Scarsa stima in me stesso e fobia sociale

Inviata da Blues. 30 apr 2016 1 Risposta  · Autostima

Buongiorno a tutti, sono un ragazzo di 29 anni e ho dei periodi in cui si accentuano le mie insicurezze su qualsiasi cosa come in questo momento. Da quando sono piccolo ho sempre avuto problemi a scuola, probabilmente di socializzazione, perché ero sempre preso in giro e questo periodo è durato fino alle superiori. Dovrei avere un bel ricordo della classe e della scuola ma in realtà per me non è così. Alla fine delle superiori ho avuto una grossa crisi di nervi e di identità perché non sapevo cosa fare e che università scegliere, mi sono sentito perduto e all'ultimo momento ho scelto un qualcosa che non mi ha appassionato. All'età di 20 anni mi sono messo con una ragazza ucraina di religione evangelica, ma la relazione è stata molto problematica, perché a detta sua non voleva avere rapporti sessuali per la religione fino al matrimonio; in più era diventato un rapporto in cui lei mi usava per fare le sue cose tipo tappetino e io obbedivo portandola in giro e facendole tanti favori. Dopo 2 anni e mezzo ho deciso di troncare tutti i rapporti con lei soffrendone tantissimo. Diciamo che con le ragazze sono sbocciato un po tardi e il mio primo rapporto l'ho avuto a 23 anni con una ragazza fidanzata da anni. A 24 anni mi sono iscritto alla facoltà di lingue acquisendo più sicurezza in me stesso fino alla chiamata da un grossa impresa ferroviaria per fare il macchinista di treni alta velocità. Per frequentare il corso mi sono spostato a Roma 9 mesi, solo che alla fine è andata male nell'esame finale orale in cui mi sono perso e li un'altra crisi profonda fino al ritorno alla mia città. Da li per qualche anno ho lavorato alla folletto come venditore porta a porta, imparando ad ascoltare e a capire di più le persone, anche se con scarsi risultati finanziari. Nel 2012 ho conosciuto in chat una ragazza peruviana, anch'essa evangelica; all'inizio le cose andavano bene, poi nel luglio 2013 ho avuto una grossa crisi di nervi in cui ho sono andato vicino al suicidio e sono stato ricoverato in psichiatria una settimana arrivando li in stato catatonico. Da quel periodo la mia ragazza ha iniziato a riavvicinarsi alla sua religione e da li le cose sono iniziate a peggiorare fino a che non ci siamo lasciati a inizio marzo. Comunque è da qualche settimana prima di lasciarci che ho iniziato ad accusare paura di stare in mezzo alla gente e di essere giudicato per ogni minima cosa che faccio, ad avere l'impressione di non essere buono a far nulla e ad avere tendenze suicide. Fino a marzo avevo un lavoretto come venditore su appuntamento che mi faceva guadagnare qualcosina ma non tantissimo, però da quando sono iniziate queste brutte sensazioni ho avuto difficoltà e ho lasciato il lavoro. 2 settimane fa ho provato a fare il venditore di pubblicità per un giornale ma dovevo avere rapporti con troppe persone, stare vicino agli altri mi logorava troppo e ieri ho mollato. Sono in cura dalla psichiatra da quando sono stato ricoverato nel 2013 e da 4 sedute sto andando da uno psicologo ma non so se ne avrò beneficio perché sono una persona che non riesce bene a spiegare il proprio malessere e per aprirsi ha bisogno di molto tempo. Mi sento molto confuso, senza entusiasmo e non so più che pesci pigliare.

crisi , difficoltà , capire

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Buongiorno Bear.
Da quello che scrive la situazione e complicata ma se volessimo schematizzarla, con tutti i rischi che implica uno schema, due sono i tipi di problemi: sociali e personali.
I risvolti sociali dei suoi disagi identitari e sessuali.
Sembra che in lei questi disagi sociali siano il problema principale perché sono stigmatizzanti e omofobi. Penso che ci sia anche altro a ciò che ha scritto;
mi chiedo anche dove lei cerchi di individuare potenziali relazioni amicali che le possano far vivere un’ esistenza anche socio-relazionele. Lei sente il desiderio di conoscere persone con cui stare bene e forse anche una persona con cui realizzarsi affettivamente e con cui vivere delle esperienze sentimentalmente piene.
L’altro disagio è più personale: il fatto di sentirsi un maschio mentre si è femmina. Questo sentirsi maschio sembra una certezza, lei si descrive al maschile e ciò esprime che la dimensione conflittuale tra una maschile e femminile dentro di lei non è particolarmente attiva. La dimensione psichica è totalmente maschile e stravolge, va oltre alla dimensione fisica.
Forse sono l’introversione e la timidezza che la possono frenare l’ espressione di se stesso. Quella dimensione di sicurezza identitaria descritta sopra può non emergere pienamente per questa introversione. Forse potrebbe capire meglio perché è chiuso e riservato e come sono le sue relazioni sociali.
Qui entra in gioco un terzo elemento che è la sua famiglia. Famiglia molto complessa per la sorella, la nonna e la stanchezza dei genitori. Con loro ha parlato delle sua identità di genere?, dei suoi desideri come persona?, è possibile parlarne con i suoi genitori?, sono o sarebbero in grado di comprenderla? e la dimensione affettiva è espressa nei propri ruoli tra genitori e figli?.
Da ultimo sembra che lei non possa includere una dinamica di separazione da casa. Forse può concedersi di pensarsi distante da casa per la maggior parte della giornata, ma poi tornare a casa la sera, perché?
Si sente già solo ora e non potrebbe tollerare altra solitudine? Anche se a casa avranno bisogno di lei e sicuramente i problemi economici sono importanti.
Chiede un consiglio: quali risorse può mettere in campo dentro e fuori di lei per cercarsi un ambiente di vita più gratificante e sentire meno i vincoli e le limitazioni dentro e fuori di lei.
Questi sono solo alcune domande per una sua riflessione personale.
Se riesce si confronti con una persona di cui si possa fidare e se cerca, forse la trova.
E dopo se desidera anche con uno psicologo.
Cordiali saluti
Evelina Larcinese

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