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Inviata da Carlo86 · 24 ott 2019

Buongiorno,
sono Carlo, 33 anni. Vi contatto che chiedervi un consiglio. Mio padre ha 64 anni e, circa 20 anni fa, venne colpito da aneurisma cerebrale. A questo seguirono, negli anni successivi, altri due episodi di più lieve entità. A Seguito di tali problematiche ottenne la pensione di invalidità. È autosufficiente e non presenta disabilità o ritardi cognitivi, ma dopo la pensione sono subentrati problemi di sovrappeso, problemi urologici che lo portano a frequenti problemi di incontinenza e a tutto questo si aggiunge una sua continua degenerazione dal punto di vista della cura personale; non vuole lavarsi nonostante le ripetute esortazioni (che con l'inconveniente dell’incontinenza il problema si accentua) e non vuole seguire una dieta adeguata. Tutto questo non sta facendo bene neanche a mia madre che ci vive insieme e che sta veramente entrando in un tunnel depressivo vedendolo in questa situazione.
siamo veramente in difficoltà, cosa mi consigliereste di fare?
Grazie mille

Carlo

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Miglior risposta 25 OTT 2019

Gentile Carlo,
le consiglio di insistere con sua madre affinchè intraprenda un percorso di sostegno psicologico che le dia gli strumenti per fronteggiare la situazione evitando di scivolare nella depressione.
Ovviamente anche agli altri componenti del nucleo familiare (incluso suo padre) gioverebbe un sostegno psicologico.
Cordiasaluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo linico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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29 OTT 2019

Gentile Carlo, credo sia importante innanzitutto non colpevolizzare suo padre, né sottoporlo a pressioni eccessive: è probabile che tutti i problemi derivino non tanto dalla sua volontà, ma, purtroppo, da un disturbo depressivo. Non è che si smetta di lavarsi senza un motivo. D'altra parte, essendo dipendente, dovrebbe accettare una dieta corretta, magari con l'appoggio di un medico di cui si fida e con un aiuto professionale. Penso anch'io, come il Collega, che la persona da aiutare di più sia sua madre, che dovrebbe appunto ricevere un sostegno professionale. Ciò vale anche per Lei, se è il caso.
Un cordiale saluto
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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29 OTT 2019

Buongiorno, Carlo.
Comprendo la preoccupazione per i propri genitori così come il desiderio di poterli aiutare. Più che lecito, dunque, valutare i tipi di intervento sia per meglio comprendere questa trascuratezza paterna sia per sostenere la mamma. La trascuratezza potrebbe inserirsi in quadro depressivo oppure di degenerazione cognitiva oppure di entrambe. Si potrebbe o poi solare prima di tutto col medico di base per poi pensare ad una valutazione cognitiva presso alcune strutture anche pubbliche che seguono gli anziani. Non sapendo da dove scrive è difficile essere più precisa. In modo che così si possa meglio comprendere la natura del comportamento di trascuratezza. Già fare questo passo potrebbe aiutare la mamma, la quale comunque però resterebbe sempre coinvolta in un quotidiano impegnativo. Per questo motivo, quindi, penserei ai gruppi di sostegno per i caregivers ma anche ad un aiuto domiciliare, magari un oss uomo o un infermiere, che venendo a casa possa occuparsi con competenza e professionalità del papà alleggerendo la mamma da certe fatiche. Spero di averle dato qualche spunto...

Dott.ssa Ilaria Gisondi Psicologo a Trezzano sul Naviglio

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25 OTT 2019

Salve consiglio una valutazione psicodiagnostica e conseguentemente una psicoterapia .

Dott.ssa Marianna Vicidomini Psicologo a Angri

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25 OTT 2019

Buongiorno Carlo,
innanzitutto le dico che mi dispiace per la sua situazione, immagino quanto sia difficile cercare di gestire una situazione tanto pesante. Naturalmente una educazione pratica ed emotiva su come gestire le difficoltà di suo padre potrebbero essere molto importanti per prevenire disagi psicologici a chi si prende cura di lui. Inoltre, sarebbe importante anche trovare dei momenti in famiglia che vadano oltre le difficoltà che state vivendo, anche pochi minuti della giornata dove vi impegnate a vivere piccoli momenti di tranquillità dove i disagi non vengano messi in primo piano!

Dott.ssa Vincenza Cetrangolo Psicologo a Roma

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24 OTT 2019

gentile Carlo,
sicuramente l'assistenza ad una persona, che sia autosufficiente o no, richiede tempo e pazienza, è coinvolge non solo la persona assistita e colei o colui che presta assistenza ma molto spesso coinvolge l intero nucleo familiare. inoltre la necessità di cure continue che la persona che deve essere assistita richiede mette a dura prova le risorse fisiche e psicologiche della persona che le presta assistenza, e proprio per questo motivo molto spesso coloro che prestano assistenza potrebbero avere bisogno di aiuto anche loro, sotto forma, ad esempio, di sostegno psicologico da parte di un esperto.
spero di essere stata di aiuto.
dottoressa Laura Lupi.

Dott.ssa Laura Lupi Psicologo a Firenze

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