Scontro con Terapeuta

Inviata da Marco Privacy · 12 ago 2016 Autorealizzazione e orientamiento personale

Sta capitando spesso che in seduta il terapeuta mi parli della sua vita e dei suoi conflitti. Questa persona appena si sveste dai panni di terapeuta, ha molti problemi. Credo che non stia bene, il mondo è come se fosse un padre da cui difendersi presentandosi inattaccabile. Lui ragiona usando il giusto e la perfezione ma non vede che di fatto la sua persona è ancora legata ad una astrazione ad una immagine idealizzante da seguire per non subire ritorsioni e continua a dare potere ad una figura internalizzata: papà.
Mi ricorda l'infanzia di hitler questo gestaltista, nel mio percorso io ho giocato con le forze fino a vederle e a sentirle nell'altro: destrudo thanatos ed eros è la loro miscela che produce la relazione oggettuale ed è sempre quella che muove gli oggetti interni che pre esistono al modellamento e prima ancora al rispecchiamento di fonagy. La memoria emotiva nasce con la creazione è in quel bing bang che nasce il buono ed è nell'entrata nel mondo e nell'uscita da quel buono che nasce thanatos e destrudo. Poi si riplasma come dice klein in seno buono e seno cattivo, si riplasma in relazione con l'oggetto parziale e poi unico con il lutto per la perdita dell'oggetto buono e del mix di bene e male di uno ma il gioco della vita è un ripetersi evolutivo di un unico evento: la creazione.
La fine spaventa come perdita di una immagine idealizzante intesa come vita ed il ritorno della paura dell'ignoto nella morte intesa come memoria dell'angoscia per la nascita, ovvero di un evento davanti al quale non puoi essere protetto con l'utilizzo di ego o di un tratto egoico alla pirandello perché dissolverebbe come neve al sole. Lo schizofrenico che lo ricorda in questo mondo cosa succede ad ego davanti a thanatos portata ad intensità insostenibile: si autodisintegra. Noi temiamo di essere cosa siamo È una cosa molto curiosa questa, ma abbiamo paura della nostra sostanza, perché sa di eterno. Personalmente l’archetipo che si addice a me è il cercatore è lui che mi permette di annientare l'angoscia primaria. Scoprendo l'essenza del mondo e ciò che siamo, osservando il fenomeno e fregandomene altamente di ciò che oggettivamente siamo, sono arrivato a capire il senso della destrudo e di thanatos e del rapporto con l'immagine idealizzante. Noi ci arrabbiamo con l'altro e usiamo destrudo perché tu oggetto ti stai allontanando dal mio ideale o perché io percepisco di essere lontano dal mio ideale e quindi sono rabbioso contro di te o contro di me. Questa è una violenza sull'altro, una prepotenza relazionale su se stessi. La società in termini astratti fa la stessa cosa: si aspetta da noi una immagine ma se dio non ha immagine, e l'attimo che ci precede è dio sta li e aspetta solo di essere evocato dalla memoria emotiva fetale, che senso avrebbe preoccuparsi del condizionamento e delle conseguenze della nostra libertà di movimento? La spontaneità non può essere eterodiretta con il modellamento, una volta appreso, deve essere abbandonato per essere incondizionatamente se il modello va disinvestito per essere se e procedere verso un contatto pieno con la realtà questo ha il vantaggio che vivi in modo ricco anche la povertà la malattia la morte. È come arrivare a vivere benissimo anche il male. Sarebbe adattamento nell'ottica vostra, dalla mia angolazione significa smettere di osservarsi e sentirsi fenomeno viversi fenomenologicamente. Non mi interessa se quell'oggetto sia rosso o giallo ma come mi sento in relazione a quell'oggetto, liberamente senza richiamare alcun che.
Mi permetto di dire che dietro i matti c'è molta più coerenza dei sani. Riflettevo sulle reazioni di mia mamma… immaginate di vedere un pullman in cucina. Voi come vi sentireste? La reazione è sana la risposta è sempre sana, cio' che non funziona è la messa a fuoco oggettuale. Il matto o psicotico o borderline che si avvia verso il baratro (o luce direi), ci mostra l'embrione che sviluppa l'io, il tempo che segue la creazione e procede per il sonno dei sani se va tutto in modo regolare ovvero nevrotico. Il nevrotico però a differenza di mia mamma se vede un persona che non gradisce, sorride ed e affabile. È finto. Solo dalle forze lo riconosci, da cosa imprime su di se è lui più matto del matto, perché rimuove costantemente cosa è se, in nome di un modello estraneo funzionale ad obiettivi socialmente utili in onestà sto iniziando ad accettare la malattia di mamma e a vederla nella sua tragicità come un dono. È come se avessi spezzato thanatos contro di me e avessi recuperato un oggetto buono indistruttibile sepolto nella memoria emotiva. Tu mondo non puoi sfiorarlo, per cui posso solo esplorarti e divertirmi con le forze che mi piacciono:eros destrudo thanatos e ideale dell'io. Sono tutte collegate e di oggettivo non c'è assolutamente nulla ma qualsiasi cosa accada, accetto il mondo perchè la mia memoria emotiva non può essere intaccata da niente, neanche thanatos credo sia questo il messaggio della posizione depressiva. Ogni sintomo ha un senso e percorrerlo porta a perdere l'immagine e a recuperare cosa sono che poi per me è uguale a cosa sento senza un modeĺlamento che mi dica cosa è figo,giusto,sbagliato,vero,falso,bello,brutto..e bla bla bla bla.il modello nulla dice di me ora. Forse ieri lo ricordavo, ma ora direi proprio di no. Assagioli dice bene quando ci dice che siamo tutti in contatto e che la solitudine non esiste. È una finzione della mente che viene sempre da una immagine e da un modello che lo segue. Tolto tutto resta anima. E si riparte da lei. Il male non è assenza di bene e' una finzione per supplire la perdita di una memoria emotiva. Direi che mi ha convinto sia budda che gesù ma anche il sufismo islamico e il profeta. Non mi convice la religione, quella nn la sopporto perchè scritta da ossessivi, ma dietro la religione, soprattutto nel simbolismo dei testi ci sta tutta la psicodinamica che serve. Georgeff e la quarta via di naranjo ma anche krishnamurti sono il ponte tra psicodinamica e qualcosa di molto diverso che non ha piu' nulla di clinico.a cosa serve la psicanalisi? Onestamente non saprei. Mi ha portato a produrre questo scritto qua e a condividerlo con voi. Perché? È spontaneo non me ne frega perché il senso? Vi considero amici di penna e insegnanti a cui portare le mie ricerche su me stesso. È narcisistico? Direi che è come se colombo parlasse con i regnanti, voi siete i sovrani, io il cercatore. Questi sono i miei doni, liberi di accettarli.

Buona giornata.

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Miglior risposta 13 AGO 2016

Caro Franco,
come sempre leggo con attenzione e interesse ciò che scrivi e ti restituisco qualche mio modesto feedback.
Nel tuo scritto mi hanno colpito alcune cose tra cui, in apertura, il fatto che ti sorprenda che il tuo terapeuta ti parli a volte della sua vita e dei suoi conflitti dimostrando di avere anche lui dei problemi quando - a te sembra - si sveste dei panni del terapeuta.
Considera che il terapeuta non è un marziano nè è onnipotente ma un essere umano come gli altri con qualche competenza in più di cui credo si serva per gestire al meglio possibile anche i suoi stessi problemi ( la mia didatta soleva dire che noi terapeuti, a differenza dei pazienti, abbiamo il "biglietto di andata e ritorno") : l'uso del Sè che il terapista fa in seduta è di sicuro finalizzato agli insight del paziente (almeno questo è quello che a volte faccio anch'io).
Del resto, il terapeuta è una persona che con l'impegno e lo studio prova a rompere la "catena di S. Antonio" della trasmissione intergenerazionale delle incompetenze emotivo-affettive ereditate, riuscendoci, se è fortunato a vedere dei nipoti, almeno come nonno quando non fa in tempo a riuscirci come padre.
E' proprio nel disinvestire il modellamento negativo di questa catena che può riuscire nell'impresa di arrivare a vivere discretamente (non "benissimo" come dici tu) anche il male.
Per altro, non credo che la tua volontà e/o mission di voler diventare un cercatore/esploratore possa mai completamente liberare nè te nè chiunque altro dalle ferite e dai segni lasciati da un padre despota e da una madre borderline.
Penso che l'Esploratore e il Riflessivo che alberga anche in noi terapeuti e che ci ha spinto a studiare la psicologia possano aiutare a trovare un miglior equilibrio e venire a patti col dolore vissuto (e questo è già tanto!) ma non possono farlo dimenticare o cancellare anche se ci sforzassimo di vivere fenomenologicamente : il modello, anche se disinvestito, lascia comunque un segno!
Ammetto poi che i matti cioè gli schizofrenici possano avere una loro logica non facilmente leggibile ma penso che il "normale" nevrotico che riesce a sorridere alla persona non gradita non debba necessariamente essere falso : può semplicemente aver imparato a non arrabbiarsi facilmente e ogni tanto riuscire a farlo.
E' un pò lo stesso di quando tu dici che stai cominciando ad accettare la malattia di tua madre vivendola come un dono che ti permette di migliorare facendo l'esploratore e riuscendo a recuperare un oggetto buono indistruttibile sepolto nella memoria emotiva.
Inoltre, il fatto che la mistica di Gurdjieff e Krishnamurti possa aiutare a vivere meglio al posto della psicoanalisi può essere anche vero ma si tratta di strade diverse.
In conclusione, penso che se consideri me e i miei colleghi amici di penna e persone che cercano di aiutare chi soffre (oltre che se stesse) non sei da considerare un narcisista come potrebbe sembrare nè noi degli insegnanti e tanto meno dei "sovrani".
Un cordiale saluto.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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19 AGO 2016

Caro Franco
sempre stimolanti e interessanti le tue riflessioni di cui ci onori in condivisione.
Io ritengo che qualche accenno o aneddoto esperienziale che il terapeuta riporta in seduta circa la sua vita possa essere utile ma se si tratta di un reiterato racconto della propria vita e dei propri conflitti, allora no...non tanto perché il terapeuta non debba talora scoprirsi e mostrare umana fragilità e squilibrio ma per il semplice fatto che la seduta non è illimitata ed è del paziente e quindi il tempo deve essere più suo ...il paziente vaga coi racconti e giunge al "fare Anima" alla Hillman e il terapeuta dovrebbe casomai usare nell'ascolto quella "attenzione fluttuante" utile a cogliere i frutti di un racconto vagante e utile, prima di raccoglierli a distinguerli per succo e sostanza.
A me piace questo metodo..
La seconda parte del tuo scritto la condivido e quanto dici di tua madre mi sembra tu abbia raccolto uno di questi frutti e lì c'è uno "Spazio Sacro" in cui il "mondo all'arrovescio" (hai mai letto le filastrocche popolari del "mondo all'arrovescio"?) diventa quasi l'unico reale.
Credo ci sia un forte insight su questo punto.
Hai mai pensato di raccogliere le tue riflessioni in un libricino?
Magari dal titolo: " il terapeuta visto dall'altro lato?" o qualche altro titolo che tu certo saprai trovare...
Secondo me potrebbero essere non solo utili ma evocative di qualcosa di nuovo che si muoverebbe sotto il cielo..
Un caro saluto
Ciao Franco
Dott. Silvana Ceccucci psicologa psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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16 AGO 2016

Caro Franco.....hai scoperto che gli psicoterapeuti sono esseri umani anche loro, con i loro scheletri nell'armadio.
E hai ragione, di perfetto pare ci fosse una persona nata a Nazareth 2016 anni fa, di madre Maria e padre Giuseppe, falegname.
Effettivamente parli di comportamenti non professionali, della violazione di regole di base della psicoterapia.....che dire.....se ti è stato di aiuto, con tutti i suoi difetti, direi di tenerlo, altrimenti....il mondo di psicoterapeuti ne è pieno, puoi scegliere.

Anonimo-157342 Psicologo a Montebelluna

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