Rapporti guastati dal Covid

Inviata da Carlotta · 12 gen 2021

L’uomo con cui avevo una relazione ha deciso di fare un passo indietro, tornare a un rapporto di amicizia e rispetto come c’era “prima”.
Io sono innamorata, lui no.
Premetto che sono molto insicura, con problemi di ricerca di conferme, dovute quasi sicuramente a una figura paterna a sua volta irrisolta e insicura, collerica, intransigente, verbalmente violenta, con problemi di alcolismo, non affettuosa e non presente. Ne sono consapevole, cerco di gestire la cosa ma ogni tanto ricado in meccanismi controproducenti.
Naturalmente sto male...
Siamo colleghi, tutto è iniziato un anno fa. Lui era interessato da un paio d’anni, ma non si dichiarava, e io non mi ero resa conto che il suo atteggiamento amichevole celasse interesse, né che in realtà...la cosa interessava anche me!
Si è dichiarato, io ho aperto gli occhi, abbiamo cominciato a chattare (viviamo lontano, si lavorava in luoghi diversi). Tutto bello, si flirtava, ci si cercava, si organizzava l’incontro...ed è arrivato il Covid.
Le comunicazioni sempre via chat, non ci si sentiva al telefono. Giusto due-tre volte.
Lui, tipo indipendente e che non ama aprirsi, si ammala. Probabilmente a causa della difficoltà del periodo (per entrambi, io poi ho in casa i miei e mio padre mi crea molta tensione) e della preoccupazione per la malattia, si genera un piccolo attrito. Una stupidaggine, che però getta me nell’insicurezza e nella paura di sbagliare e allontana lui. Sono passati circa due mesi dall’inizio dell’idillio, è fine marzo. Ancora non ci siamo visti extra lavoro e c’è il lockdown.
Ci perdiamo per mesi, due, tre messaggi. Qualche like su Instagram. Lui non si perde nemmeno una delle mie storie.
A fine giugno un confronto su un argomento esterno che lo irritava, e il mio tentativo di ammorbidire una rabbia che trovavo controproducente è stato interpretato come una presa di posizione. Quasi una condotta di vita.
Lui tende a farsi opinioni inamovibili... In questo frangente ha deciso che io la pensavo in un certo modo, e non c’è stato verso di fargli capire che no, ero d’accordo con lui ma non mi pareva il caso di farsi rovinare il fegato da una cosa un po’ infantile commessa da terzi (sbandierare sui social una ripresa che in realtà non c’era, in parole povere: accusava anche me di averlo fatto...ma ho le prove di non averlo fatto).
Ci perdiamo. Smetto di seguirlo per non “vederlo”.
Ci si rivede per lavoro a inizio settembre. Nel frattempo avevo deciso di ricominciare a seguirlo e interagire, più che altro perché non trovavo giusto dargli così tanto potere sulla mia vita e permettergli di condizionarmi.
Ci si vede. Capisco di essere innamorata. Comunque penso sia finito tutto.
A fine settembre ho la necessità di coinvolgerlo in un progetto. Lui accetta (scoprirò dopo, me lo dirà, che il suo interesse c’era ancora).
Ci si vede...scoppia la passione. E il piacere di stare insieme. E ridere, parlare, raccontare. Non affrontiamo i nodi del passato, purtroppo.
Ci saranno altre occasioni di incontro, per stare insieme più giorni, va tutto abbastanza bene. C’è ancora qualche incomprensione via chat: o non si capisce tanto il tono, o io mi sento insicura perché sono spesso io a fare il primo passo, e non mi sento “voluta” e vado in paranoia. A voce sarebbe tutto più facile, ma so che a lui non piace essere assillato, cerco di non disturbarlo. Di persona va sempre tutto meglio, via chat ci incartiamo, e nonostante si sia d’accordo sulla necessità di fare quattro chiacchiere vis-à-vis non si trova mai l’occasione (a lavoro non si può, fuori...nemmeno, perché non ci si può muovere fuori regione).
Lo infastidisce la mia tendenza a voler insistere per chiarire e fargli capire il mio punto di vista, perché non voglio che restino semi di dubbio e incomprensione, perché so che le discussioni del passato hanno lasciato strascichi, lo percepisco, ma questa pesantezza lo irrita.
Comunque apprezza i miei slanci di tenerezza (anche se ahimè non li ricambia, ma so che non è il tipo...e mi sta bene così, non può essere una versione di me al maschile).
Morale della favola, dopo un “Buon Anno, ti abbraccio con la speranza di vederci presto”, un mio momento di difficoltà di un paio di giorni dopo, causa incertezza per il futuro, in cui ho “ribadito” un concetto una volta di troppo, il messaggio (cordiale eh...ma unilaterale) di fare un passo indietro, perché “abbiamo visioni della vita diverse e la relazione potenzialmente potrebbe essere una sequenza di attriti”...che lui non vuole. Comprendo che la discussione dura estiva ha piantato un seme, su come secondo lui sono io, che non sono riuscita a eradicare. Mi vuole bene, tiene a me, non mi giudica (dice...), gli dispiace sia andata così, ma non prova più interesse per una situazione che vive con il disagio di una discussione incombente. Siamo nel campo delle possibilità, non delle probabilità, ma lui non vuole correre il rischio di farsi più male del dovuto. Comprensibile, non essendo innamorato, manca lo stimolo.
Ci siamo parlati, lui molto aggressivo perché non gli piace discutere. Ho cercato di capire se c’era spazio per prendersi solo una pausa, perché parlando (finalmente!) ho capito quali erano i problemi e cosa avevo sbagliato nel mio approccio, e penso sia tutto facilmente aggiustabile per ripartire meglio di prima...ma no. Quello che lui sente non lo può cambiare, giustamente per carità, e non vuole. Non è questione di attrazione, è mancanza di voglia di conoscermi meglio (non sa praticamente nulla di me e di cosa mi ha portato ad essere come sono, è mancata l’occasione) e portare avanti una relazione con me.
Ho l’impressione che, come con la malattia a marzo, abbia qualche altro problema che gli crea tensione. Ma è solo una mia impressione evinta da parole qui e là, non ne ha voluto parlare.
A 36 ore dallo stop io sono consapevole di cosa ho sbagliato, di dover andare avanti e pensare a me, so cosa ha sbagliato lui ma non lo considero “grave e imperdonabile”...ma vorrei tanto che cambiasse idea.
Capiterà ancora di vedersi per lavoro, e l’atteggiamento sarà cortese e distaccato, niente drammi.
Chiedo...consapevole che la distanza forzata, lo sconvolgimento personale e psicologico portato dal Covid che ha reso tutti più nervosi, me più insicura, lui più rigido e chiuso, portandoci “fuori sincrono” nel momento in cui la relazione avrebbe dovuto gettare le fondamenta...c’è una speranza per un suo ripensamento, magari fra qualche tempo?
So che non filava tutto liscio, ma comprendo l’ingerenza di una situazione esterna che ha esasperato quanto c’era di negativo e ha creato un’instabilità di base che non ha fatto altro che metterci i bastoni fra le ruote e renderci diffidenti togliendo entusiasmo e spontaneità.
È una storia “mai nata” e, pur consapevole dei miei errori che ho compreso e non intendo commettere ancora, mi sento scippata da circostanze esterne di una relazione potenzialmente molto bella...perché di lui mi piace tutto. E i suoi difetti, per me, non sono così importanti da essere discriminanti.
Sono una donna adulta, dopo relazioni sbagliate so cosa voglio e cosa no...e io vorrei lui.
Una persona così decisa e autonoma e...chiusa, è possibile ci ripensi? Potrò risvegliare il suo interesse o ormai sono etichettata?

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Miglior risposta 13 GEN 2021

Cara Carlotta,
gli uomini, se interessati, scalano le montagne.
Quest'uomo, da come lo descrive, non mi sembra sufficientemente interessato.
Non si nutra delle briciole, sono certa che può meritarsi di meglio.
Le consiglio un lavoro sul rafforzamento della sua stima di sè...
se desidera, ricevo anche on line.
Cordialmente
Dott.ssa Stefania Scotto

Dott.ssa Stefania Scotto Psicologo a Gallarate

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