Rapporto padre-figlio

Inviata da Alberto · 5 ott 2015 Psicologia sociale e legale

Buon pomeriggio, mi chiamo Alberto, sono un ragazzo di anni 22 che lavora insieme a suo padre. Il lavoro di per se potrebbe anche essere stimolante , ma mio padre me lo fa odiare un pò .
Lui usa sempre degli aggettivi poco carini nei miei confronti ogni volta che commetto un errore, mentre quando faccio qualcosa di buono gli elogi non arrivano mai.
Spesso poi è irrascibile e se la prende un pò con chi gli capita a tiro .
Non sopporterò più a lungo questa situazione, sto pensando di licenziarmi ma non ci riesco.
Ogni giorno fantastico e mi provo ad immaginare in un ambito sempre diverso , ma poi la sicurezza dello stipendio a fine mese mi fa desistere.
Inoltre mi sentirei in colpa a lasciarlo da solo.
Purtroppo è da quando sono adolescente che ho questo rapporto un pò conflittuale. lui si sente superiore a tutti e da aggettivi anche al resto dei familiari .
Gli voglio bene per carità e non ci ha mai fatto mancare nulla , ma non è sicuramente il modello di padre affettuoso e comprensivo .
Questa situazione non è molto sostenibile, vorrei un vostro parere.
Grazie.

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Miglior risposta 6 OTT 2015

Caro Alberto,
il mio parere è che ti gioverebbe molto una esperienza di psicoterapia per poter raggiungere almeno due importanti obbiettivi da poter usare contemporaneamente sia nella relazione con tuo padre che in quella con le altre persone in generale.
Il primo obbiettivo è "aumentare la tolleranza alle frustrazioni" che nel caso di tuo padre vorrebbe che non te la prendessi troppo per qualche rimprovero quando sbagli e/o mancato elogio quando fai bene perchè questo attiene al suo carattere plasmatosi attraverso tutti gli eventi della sua vita parte dei quali, sicuramente spiacevoli, ti sono ignoti.
Il secondo obbiettivo è "acquisire una maggiore assertività" che ti faccia riconoscere che il rimprovero può essere giusto quando sbagli ma che ti faccia restituire a lui che quando invece fai bene è altrettanto giusto che ti elogi
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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7 OTT 2015

Caro Alberto, purtroppo, come dice il proverbio, gli amici si possono scegliere, i parenti no. Insomma è ben difficile che Tuo Padre cambi il suo modo di relazionarsi con te. E' più realistico accettarlo così come è, se riesci a sopportarlo.
La cosa migliore è di cercare in Te la forza per porti nei suoi confronti in una posizione di minor dipendenza emotiva. E' più facile da dirsi che da farsi. Ma è possibile. Più facilmente con il supporto di un bravo psicologo. Inoltre un Tuo mutato sentimento sarà di aiuto anche a Tuo padre. Anche lui ne avrà un beneficio. E' un discorso un pò complesso, ma considera che un gruppo familiare è un pò come un orologio, se cambia il movimento di una rotella, anche la pùpiccola, cambia anche il movimento di tutte le altre. Cordialmente Dr. Marco Tartari

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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6 OTT 2015

Caro Alberto,
in generale, non è cosa semplice rendersi assertivi se non si ha raggiunto un livello di autonomia economica unita a quella emotivo-affettiva. La prima, da te apparentemente raggiunta, non può mescolarsi con la subordinazione agli aspetti caratteriali di un padre/capo. Un sostegno psicologico di persona è quello che ti ci vuole per il raggiungimento di una emancipazione emotiva e questo potrebbe combinarsi sinergicamente con la ricerca di una attività esterna accompagnata dal trovare una abitazione per conto tuo, se ancora non hai iniziato a farlo. Andare avanti così, sarebbe come cercare la via d'uscita in un vicolo cieco. Non mi dilungo, già i colleghi che mi hanno preceduta, hanno espresso più che sufficientemente il loro punto di vista. Resto, comunque a tua disposizione, se vuoi, per ulteriori comunicazioni. Auguri
Dott.ssa Carla Panno
psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Carla Panno Psicologo a Milano

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6 OTT 2015

Carissimo Alberto
La situazione in cui ti trovi,non ti permette di crescere,renderti indipendente e autonomo anche rispetto ad eventuali scelte future.Capisco che la sicurezza lavorativa,in questo periodo di precarietà diffusa costituisca per te,un punto fermo.Sento,dalla tua lettera che vivi tutto ciò in modo conflittuale e che senti che non sopporterai a lungo questa situazione.Mi sento di dirti che non dovresti sentirti in colpa se cerchi altrove e ti allontani da lui,è la tua vita in gioco ed è questo che dovresti perseguire per te stesso e non certo per tuo padre.Ti auguro di trovare la forza ed il coraggio di farlo.Dott.ssa Milena Angeli Padova

Dott.ssa Milena Angeli Psicologo a Padova

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6 OTT 2015

Caro Alberto,
La sua maturità emotiva, nel Compiere una analisi non giudicante, non aggressiva, ma lucida e precisa è veramente apprezzabile. Davvero.
Tuttavia la sua giovane età e ciò che scrive fa capire come in lei ci sia ancora la necessità di una guida, soprattutto sul piano riflessivo, che la aiuti a maturare contenuti affettivo riguardanti lei -come è giusto che sia- per comprendere e legittimare nella sua testa, nella sua pancia e nel suo cuore, ciò che potrebbe essere una scelta di BENESSERE per la SUA esistenza e non per quella di un'altra persona (come il genitore che oggi si trova a sopportare e sostenere; a vario titolo).

Le suggerisco perciò, quando si sentirà pronto, di rivolgersi ad un/una professionista SERIO/A (per questo eviti Counselor o tentatori di strade miracolose "in una seduta ti faccio capire tutto), possibilmente oltre che psicologo anche psicoterapeuta, con una formazione ma anche una delicatezza -che per lei saranno fattori parimenti importanti- che possa aiutarla a riflettere, sostenerla, ed enentusemte accompagnarla in un percorso di individuazione e separazione, che forse è l.'ultimo passa che le manca per una adultitá completa e definita.

Le auguro ogni bene,

Dott.ssa Elena Bellia
Psicologa&Psicoterapeuta
Savona Provincia & Genova città

Dott.ssa Elena Bellia Psicologo a Albenga

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5 OTT 2015

il suo messaggio mette bene in evidenza che il problema non è circoscritto al lavoro, ma ha a che fare con la relazione tra lei e suo padre, da sempre conflittuale.

La sua richiesta, quindi, è su due livelli: un livello riguarda il farsi rispettare da suo padre, l'altro livello riguarda la comprensione dei meccansimi antichi che vi portano al conflitto.

Può lavorare su uno o entrambi i livelli consultando uno psicologo. Le potrebbe essere utile un training all'assertività da abbinare ad un percorso di narrazione di sé per conoscersi e cominciare a storicizzare e lasciar andare alcune dinamiche nella relazione con suo padre che non le servono più.

Un saluto
Dott.ssa Francesca Fontanella

Dott.ssa Francesca Fontanella Psicologo a Rovereto

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