Rapporti famigliari

Inviata da Chiara296 · 12 ott 2015 Terapia familiare

Buongiorno, sono una ragazza di 26 anni ed ho un bimbo di 3 avuto e voluto da una storia con un mio coetaneo durata purtroppo meno del previsto: le cause sono state diverse, non eravamo preparati, soprattutto lui, al nostro nuovo ruolo, sono mancate molte attenzioni a me e al bimbo da parte sua e io mi sono sentita molto esclusa, quindi sono caduta in uno stato depressivo, non diagnosticato ma me lo sentivo addosso. Fatto sta che il padre se n'è andato di casa quando il bimbo aveva 8 mesi. In questo lasso di tempo i miei tentativi per tornare con lui sono stati innumerevoli, ma mai riusciti. Mio figlio spesso purtroppo ha assistito a scene poco piacevoli. Nel primo periodo il padre andava e veniva, stava mesi senza vedere il bimbo e non mi dava mantenimento, ma tutto sommato mio figlio passava volentieri del tempo con lui. Nel frattempo, lui si è trovato una nuova compagna che ha fatto conoscere di nascosto a mio figlio, ma dopo un momento di polemica iniziale ho accettato la cosa, tant'è che anche io che ho da qualche mese una relazione ho fatto conoscere al mio compagno mio figlio, e si adorano. Da quando mio figlio è uscito col padre o è stato a casa del padre con l'aggiunta di altre persone, non vuole più andarci. Dice che vuole stare con me a casa nostra. Se provo a portarlo dal padre è una tragedia e se viene lui da noi (lo fa comunque controvoglia) il bimbo vuole che io stia sempre lì con loro. Penso che questo derivi dal fatto che mio figlio spesso ha sentito il padre sbraitare, e che non si senta assolutamente ascoltato e considerato: il padre infatti non sa interagire col bimbo, non si fa consigliare, non ascolta i suoi desideri, le sue richieste, le sue abitudini, lo rimprovera e rimprovera me come madre. Ho provato qualsiasi cosa ma non c'è verso di far stare il bimbo con il padre; inoltre si rifiuta anche di andare all'asilo e fatica a lasciarmi per farmi andare a lavorare. Noi abitiamo con i miei ed ovviamente il bimbo è legatissimo a loro, quasi fossero anche loro i genitori, mentre i parenti paterni lo avranno visto sì e no 5-6 volte (se ci incontrano per strada si girano, giustificando la gravità delle loro azioni dicendo che non sopportano me). Io ho cercato e cerco di dare a mio figlio tutto ciò che mi è possibile, ammetto che possa essere un po' viziato, ammetto di avere delle pecche come tutte le madri, ma sono comunque decisa e non ho neanche bisogno di sgridarlo. Il nostro rapporto è sempre stato fortissimo e bellissimo, siamo sempre stati da soli e a lui manca molto una figura paterna, tant'è che non gli interessa stare con i bimbi della sua età ma cerca sempre quelli più grandi o i ragazzi (esempio, il mio ragazzo ed i miei amici). Probabilmente potrete pensare che sia la classica mamma chioccia che tutto permette a suo figlio, ma credetemi che le ho provate tutte per rendere la nostra situazione "vivibile" e il più normale possibile per il bimbo, anche se vedevo delle ingiustizie tremende da parte del padre e dei suoi parenti verso un bimbo piccolo. Ultimamente, di fronte alla disperazione di mio figlio quando si parla di "uscite con il padre", non mi sento neanche di insistere più di tanto e consiglio al padre di venire lui da noi, di conoscere suo figlio, di ascoltarlo. Lui viene anche, ma resta mezz'ora poi se ne va. Capisco il disagio, ma potrebbe sforzarsi. Anche se incoraggio mio figlio a stare col padre lui continua a dire che devo esserci anche io e che da lui non vuole andare, mentre il padre continua a dire che vuole tenere suo figlio senza me. Insomma, la situazione sta diventando un po' complicata. Concludo dicendo che siamo andati per vie legali, ma dobbiamo ancora arrivare davanti ad un giudice che stabilisca il tutto, ma in ogni caso non so quanto la legge possa "imporre" ad un piccolo di andare dove non vuole... Da un lato vorrei rendere felice anche il padre ma lui non ascolta nessuna delle mie proposte; dall'altro non voglio assolutamente perdere il rapporto unico che si è creato con mio figlio e non voglio assistere a scene in cui si strappa i capelli dalla rabbia e dalla disperazione... Come posso gestire la cosa? Grazie in anticipo per i vostri preziosissimi consigli. Cordiali saluti

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Miglior risposta 14 OTT 2015

Gentile Chiara,
lei ci descrive una situazione delicata e complicata anche per la tenera età del bambino che già ha subìto dei traumi ed altri rischia di subirne ancora.
Lei dice che da quando il bambino è stato a casa del padre "con aggiunta di altre persone" non vuole più andarci, ma le chiedo se ha cercato di sapere o capire il motivo di questo comportamento oppure si è limitata semplicemente a prenderne atto magari con una punta di velata soddisfazione vista la relazione passata così conflittuale col padre del bambino.
E' ovvio che il bambino ha un rapporto privilegiato con lei in forza del quale anche i suoi sentimenti per il suo ex possono avere una ripercussione su di lui e sulla sua disponibilità a stare anche col padre ma in questi casi ci si dovrebbe preoccupare del benessere del bambino e della sua necessità, anche quando sembra disconoscerla, di avere contatti e formare un legame sia con la figura materna che con quella paterna, sebbene purtroppo separatamente.
Per questi motivi mi sembra una buona idea quella della collega Bonfanti che suggerisce una mediazione familiare, anche perchè purtroppo i giudici pur volendo garantire sempre l'interesse del minore non hanno alcuna preparazione psicologica e nemmeno a volte si avvalgono di consulenti psicologi.
Ritengo che in casi come il suo o anche di genitori separati, i due partners dovrebbero mettere da parte la rabbia e il risentimento per essere stati una coppia che si è sfasciata e sforzarsi di diventare "amici" per nuocere ulteriormente il meno possibile al figlio o ai figli che hanno in comune.
In conclusione urge l'aiuto di una psicoterapia o di una mediazione familiare.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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13 OTT 2015

Cara Chiara,
dalla sua lunga lettera emergono tutte le sue legittime preoccupazioni, ma anche la sua sensibilità e il forte desiderio di proteggere suo figlio. Che ha bisogno di godere, se possibile, della presenza e dell'amore di entrambi i genitori e di entrambe le famiglie d'origine. Il giudice si impegnerà a prendere le decisioni piu' idonee a tutelare l'interesse di vostro figlio. Il vostro compito come genitori, invece, è quello di continuare a collaborare per il suo bene, cercando un'alleanza.
Avete mai pensato ad un percorso di mediazione familiare? È un intervento breve pensato specificamente per coppie divorziate o in via di separazione, decisamente meno costoso e logorante del percorso giudiziario, che permette ai genitori di lavorare insieme e responsabilmente per trovare nuove modalità comunicative e accordi soddisfacenti per tutti, con l'aiuto di un mediatore che garantisce imparzialità, neutralità e equivicinanza. È un percorso breve, circoscritto, e fondato sulla collaborazione.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni.
Carissimi saluti.
Dott.ssa Eva Bonfanti
Psicologa e mediatrice familiare
Cislago (Va)

Dott.ssa Eva Bonfanti Psicologo a Cislago

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13 OTT 2015

Buongiorno gentile Chiara,
la sua situazione è complessa e merita un ascolto attento e sensibile che da qui, on line, è difficile dare, se siete arrivati alle vie legali per stabilire la frequentazione con il bambino, dovrà attenersi alle decisioni superiori. Cerchi per lei e per il bambino un bravo avvocato che possa rappresentarvi nel migliore interesse per suo figlio. Valuti, inoltre, un sostegno psicologico per lei stessa in quanto avrà bisogno di lucidità mentale e fermezza che saranno messe a dura prova.
Le faccio i miei migliori auguri
Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Roma

Dr.ssa Anna Mostacci Psicologa Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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