Relazione terapeutica

Inviata da Anonimo il 23 gen 2018 Psicoterapia

Salve specialisti,
da circa 1 anno sono in terapia presso uno psicoterapeuta (psicoterapia analitica) per questioni varie riguardanti la mia sfera personale ed emotiva.
Premetto che non conoscevo ed ignoravo quasi totalmente le dinamiche della terapia psicologica, non conoscevo le basi teoriche della psicologia o della psicoterapia.
Dall’inizio del mio percorso mi sono appassionata ad esse e quando posso mi informo attraverso la rete.
Alcune curiosità però non hanno ancora trovato soddisfazione: molti specialisti ritengono che il cosiddetto “transfert e controtransfert” sia utile alla terapia e ancor di più alla piena coscienza di sè da parte del paziente.
Aggiungo che per il momento non è il mio caso, ma come può uno spostamento d’affetto tale, talvolta sconvolgente, produrre effetti positivi al rapporto terapeutico?
Secondo la deontologia uno psicoterapeuta può volontariamente cercare di “produrre” questo effetto a fini terapici?
Questo fenomeno può verificarsi anche qualora il terapeuta e il paziente siano dello stesso sesso ?
Ringrazio quanti di voi cercheranno anche in minima parte di assolvere il mio dubbio.

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Cerco di risponderle nel modo più semplice possibile. Il transfert è un meccanismo con il quale, senza rendercene conto, riviviamo (ossia trasferiamo), sentimenti, pensieri e comportamenti che abbiamo sperimentato in una relazione del passato (spesso con le figure genitoriali) su una relazione presente. Faccio un esempio molto semplice: se una persona ha avuto un genitore che raramente ha accolto le sue richieste e quindi è giunta a limitarle aspettandosi sempre un rifiuto, quella persona avrà difficoltà a chiedere qualcosa alle persone e in particolare al proprio terapeuta (ad esempio lo spostamento di una seduta) perché sarà convinta che il terapeuta glielo negherà. Se il paziente ha avuto una madre che ad una richiesta a lei non gradita risvegliava sensi di colpa, penserà che il terapeuta si offenderà o addirittura (in alcuni casi) che non vorrà più seguirlo perché un “bravo” paziente non avanzerebbe alcuna richiesta. Questo, è il transfert. Compito del terapeuta è vederlo ed aiutare la persona a fare altrettanto dimostrandogli che lei/lui (terapeuta) non è quella figura genitoriale, che si comporta in modo del tutto diverso e che quindi le aspettative negative del paziente legate al passato vanno separate dalle relazioni presenti. Per poter fare questo è necessario però che il paziente segua una delle regole fondamentali che è quella di dire sempre al terapeuta quello che pensa, in special modo in tutti quei casi nei quali percepisce che il dirlo gli provoca difficoltà, imbarazzo o malessere. Per rispondere alle altre sue domande: il transfert riguarda il paziente, il controtransfert riguarda il terapeuta ma qui scenderei in aspetti tecnici che evito. Il transfert si verifica anche quando terapeuta e paziente sono dello stesso sesso e gli esempi che ho fatto lo mostrano. Se poi il suo pensiero è riferito ad un transfert di tipo amoroso-sessuale la risposta è anche in questo caso affermativa. Questa è una risposta scritta ma se avessimo affrontato questo tema in un colloquio le avrei chiesto: come mai parla di uno spostamento d’affetto “sconvolgente” se non lo ha mai provato? Concordo quindi con il collega consigliandole quindi di porre le domande poste qui alla sua terapeuta.
Dott.ssa Maria Pichi
Psicologa psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico

Dott.ssa Maria Pichi Psicologo a Roma

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Carissima Anonimo419,
Il tuo dubbio è interessante. La dinamica del transfert è controtranfert in realtà si genera ed è un meccanismo perlopiù inconscio. È chiaro che una terapeuta o un terapeuta sia a conoscenza di ciò che gli sta accadendo in terapia. Ma le dinamiche interiori a volte emergono senza volontariamente generale. In poche parole, le suggerisco di lasciarsi guidare dalla sua terapeuta perché, intanto, vi è tra voi una fiducia di base, ma anche perché lei ha scelto una professionista che sa cosa fare. Per soddisfare le sue curiosità potrà sicuramente andare in rete ma stia attenta a ciò che trova scritto perché a volte fa tanta paura..senza motivo.
In bocca al lupo per il suo percorso
Cordiali saluti.
Dott.ssa Gabriella Ruggeri (Messina)

Dott.ssa Gabriella Ruggeri Psicologo a Messina

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credo abbia frainteso il significato di transfert e controtransfert. Ogni relazione presenta un transfert e un controtransfert , anche quelle amicali e quelle professionali per intenderci.
La differenza è che lo psicoterapeuta nella sua formazione sa , o dovrebbe sapere riconoscere i contenuti delle translazioni e delle controtranslazioni ( mi appoggio a Kohut data la mia formazione). Riconoscendone contenuti e relazione tra i contenuti riesce a restituire all’esperienza psicoterapeutica una risorsa creativa che permette alla relazione di divenire terzo oggetto originale.

Non ritengo opportuno addentrarci in questa sede in approfondimenti che richiederebbero tempo e spazio. Inoltre il focus del forum riguarda le difficoltà personali. Le domando invece se esiste nella domanda che pone qualche elemento di chiarimento che viene da lei ricercato nel rapporto col suo psicoterapeuta ma che non si è sentito di affrontare con lui.

saluti,
dott.re Lorenzetto Claudio
psicologo psicoterapeuta

Dott.re Lorenzetto Claudio Psicologo a Ferrara

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