Rancore, solitudine, smarrimento: vi è una soluzione?

Inviata da Denis · 2 ott 2019

Salve, sono un ragazzo di diciotto anni e vi scrivo per ottenere dei pareri sulla mia attuale situazione psicologica e dei consigli sui possibili rimedi.

Sono circa due anni che il mio umore è soggetto a sbalzi repentini. In questo arco di tempo, si sono susseguiti una serie di eventi che hanno mutato profondamente il mio punto di vista verso me stesso e verso coloro che mi circondano: ho allontanato tutti i miei amici, negando ogni successivo rapporto sociale che potesse essere duraturo; ho terminato gli studi superiori ed ho trovato istantaneamente un'occupazione consona al mio percorso formativo.

L'ultimo anno di scuola, in particolare, l'esame di stato, e la successiva introduzione al mondo del lavoro mi hanno convinto di un'amara verità: alla società non importa assolutamente nulla di chi tu sia, nel bene o nel male, ma solo di ciò che sei in grado di raggiungere e conquistare. Questa realtà, oltre ad avermi reso altamente competitivo e tremendamente invidioso nei confronti di chiunque riesca ad ottenere più di me (invidia che cerco in tutti i modi di nascondere, poiché me ne vergogno parecchio), mi ha intriso di risentimento, sia verso me stesso che verso il prossimo.

A scuola, non riuscivo a sopportare chiunque prendesse voti più alti dei miei o chiunque fosse più rapido nell'apprendimento; la mia rabbia verso di loro era talmente alta da costringermi, momentaneamente, a tagliare corto ogni interazione con loro. Dentro di me, volevo davvero vederli fallire; fallire così tanto da dargli un assaggio di quello ero costretto a provare tutte le volte.

Essere superato mi fa male, troppo male; talmente male che lo ritengo un dolore così insopportabile da essere paragonabile ad una serie di pugnalate inflitte dritte al petto. Questa è la ragione per cui ho smesso di stringere rapporti di amicizia: non voglio dare alle persone l'opportunità di essere migliori di me e farmi soffrire, anche se non lo intendono direttamente, proprio come i miei vecchi amici. Vivere in un mondo dove ciascuno di noi è così intrinsecamente egoista da puntare solo e soltanto ad essere migliore di chiunque altro, come se lo scopo della propria vita fosse esclusivamente quello di prevalere su tutti, sta davvero consumando ogni mia energia. Non riesco più a credere nell'amicizia: mi sembra una solo una grandissima illusione.

Le conseguenze di queste convinzioni e del successivo isolamento sono state piuttosto critiche: ho perso interesse in molte delle attività che precedentemente svolgevo con piacere; il mio perfezionismo è peggiorato a vista d'occhio, tantoché notare imperfezioni o commettere degli errori suscita in me un'irritazione spaventosa; ogni giorno, sono assalito da un'affaticamento mentale che non riesco a contrastare nemmeno con otto ore di riposo; il mio sonno è disturbato, talvolta da sogni che rispecchiano il mio cinismo verso gli altri; spesso e volentieri, sono soggetto ad attacchi d'ira che, solo quando sono solo, mi portano a colpire violentemente ciò che mi circonda; ho una voglia matta di piangere, ma rare sono le volte in cui riesco a versare qualche lacrima; più il tempo passa, più sono motivato ad autolesionarmi; i miei pensieri sono così oscuri da risolversi spesso nell'idea di morte, che sia essa legata al suicidio oppure all'omicidio; infine, ed è la cosa che mi preoccupa di più, mi ritrovo spesso a desiderare che le persone soffrano, specialmente i giovani, poiché non sopporto come siano tutti talmente egocentrici da pensare che l'intero universo ruoti attorno a loro.

Ci tengo a precisare che, in un contesto sociale, che sia con i colleghi di lavoro o con dei perfetti sconosciuti, mi comporto come una persona assolutamente civile, tant'è vero che mi impegno al massimo per mettere a proprio agio il prossimo. I problemi cominciano a sorgere quando sono immerso nella mia solitudine, perché è in questi momenti che la mia mente cade nel baratro più totale. Ripenso a tutte le persone incontrate durante la giornata, sia quelle con le quali ho interagito che quelle con cui non ho neppure stabilito un contatto visivo, e mi convinco di come siano tutte false; di come tutte loro neghino la loro vera personalità pur di sopravvivere nel contesto sociale e di come manchino di empatia. Questa è la convinzione che mi porta a nutrire disprezzo verso me stesso e chiunque altro.

Il rancore che provo verso l'umanità mi ha consumato: ogni giorno, quando torno a casa dal lavoro, non desidero altro che raggomitolarmi sotto le coperte e mettere a tacere i pensieri che infestano la mia mente; tuttavia, non posso permettermelo, perché sono una persona che cerca sempre di dare il massimo in ogni occasione e non voglio assolutamente deludere me stesso. Ad ogni modo, mi sento vuoto, solo e smarrito; è da tempo non riesco a provare qualcosa di autentico e duraturo, qualcosa che non sia così fugace da dissiparsi dopo pochi istanti.

Spesso mi convinco che l'unica via di fuga da questo pantano sia "farsene una ragione", ma, essendo costretto a vivere in una società così egoista e meschina, la trovo davvero impraticabile.

Vi ringrazio moltissimo per l'attenzione.

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Miglior risposta 3 OTT 2019

Caro Denis, che lettera profonda, sentita, vissuta. Sono colpita dalla sua capacità di essere così preciso puntuale nella spiegazione dei suoi sentimenti ed emozioni e per questo le faccio i miei complimenti.
Da quello che scrive sembra essere profondamente deluso da tutto e da tutti. Da un mondo che vorrebbe diverso e che non accetta per ciò che è. Ha ragione il mondo di oggi non è sicuramente facile, accogliente. È sempre più privo di valori e porta facilmente all’isolamento individuale. E lei, persona profonda e sensibile ci fa caso, troppo caso e ne soffre. Ma questa sofferenza non l’accetta e la combatte arrabbiandosi, allontanandosi da tutto e tutti, tutto ciò però invece di farla sentire meglio la fa sentire peggio. È in continua lotta con il mondo e con se stesso. Inizi a fare pace con se stesso, impari a volersi bene, ad amare i suoi limiti e le sue conquiste, le sue sconfitte e le sue vittorie e vedra’ che anche il mondo comincerà a colorarsi di colori più brillanti.
Chi vuol esser lieto sia del doman non v’e’ certezza.
Un caro saluto

Dott.ssa Olivia Frontoni Psicologo a Roma

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3 OTT 2019

Gentile Denis,
Lei si è costruito una corazza ben solida, tutto il mondo è contro di lei? È sicuro che sia proprio così? Le consiglio di rifletterci, la vita non può essere vissuta in solitudine. Per tale motivo, le consiglierei di ricercare uno spazio in cui affrontare questi importanti temi anche per porre un limite a tutti questi pensieri che le invadono la mente...
Cordialmente
Dr.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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3 OTT 2019

Caro Denis,
Credo tu gia sappia della necessità di uno spazio in cui poter depositare ed elaborare delle soluzioni per ciò che riferisci: come fare con questo mondo che non va ed anche con ciò che accade in solitudine: quelle fantasie, quelle immagini e quei pensieri che descrivi con grande precisione.
In assenza di parole, di un altro a cui rivolgersi, assumono una potenza troppo devastante e drammatica.
Resto a disposizione
Un caro saluto

Dott.ssa Maria Rosaria Ospite Psicologo a Roma

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