Se mi forzo non riesco a combinare nulla

Inviata da Chiara. 1 ago 2016 5 Risposte  · Orientamento professionale

Buongiorno,
solo una piccola richiesta di consiglio: ho notato che per essere produttiva ho bisogno di essere lasciata libera (non col fato sul collo per intenderci) e ancora di più di "lasciarmi libera"...cioè ho notato che se mi impongo di svolgere determinate attività o di farle con modalità e/o tempistiche decise a priori nella maggior parte dei casi non riesco a farle anche se sono cose importanti......se invece mi dò un obiettivo sufficientemente generico e senza particolari vincoli di tempo/spazio/modalità ho una produttività e un'efficienza molto elevate e riesco a fare tantissimo in breve tempo e con poco sforzo...perché noto una differenza così grande anche rispetto alla stessa attività? (esempio banale: scrivere una relazione di lavoro: se me la autoimpongo o mi viene imposta "dall'alto" rimando, ci metto un mucchio di tempo, il risultato non è brillante...se so che va fatta ma mi lascio libera sul quando e come farla viene benissimo e consegno in poco tempo..) Qualcuno mi sa dire come mai? E come organizzarmi per "rendere" sempre al meglio delle mie capacità senza questi fastidiosi "blocchi"? Grazie mille

lavoro , relazione , consiglio

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Gentile Chiara,
ho letto con molta attenzione e più volte ciò che ha scritto nella rubrica e quello che mi sento di dirle è che la natura del suo disagio potrebbe nascere da 2 tipi di aree: la prima riguarda la relazione che ha con le figure genitoriali/regole e la seconda riguarda i suoi stati d’animo. Mi spiego meglio. Premesso che le aree da indagare sono diverse. Dai pochi elementi raccolti nell’esposizione sembrerebbe che lei abbia un avversione verso l’autorità, verso cioè le “regole” che possono essere imposte dall’alto (per es. direttore) oppure autoimposte (lei stessa), e quindi si potrebbe andare a sciogliere i nodi legati, ad esempio, alle sue figure genitoriali, ma così potrebbe anche non essere sufficiente. Secondo me, si potrebbe anche spostare l’attenzione sugli stati d’animo di quel preciso momento. Dal suo racconto emerge, infatti, un’inadeguatezza determinata anche dal “momento” piuttosto che da chi le impone le cose. Nel senso che nella sua vita, come nella vita di ciascuno di noi, esistono “momenti” in cui si è portati a fare piuttosto che momenti in cui ci piace semplicemente “galleggiare”. Quello che ci porta ad essere ciò che siamo riguarda proprio la regolamentazione di questi stati d’animo in vista di un obiettivo. Se riusciamo a dominarli, se riusciamo a superare lo stato di apatia, arriviamo al punto, se non lo facciamo rischiamo di perderci in un bicchiere d’acqua. Penso che il suo disagio derivi da questa sua regolazione/educazione. La libertà di cui parla è proprio un regolarsi secondo parametri suoi che non sempre coincidono con quelli generali.
Consiglio: provi ad essere motivata sempre (a mettere cioè da parte gli stati emotivi negativi di quel momento anche incominciando semplicemente a darsi degli orari ed organizzando il suo tempo in maniera scandita e precisa) e annoti i suoi successi e i suoi insuccessi accanto ai suoi stati d’animo su una sorta di diario. Solo così potrà, dopo averli analizzati a posteriori, porre un rimedio. Proprio per poter utilizzare proficuamente la libertà di cui parla.

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Chiara, probabilmente questo e' il risultato di una educazione autoritaria ricevuta in famiglia, per cui oggi tutto quello che ti appare "imposto" provoca probabilmente rabbia, senso di impotenza,tristezza......e con tali emozioni addosso difficile fare le cose bene e subito. Suggerisco una psicoterapia breve, cioe' mirata su questo problema e non sull'intera tua personalita', quindi poche settimane e spesa molto contenuta

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2 AGO 2016

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Buongiorno Chiara,
a volte capita che quando le persone si impongono di fare le cose sperimentano uno stato di tensione e ansia più o meno forte che le porta proprio a non essere particolarmente efficienti. Ciò può essere particolarmente vero quando ci sono dei vincoli molto stringenti, come lei stessa riporta, perché appunto è più probabile sentirsi "intrappolati" e obbligati a seguire determinate strade.
Dal mio punto di vista dovrebbe cercare di non essere rigida nell'organizzazione e mantenere sempre un certo grado di flessibilità, che è fondamentale. Scelga lei le modalità più opportune per fare le cose. Quando si rende conto che non riesce a fare ciò che vorrebbe (o dovrebbe?) lasci perdere, si prenda delle pause, si dedichi ad altro e poi riprenda. Continuare a sforzarsi nei momenti di stanchezza o di scarsa motivazione potrebbe aumentare solo la sua frustrazione e il risultato ne risentirebbe di certo.
In altre parole, mi sembra che lei sia abbastanza consapevole di come ottenere il meglio da se stessa (cosa molto importante), quindi cerchi semplicemente di assecondare le sue caratteristiche.

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2 AGO 2016

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Buonasera Chiara, da come ha descritto il suo disagio sembra emergere una sensibilità al senso di costrizione. Quando l'esterno (o lei stessa) le impone qualcosa sembra che abbia difficoltà nel sentire che sia lei ad avere il controllo (altra ipotesi potrebbe essere un senso di invadenza). Credo che questo tipo di sensibilità lei lo ritrovi anche in altri ambiti relazionali (scuola, università o lavoro sono, comunque, ambiti relazionali), come il rapporto con un partner, genitori o amici. Nel caso così fosse, per avere una comprensione migliore di se stessa e del suo funzionamento, le consiglio una psicoterapia orientata all'approfondimento delle sue modalità interazionali e di quanto (ipotesi) sia rilevante trovare la "giusta distanza" (concreta ma anche, e forse soprattutto, affettiva) tra lei e l'esterno.
Buona fortuna
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

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1 AGO 2016

Logo Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta

659 Risposte

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Gentile Chiara,
sembrerebbe che lei abbia dei problemi con l'autorità, con le regole, ed in generale con tutto ciò che sente come un'imposizione. Questa resistenza potrebbe avere numerose cause. Potrebbe, ad esempio, derivare da uno stile genitoriale molto severo, vissuto con frustrazione nell'infanzia e nell'adolescenza. Oppure, potrebbe essere un generico rifiuto verso qualsiasi forma di controllo. Ovviamente, in questa sede è molto difficile darle delle risposte certe. Il mio suggerimento è, se tutto ciò le crea problemi, di rivolgersi ad un terapeuta nella sua zona, in modo tale da capire le radici di questo comportamento, ed elaborarle. Per quanto riguarda l'aspetto più pratico della questione, ha provato a stabilire delle gratificazioni da concedersi qualora riuscisse a rispettare le scadenze imposte? E' una strategia molto semplice, ma potrebbe aiutarla. Cominci con lo stabilire un programma rispetto al lavoro da eseguire, e con esso decida anche il "premio produttività" che vuole concedersi. Sarà più motivata ad eseguire il compito nei modi e nei tempi stabiliti.
Spero di esserle stata d'aiuto,
La saluto.
Dott.ssa Valentina Cicalese, psicologa psicoterapeuta Civitanova Marche

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1 AGO 2016

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