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Relazione con un bipolare: paure, dubbi, speranze

Inviata da Elettra il 3 gen 2019 Disturbo bipolare

Buonasera,
vi scrivo per chiedervi gentilmente un confronto, a proposito della mia relazione con un uomo bipolare.

Premetto che io sono giovane, ho 26 anni, mentre lui ne ha 15 in più di me, e inizio raccontandovi brevemente la nostra storia: stiamo insieme ormai da 8 mesi, ma ci siamo conosciuti quasi due anni fa. Io gli sono piaciuta fin dalle prime volte che ci siamo incontrati per lavoro ma io, nonostante ricambiassi, mi tenevo a distanza e frenavo, perché preoccupata dalla sua malattia, di cui mi ha parlato dopo le prime uscite, e, in maniera minore, anche dalla notevole differenza d'età fra noi due.
Così siamo stati solo amici per circa un anno, fino a che, (dopo averci pensato tanto su, essermi documentata sulla sua malattia e fatta tante domande su me stessa e su cosa desidero da una relazione) mi sono resa conto di volergli così tanto bene da voler almeno provare stare con lui e vedere se funzionava!

Ed eccoci qui, sono passati 8 mesi da quando stiamo insieme, e io sono innamorata di lui, che è una persona dolcissima, premurosa ed estremamente sensibile. Mi fa sentire importante e amata come mai prima d’ora e io desidero più di tutto riuscire a stargli vicino e dargli tutto il mio amore e il mio supporto.

Lui è malato da circa 15 anni, all’inizio le diagnosi erano di disturbo schizoaffettivo e manie di persecuzione, poi la diagnosi è stata modificata in disturbo bipolare (non so di quale tipo).

Nonostante questo però, che gli ha fatto passare dei momenti molto difficilii e anche ricoveri in ospedale, ha un lavoro, amici... si è costruito una sua vita insomma, ed è una bellissima persona.

Attualmente si cura giornalmente con Litio e antipsicotico e sta bene, ma in passato so che ha interrotto più volte le cure: ecco spiegate le crisi più gravi e l'ultimo ricovero, di poco precedente all'inizio della nostra storia.

Questo è un primo problema su cui mi interrogo: ho paura che smetta di curarsi perché sta meglio e vuol farcela da solo ma poi, come l'ultima volta di cui mi ha parlato, la situazione precipiti e diventi fuori controllo, magari anche per me stessa che gli sono vicina.

Come posso supportarlo al meglio da questo punto di vista ed aiutarlo a curarsi stabilmente? E c'è speranza di guarire dal disturbo bipolare o comunque arrivare a non aver davvero più bisogno di farmaci?

Chiaramente ogni persona è unica e ha la sua storia, quindi so di non potermi aspettare via internet niente di più che una risposta generica.

Io desidero tanto dargli il mio amore, la mia vicinanza, ma mi chiedo se, nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare, riuscirei a tutelarmi e a pensare anche in modo saggio al mio bene.

E un'ultima domanda che vorrei farvi è cosa ne pensate della possibilità di costruire in futuro una famiglia con lui. Non ora, ma se tra qualche anno volessi avere dei figli? Ho letto che, al di là della condizione del paziente più o meno buona, c'è innanzitutto una buona probabilità che i figli ereditino questo disturbo per via genetica. Oltre al fatto della differenza di età... ma anche tra i miei genitori ci sono tanti anni perciò mi faccio meno problemi.

Mi sento, lo ammetto, un po' piccola e un po' sola di fronte a queste domande!
Eppure sento il bisogno di pormele e soffro al pensiero che, per esempio, un figlio (in un futuro abbastanza lontano eh!) potrebbe essermi precluso con lui. Perché questa per me è una storia importante e non una cosa così, tanto per fare!

Vorrei insomma, se possibile, il parere di un esperto, che mi aiutasse a capire meglio a cosa potrei andare incontro e mi rassicurasse sulla possibilità di vivermi questa storia d’amore, che al momento mi sta dando tanta gioia.

Spero che possiate aiutarmi e rispondermi, grazie mille di cuore in anticipo.
Buona serata e un cordiale saluto.

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Carissima,
dal disturbo bipolare non si guarisce, si devono prendere stabilizzatori dell'umore in continuazione, rivedendo la terapia se la persona sta meglio o peggio. Questo lo si ottiene andando regolarmente dallo psichiatra. Lei può stare vicina a questa persona cercando, con affetto e senza essere invasiva, di convincerlo a prendere sempre i farmaci.
Ma deve anche considerare che nel passato questa persona ha più volte interrotto l'assunzione di farmaci con conseguente ricovero: lei è disponibile a correre questi rischi? Come pensa che reagirebbe? Si chiede perché ha scelto proprio questa persona con un disturbo così grave? MI sembra utile riflettere su se stessi.
MI faccia pure delle domande se ne ha bisogno!

Dott. Angelo Feggi - Psicoanalista Genova

Dott. Angelo Feggi Psicologo a Genova

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Gentile Elettra,
se lei è innamorata di questa persona allora vedrà tutto alla luce del suo sentimento ed è questo che poi dà un significato e un peso alle sue decisioni.
Comunque, per cercare di rispondere alle sue domande, il disturbo bipolare generalmente viene curato sia con farmaci che con psicoterapia e non può essere esclusa la possibilità di lunghi periodi di benessere o addirittura di guarigione definitiva per quanto poco probabile.
Se lei davvero desidera vivere con quest'uomo, a mio parere non ha senso che si faccia domande su cose riguardanti un futuro che nessuno può prevedere con certezza (inclusa la possibilità di avere da lui un figlio che non sviluppi questo disturbo che ha cause multifattoriali).
Purtroppo o per fortuna, ognuno di noi è chiamato nel corso della vita ad assumersi o meno delle responsabilità che non può delegare ad altri.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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Gentile Elettra, comprendo le sue preoccupazioni ma sono troppe domande! Non possiamo prenderci questa responsabilità. Lei ha bisogno di una consulenza professionale per valutare tutto un insieme di cose. Per il resto concordo con il Collega dr. Feggi. Purtroppo il disturbo bipolare non guarisce, però quante persone oggi convivono con una malattia cronica ben più grave? Quindi se veramente tiene a quest' uomo mi sembra che siano difficoltà superabili. Ognuno di noi vorrebbe stare bene e non prendere farmaci, ma a volte sono necessari. Invece si potrebbe valutare se fosse possibile diminuire i farmaci con l'aiuto di rimedi naturali, per esempio ansiolitici, come faccio io nel mio lavoro, ma occorre rivolgersi a professionisti con molta esperienza.
Un cordiale saluto
dr. Leopoldo Tacchini

Dott. Leopoldo Tacchini Psicologo a Firenze

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