Ritornare in università è una follia?

Inviata da Nina · 31 mar 2026 Orientamento scolastico

Buongiorno, se scrivo qui è perchè sono disperatamente confusa.
Ho 31 anni infermiera in asl da ormai 10 anni. Amo il mio lavoro e non mi vedrei lavorare in nessun altro contesto. Purtroppo però ultimamente non mi sento appagata, sia per come ci considera la società nonostante io sia laureata, sia per come ci considera lo stato (ultima ruota del carro), sia per come ci considera la asl stessa: personale ridotto, rientri sui riposi, turni da 12 ore, cambi di reparti improvvisi e comunque stipendio a mio parere non idoneo ai sacrifici che faccio per erogare il miglior servizio possibile.
Da sempre ho avuto una grande passione per la psicologia e una grande curiosità nel capire la mente umana. L’esame di psicologia conseguito in università è stato uno di quelli che mi è rimasto piu impresso e ancora oggi faccio tesoro di quelle nozioni durante la mia quotidianità.
Detto ciò, sto valutando un piano B per il futuro e mi piacerebbe davvero laurearmi in psicologia. I lunghi anni di studio che dovrò affrontare mi spaventano e non poco. Non so se sono in grado. Non so se la mia mente “stanca” può raggiungere l’obiettivo. Non so se può essere la strada giusta o solo una perdita di tempo e soldi.
Grazie per l’aiuto

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Miglior risposta 2 APR 2026

Gentile Nina,

la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e onestà il suo vissuto. Dalle sue parole emerge una condizione che, in ambito clinico, potremmo definire come una tensione tra investimento libidico nel lavoro e progressiva esperienza di disconferma esterna.

Lei descrive un attaccamento autentico alla professione infermieristica, che non appare in discussione sul piano del desiderio: “amo il mio lavoro”. Tuttavia, questo investimento si scontra con un contesto che restituisce scarso riconoscimento, sia simbolico che concreto. Nei termini della psicoanalisi classica e contemporanea, potremmo leggere ciò come una discrepanza: il Sé professionale, che si costruisce anche attraverso lo sguardo dell’altro (istituzioni, società, organizzazione), non riceve un rispecchiamento adeguato.
Quando tale condizione si prolunga, è frequente che emergano fantasie o progettualità alternative. Non necessariamente come fuga, ma come tentativo della psiche di ristabilire un equilibrio e di riattivare una dimensione di senso.

Il suo interesse per la psicologia, che lei descrive come antico e radicato, sembra collocarsi proprio in questo spazio: non come elemento estraneo, ma come parte già presente della sua identità, che oggi chiede maggiore espressione.
Accanto a questo movimento, però, compaiono dubbi importanti: la paura del tempo, delle energie mentali, del possibile fallimento. Questi timori non vanno letti come segnali di incapacità, bensì come espressioni di una funzione psichica di realtà, che cerca di proteggere l’equilibrio raggiunto fino ad oggi. In altre parole, una parte di lei desidera evolvere, mentre un’altra teme la perdita di stabilità.

Dal punto di vista clinico, non si tratta di stabilire se la scelta sia “giusta” o “sbagliata” in senso assoluto, ma di comprendere quale posizione soggettiva lei intende assumere rispetto al suo desiderio. La domanda centrale potrebbe diventare: questo interesse per la psicologia rappresenta per lei un ampliamento della sua identità professionale, o il tentativo di colmare una mancanza prodotta dal contesto attuale?

È una distinzione sottile ma cruciale. Nel primo caso, la formazione in psicologia potrebbe integrarsi con la sua esperienza infermieristica, arricchendola. Nel secondo, esiste il rischio che il nuovo percorso venga investito di aspettative riparative che potrebbero, nel tempo, risultare gravose.


Forse, più che una decisione immediata, potrebbe esserle utile concedersi uno spazio di esplorazione: avvicinarsi alla psicologia in modo graduale, verificando nel tempo come questo interesse si sviluppa e che effetto ha su di lei, senza trasformarlo subito in un investimento totale.

Con stima,
Dott. Mattia Carolo

Mattia Carolo Psicologo a Padova

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OGGI, 12 APR 2026

Gentile Nina, comprendo la tua situazione. Talvolta si sente che manca qualcosa e di avere ancora tanto da dare.
Il tempo impiegato nello studio è sempre un buon investimento, perché in qualsiasi caso contribuisce ad arricchirti come persona.
Gli studi in psicologia trovano riscontro ed utilità in moltissimi ambiti e, anche nel caso in cui tu continuassi a fare lo stesso lavoro, potrebbero darti un contributo in più per aiutarti a comprendere e gestire situazioni in modo diverso.
In merito all'età non ti devi preoccupare: il cervello è molto elastico e non è mai troppo tardi. Tu sei ancora giovane e molto hai da dare in ambito professionale e lavorativo.
Se ti può aiutare con il lavoro puoi orientarti verso università telematiche che non pongono obblighi di frequenza e con le quali è più facile gestire studio e lavoro, soprattutto se quest'ultimo è su turni.
Quando un argomento è di proprio interesse la mente si appassiona ed è possibile raggiungere l'obbiettivo desiderato senza troppa fatica. E' importante solo organizzarsi.
Io stessa ho per molti anni studiato e lavorato.
Ti faccio molti auguri per i tuoi progetti futuri e resto a disposizione, qualora avessi bisogno di sostegno. Io lavoro anche in ambito di orientamento, tecniche di studio ed ottimizzazione/gestione del tempo..

Dott.ssa Mazzilli Marilena

Dott.ssa Mazzilli Marilena Psicologo a Canelli

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8 APR 2026

Buonasera Nina.
Intanto la ringrazio per aver condiviso il suo vissuto professionale, ma anche le sue aspirazioni.
Le dinamiche che descrive risultano oggettivamente faticose, malgrado sia più che apprezzabile la dedizione che la muove verso il suo lavoro, che emerge molto. Proverei a valutare, qualora non l'avesse ancora fatto, una possibile strada alternativa al contesto nel quale opera attualmente. Prendersi del tempo per tentare di trovare un luogo o modalità operative di lavoro che siano più appaganti, potrebbe essere un primo passo per dare luogo a se stessa, ai suoi desideri e anche all'amore per la sua professione di esprimersi con meno fatica.
Per ciò che concerne lo studio, non ritengo affatto che sia una follia, ma va di certo pensato bene, visto l'investimento (economico, quotidiano, psicofisico) che richiede la professione psicologica. Potrebbe valutare questa strada e al contempo darsi l'occasione di costruirne una parallela per la sua professione attuale.
Le auguro un percorso di riscoperta, in qualsiasi direzione decida di andare.
Un caro saluto
Dott.ssa Katia Allegretto

Katia Allegretto Psicologo a Milano

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8 APR 2026

Buonasera Nina.
Grazie per la sua condivisione.
Le consiglio di prendersi del tempo per capire bene cosa desidera, studiare è sicuramente un arricchimento ma è un investimento che va valutato sotto diversi punti di vista in maniera lucida. Intraprendere un percorso anche breve con un professionista potrebbe esserle di aiuto per farsi chiarezza.
Rimango a disposizione.
Dott.ssa Erika Giachino

Dott.ssa Erika Giachino Psicologo a Alba

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7 APR 2026

Buonasera
Non importa l'età se c'è la passione.
Provi ad ascoltarsi, ad immaginarsi come psicologa. Certo gli anni di studio sono tanti, ma perché non provare? Anche solo il cercare un'università potrebbe darle la possibilità di capire se vuole veramente intraprendere questa strada. Lo studio non è mai una perdita di tempo, ma un arricchimento personale, ovviamente se piace. Le auguro un buon proseguimento nelle sue scelte.
Dott.ssa Stefania Tosi

Dott.ssa Stefania Tosi Psicologo a Bentivoglio

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7 APR 2026

Gentile Nina,
dalle sue parole emerge una forte dedizione al lavoro, accompagnata però da una crescente fatica e da un senso di mancato riconoscimento. È comprensibile che, in questa condizione, possano nascere dubbi e il bisogno di interrogarsi su strade alternative.

Il suo interesse per la psicologia sembra avere radici più profonde e non essere solo legato al momento attuale, e questo merita attenzione. Allo stesso tempo, le incertezze che esprime rispetto alle sue capacità e alle energie disponibili sono vissuti frequenti quando si considera un cambiamento importante.

Più che cercare subito una risposta definitiva, potrebbe essere utile restare in ascolto di queste due parti: la stanchezza presente e il desiderio di qualcosa di diverso.

Darsi tempo per comprendere meglio cosa sente può già essere un primo passo significativo.

Dott.ssa Silvia Malandra Psicologo a Milano

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7 APR 2026

Gentile Nina,

dalle sue parole emerge una forte dedizione al lavoro, accompagnata però da una crescente fatica e da un senso di mancato riconoscimento. È comprensibile che, in questa condizione, possano nascere dubbi e il bisogno di interrogarsi su strade alternative.

Il suo interesse per la psicologia sembra avere radici più profonde e non essere solo legato al momento attuale, e questo merita attenzione. Allo stesso tempo, le incertezze che esprime rispetto alle sue capacità e alle energie disponibili sono vissuti frequenti quando si considera un cambiamento importante.

Più che cercare subito una risposta definitiva, potrebbe essere utile restare in ascolto di queste due parti: la stanchezza presente e il desiderio di qualcosa di diverso.

Darsi tempo per comprendere meglio cosa sente, senza forzarsi a decidere rapidamente, può già essere un primo passo significativo.

Dott.ssa Silvia Malandra Psicologo a Milano

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7 APR 2026

Buongiorno Nina,

grazie della sua condivisione rispetto a questa sensazione di confusione.
Da quello che racconta traspare una grande passione e dedizione per il lavoro che svolge, e che continua a portare avanti con passione nonostante tutte le grandi fatiche che comporta sia professionalmente che personalmente.
Trovo interessante che in questo momento di vita in cui ragiona sul suo futuro e le sue scelte professionali, si sia rimessa in cerca di piste da poter seguire dentro al percorso di studi che ha compiuto, rimettendosi in contatto con la sua curiosità e interesse per la mente umana attraverso la psicologia.

Non posso negare che il percorso di studi di psicologia sia lungo e impegnativo, richiede un buon lavoro su di sé e tanto lavoro di consapevolezza personale e professionale, ma quando approcciato con passione e dedizione - caratteristiche che da quello che racconta fanno già parte di lei - sa nutrire profondamente e aprire alternative e direzioni che le potrebbero darle molta soddisfazione.

Credo che il suo percorso di studi in infermieristica e l'esperienza lavorativa maturata finora saranno buoni compagni di viaggio se sceglierà di intraprendere questo percorso. Infatti comprendere e abitare la complessità di un ambiente di cura sono elementi fondamentali della nostra professione che ci guidano con bussole e direzioni sempre più chiare verso uno stile di cura della persona che sentiamo nelle nostre corde, da esplorare e costruire cammin facendo.
In questi termini credo che più che un piano B, l'idea di intraprendere questo percorso potremmo raccontarla come un piano "A pro", perché sicuramente ciò che studierà le darà nuovi strumenti per continuare ad evolvere il suo modo di essere e fare l'infermiera, e al contempo il suo essere e fare l'infermiera nutrirà e arricchirà il suo sguardo da futura psicologa, se perseguirà questa scelta.

Credo che la confusione che prova, se da lato è un segnale positivo di movimento e nuove domande che si fa, dall'altro possa portare con sé fatica e senso di smarrimento dentro una quotidianità già faticosa professionalmente come racconta.
La terapia potrebbe essere uno strumento con cui prendersi il tempo e lo spazio per mettere a fuoco possibili direzioni future (siano esse già visibili o da costruire) ed esplorare il senso di questa scelta, dando voce a questa confusione e trovando spazio per questa ritrovata curiosità.

Cordialmente,
Dott.ssa Silvia CM Tomaino
Psicologa, Psicoterapeuta e PhD

Dottoressa Silvia Tomaino Psicologo a Padova

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7 APR 2026

Buongiorno. Innanzitutto, la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità il suo vissuto. Le sue parole trasmettono una profonda dedizione professionale, ma anche un senso di logorio che merita di essere ascoltato con estrema attenzione.
Quello che lei descrive è un fenomeno purtroppo molto comune nelle professioni di cura: il conflitto tra la passione per l'assistenza e un sistema che sembra non tutelare chi quella cura la eroga. È perfettamente comprensibile che, dopo dieci anni passati "in trincea" tra turni massacranti e una percezione di scarsa valorizzazione, lei senta il bisogno di cercare una nuova direzione.
Lei teme che la sua mente sia troppo affaticata per rimettersi in gioco. Tuttavia, vorrei invitarla a guardare la questione da un'altra prospettiva. A 31 anni lei non è la studentessa che era a 20: possiede una maturità, una capacità di gestione dello stress e un'empatia clinica che nessun libro può insegnare. Questi sono strumenti potentissimi per affrontare una facoltà come Psicologia.
Spesso quella che chiamiamo "stanchezza mentale" è in realtà demotivazione dovuta al logorio professionale. Quando ci occupiamo di qualcosa che ci appassiona profondamente , come la curiosità per la mente umana che lei cita, il cervello attiva circuiti di ricompensa che possono restituire un'energia inaspettata. Il fatto che lei faccia tesoro ancora oggi delle nozioni apprese anni fa dimostra che la sua non è una curiosità passeggera, ma una vera e propria forma mentis.
La psicologia non è solo una materia di studio, è un modo di stare nel mondo e con l'altro. Valutare questo "Piano B" richiede onestà su diversi fronti. Da un lato c'è la continuità professionale: passare dalla cura del corpo alla cura della psiche è un’evoluzione naturale, e la sua base infermieristica le darebbe una marcia in più in ambito neuropsicologico o clinico.
Dall'altro lato, è necessario considerare l'investimento temporale. Il percorso è lungo e articolato tra laurea, tirocinio e abilitazione. Tuttavia, il rischio reale non è tanto "perdere tempo o soldi", quanto restare in una situazione che la sta lentamente spegnendo. La sua stanchezza attuale è un segnale d'allarme che non va ignorato, ma non deve essere confusa con una mancanza di capacità.
Non deve decidere oggi se diventerà una psicoterapeuta tra dieci anni. Il peso di un futuro così lontano è ciò che genera l'ansia che avverte ora.
Provi a procedere per piccoli obiettivi. Potrebbe valutare l'iscrizione come studentessa lavoratrice, affrontando i primi esami senza l'obbligo di correre. Questo le permetterà di testare la sua tenuta mentale e il suo reale interesse senza la pressione di una scelta definitiva. Lei ha già dimostrato di avere la forza per gestire situazioni critiche in ASL; quella stessa forza è la riserva a cui attingere per lo studio.
Sia gentile con se stessa: la sua confusione non è un segno di debolezza, ma il segnale che la sua parte più vitale sta cercando una via d'uscita per tornare a sentirsi appagata.

Resto a disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Roberta Fornarelli
Ricevo anche online

Roberta Fornarelli Psicologo a Bari

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7 APR 2026

La paura è l'ansia legata al riprendere un percorso di studi è comprensibile ma se la passione è tale e la curiosità le permettono di avere questo desiderio di iniziare un percorso universitario nessuno può giudicare una scelta del genere, in quanto la formazione e lo studio è qualcosa che nobilita la mente di ciascuno di noi e ci permette di comprenderci meglio assecondando i nostri desideri di formazione che sono naturali soprattutto ad un età matura.
I percorsi universitari non hanno vincoli di età quindi si può iniziare a 30 come a 80 anni sì le potenzialità mentali e le energie fisiche lo permettono quindi assolutamente sì!
Poi il percorso in psicologia permette anche di capire se si è appassionati o no perché i primi tre anni sono di studi generici e gli altri due sono professionalizzanti.
Quindi anche qui la scelta è del tutto personale garantendo un ampliamento del curriculum in qualunque caso.

Martina Coppari Psicologo a Tolentino

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7 APR 2026

Buongiorno,
dalle sue parole emerge una doppia dimensione molto importante: da una parte la "fatica e la frustrazione" legate al contesto lavorativo attuale, dall’altra una "passione autentica" per la psicologia che nel tempo è rimasta viva.

È comprensibile sentirsi confusa: quando il lavoro perde di significato o riconoscimento, è naturale iniziare a chiedersi “cos’altro potrei fare?”. Questo però non significa necessariamente che debba abbandonare ciò che è oggi, ma piuttosto che sta cercando un’evoluzione coerente con i suoi interessi e valori.

Accanto all’idea di una nuova laurea, può essere utile considerare anche strade più sostenibili e immediate, come master o percorsi post-lauream che integrino competenze psicologiche nella sua professione sanitaria. Questo le permetterebbe di arricchire il suo ruolo senza dover ripartire completamente da zero.

Allo stesso tempo, è importante tenere presente un aspetto: quando si è molto insoddisfatti, si rischia di idealizzare un’altra professione. Anche il lavoro dello psicologo ha le sue complessità e fatiche, e potrebbe non essere così distante, per alcuni aspetti, da ciò che oggi la fa soffrire.

I dubbi che porta (“ce la farò?”, “sono troppo stanca?”, “ne vale la pena?”) non sono segnali di incapacità, ma parte di ogni scelta importante. Più che cercare subito una risposta definitiva, può iniziare a esplorare in modo graduale, raccogliendo informazioni e ascoltando cosa sente davvero più vicino a sé.
Il suo percorso come infermiera le ha già dato competenze relazionali e umane molto preziose, che sono profondamente in linea con la psicologia: non sta ripartendo da zero, ma da una base solida.

Un supporto orientativo o psicologico potrebbe aiutarla a chiarire meglio la direzione, distinguendo tra il bisogno di allontanarsi da una situazione faticosa e il desiderio autentico di costruire qualcosa di nuovo.
Non è una scelta da prendere di fretta, ma può diventare un percorso da costruire passo dopo passo.

Un caro saluto.
Resto in ascolto
Dott.ssa Giulia Bertinetti, Psicologa
Ricevo anche on line qualora volesse prendersi uno spazio dedicato per approfondimenti

Dott.ssa Giulia Bertinetti Psicologo a Ostia

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7 APR 2026

Buongiorno Nina
Piacere Dottoressa Alice Vacca.
Credo che se il bisogno è arrivato e si sta imponendo così... forse forse potrebbe essere ascoltato... rifletta bene su "cosa" nn le fa fare il passo e poi proceda qualsiasi sia la risposta!
Buona scelta a lei!
Dottoressa Alice Vacca

Dott.ssa Alice Vacca Psicologo a Quartu Sant'Elena

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7 APR 2026

Buongiorno Nina.
La prima cosa che mi colpisce è come lei stessa si definisca “disperatamente confusa” eppure, leggendola, quello che emerge è tutt’altro che confusione. C’è una narrazione lucidissima: sa cosa ama, sa cosa la ferisce, sa cosa la attrae. Quella che lei chiama confusione potrebbe essere qualcosa di diverso: il conflitto intrapsichico tra parti di sé che tirano in direzioni opposte. In psicodinamica lo chiamiamo così. Non è caos, è tensione tra bisogni autentici che ancora non hanno trovato una composizione.
Da un lato c’è la sua identità professionale consolidata: dieci anni di investimento emotivo, relazionale, di significato. Non è solo un lavoro, è parte di chi lei è. Dall’altro c’è una ferita narcisistica, e uso questo termine nel senso clinico sano, non patologico: il bisogno fondamentale di sentirsi riconosciuti nel proprio valore. Quando un sistema (la società, lo Stato, l’ASL) restituisce cronicamente un’immagine svalutante di ciò che facciamo, si crea una frattura tra il senso interno di competenza e il rispecchiamento esterno. Questo logora, e non perché lei sia fragile, ma perché il riconoscimento è un bisogno umano primario.
Rogers, il padre dell’approccio umanistico, direbbe che lei sta vivendo un’incongruenza: c’è una distanza tra il suo sé ideale (una professionista valorizzata, stimolata, in crescita) e la sua esperienza reale (sottopagata, spostata, data per scontata). Quando questa distanza si allarga troppo, arriva l’angoscia. E l’angoscia, paradossalmente, è sana. È il segnale che qualcosa dentro di lei si rifiuta di adattarsi a una condizione che non la rappresenta più del tutto.
Ora, la psicologia come “piano B.” Mi permetta un’osservazione: dal modo in cui ne parla, non sembra affatto un piano B. Sembra un desiderio autentico che ha radici lunghe, dall’università a oggi. In termini psicodinamici, potremmo chiederci: è possibile che questo interesse non sia nato “ultimamente” ma sia sempre stato lì, e che la sofferenza attuale le stia finalmente dando il permesso di ascoltarlo?
Quanto alla paura (“non so se sono in grado”, “la mia mente stanca”), qui sento parlare quello che in clinica chiamiamo il critico interno: una voce interiorizzata che mette in dubbio le nostre capacità, spesso come meccanismo di protezione. Se non ci provo, non posso fallire. Ma lei ha superato una laurea, un concorso, dieci anni di trincea sanitaria. La mente che ha fatto tutto questo non è una mente stanca, è una mente che ha bisogno di essere nutrita diversamente.
Non le dirò “faccia psicologia” o “resti dov’è”, perché non è questo il punto. Il punto è che lei sta attraversando una fase che in psicologia umanistica si chiama processo di attualizzazione: la spinta naturale a diventare una versione più piena di sé. Fa paura, richiede tempo, e non ha garanzie. Ma il fatto che lei sia qui a porsi queste domande è già il processo in atto, non il suo preludio.
Un suggerimento concreto: prima di decidere, si conceda uno spazio di esplorazione senza l’obbligo di concludere. Potrebbe iscriversi a singoli esami o corsi introduttivi, parlare con psicologi che hanno fatto percorsi simili, o anche iniziare un percorso personale di psicoterapia, non perché ci sia qualcosa che non va, ma perché avere un luogo dove pensarsi liberamente aiuta a distinguere il desiderio autentico dalla fuga, e la paura realistica dal sabotaggio interno.
In ogni caso, quello che lei porta qui non è debolezza né confusione. È crescita che bussa.​​​​​​​​​​​​​​​​

Chiara Mauro Psicologo a Bergamo

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6 APR 2026

Nina, da come scrivi non sembri “confusa”. Sembri lucida e stanca. E la stanchezza ti sta facendo dubitare di capacità che, nei fatti, hai già dimostrato: 10 anni in ASL, turni massacranti, responsabilità clinica, e in più una curiosità viva. Non è poco.

Mettiamo ordine.

1) Il tuo malessere ha una causa chiara

Non è che non ami fare l’infermiera. È che stai pagando:

svalutazione sociale

carichi e organizzazione tossici (riposi saltati, 12 ore, cambi reparto)

senso di ingiustizia economica e identitaria

Questo è terreno perfetto per burnout “morale”: faccio bene, ma mi trattano come se valessi poco. E dopo anni si rompe qualcosa.

Quindi la domanda non è “psicologia sì/no”. È: come ti riprendi dignità e controllo del tuo futuro.

2) Psicologia: sogno vero o fuga dal presente?

Qui devi essere onesta con te stessa:

Se psicologia è “la vita nuova che mi salva” rischi di idealizzarla e poi odiarla quando scopri tempi, tirocini, burocrazia, reddito iniziale incerto.

Se invece è una direzione coerente con chi sei (cura, relazione, mente, ascolto) allora ha senso, ma va costruita a gradini.

3) La realtà dei tempi (senza spaventarti, ma senza favole)

In Italia, per diventare psicologa abilitata:

3 anni triennale + 2 anni magistrale

tirocinio + esame di stato (il quadro cambia nel tempo, ma l’impegno resta pluriennale)
Quindi sì: è un percorso lungo mentre lavori. Si può fare, ma solo se lo imposti in modo sostenibile.

4) Strategia intelligente: non scegliere al buio

Prima di iscriverti a psicologia, fai 3 “test di realtà” che ti danno informazioni vere.

Test 1 — Energia: riesci a studiare davvero?

Per 4 settimane:

3 sessioni da 45 minuti a settimana (non di più)

su un materiale “tipo psicologia” (manuale introduttivo, neuro, psicopatologia base)
Se reggi e ti viene voglia di continuare, ottimo segnale. Se ti prosciuga, non è fallimento: è dato.

Test 2 — Motivazione: ti piace la materia o l’idea di cambiare vita?

Segna ogni settimana:

quanto ti interessa (0–10)

quanto ti pesa (0–10)
Se l’interesse resta alto anche con fatica, è “vero”. Se cala appena diventa impegnativo, era più fuga che vocazione.

Test 3 — Piano economico e lavorativo

Chiediti: vuoi psicologia per:

diventare psicoterapeuta? (lunghissimo)

lavorare in ambito sanitario/organizzativo? (altri sbocchi)

integrare competenze nella tua professione? (qui è potentissimo)

Perché esiste anche una via di mezzo: non mollare infermieristica, ma spostarti in ruoli più psicologici (educazione terapeutica, gestione cronicità, counseling in ambito sanitario, salute mentale come infermiera specializzata, coordinamento, formazione, case management). Spesso è più rapido e redditizio della “seconda laurea”.

5) Un’opzione spesso migliore (e più rapida)

Se la tua passione è “capire la mente” e aiutare, valuta prima:

Master/corsi seri in counseling sanitario, comunicazione clinica, motivational interviewing, psicoeducazione, gestione dello stress, relazione d’aiuto
Ti danno subito strumenti, aumentano valore professionale, e ti fanno capire se psicologia universitaria è davvero la tua strada.

Poi, se resta un sì pieno, la laurea diventa una scelta informata, non romantica.

6) La tua paura (“mente stanca”) è reale ma non definitiva

La mente è stanca perché vivi in un sistema che sprem e non restituisce. Se non cambi alcune condizioni (turni, riposi, recupero), qualunque percorso ti sembrerà impossibile.

Quindi la prima mossa, prima ancora dell’università, è una: recuperare margine. Anche piccolo.

ridurre extra-turni se puoi

proteggere sonno e giorni liberi

scegliere un ritmo di studio minimo e sostenibile

Conclusione chiara

Non decidere “psicologia sì/no” oggi. Decidi così:

fai 4 settimane di test (energia + interesse)

esplora una formazione breve in ambito relazione d’aiuto

nel frattempo costruisci un piano per uscire dal pezzo più tossico della tua organizzazione (reparto/turni)

Se dopo questi tre passi la spinta resta, allora sì: la laurea in psicologia non è perdita di tempo. È un progetto.

un caro saluto

Dott.ssa Maria Putynska Psicologo a Bergamo

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4 APR 2026

Buongiorno Nina e ringrazio per aver condiviso un pensiero così profondo e delicato.

Dalle sue parole emerge con molta forza quanto abbia investito, negli anni, nel tuo lavoro e quanto questo faccia parte della sua identità personale e professionale. Quando un ruolo che si ama inizia a non restituire più riconoscimento, valore o senso di appagamento, è comprensibile sentirsi confusi, stanchi e a volte in una fase di forte interrogativo.

Il fatto che dentro questa fatica continui ad esserci una parte di lei curiosa, viva e attratta da un altro ambito così significativo come la psicologia, potrebbe raccontare qualcosa di importante del momento che sta attraversando. Non sempre la confusione è segno di smarrimento: a volte è anche il linguaggio con cui emerge un bisogno di ridefinizione, di significato e di ascolto di sé.

Anche la paura che esprime rispetto al tempo, all’energia mentale e alla possibilità di “farcela” appare molto umana e profondamente comprensibile, soprattutto quando si arriva da anni di responsabilità, ritmi intensi e richieste continue.

Più che una scelta da giudicare subito come giusta o sbagliata, ciò che sta vivendo sembra il contatto con una parte autentica che chiede spazio, attenzione e riconoscimento.

Auguro di poterti concedere uno sguardo gentile su questo passaggio così importante.
Dott.ssa Martina Veneziano
Psicologa

MARTINA VENEZIANO Psicologo a Bellaria-Igea Marina

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3 APR 2026

Gentile amica,

le tue parole risuonano con una stanchezza che conosco bene: è la fatica di chi mette il cuore in un sistema che, troppo spesso, tratta i curanti come 'ingranaggi' e non come persone. A 31 anni, con 10 anni di trincea in ASL, la tua mente non è 'stanca' per mancanza di capacità, ma probabilmente per un esaurimento di senso.

La passione che nutri per la psicologia, che ancora porti con te dopo anni, non è solo una curiosità: è una chiamata della tua natura interiore. Nel mio lavoro di psicologa da oltre trent'anni, vedo spesso come il desiderio di cambiare rotta sia il tentativo dell'anima di sciogliere quei vincoli e quelle credenze negative (come il 'non sono in grado' o 'è troppo tardi') che bloccano il nostro destino.

Perché valutare questo 'Piano B'?

La tua marcia in più: Come infermiera, hai già una conoscenza profonda del dolore e della biologia. L'epigenetica oggi ci conferma che i pensieri e le emozioni possono 'accendere' o 'spegnere' i geni della guarigione. Tu hai già visto il corpo; ora senti il richiamo verso ciò che lo muove: la psiche.

La stanchezza come segnale: Non temere la tua mente stanca. La stanchezza svanisce quando nutriamo il nostro Flow, ovvero quando facciamo qualcosa che ci appassiona profondamente. Studiare psicologia non sarebbe un peso aggiunto, ma l'ossigeno per riaccendere la tua vitalità.

L'investimento su di sé: A 31 anni sei nel pieno della tua giovinezza professionale. Laurearsi non è mai una perdita di tempo se serve a smettere di sentirsi 'l'ultima ruota del carro' e a diventare protagonisti della propria professione.

Il mio consiglio è di non guardare l'intera montagna da scalare, ma il primo passo. Forse la tua insoddisfazione attuale è il terreno fertile da cui può nascere una nuova te stessa, capace di unire la competenza clinica alla sensibilità umanistica.

Come dico spesso ai miei pazienti: il modo migliore di prevedere il tuo futuro è crearlo.

Un caro augurio per la tua scelta,

Dott.ssa Maria Pandolfo

Maria Pandolfo Psicologo a Pisa

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3 APR 2026

Buongiorno Nina,
più che una “follia”, la sua domanda sembra portare con sé qualcosa di molto vivo: un interrogativo sul desiderio e sul senso del suo percorso.

Da ciò che racconta, da una parte c’è un lavoro che ama, ma che forse oggi la mette a confronto con una certa fatica, con un senso di non riconoscimento; dall’altra emerge una passione che torna, insiste, come se chiedesse spazio. In questi casi, la questione non è solo “cosa conviene fare”, ma cosa, per lei, sta cercando di trovare una via.

È possibile che questa “confusione” non sia solo un ostacolo, ma anche un momento prezioso: un punto in cui qualcosa che forse è sempre stato lì torna a farsi sentire con più forza. Come scrive Jacques Lacan, “il desiderio non cede”, anche quando le condizioni esterne sembrano scoraggiarlo.

Allo stesso tempo, i dubbi che porta (sulla stanchezza, sul tempo, sulle capacità) meritano di essere ascoltati, senza essere subito messi a tacere né seguiti ciecamente.

Forse la domanda potrebbe spostarsi leggermente: non tanto se sia giusto o sbagliato tornare all’università, ma cosa rappresenterebbe per lei questa scelta, quale posto verrebbe a occupare nella sua storia.

Se sente che questo interrogativo la attraversa in modo così intenso, un percorso psicologico (a mio avviso meglio se di orientamento psicoanalitico) può aiutarla ad approfondirlo e a orientarsi in modo più personale.

Le mando un saluto,
Dott. Valentino Moretto

Dott. Valentino Moretto Psicologo a Salerno

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3 APR 2026

Gentile utente, la sua "disperata confusione" è in realtà il segnale di una grande vitalità interiore: a 31 anni, dopo un decennio speso con dedizione al servizio degli altri, è profondamente umano sentire il bisogno di un nuovo "movimento" verso la propria realizzazione. Il suo interesse per la psicologia riflette quel sentimento sociale che già esprime come infermiera, ma con il desiderio di dare una nuova forma, più libera e valorizzata, al suo contributo per il bene comune. È naturale che i lunghi anni di studio la spaventino, ma non veda la sua mente come "stanca", bensì come una mente ricca di un'esperienza umana che nessun libro può sostituire: lei non riparte da zero, ma da una base solidissima di empatia e competenza. Questo desiderio di un "piano B" non è una perdita di tempo, ma un atto di coraggio verso se stessa e un modo per riprendere in mano il suo potere d'azione di fronte a un sistema sanitario che la fa sentire non riconosciuta. Si conceda la possibilità di esplorare questa strada un passo alla volta, senza l'ansia della meta finale, ricordando che la sua capacità di cura ha già dimostrato quanto lei sia in grado di affrontare sacrifici e sfide complesse: la sua curiosità è la bussola migliore per ritrovare quell'appagamento che merita.

Stefano Banfi Psicologo a Milano

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2 APR 2026

Buonasera Nina,
grazie per aver chiesto un parere e aver espresso un dubbio che è molto comune.
Laurearsi in psicologia non implica necessariamente svolgere la professione di psicologa clinica quindi la prima domanda da porsi è: che cosa mi piacerebbe fare? I rami della psicologia sono molti, si può lavorare in ambito clinico, della ricerca, del lavoro o anche specializzarsi in ambito forense etc. Una volta capito più o meno il ramo è possibile orientarsi sul tipo di percorso.
Attualmente laurearsi in psicologia per diventare psicologi clinici implica svolgere la laurea triennale (scienze e tecniche psicologiche) e la laurea magistrale (2 anni con un percorso più specifico). Una volta finita la magistrale (con l’abilitazione inclusa) è possibile valutare i master o la scuola di psicoterapia.
Sono tanti anni, è vero, ma è anche vero che se è una passione il peso lo si sente meno. Finché non si prova non si può sapere. Conosco personalmente molte persone che hanno iniziato e concluso il percorso in età adulta, il tutto è molto personale e soggettivo per cui si potrebbero valutare le risorse a disposizione e indirizzarti al meglio qualora ne sentissi la necessità, valutando anche le università online che possono essere una reale possibilità.
In conclusione potresti eventualmente provare con la triennale e poi decidere in futuro ciò che più ti appassiona.
Capisco la paura, ma quanto è forte la tua idea di provare e sentire se questa è la strada giusta?
La paura e l’ansia possono essere gestite; se hai bisogno di aiuto, sono a disposizione.

Valentina Romanello Psicologo a Firenze

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2 APR 2026

Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità i suoi pensieri e le sue paure.

Quello che emerge dalle sue parole è una doppia dimensione molto forte: da un lato l’amore autentico per il suo lavoro, che svolge con dedizione da anni; dall’altro una crescente fatica, legata non tanto alla professione in sé, quanto alle condizioni in cui è costretta a esercitarla e al mancato riconoscimento, umano ed economico.

È importante dare valore a questo senso di “non appagamento”: non è un segnale di fallimento, ma spesso un campanello che ci invita a rimettere in discussione alcuni equilibri e a chiederci di cosa abbiamo davvero bisogno per stare meglio.

Accanto a questo, emerge una passione che non è nuova né superficiale: l’interesse per la psicologia sembra accompagnarla da tempo, è qualcosa che ha già integrato nel suo modo di lavorare e di osservare gli altri. Questo è un elemento molto prezioso, perché non nasce da un impulso momentaneo, ma da una curiosità radicata.

Le paure che esprime sono assolutamente comprensibili: il timore di non farcela, la sensazione di avere una mente “stanca”, il dubbio che possa essere un investimento troppo grande. Tuttavia, a 31 anni non è affatto tardi per intraprendere un nuovo percorso, soprattutto se sentito. Molte persone scelgono di riorientarsi anche più avanti, portando con sé un bagaglio di esperienze che, nel suo caso, sarebbe estremamente coerente e arricchente anche per un futuro in ambito psicologico.

Forse, più che pensare subito a una scelta definitiva, potrebbe aiutarla immaginare questo percorso come un’esplorazione graduale: informarsi sui corsi, valutare modalità compatibili con il lavoro (come percorsi part-time o online), magari iniziare a frequentare qualche lezione o approfondimento per capire come si sente “dentro” questa esperienza.

Non si tratta di scegliere tra tutto o niente, né di abbandonare ciò che è stato costruito finora, ma di concedersi la possibilità di integrare una parte di sé che chiede spazio.

La domanda più utile, forse, non è “ce la farò?”, ma “cosa succede se non ci provo?”. A volte il rischio più grande è restare fermi in un’insoddisfazione che, nel tempo, può diventare ancora più pesante.

Resto a disposizione, anche per consulenze online, se desidera approfondire questa fase di scelta e orientamento in modo più personale.

Un caro saluto,
Psicologa Alessia Mariosa
(ricevo anche online)

Alessia Mariosa Psicologo a Milano

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2 APR 2026

Salve Sig.ra Nina,
Essendo lei già una professionista che lavora in un servizio alla persona, sono portato a dire che la sua ambizione sembra ben riposta. Il mestiere dell’infermiere è molto complesso anche per le competenze psicologiche che esso comporta, quindi lei sembra essere sulla buona strada, e questo è già un primo punto a suo favore. Il fatto poi che lei abbia questo desiderio e che vorrebbe esaudirlo, è un secondo vantaggio, quello cioè di voler seguire un proprio sogno che può diventare progetto. Il progetto è qualcosa che rende vivi e orienta nel futuro rilanciando il proprio essere, quindi è importante che ciò sia emerso nella sua vita ora. Potrebbe essere parte di un suo ambito creativo. È la creatività è una delle dimensioni più ricche della vita. Per quanto riguarda la possibilità di farcela, è vero che la facoltà di Psicologia è complessa e 5 anni non sono pochi, ma credo che lei possa riuscirci se lo vorrà.
Buon coraggio e buon inizio!
Dott. Pietro Salemme

Dott. Pietro Salemme Psicologo a Roma

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2 APR 2026

Quello che stai vivendo è molto più comprensibile di quanto pensi e non ha nulla a che fare con una tua “debolezza” o incapacità. Quando una persona ama profondamente il proprio lavoro ma si sente costantemente svalutata, sovraccaricata e poco riconosciuta, si crea una frattura interna: da una parte la passione, dall’altra la fatica emotiva. È una tensione che, col tempo, porta proprio a quel senso di confusione e insoddisfazione che descrivi.
Il punto importante è questo: non stai scappando da qualcosa, stai iniziando a chiederti come prenderti cura anche di te stessa, dopo anni in cui ti sei presa cura degli altri.

Il fatto che tu senta ancora viva la curiosità per la psicologia, dopo dieci anni di lavoro impegnativo, non è un dettaglio. È un segnale. Non nasce dal nulla e soprattutto non nasce dalla stanchezza, ma da una parte autentica di te che è rimasta attiva nonostante tutto. Questo dice molto sulla direzione che senti tua.
La paura che descrivi è altrettanto normale. Non è tanto la paura dello studio in sé, ma quella di non farcela con le energie che senti di avere oggi. Però c’è una cosa importante da considerare: la mente “stanca” non è una mente incapace, è una mente sovraccarica. È molto diverso. In un contesto più scelto, più tuo, spesso le risorse tornano fuori.
In più, non parti da zero. Hai già una formazione sanitaria, hai esperienza diretta con le persone, con la sofferenza, con le dinamiche relazionali. Tutto questo, in psicologia, è un patrimonio enorme. Non saresti una studentessa qualunque, ma qualcuno che porta dentro già una comprensione concreta dell’essere umano.
Il dubbio che sia “una perdita di tempo e soldi” è legittimo, ma forse la domanda da spostare è un’altra: quanto ti costerebbe, tra qualche anno, non averci provato? Perché spesso il rimpianto pesa più della fatica.

Non devi per forza decidere tutto subito. Puoi anche pensare a questo percorso non come un salto nel vuoto, ma come un avvicinamento graduale. Informarti, magari iniziare con un esame singolo, capire come ti senti nello studio, senza caricarti subito dell’idea di “devo arrivare fino in fondo”. Questo toglie molta pressione e ti permette di ascoltarti davvero.
E c’è un’altra cosa che voglio dirti con molta chiarezza: il fatto che tu dubiti di te non significa che tu non sia in grado. Significa che sei stanca e che, probabilmente, da troppo tempo nessuno valorizza davvero quello che fai.

Dott. Mirko Manzella Psicologo a Noventa Padovana

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1 APR 2026

Buonasera Nina,
nel corso della vita può accadere, ed è spesso un passaggio del tutto naturale, che emerga un bisogno di fermarsi e rileggere il proprio percorso: guardare ciò che si è costruito con impegno e chiedersi se quella strada rappresenti ancora ciò che siamo oggi. Dalle sue parole si percepisce chiaramente quanto la scelta di diventare infermiera sia nata da una spinta autentica verso la cura, coltivata nel tempo con dedizione e responsabilità.
Quella stessa spinta, però, non sembra essersi esaurita: piuttosto, appare come se stesse cercando nuove forme per esprimersi. L’interesse per la psicologia che descrive non ha il sapore di qualcosa di improvviso, ma di un filo che è rimasto vivo e che ora chiede spazio.
Questi momenti di ridefinizione possono essere attraversati in modi diversi: a volte con gradualità, altre volte portano con sé il desiderio - o la necessità - di cambiamenti più impegnativi. È comprensibile che questo la esponga a dubbi e timori, soprattutto quando la prospettiva sembra quella di “ripartire da capo”. In queste fasi è facile che si affacci anche una certa amarezza e che il pensiero scivoli verso l’idea di aver sbagliato qualcosa o di stare perdendo tempo.
Allo stesso tempo, mi sembra importante sottolineare che non sempre si tratta di un fallimento o di un azzeramento. Piuttosto, potrebbe essere letto come un’evoluzione: ciò che ha costruito finora non viene annullato, ma può trasformarsi e trovare nuove direzioni. Anche il suo sguardo sul lavoro e su di sé sta cambiando, e questo inevitabilmente modifica il valore e il significato delle esperienze.
È vero che il contesto lavorativo che descrive è complesso e spesso poco riconoscente, e questo pesa. Tuttavia, ciò che colpisce è che, mentre molti cercano un modo per adattarsi, lei sente un movimento interno che la porta a immaginarsi altrove. Questo non la rende fragile, ma probabilmente più in ascolto di sé.
Forse, più che trovare subito una risposta definitiva, potrebbe esserle utile concedersi il tempo di attraversare questo passaggio, senza forzarlo né bloccarlo. Le domande che porta non chiedono necessariamente una decisione immediata, ma uno spazio di ascolto.
Le auguro di poter seguire questo processo con rispetto per se stessa, trovando una direzione che senta davvero coerente con ciò che è oggi, qualunque forma essa prenda.

Cordialmente,
Dott.ssa Psicologa Clelia Devoto

Clelia Devoto Psicologo a Sarzana

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1 APR 2026

Ciao, Nina. L’insoddisfazione che provi per il tuo lavoro ha fatto nascere in te il desiderio d’iniziare un nuovo percorso di studi. Non c’è nulla di male nel perseguire un sogno e per farlo è importante credere che, nonostante gli ostacoli che normalmente possono essere presenti sul cammino perché siamo umani, alla fine ciò che vogliamo non sia impossibile da raggiungere. Se sei motivata nel voler cambiare vita fai benissimo ad intraprendere una nuova strada: è un grande atto di coraggio mettersi in discussione e cambiare una situazione che non ci rende felici, invece di perseverare nello scontento.

Cordiali saluti,
Dott.ssa Ornella Esposito.

Ornella Esposito Psicologo a San Giorgio a Cremano

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1 APR 2026

Buongiorno, grazie per aver condiviso con così tanta chiarezza questo momento di 'disperata confusione'.
​Leggendo le tue parole, emerge un forte contrasto: da una parte l’amore profondo per la cura e per il tuo lavoro, dall’altra il senso di frustrazione nel sentire che il tuo valore non viene riconosciuto dal sistema (la ASL, lo Stato, la società). Sembra che l'idea della Psicologia non sia solo un 'Piano B', ma un modo per dare spazio a quella parte di te, curiosa e vitale, che oggi si sente schiacciata da turni e sacrifici.
​È normale che i dubbi e la 'stanchezza della mente' si facciano sentire: sono i segnali di un sistema che sta cercando di proteggersi. Più che una perdita di tempo, questa tua riflessione sembra un tentativo importante di riappropriarti del tuo futuro.
​Ti propongo di esplorare insieme, non tanto 'cosa' fare, ma come questa nuova prospettiva ti fa sentire rispetto all’immagine che hai di te stessa. Che significato darebbe alla tua fatica attuale l'inizio di questo nuovo percorso?
​Un caro saluto.

Dott.ssa Elena Mammone Psicologo a Parma

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