Gentili dottori e dottoresse,sono un ragazzo di 26 anni.Ormai da 2 anni sto attraversando un periodo terribile per via dei miei pensieri intrusivi,che sono passati prima da essere preoccupazioni eccessive sulla mia salute,che mi facevano addirittura credere che stessi vicino a morire(pur essendo risultato sano in tutte le analisi),a il tema di cui soffro da 1 anno ad oggi:ovvero il perdere il controllo e fare del male al prossimo(specialmente donne e bambini)...ora essendo un tipo molto emotivo tendo a colpevolizzarmi parecchio per avere questi pensieri,arrivando al punto da evitare i soggetti dei miei pensieri intrusivi attivamente.La cosa come si può immaginare mi ha portato all' isolamento,da qui sono caduto in uno stato depressivo(è da una settimana che piango ogni giorno).Un mese fa circa i miei mi hanno portato da un psichiatra,che mi ha prescritto 10 mg di paroxetina che dovrebbero man mano scalare a 20 mg...il problema è che essendo un tipo molto ansioso ho paura che alcuni degli effetti collaterali peggiori di cui ho letto(tra cui agitazione, sensazione di scosse elettriche al cervello, convulsioni etc...)si possano verificare e farmi uscire letteralmente "pazzo". Quindi volevo chiedere il vostro parere onesto, secondo voi il mio doc sta esagerando la mia ansia in modo irrazionale o il farmaco prescritto è realmente pericoloso per me?Grazie mille in anticipo.
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2 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 12 persone
Ciao,
mentre ti leggevo ho sentito chiaramente quanto tu sia spaventato. Avere pensieri intrusivi è veramente un’esperienza disturbante, ed è molto faticosa da sostenere.
La prima cosa che mi sento di dirti è che è stato saggio rivolgersi a un professionista e a cominciare a prendersi cura attivamente di questo aspetto di te. Il farmaco può aiutarti ad abbassare il rumore e l’interferenza di questi pensieri, e a farti sentire di nuovo padrone di te. In questo momento, invece, sei dentro un allarme continuo, e quando l’ansia è così intensa tutto può sembrare più minaccioso, compresa la terapia farmacologica, ma tu questo lo sai anche tu: se ti rileggi ti accorgi che hai intuito quanto l'ansia possa inquinare la tua percezione delle cose.
Ci vorrà un po’ di pazienza e forse qualche aggiustamento, perché i farmaci hanno bisogno di tempo per sedimentare nell’organismo e cominciare a fare effetto. Ma quando questo accadrà potrai guardare a ciò che ti sta succedendo con un po’ più di chiarezza e di tranquillità.
A quel punto potrebbe esserti utile capire meglio anche la qualità di questi pensieri. La mente produce continuamente immagini e scenari, proprio come accade nei sogni. Possiamo sognare scene molto brutte o molto violente, ma quando ci svegliamo sappiamo che non coincidono con una nostra intenzione reale. I pensieri intrusivi spaventano proprio perché arrivano durante la veglia e confondono molto, ma restano eventi della mente, non azioni.
Ti faccio tanti auguri. La prima cosa che ci cura è la nostra voglia di stare bene e io in te la riconosco!
Antonella D'Orlando
20 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Gentile Utente,
è comprensibile il suo affano e la sua preoccupazione.
Tuttavia la paroxetina è uno dei farmaci più studiati e utilizzati al mondo per il trattamento del DOC e dell'ansia sociale.
I possibili effetti collaterali che ha letto (come le "scosse" o brain zaps) si verificano quasi esclusivamente se si sospende il farmaco bruscamente senza alcun tipo di controllo medico, difficilmente all'inizio del trattamento.
Inoltre la paroxetina impiega circa 3-4 settimane per mostrare i primi benefici sui pensieri, pertanto la invito a tenere duro durante questo periodo.
Dalla sua descrizione sembra che temere il farmaco sia solo un'altra forma di ossessione.
Sembra che il suo cervello stia cercando un nuovo "pericolo" su cui concentrarsi ora che la salute fisica sembra rassicurata.
In contesti come questi, la soluzione principe non è mai data solo e unicamente dal farmaco, ma al supporto psicofarmacologico è necessario affiancare un supporto psicoterapeutico anche per intervenire sull'isolamento.
Il farmaco è essenziale per "abbassare il volume" del dolore, ma la psicoterapia è lo strumento d'eccellenza per imparare a non temere più i pensieri intrusivi.
È essenziale rivolgersi a centri o professionisti esperti in DOC, poiché è un disturbo che richiede competenze tecniche specifiche.
In ogni caso, per quanto concerne la psicofarmacologia, la invito a rivolgere i suoi dubbi e perplessità al medico psichiatra che l'ha presa in carico; mi chiedo se abbia già accennato questo suo timore sui farmaci al suo psichiatra durante la visita, o hai iniziato a leggere i foglietti illustrativi solo dopo.
19 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Capisco la complessità della situazione e comprendo i tuoi timori. Tuttavia ci tengo a dirti che sebbene i farmaci possano presentare degli effetti collaterali hanno ampiamente dimostrato la loro utilità e un buono psichiatra, quale penso che sia quello da cui siete andati, tenga ampiamente conto del rapporto rischi e benefici e non si sognerebbe mai di prescrivere un farmaco che in scienza e coscienza possa portare al rischio di far impazzire il proprio paziente. Nel colloquio valutativo il collega ti avrà certamente posto delle domande di anamnesi tese a capire che effetti i vari farmaci avrebbero potuto produrre su di te. Capisco i tuoi dubbi e la tua diffidenza poiché l'ambito mentale è certamente complesso e proprio per questo penso che il meglio che tu possa fare è aiutare il tuo medico a lavorare al meglio, quindi in prima battuta ti raccomando trasparenza e sincerità, tieni sempre conto che la persona che hai davanti è un professionista il quale ha tutto l'interesse che tu stia al meglio possibile e che le indicazioni che ti darà saranno sempre finalizzate al tuo bene mai a un giudizio sulla persona. Un'altra cosa che potrebbe aiutare enormemente è la collaborazione con un valido psicoterapeuta il quale oltre a poterti aiutare rispetto a tutte le situazioni che ci descrivi addirittura potendole trasformare in risorse avrà un occhio molto più costante sulla tua situazione e permetterà una rapida comunicazione fra professionisti utile a trovare la miglior cura per la tua situazione.
Spero tu possa trovare un buono psicoterapeuta con cui istaurare un rapporto di fiducia e possa aiutarti al meglio.
10 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Caro "ForzaNapoli10",
comprendo perfettamente il tormento che stai attraversando. Quello che descrivi ha un nome preciso in ambito clinico: si tratta di DOC (Disturbo Ossessivo-Compulsivo) a tema aggressivo. È una delle forme più dolorose perché colpisce proprio le persone più sensibili ed empatiche, come te, trasformando i loro valori nel loro peggior incubo.
Ecco alcuni punti per aiutarti a fare chiarezza e abbassare il livello di allerta:
1. Il meccanismo dell'inganno
Il tuo cervello sta producendo dei "cortocircuiti". I pensieri intrusivi di fare del male a qualcuno non sono desideri, ma fobie. Proprio perché sei una persona emotiva e buona, il tuo DOC sceglie i soggetti più fragili (donne e bambini) per terrorizzarti. Il fatto che tu provi colpa e che tu stia evitando le persone è la prova che non vuoi affatto fare del male: il vero aggressore non prova colpa, né evita le vittime.
2. La paura del farmaco: è ancora il DOC che parla
La tua ansia per gli effetti collaterali della paroxetina è un'estensione del tuo disturbo. Il DOC si nutre del dubbio ("E se il farmaco mi facesse impazzire?").
La realtà clinica: La paroxetina è uno dei farmaci più studiati e utilizzati al mondo proprio per il DOC e l'ansia.
I pericoli: Gli effetti che hai letto (come le convulsioni) sono estremamente rari e spesso legati a dosaggi altissimi o interazioni particolari. Quello che potresti sentire all'inizio (un po' di nausea o un leggero aumento dell'ansia per qualche giorno) è il corpo che si adatta.
La "follia": Nessun farmaco di questo tipo può farti uscire "pazzo". Al contrario, serve a ridare "benzina" (serotonina) a quelle aree del cervello che ora sono troppo stanche per filtrare i pensieri intrusivi.
3. Cosa dice la scienza (Epigenetica e Bioenergetica)
Stati di ansia cronica come il tuo mettono il corpo in una condizione di "allerta costante". Questo abbassa le tue difese e ti porta alla depressione e al pianto. Curare l'anima significa qui accettare un aiuto (anche farmacologico) per calmare la tempesta chimica, così da poter poi lavorare sui pensieri in terapia.
4. Il mio consiglio
Non aver paura della cura. Lo psichiatra ti ha prescritto un dosaggio iniziale molto basso (10 mg) proprio per farti abituare con dolcezza. Non sei solo e quello che provi è risolvibile.
Il modo migliore di prevedere il tuo futuro è iniziare a crearlo oggi, smettendo di combattere contro i tuoi pensieri e iniziando a curare il tuo benessere. I tuoi pensieri sono solo "rumore di fondo", non sono la tua realtà.
7 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buongiorno, mi sento di dirle in primis che è assolutamente legittimo farsi seguire da uno psichiatra in modo che possa impostare adeguata terapia farmacologica come già sta facendo, la quale la aiuterà con il giusto tempo a contenere i pensieri intrusivi da lei descritti.
Oltre all'aiuto fornito dal farmaco, secondo la letteratura, il DOC ha diversi significati che vanno rintracciati nella storia soggettiva di ogni persona e andrebbero esplorati lungo l'arco di un percorso psicoterapeutico in quanto collegato al tipo di organizzazione di significato che ognuno ha.
Una volta impostato un lavoro di questo tipo, è possibile capire ancora più a fondo le proprie dinamiche di funzionamento e renderle maggiormente flessibili in quanto la terapia aiuterebbe a maturare maggiore consapevolezza su di sé e imparare ad acquisire strategie alternative e più funzionali al benessere.
Integrare la terapia farmacologica ad un lavoro psicologico di questo tipo, a mio parere, può essere la modalità più idonea che può aiutarla a recuperare maggiore benessere all'interno della sua vita.
Resto a disposizione
Ricevo a Bergamo e online
Dott. Pisconti Emanuele
6 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Ciao,
Grazie per aver condiviso qui la tua storia e la tua sofferenza, che emerge dal tuo racconto in modo molto intenso.
Il punto centrale della tua sofferenza, da ciò che emerge dal tuo racconto, non risulta essere il contenuto del pensiero intrusivo in sé ma il significato che gli attribuisci e il tentativo continuo di controllarlo o evitarlo. Più cerchi di allontanarlo, più torna forte.
Questi tuoi pensieri si riflettono anche sul farmaco, e comprendo la tua paura leggendo gli effetti collaterali, ma questi, quando compaiono, sono generalmente lievi e temporanei. Questa tipologia di farmaco serve proprio ad abbassare quel livello di ansia e di intensità dei pensieri che oggi ti sta facendo stare così male.
Inoltre, essere seguito da uno psichiatra riduce ulteriormente i rischi perché c’è un monitoraggio. Provane, però, a parlarne apertamente: potrebbe essere un modo per comprendere insieme, conoscersi e sentirti più sicuro nel seguire la terapia.
6 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Buongiorno,
capisco benissimo il quadro che descrivi, e ti rispondo in modo netto perché ti serve chiarezza.
1) Questi pensieri non sono “pericolosità”: sono un classico pattern da DOC
Il passaggio da ansia di salute (“sto per morire”) a paura di perdere il controllo e far male è molto tipico del DOC/ansia ossessiva.
Il punto chiave è questo: nel DOC i pensieri intrusivi sono egodistonici (ti fanno schifo, ti spaventano, li eviti). Questa reazione è praticamente l’opposto di chi vuole davvero fare del male.
L’evitamento (donne/bambini, isolamento) e la ruminazione sono benzina per il disturbo: ti danno sollievo breve ma lo rinforzano.
Se da una settimana piangi ogni giorno e ti isoli, è coerente con un blocco ansioso-depressivo secondario al DOC.
2) Il medico non sta “rendendoti pazzo”: sta usando un farmaco standard
La paroxetina è un SSRI usato da anni per DOC/ansia/depressione. 10 mg con salita a 20 mg è una titolazione comune. In generale, per il DOC spesso si arriva anche a dosi più alte (sempre con monitoraggio), quindi la prescrizione non suona “estrema”.
Quello che sta succedendo ora è che il tuo DOC ha trovato un nuovo bersaglio: non più “e se faccio del male?”, ma “e se il farmaco mi fa impazzire?”. È la stessa logica.
3) Sì: la tua paura è in gran parte ansia irrazionale (ma va gestita bene)
Gli effetti collaterali esistono, ma leggere liste lunghe e catastrofiche su internet è un acceleratore di ansia. Alcune note realistiche:
Agitazione / nausea / insonnia / calo libido: possibili soprattutto nelle prime 1–2 settimane.
“Scosse elettriche”: più tipiche della sospensione o di dosi saltate, non dell’inizio (e comunque di solito non sono pericolose, solo fastidiose).
Convulsioni: evento raro, più associato a predisposizioni particolari o overdose, non al normale uso prescritto.
Quindi: no, il farmaco non è “pericoloso” nel senso che temi, ma sì, va assunto correttamente e monitorato, specie all’inizio.
4) Cosa fare in modo intelligente (senza farti guidare dal panico)
Non cambiare dose da solo e non saltare giorni.
Una sola fonte: lo psichiatra (o medico curante). Evita forum e liste di effetti collaterali: per il tuo profilo sono carburante puro.
Concorda con il medico un piano semplice:
quando aumentare a 20 mg
cosa è “normale” nelle prime settimane
quali segnali richiedono di sentirlo subito
Se nelle prime settimane noti:
forte agitazione ingestibile
peggioramento marcato dei pensieri suicidari
insonnia totale
allora lo contatti subito. Questo è il vero monitoraggio utile.
5) Il pezzo che spesso manca: terapia specifica per DOC
Il farmaco può abbassare il volume dell’ansia, ma per il DOC la cura più mirata è CBT con ERP (esposizione e prevenzione della risposta). È quella che lavora sul ciclo:
pensiero intrusivo → paura → controllo/evitamento → sollievo → rinforzo → pensiero più forte.
E sul tema “harm OCD” (paura di fare del male), l’ERP è spesso molto efficace.
6) Una frase che ti riporta a terra
“Avere un pensiero non è un’intenzione. E avere paura del farmaco è un altro contenuto del DOC, non una profezia.”
3 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buongiorno,
grazie per la sua condivisione.
Sta vivendo un momento di crisi, molto intenso dal punto di vista emotivo. L'intensità del suo vissuto è tale da non riuscire a trovare pace, a regolare le emozioni e allentare la morsa dei pensieri.
Attraverso un piano di cura farmacologica è possibile intervenire sull'attivazione emotiva, ma è un percorso psicologico o psicoterapeutico che può sostenerla nell'esplorare il legame tra pensieri ed emozioni.
Psicologo e psichiatra potrebbero lavorare insieme a lei per inquadrare al meglio gli effetti soggettivi che il farmaco ha su di lei, e che variano da persona a persona.
Lei ha tutto il diritto di accedere ad un percorso di cura adatto alle sue esigenze, tramite il quale raggiungere uno stato di benessere soddisfacente e duraturo.
Resto volentieri a disposizione.
Un caro saluto.
Margherita Barberi, psicologa
Ricevo anche online
2 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 1 persone
Buonasera Gentile Utente,
grazie per averci scritto su questo portale ed essersi confidato con noi professionisti.
Ciò che riporta deve essere molto impattante per lei ed immagino la difficoltà nel gestire tutto ciò.
Tuttavia lei ne è consapevole.
Le consiglierei di intraprendere una terapia cognitivo -comportamentale affiancata anche da un supporto farmacologico.
2 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 9 persone
Salve,
Potrebbe intanto seguire la prescrizione farmacologica per vedere se gli aspetti depressivi subiscono un’attenuazione. In ogni caso è previsto in tali circostanze sintomatologiche il seguire una psicoterapia che diventi spazio terapeutico in cui poter depositare tali pensieri intrusivi. Quindi la cura farmacologica è opportuna e può sempre essere cambiata in corso d’opera a seconda dei benefici minori o maggiori, quello che non può mancare e deve a questa essere associato è la cura psicoterapeutica. Dunque buon lavoro in un percorso psicoterapeutico settimanale.
Dott. Pietro Salemme
2 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 3 persone
Buonasera,
quello che descrive è molto doloroso, ma anche importante da chiarire: i pensieri che riporta - paura di perdere il controllo e fare del male agli altri, forte senso di colpa, evitamento e bisogno di controllo - sono caratteristiche molto frequenti dei pensieri intrusivi di tipo ossessivo.
Un aspetto fondamentale è questo: il fatto stesso che questi pensieri la spaventino e la facciano soffrire così tanto è un segnale che non rappresentano un suo reale desiderio o intenzione, ma qualcosa che vive come estraneo e inaccettabile. Questo è tipico del Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), in cui i contenuti possono essere anche molto disturbanti (come quelli aggressivi), ma non indicano pericolosità reale.
Capisco però quanto possano sembrare “convincente” e quanto portino a isolarsi e a dubitare di sé. L’evitamento (stare lontano da donne, bambini, ecc.) purtroppo, nel tempo, tende a mantenere e rafforzare il problema, aumentando ansia e senso di impotenza.
Per quanto riguarda il farmaco, la paroxetina è un antidepressivo della famiglia degli SSRI, comunemente utilizzato proprio per ansia e DOC. È una terapia standard e indicata in situazioni come la sua.
Gli effetti collaterali che ha letto possono spaventare, ma è importante fare una distinzione:
quelli più frequenti sono generalmente lievi e temporanei (ad esempio un po’ di nausea, agitazione iniziale o cambiamenti nel sonno);
quelli più gravi che ha menzionato sono rari, soprattutto se il farmaco è assunto sotto controllo medico e con un dosaggio graduale come nel suo caso (10 mg → 20 mg).
La sua preoccupazione che il farmaco possa farla “impazzire” è comprensibile, ma è molto probabilmente un’estensione della stessa ansia che già la sta mettendo in difficoltà. Non è così che questi farmaci agiscono: al contrario, servono proprio a ridurre l’intensità dei pensieri intrusivi e dell’ansia associata.
Detto questo, è sempre importante:
- mantenere un dialogo aperto con lo psichiatra, riportando ogni dubbio o eventuale effetto;
- non sospendere o modificare autonomamente la terapia;
- affiancare, se possibile, un percorso psicologico
Il fatto che negli ultimi giorni si senta più giù e pianga spesso merita attenzione e supporto; non deve affrontare tutto questo da solo. Con il giusto aiuto, questo tipo di difficoltà è trattabile e può migliorare significativamente.
Resto a disposizione
Un caro saluto,
Dott.ssa Psicologa Clelia Devoto
2 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Buongiorno, da ciò che descrive, i pensieri che la spaventano sembrano essere proprio quelli che lei sente come più lontani da sé, e che per questo generano forte angoscia e senso di colpa. In una lettura psicodinamica, questo tipo di pensieri intrusivi non indica un reale desiderio di agire, ma piuttosto qualcosa che si impone contro la volontà, mettendo il soggetto in una posizione di continua lotta e controllo.
Il fatto che lei eviti le situazioni o le persone legate a questi pensieri mostra quanto questi contenuti la coinvolgano e la facciano soffrire, fino a restringere molto la sua vita. Come osservava Freud, “il soggetto non è padrone in casa propria”: a volte ciò che ci attraversa mentalmente non coincide con ciò che siamo o vogliamo essere.
Per quanto riguarda il farmaco, è comprensibile che leggere degli effetti collaterali possa aumentare l’ansia. Tuttavia, le terapie prescritte dagli psichiatri seguono indicazioni precise e vengono generalmente introdotte in modo graduale proprio per essere tollerabili. Le sue paure, più che indicare un reale pericolo imminente, potrebbero far parte dello stesso circuito ansioso che lei descrive.
Accanto all’eventuale trattamento farmacologico, potrebbe essere molto importante avere uno spazio in cui poter parlare liberamente di questi pensieri, senza doverli combattere o nascondere. In questo senso, un percorso psicologico (a mio avviso meglio se di orientamento psicoanalitico) può aiutarla a comprendere il significato che questi contenuti assumono nella sua esperienza e a ridurre il loro potere angosciante.
2 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 4 persone
Quello che descrivi è molto più comune di quanto pensi, anche se fa sentire profondamente soli e spaventati. I pensieri intrusivi legati al fare del male agli altri, soprattutto quando sono in totale contrasto con i propri valori, sono tipici di forme d’ansia come il disturbo ossessivo. Il fatto che tu ti senta in colpa, che eviti le persone e che questi pensieri ti facciano soffrire così tanto è in realtà un segnale importante: indica che quei pensieri non rappresentano ciò che vuoi davvero. Non sei pericoloso, sei spaventato da ciò che la tua mente produce.
Il passaggio che racconti, dalle paure sulla salute alla paura di perdere il controllo, segue una logica abbastanza tipica dell’ansia: cambia contenuto, ma mantiene lo stesso meccanismo di fondo, cioè il bisogno di controllo e la difficoltà a tollerare l’incertezza. Quando la mente non riesce a “risolvere” una paura, ne crea un’altra ancora più impattante.
Per quanto riguarda il farmaco, la Paroxetina è un antidepressivo della famiglia degli SSRI ed è uno dei farmaci più utilizzati proprio per ansia, ossessioni e pensieri intrusivi. Il dosaggio che ti è stato dato è molto prudente: partire da 10 mg per poi salire a 20 mg è una modalità standard proprio per permettere al corpo di adattarsi gradualmente e ridurre gli effetti collaterali.
Capisco bene la tua paura leggendo gli effetti collaterali, perché quando si è ansiosi si tende a immaginare lo scenario peggiore come se fosse probabile. In realtà, gli effetti che hai letto esistono ma sono rari e quelli più comuni sono generalmente lievi e temporanei, come un po’ di nausea, agitazione iniziale o cambiamenti nel sonno nei primi giorni. La sensazione di “impazzire” è una paura molto tipica dell’ansia, ma non è un effetto reale del farmaco nel senso che temi tu.
Il punto centrale è questo: in questo momento la tua mente sta già producendo un livello di sofferenza molto alto, al punto da portarti isolamento e pianto quotidiano. Il farmaco non nasce per peggiorare questa situazione, ma per abbassare il volume dell’ansia e permetterti di respirare un po’ di più, anche per poter lavorare meglio su questi pensieri con un supporto psicologico.
Ti direi con onestà che il tuo psichiatra non sta esagerando, ma sta leggendo correttamente il quadro e intervenendo in modo abbastanza standard per situazioni come la tua. La vera difficoltà non è il farmaco in sé, ma la tua paura del farmaco che è perfettamente coerente con il funzionamento ansioso che stai vivendo.
Se riesci, prova a vedere questo passaggio non come “sto rischiando di perdere il controllo”, ma come “sto facendo un tentativo per riprenderlo”. E sarebbe davvero importante affiancare alla terapia farmacologica un percorso psicologico perché i pensieri intrusivi si lavorano molto bene quando si impara a non combatterli, ma a cambiare il rapporto con loro.
2 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 0 persone
Per quanto riguarda l’aspetto farmacologico, è opportuno rivolgersi al medico ha prescritto il farmaco
Tuttavia, per quanto riguarda i pensieri intrusive, è importante associare alla cura farmacologica, un percorso psicologico
I pensieri sono pensieri che la mente ripropone in continuazione e che spesso tendiamo a prendere per veritieri per il semplice fatto che noi li pensiamo
Non si può impedire alla mente di pensare, perché il pensare di non pensare a già pensare tuttavia possiamo scegliere se farci condizionare da questo pensiero oppure no
Un percorso psicologico può essere uno strumento valido per imparare strategie per gestire questa tipologia di pensieri
Le consiglio di prendere un percorso psicologico che la posso aiutare a comprare meglio ed affrontare la sua situazione
2 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 6 persone
Gentile,
Quello che descrivi, i pensieri intrusivi, la paura di perdere il controllo, l’evitamento, il senso di colpa, l’isolamento, è qualcosa che può diventare davvero pesante da portare da soli. E il fatto che tu stia soffrendo così tanto non significa che tu sia pericoloso o “sbagliato”: significa che sei in un momento di grande vulnerabilità emotiva e che la tua mente sta usando la paura come modo per proteggerti, anche se lo fa in modo distorto.
I pensieri intrusivi non sono desideri. Sono contenuti mentali che arrivano contro la tua volontà, ti spaventano e ti fanno sentire in colpa proprio perché non ti appartengono. Il fatto che tu li tema e li rifiuti è già un segnale molto chiaro: non sei tu il problema, è l’ansia che sta parlando al posto tuo.
Per quanto riguarda la terapia farmacologica, capisco benissimo la tua paura. Quando si è già molto ansiosi, leggere gli effetti collaterali può far immaginare scenari catastrofici. Ma è importante ricordare che:
• gli effetti collaterali più gravi che hai letto sono rari
• la paroxetina è un farmaco usato da molti anni proprio per ansia, pensieri intrusivi e depressione
• il medico che ti segue ha valutato la tua situazione e ha scelto un dosaggio iniziale basso, proprio per accompagnarti gradualmente
Io non posso dirti cosa devi assumere o meno, né posso sostituirmi allo psichiatra. Ma posso dirti questo: la tua paura del farmaco nasce dall’ansia, non da un reale pericolo imminente. E parlarne apertamente con il professionista che ti segue è fondamentale, perché lui può spiegarti cosa aspettarti, come monitorare le prime settimane e come gestire eventuali fastidi iniziali.
Accanto al percorso psichiatrico, ti farebbe molto bene anche un percorso psicologico. Non per “curarti”, ma per aiutarti a ritrovare te stesso, a capire come funzionano questi pensieri, a ridurre la paura che ti provocano e a ricostruire uno spazio di vita che oggi l’ansia ti sta togliendo.
Non devi affrontare tutto questo da solo. Hai già fatto un passo importante chiedendo aiuto. Ora si tratta di essere accompagnato da professionisti che possano sostenerti sia sul piano emotivo sia su quello terapeutico, così da non sentirti più in balia della tua mente.
Un sincero saluto
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica- del Lavoro
Risorse Umane- Organizzazioni
Ricevo Online
2 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 5 persone
Carissimo,
quello che descrive è molto doloroso, ma anche molto più comprensibile e umano di quanto lei possa pensare in questo momento.
I "pensieri intrusivi" che racconta non sono necessariamente il segnale di una imminente perdita di controllo o di pericolosità, ma possono essere l'espressione di contenuti psichici inconsci che irrompono alla coscienza in modo disturbante perchè non ancora integrati. Questi contenuti potrebbero derivare da quella parte interna inconscia che che racchiude tutti gli aspetti di noi che in qualche modo non riconosciamo come nostri, come impulsi, aggressività, emozioni considerate "inaccettabili", che quindi vengono rifiutate.
Ma ciò che viene rifiutato non scompare: ritorna sotto forma di immagini intrusive, pensieri indesiderati, paura di perdere il controllo.
La sensazione di paura e la sofferenza che lei prova rispetto a questi pensieri, non fa pensare alla possibilità concreta che lei possa agirli. Da come li descrive non sembra siano desideri, ma contenuti psichici che cercano di essere riconosciuti e compresi. La dinamica che si è instaurata, di paura - evitamento - isolamento - depressione, sembra essere coerente con un funzionamento ansioso-ossessivo. L'evitamento, per quanto comprensibilmente può sembrare protettivo, in realtà rischia di rafforzare il problema, confermando implicitamente che quei pensieri sono "pericolosi".
Per quanto riguarda il farmaco, la Paroxetina è un antidepressivo della famiglia degli SSRI, comunemente usato proprio per disturbi d’ansia, pensieri ossessivi e depressione. Le paure che la attanagliano dopo aver letto la descrizione degli effetti collaterali, sembrano arrivare più da un funzionamento ansioso non adattivo, che cerca di prevedere il peggio. Come per tutti i medicinali, gli effetti collaterali esistono, ma nella grande maggioranza dei casi, se presenti, sono lievi e temporanei. Lo psichiatra che le ha prescritto la cura ha sicuramente pensato a una terapia adeguata per il suo problema e con un dosaggio sicuro.
La paura del farmaco che esprime, sembra avvicinarsi alla paura che ha dei suoi stessi pensieri, ovvero di "perdere il controllo", come se lo stesso tema si presentasse su livelli diversi.
Mi sembra che lei stia affrontando un momento di forte attivazione psichica, dentro di lei c'è qualcosa che sta chiedendo di trasformarsi, ma senza strumenti adeguati questa intensa energia rischia di esprimersi attraverso l'angoscia.
La invito a riflettere sul fatto che lei "non è" i suoi pensieri, non deve necessariamente identificarsi con essi.
Penso che potrebbe provare ad accettare la terapia farmacologica, vivendola non come una minaccia ma come un sostegno temporaneo. Parallelamente credo che potrebbe esserle utile non affrontare tutto questo da solo, un percorso psicoterapeutico continuativo sarebbe fondamentale per aiutarla a tradurre questi contenuti anziché combatterli.
La ringrazio per la condivisione,
Dott.ssa Angela Maccarone
Psicologa clinica
2 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 7 persone
Buongiorno, grazie per aver raccontato di te a noi. Ho letto attentamente quanto hai scritto e “mi arriva forte” quanto tu stia soffrendo. A mio parere, i pensieri che descrivi possono essere spaventosi, ma non dicono nulla di te come persona. Vedo un ragazzo sensibile, che ha paura proprio perché tiene profondamente ai valori opposti a ciò che teme.
I pensieri intrusivi, l’ansia di perdere il controllo, il senso di colpa… sono esperienze comuni quando la mente è sotto forte stress. Non sono segnali che stai “impazzendo”, ma segnali che stai chiedendo aiuto — e lo stai facendo comunicando anche, in qualche modo, grande coraggio e forza ( ti sei chiamato ForzaNapoli10).
Riguardo al farmaco: non posso darti indicazioni cliniche personali, ma posso dirti che la paroxetina è usata da moltissime persone con ansia e pensieri intrusivi. Gli effetti collaterali gravi che hai letto sono rari, e la paura che hai è comprensibile, soprattutto quando l’ansia è molto alta. Parlare apertamente di questa paura con il tuo Psichiatra è un atto di cura verso te stesso, non un’esagerazione.
Quello che sento, leggendo le tue parole, è un bisogno profondo di sicurezza, di sollievo, di qualcuno che ti dica che non sei solo in questo. Spero che le risposte che qui hai trovato, compresa la mia, ti abbiano dato un po' di tranquillità e nuovi spunti di riflessione.
2 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buongiorno,
da quello che racconti si sente quanto questo periodo sia faticoso per te. I pensieri intrusivi possono essere molto spaventosi, soprattutto quando riguardano temi che sono così lontani dai propri valori, come l’idea di poter fare del male agli altri. È importante dirti che il fatto stesso che questi pensieri ti facciano soffrire, ti spaventino e ti portino a evitarli è spesso un segnale del contrario di ciò che temi: non definiscono chi sei né ciò che desideri davvero.
Quando l’ansia diventa molto intensa, la mente può produrre pensieri automatici e indesiderati che sembrano incontrollabili. In molti casi questi vissuti sono collegati a forme di disturbo ossessivo o a stati d’ansia importanti, condizioni che possono essere trattate efficacemente con un percorso psicoterapeutico e, quando indicato, anche con un supporto farmacologico.
Rispetto alla terapia che ti è stata prescritta, farmaci come la paroxetina sono utilizzati da molti anni proprio per trattare ansia, pensieri ossessivi e depressione. Gli effetti collaterali che si leggono nei fogli illustrativi possono spaventare, ma nella maggior parte dei casi sono rari o transitori. È comunque molto importante che eventuali dubbi o timori sui farmaci vengano condivisi apertamente con lo psichiatra che ti segue, così da potervi confrontare con serenità.
Accanto al trattamento farmacologico, un percorso psicologico può aiutarti molto a comprendere meglio questi pensieri, a ridurre la paura che provocano e a ritrovare gradualmente serenità nelle relazioni e nella vita quotidiana. Non sei solo in quello che stai vivendo e ci sono strumenti efficaci per affrontarlo.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
2 APR 2026
· Questa risposta è stata utile per 2 persone
Buongiorno,
Il punto centrale non è il contenuto dei pensieri, ma il rapporto che ha con essi. Il fatto che la spaventino così tanto, che li eviti, che si colpevolizzi e si isoli, non indica che lei sia una persona pericolosa. Al contrario, è indicativo di un meccanismo ossessivo. È proprio questa paura, questo tentativo di controllo, che finisce per mantenerli attivi.
Quando arriva un pensiero come “e se facessi del male?”, la mente non lo lascia scorrere. Si blocca su di esso, lo analizza, lo teme. Più lo teme, più ritorna. Più cerca di evitarlo o neutralizzarlo, più si rinforza. È un circolo che si autoalimenta e che, nel tempo, può diventare sempre più invasivo, come sta accadendo nel suo caso.
Anche la paura del farmaco si inserisce nello stesso schema. Leggere gli effetti collaterali e pensare “e se succede proprio a me?” è una modalità tipica dell’ansia. Non è una paura separata, ma la stessa dinamica che cambia contenuto. La paroxetina è un farmaco utilizzato da anni per disturbi d’ansia e ossessivi, e il fatto che sia stata introdotta gradualmente è una modalità prudente. Il timore che possa farla “perdere il controllo” è molto più legato al funzionamento dell’ansia che a un rischio concreto.
C’è però un punto importante da sottolineare con chiarezza: il farmaco può aiutare, ma non è sufficiente da solo. Il tipo di difficoltà che sta vivendo ha un funzionamento preciso e tende a mantenersi se non viene affrontato anche sul piano psicologico. Gli evitamenti, l’isolamento e la ricerca di rassicurazioni, anche se comprensibili, nel lungo periodo non sono sufficienti per risolvere il problema.
Per questo è fondamentale affiancare alla terapia farmacologica un percorso psicologico che lavori proprio su questi meccanismi. Non perché la situazione sia “grave” in senso irreversibile, ma perché è strutturata e difficilmente si modifica senza strumenti adeguati.
C’è infine un aspetto importante che vorrei lasciarle: il fatto che lei sia così spaventato da questi pensieri, che le provochino sofferenza fino al pianto e all’isolamento, è un indicatore molto chiaro del fatto che non è la persona che teme di essere. Il problema non riguarda chi è, ma il modo in cui la sua mente sta reagendo a questi pensieri.
E questo è qualcosa su cui si può lavorare, ma è molto difficile farlo da soli.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Aurora Bacchetta
2 APR 2026
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Salve capisco perfettamente la sua situazione..capisco che al momento si sta trovando in una situazione di profondo disagio..per via dei suoi pensieri intrusivi..che le sconvolgono la vita..però intraprendendo un percorso terapeutico adeguato ..tutto questo piano piano può andare via..cercando di arrivare alla radice del problema..di quando è arrivato più o meno tutto questo..e risolvendo quindi con un buon supporto psicologio potrà stare presto molto meglio..stia tranquillo che il farmaco servirà solo ad aiutarlo e non a peggiorare la situazione!se ha bisogno sono qui perché offro anche terapia online eventualmente..cordiali saluti Dott.ssa Lorena Truscelli
2 APR 2026
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Buongiorno la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo.
Per quanto riduttiva una riposta su questo canale ad un problema così complesso posso dire che da ciò che racconta emerge una forte sofferenza legata a pensieri intrusivi e alla paura di perdere il controllo, con molta colpa e isolamento che nel tempo hanno aumentato ansia e umore depresso. In situazioni simili spesso la mente entra in un circolo di allarme continuo e più si cerca di controllare i pensieri più questi diventano invadenti, facendo sentire la persona spaventata e stanca.
Non sono uno psichiatra e quindi non posso esprimermi nel merito della terapia farmacologica, però è positivo che sia già stato valutato da uno specialista. Potrebbe essere utile affiancare al percorso psichiatrico uno psicologo con esperienza specifica nei disturbi d’ansia e nei pensieri intrusivi, così da lavorare sui meccanismi che mantengono la paura e ridurre l’isolamento che sta vivendo.
Le auguro di trovare presto un percorso stabile e rassicurante che le permetta di sentirsi più tranquillo e seguito nel tempo.
2 APR 2026
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Buongiorno, prima di tutto voglio dirti una cosa molto importante: quello che stai vivendo è estremamente doloroso, ma non è affatto raro né “pericoloso” nel senso in cui temi. I pensieri che descrivi – soprattutto quelli legati alla paura di perdere il controllo e fare del male agli altri – sono tipici dei pensieri intrusivi a contenuto aggressivo, spesso presenti nei disturbi d’ansia e nel disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).
Il fatto che questi pensieri ti spaventino, ti facciano soffrire e ti portino a evitarli è in realtà un segnale molto chiaro: non rappresentano ciò che vuoi fare, ma esattamente il contrario. Le persone che temono di fare del male e si colpevolizzano per questo sono, nella pratica clinica, tra le meno a rischio di agire quei pensieri.
Riguardo al farmaco: la paroxetina è un farmaco molto utilizzato proprio per questo tipo di sintomatologia (ansia intensa, DOC, pensieri intrusivi).
Gli effetti collaterali di cui hai letto possono esistere, ma è fondamentale chiarire due aspetti:
Sono rari o transitori, soprattutto alle dosi iniziali come i 10 mg
Nella grande maggioranza dei casi, il farmaco riduce proprio l’ansia e l’intensità dei pensieri, non il contrario
La paura che il farmaco possa “farti impazzire” è comprensibile, ma fa parte del tuo stesso meccanismo ansioso: è una forma di iper-controllo e catastrofizzazione tipica di questo quadro.
Detto questo, il tuo disagio merita attenzione a 360°:
il farmaco può essere un supporto importante, ma è altrettanto fondamentale un percorso psicologico mirato che aiuti a cambiare il rapporto con i pensieri intrusivie ridurre l’evitamento, lavorare sul senso di colpa e sulla paura del controllo
Il fatto che tu stia soffrendo così tanto e chieda aiuto è già un segnale molto positivo: significa che una parte di te è sana, lucida e desiderosa di stare meglio.
Non sei solo in questa esperienza, e soprattutto non sei ciò che pensi.
Un caro saluto