Rifiuto per il cibo

Inviata da Giulia · 12 ott 2020

Scrivo qui disperata perché non so da dove cominciare a risolvere il mio problema. Da marzo, da quando siamo stati costretti in casa ho iniziato a mangiare poco, abbandonata l'attività sportiva che facevo 3 volte a settimana e le mie passeggiate in montagna mi sono sentita malissimo. Finito il lockdown non ho avuto né l'energia di ritornare a fare CrossFit né il tempo perché dovevo prepararmi per un test di accesso all'università per fortuna superato con successo.
Il problema è che mi manca l'appetito. Mangio perché devo mangiare, cerco di sforzarmi ma dopo poco inizia a venirmi la nausea. Vorrei capire se potrebbe essere un problema psicologico e se c'è un modo giusto di provare a risolverlo. Mi sono appena lasciata col mio ragazzo con cui sentivo di non stare bene perché non davvero innamorata. Per tutto il tempo in cui siamo stati insieme apparentemente bene, io sentivo un senso di oppressione e volevo solo liberarmi di quella relazione ma ogni volta che ci provavo, lui mi convinceva che in realtà stavo bene con lui. Non so bene nemmeno se il problema fosse la relazione con la persona sbagliata o qualcosa che magari riguarda solo me stessa che di conseguenza mi fa cercare sempre cose che non vanno anche quando le cose vanno bene (soprattutto difetti dell'altra persona o incompatibilità) Fatto sta che prima di fidanzarmi io mangiavo e mi piaceva anche cucinare, andavo in palestra, mi prendevo cura di me. Ora è diventato impossibile per me sforzarmi di mangiare, cerco di rimediare con frullati di frutta e pastina buttata giù velocemente prima di avere la nausea ma non posso continuare così. Fin da piccola e adolescente quando ero triste avevo un rifiuto verso il cibo. Ho 21 anni, un fisico esile e da marzo ho perso 9 kg pesando ora 49 kg x 172 cm. In alcuni periodi sono riuscita a recuperare qualche chilo per poi riperderli e ora mi sento stremata da questa situazione, complice una famiglia che da una vita mi mette il panico per il peso. Penso di avere un carattere un po perfezionista che non mi permette di sentirmi davvero entusiasta e soddisfatta quando ottengo buoni risultati e forse questo influisce nel mio rapporto con il cibo, ora superato il test di ingresso all'università dei miei sogni, non sono poi tanto entusiasta, e sicuramente non soddisfatta del punteggio.

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Miglior risposta 12 OTT 2020

Cara Giulia,

emozioni e rapporto con il cibo sembrano strettamente correlate da ciò che ci racconti e da quello che tu stessa noti.

Il cibo che introduciamo può diventare uno strumento inconsapevole per controllare alcuni aspetti della nostra vita. Mi spiego meglio:
se gli aspetti della propria vita che riguardano i rapporti sentimentali, la soddisfazione personale, le relazioni con gli altri non sono così semplici da gestire, mangiare e quanto mangiare invece dipendono solo da me. Poter io controllare il cibo che introduco nel mio corpo, inizialmente mi dà una piacevole sensazione perché mi consente di: 1) distogliere la mente dalle vere difficoltà in quel momento; 2) darmi l'idea che sia ancora capace di governare e controllare qualcosa.

E' possibile che il lockdown abbia interrotto routine e abitudini in cui avevi trovato un equilibrio, da cui traevi soddisfazione ed energia. L'interruzione di queste abitudini e l'esserti trovata chiusa in casa "senza regole", forse ti hanno fatto perdere quei punti di riferimento che mantenevano questo equilibrio.

La cosa che leggo positivamente però è che, in questo periodo di malessere, tu abbia trovato la forza per interrompere un rapporto che sentivi finito da tempo, che opprimeva e incatenava.

I dubbi però si sono ben presto insinuati: "Sarò io sbagliata?", "Forse andava tutto bene ma sono sempre io a trovare il negativo in ciò che, invece, non lo è?"
Che terribile dubbio e, in un momento in cui mancano certezze e stabilità, questo aumenta ancora di più il senso di precarietà e il bisogno di controllo, di sentirsi capaci e adeguati.
In questa situazione, che percepisci come tristezza, si innesca il meccanismo di rifiuto del cibo.

Non ti conosco quindi non posso sapere se sei tu a trovare i difetti per rovinare i rapporti, ma so per certo che se in una relazione sento di non amare l'altra persona, mi sento oppressa e non libera, in una frase NON STO BENE, allora la cosa più giusta da fare è quella che hai fatto tu: lasciare questa persona perché, per quanto meravigliosa possa essere, se non mi sento bene io non è la persona giusta per me.

Cara Giulia, ti consiglio di pensare meno a cosa non va in te (rapporto con il cibo, rapporto con gli altri) e mi concentrerei maggiormente sul presente. Sei entrata nella facoltà che desideravi (chi se ne importa con quale punteggio, l'unico obiettivo era entrare), ti sei liberata di un rapporto "pesante", hai tutto davanti.

Un altro consiglio è di rivolgerti ad un terapeuta cognitivo-comportamentale che possa aiutarti a superare questo periodo in cui ti senti un po' giù di umore e, insieme al terapeuta, affrontare un po' più a fondo il rapporto tra tristezza-restrizione alimentare-bisogno di controllo.

Un caro saluto

Antonella Zangari Psicologo a Milano

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12 OTT 2020

Cara Giulia, quello che possiamo dire é che piú fattori intercorrono a causare la Sua condizione, e il fatto che La riporti con lucidità e consapevolezza, e soprattutto con il desiderio di superare questo malessere, é una risorsa e un passo che Le consentiranno di risolvere la problematica stessa. Chieda aiuto ad una figura psicologica che L'aiuti ad elaborare e mettere a posto i Suoi vissuti, dando un significato che La renda piú forte e piú capace di gestire positivamente se stessa, con tutto ciò che La riguarda, per raggiungere il benessere che merita.
Buona fortuna.
Dr.ssa Amanda D'Ambra.

Dr.ssa Amanda D'Ambra Psicologo a Torino

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12 OTT 2020

Buongiorno Giulia. In presenza di sintomatologia organica (nausea e mancanza di appetito, nel Suo caso) è sempre opportuno un consulto medico, come stabiliscono le linee guida professionali. Detto questo, il fatto che Lei ritrovi questa modalità di sentir-si come propria e comune nella Sua storia di vita, orienta certamente verso un aspetto psicologico. Lei mette diversi topic in campo: l'aspetto di insoddisfazione di sè, il rapporto con l'Altro e il modo in cui cambia il rapporto con il cibo di conseguenza, l'aspetto universitario. Tutto questo va indagato con opportuno colloquio clinico per comprendere cosa La sta mettendo in scacco e perché utilizza la fame come modo di sentirsi e di tornare a sè. Consiglio di contattare uno psicoterapeuta e iniziare un percorso, anche come importante primo passo per tornare a prendersi cura di sè. In bocca al lupo, a disposizione, cordialità. DP

Dott. Daniel Michael Portolani Psicologo a Brescia

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