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Rapporto malato con il mio compagno

Inviata da Valentina il 6 lug 2016 Dipendenza affettiva

Buonasera, sono una donna di 39 anni con un passato complesso alle spalle, spero di riuscire a descrivere la situazione patologica in cui sono intrappolata nel migliore dei modi per avere un vostro aiuto. Ho riniziato a vivere circa 10 anni fa dopo un passato di fobia sociale che mi ha costretta in casa dai 16 anni fino ai 29. Questi sono stati anni terribili per me, anni di immensa solitudine... giorni e mesi trascorsi a piangere d'inverno a letto sola nella mia stanza, d'estate accovacciata in un angolo del terrazzo, ricordo questi momenti come fosse ieri. Ho dei genitori passivi in tutto, l'unica persona che più volte ha provato a strapparmi dall'inferno in cui ero, è stata mia mamma...insieme, con un grande dispendio economico e non solo, abbiamo provato vari percorsi psicologici e psichiatrici per anni infine avendo perso le speranze ho rinunciato a salvarmi e mi sono rassegnata. Un giorno cercando nonostante la mia clausura forzata di restare in contatto con il mondo esterno, conosco tramite una chat il mio attuale compagno. Prima di iniziare a raccontare la mia relazione è necessario descrivere un po' la mia persona. Sono una donna malata di miastenia gravis, ciò mi comporta stanchezza cronica e in periodi di crisi forte diplopia oculare...inoltre a causa dell'effetto collaterale di un farmaco sono affetta da cervicalgia cronica...più volte al mese, in particolare quando muta il tempo, vomito per giorni, vengo colpita da nausea, giramenti di testa e resto immobile a letto finché smetto di rimettere... riprendermi mi costa molta fatica, il mio organismo deve risentire la necessità di mangiare, cammino molto lentamente, mi affatico ecc...per me e molto più invalidante della miastenia gravis. Oltre a questo ho un alopecia androgenetica grave, non mi soffermo a descrivere quanto sia socialmente e psicologicamente doloroso per me questo problema, aggiungo solo che non mi considero più una donna appetibile e desiderabile per nessuno, figuriamoci per gli uomini concentrati come sono sull'aspetto fisico delle donne. Caratterialmente sono molto timida da sempre, insicura, con poca volontà, passiva, strumentalizzabile da chiunque... dipendo totalmente dalle persone a cui mi lego, compresi ovviamente i miei genitori con i quali, pur amandoli alla follia ho un rapporto conflittuale... li rimprovero di avermi abbandonata nella situazione in cui versavo facendo poco e niente per aiutarmi! Negli anni ho perso tutto: l'intera giovinezza, le esperenzie formative, gli studi, le amicizie, i viaggi...ogni cosa che avrebbe dovuto fare una ragazza mi è stata negata dalla fobia sociale! Ancora oggi non accetto il mio passato così folle e anomalo e non mi perdono per essermi fatto scivolare la mia vita tra le mani...! Comunque finalmente 9 anni fa torno alla"luce", ritorno a esistere grazie a questo ragazzo che da subito dimostra interesse per la mia malattia, i miei stati d'animo, i miei problemi. Non riesco a credere che una persona possa trovare piacevole la mia compagnia e affezionarsi a me con l'ingombrante bagaglio che mi porto sulle spalle! Anche lui come me ha sofferto in passato di fobia sociale...è un ragazzo molto colto, la sua conoscenza spazia dalla letteratura, alla filosofia, alla fisica quantistica...si intende di tantissimi argomenti, ama gli animali quanto me (fondamentale!), è ipersensibile e ascolta per ore i miei problemi legati alla famiglia, alle ossessioni, alle fobie...mai nessuno fino a quel momento aveva provato a capirmi, a starmi accanto, a sostenermi e appoggiarmi come ha fatto lui nel tempo senza false commiserazioni ma analizzando in modo approfondito ogni singolo problema e dandomi soluzioni concrete che io attuavo nella vita di tutti i giorni! Per me era diventato indispensabile: mi disperavo a causa dei litigi dovuti al disinteresse dei miei genitori, lui correva a consolarmi! Mia sorella mi aggrediva con ferocia sia verbalmente che fisicamente, è sempre stata violenta in famiglia, lui accorreva e mi tranquillizzava! C'era e c'è sempre stato per me! Purtroppo però nel tempo il mio compagno ha maturato odio e rancore verso i miei genitori e mia sorella obbligandomi attraverso forti pressioni psicologiche rasenti il sequestro a desistere dall'andare a trovare la mia famiglia lontana (convivo con lui in una città a 200 km di distanza dalla mia regione). Da qualche anno ormai posso sentire al telefono i miei genitori solo in sua assenza in caso contrario al termine della chiamata sono costretta a sorbire ore di sfoghi con annessi insulti! Anche il lato economico è un disastro: siamo entrambi disoccupati, lui non intende né ora né mai cercare un impiego, e veniamo mantenuti dalle rispettive famiglie. I miei genitori sono pensionati con la minima, sono in affitto, ciò nonostante lui pretende con arroganza mi mantengano costringendomi spesso a fare richieste di denaro a mia mamma la quale conoscendolo per non recarmi ulteriori difficoltà mi versa mensilmente la sua pensione! Questo mi provoca sensi di colpa infiniti! Spesso come ho già accennato sopra, sto male, e il mio malessere mi costringe a letto per giorni...per farvi capire dottori il suo comportamento dovrò citarlo testualmente, qui di seguito riporto alcune sue frasi: "ma cosa ho fatto di male per meritarmi una donna calva, malata e per giunta con una famiglia da denuncia alle spalle!", "stai sempre male,non ne posso più, tu mi limiti, voglio una ragazza normale senza tutti i tuoi problemi!" E ancora "non è giusto perché tu stai male, io che sono sano ci devo rimettere!"
Queste sono alcune frasi che mi sento ripetere per ore quando vomito...accade anche che mentre ributto anche l'anima, mi scuso per averlo coinvolto nella mia vita! Non sempre queste sono le modalità con cui si rapporta quando sto male, a volte mi aiuta e soccorre ma comunque questo genera in me enormi sensi di colpa! Un altro capitolo è il sesso... L'intesa dei primi anni è scemata da parte mia perché io ho una sessualità tradizionale mentre lui vive l'intimità in modo molto personale...i suoi genitali non si possono vedere e l'atto sessuale non lo eccita, preferisce contemplare il corpo femminile a distanza, avendo si contatti ma mai concludendo il rapporto fisico! Per anni ho assecondato i suoi gusti trascurando totalmente le mie necessità, tutto ciò mi ha portato a non provare più nessuna attrattiva nei suoi confronti e quando pretende spesso dei contatti vivo il momento come un incubo! Nel tempo gli ho fatto presente il mio malcontento assumendomi le mie colpe ma ogni problema viene affrontato in maniera patologica con interminabili discussioni in cui sono messa sotto processo e accusata di non stimolarlo, di non far niente perché le cose cambino, mi offende gratuitamente ecc...abbiamo un rapporto patologico di vittima e carnefice! Più volte ho tentato di lasciarlo ma una volta tornata a casa nella mia regione trovandomi nuovamente ad affrontare il mondo da sola con tutti i miei problemi estetici, fisici e psichici tornavo sui miei passi! Lui stesso mi persuadeva a riprovare ricordandomi che tanto alla mia età, calva, disoccupata, con problemi di salute nessuno si sarebbe accollato la mia complicata situazione! Nella relazione poi non manca di sminuirmi paragonandomi di continuo alle altre donne e soffrendo nel non poterle avere! Io da stupida quale sono arrivo addirittura a consolarlo! Lui mi considera esteticamente, socialmente e intellettualmente inferiore! Nella stanza in cui conviviamo mi occupo io di tutto, lui collabora molto di rado giustificandosi che i pensatori/filosofi come lui non si sporcano le mani cucinando, lavando i piatti ecc...così mi ritrovo anche quando sto male, pur di non sentirmi insultata, costretta a preparargli la cena o la colazione, senza di me non fa niente! Dipendo in tutto da lui e sento di non poter sopravvivere senza la sua guida e i suoi consigli! Ho provato e riprovato a distaccarmi ma disperata per la sua assenza ritornavo indietro da lui! Vi prego di aiutarmi, sono in una prigione, sono disperata e non vedo vie d'uscita!
Lui non vuole andare in terapia, è sfiduciato dai terapeuti, non mi permette di tornare a casa mia, mi tartassa a tal punto che rinuncio a partire per tornare nella mia regione...non so come gestire la situazione, in questa città non conosco nessuno, sebbene sia il suo paese non vuole avere amici, non abbiamo nessun svago tranne la spesa al supermercato! Sono profondamente insoddisfatta e depressa e non so a chi rivolgermi per uscirne, temo la sua reazione, in alcune occasioni si è dimostrato violento fisicamente mentre verbalmente lo è sempre stato: ho paura di lui ma ne sono dipendente! Mio papa purtroppo è anziano e malato,mia mamma ha un principio di demenza senile: sono sola e debole! La solitudine mi terrorizza a tal punto da preferire il mio compagno a quest'ultima...se solo avessi un amico, anche uno solo! Questo è un sunto della mia vita molto più complessa di quanto ho potuto descrivere. Vi chiedo disperatamente aiuto e ringrazio di cuore tutti coloro vorranno prestare attenzione alla mia situazione, spero e confido in voi!

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Gentile Valentina,
la sua storia e le sue problematiche anche fisiche hanno segnato profondamente la sua autostima arrivando ad accettare una situazione di maltrattamento psicologico e a volte fisico che è sempre e comunque intollerabile.
Il mio consiglio è di informarsi sulla presenza nel suo territorio di residenza di Sportelli Donna Antiviolenza, eventualmente anche tramite l'assistente sociale del suo comune di residenza.
Qui potrà trovare assistenza legale e psicologica gratuita quale supporto esterno e punto di riferimento concreto per uscire da questa situazione.
Tramite questi centri è possibile anche essere inseriti momentaneamente in comunità protette ed essere poi supportati in programmi di reinserimento sociale e lavorativo.
Ma il primo passo è quello di chiedere aiuto riconoscendo a se stessa il diritto al valore e alla dignità personale.
Non aspetti oltre. In bocca al lupo per tutto.
Cordialmente
Dott.ssa Barbara Trevisan
Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Trevisan Barbara Psicologo a Rovigo

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Cara Valentina,
preferire il proprio compagno, per quanto il rapporto sia poco soddisfacente, alla solitudine... forse è questo il punto. Questa relazione ha probabilmente rappresentato una svolta in un periodo di rintanamento dal mondo esterno, tuttavia alcune di quelle dinamiche si sono riproposte. Il mio invito è senz'altro quello di trovare un aiuto professionale per scoprire chi altro é Valentina al di là della calvizie, delle nausee, della fobia sociale...
Rimango a disposizione.
Cordialmente,

Annalisa Anni
Psicologa Padova

Dott.ssa Annalisa Anni Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Padova

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