ma poi “cada” indica che stai combattendo contro un bisogno naturale. Più qualcosa viene rigidamente proibito, più può tornare con forza. Non è debolezza: è funzionamento umano.
La domanda importante non è “come smetto per sempre?”, ma “perché vivo questo come un peccato irreparabile?”. Molti percorsi spirituali maturi parlano di misericordia, non di punizione automatica. Se Dio fosse solo in attesa di punire un gesto intimo e privato, che idea di amore sarebbe? Forse l’immagine di Dio che hai interiorizzato è molto severa.
Quando dopo l’atto inizi a pensare che accadranno cose brutte, lì siamo nel terreno dell’ansia ossessiva: il cervello cerca una correlazione tra colpa e punizione. Ma non c’è nessun legame causale tra un gesto intimo e la salute delle persone che ami.
Potrebbe esserti molto utile parlarne con uno psicologo, soprattutto uno che abbia sensibilità rispetto alla dimensione religiosa, per lavorare sul senso di colpa e sul pensiero catastrofico. Non per “liberarti dalla fede”, ma per liberare la fede dalla paura.
Non sei una peccatrice irrecuperabile. Sei una donna che vive un conflitto tra desiderio umano e rigidità morale interiorizzata. E il fatto che tu soffra così tanto mostra che hai coscienza, non malizia.
La pace non si trova eliminando il desiderio, ma integrandolo senza distruggerti con la colpa.
Un caro abbraccio,
Dott.ssa Valeria Di Stasi
Psicologa clinica
Ricevo anche online
24 FEB 2026
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Cara Ema,
grazie per aver condiviso con sincerità una sofferenza che ti pesa molto.
Quello che descrivi, piacere seguito da paura, sensi di colpa religiosi e pensieri catastrofici, è doloroso e comune a molte persone che vivono una tensione tra desideri corporei e convinzioni morali. Questo non significa che tu sia “sbagliata”: significa che dentro di te convivono due esigenze forti: il bisogno di piacere e di sollievo, e il bisogno di coerenza con la tua fede e che questa contraddizione ti mette sotto stress.
Dal punto di vista psicologico, la masturbazione è un comportamento umano frequente e non è di per sé indice di un problema. È invece importante come tu la vivi: se dopo l’atto subentra vergogna, paura di punizioni o pensieri ossessivi che ti fanno stare male, allora vale la pena esplorare questi vissuti per ridurre la sofferenza. Spesso la colpa si alimenta di pensieri automatici e di immagini catastrofiche che amplificano l’ansia; lavorare su questi pensieri può aiutare a ritrovare equilibrio e a interrompere il circolo di vergogna.
Se la tua fede è centrale, può essere utile anche confrontarti con una figura spirituale di fiducia che sappia ascoltare senza giudizio, così da integrare il tuo vissuto religioso con la realtà dei tuoi bisogni corporei. Parallelamente, parlare con uno psicologo può offrirti uno spazio sicuro per capire da dove nasce questa paura dell’Inferno, per ridurre la vergogna e per trovare modi concreti per vivere la sessualità senza che diventi fonte di angoscia.
Se vuoi, posso seguirti in un percorso di accompagnamento: insieme possiamo esplorare le tue convinzioni, lavorare sulla colpa e costruire strategie per ridurre l’ansia e il pensiero catastrofico, rispettando la tua storia e i tuoi valori.
Ti saluto con rispetto e disponibilità.
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica - del Lavoro
Organizzazioni- Risorse Umane
Ricevo anche Online
24 FEB 2026
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Salve Ema,
dalle sue parole emerge una sofferenza legata soprattutto al senso di colpa molto intenso e alla paura che ciò che accade possa avere conseguenze gravi o punitive. Quando un comportamento viene vissuto con un livello così elevato di ansia e responsabilità, il problema spesso non è il comportamento in sé, ma il peso emotivo e i pensieri che lo accompagnano.
La sessualità è una dimensione naturale dell’essere umano e, quando viene vissuta esclusivamente attraverso la paura o il giudizio, può generare un conflitto interiore molto forte. Anche i pensieri che collegano quanto accade a possibili disgrazie o punizioni sono segnali di uno stato di forte ansia e di ipercontrollo, che meritano attenzione e comprensione.
In questi casi può essere utile lavorare sul rapporto con il senso di colpa, sulla gestione dell’ansia e sullo sviluppo di uno sguardo più equilibrato e compassionevole verso sé stessi. All’interno di un percorso psicologico, il lavoro viene sempre costruito nel rispetto dei valori personali della persona, compresi quelli spirituali e religiosi, affinché possano essere integrati in modo più sereno nella propria esperienza.
Se lo riterrà utile, potrà valutare un confronto con un professionista per uno spazio di ascolto e approfondimento; anche personalmente resto disponibile, anche online, per un eventuale supporto.
Un cordiale saluto e un augurio di poter ritrovare maggiore serenità e fiducia nel suo equilibrio interiore.
Dott.ssa Michela Massettini
24 FEB 2026
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Buongiorno Ema,
da ciò che descrive non emerge tanto un problema legato alla sessualità in sé, quanto un forte vissuto di colpa e paura associato a convinzioni religiose molto rigide.
La masturbazione, dal punto di vista psicologico e medico, è un comportamento umano comune e non patologico. La sofferenza che lei prova sembra piuttosto collegata a un meccanismo di pensiero in cui a un comportamento segue l’idea di punizione, danno o catastrofe (“succederà qualcosa di brutto”). Questo tipo di associazione può avere caratteristiche ossessive e generare un ciclo di colpa–paura–angoscia molto intenso.
Non si tratta di “forza di volontà” né di mancanza di fede. Quando la religiosità diventa fonte costante di terrore o autosvalutazione, è importante prendersi cura della dimensione psicologica che la accompagna.
Un percorso con uno psicologo può aiutarla a distinguere tra spiritualità e pensiero ansioso, lavorando sul senso di colpa e sulle paure catastrofiche, in modo rispettoso dei suoi valori ma orientato al benessere.
Resto a disposizione per un eventuale approfondimento.
Dott.ssa Giulia Bertinetti, Psicologa clinica