Ragazzo depresso,fine della relazione e sensi di colpa.

Inviata da Leuconoe. il 31 mag 2017 Terapia di coppia

Salve.Scrivo in quanto da due mesi ho chiuso un relazione durata 3 anni. E' stata una scelta voluta da entrambi,nonostante ci fossero ancora sentimenti,ma la cosa stava diventando quasi tossica.Il primo anno andava tutto bene,il mio ragazzo era presente anche se intervallava momenti di distacco non molto significativi,dopodichè ha iniziato ad assumere atteggiamenti strani e instabili che ci hanno portato ad una breve separazione per volere suo.Per atteggiamenti instabili intendo sbalzi d'umore,chiusura,della serie"vedo tutto nero" e bisogno di solitudine. Dopo poco tornammo insieme e,conscio di queste difficoltà e considerando i miei consigli,decise di andare da uno psicoterapeuta. Non era molto costante nelle sedute e questi momenti si ripresentavano periodicamente. Io d'altra parte ne soffrivo perchè non riuscivo ad avere una stabilità con lui e la relazione non sembrava crescere. C'erano periodi in cui mi cercava,passavamo del tempo insieme e altri in cui era depresso,stava per fatti suoi,si concentrava sui suoi hobby(oppure a volte era talmente apatico che non faceva nemmeno questo,abbandonava tutto),preferiva uscire con gli amici,era freddo,non ci vedevamo mai e praticamente passavo in secondo piano.Io ero diventata ossessionata dai problemi con lui,non avevo certezze,ero paranoica ed era come vivere alla giornata.Non potevo fare programmi perchè non si sapeva mai cosa gli passasse per la testa.Si era creato un circolo vizioso. Sebbene gli abbia dato spazio e tempo e abbia provato a capirlo nonostante non si aprisse del tutto, ero insofferente. In quei momenti non aveva voglia di vedermi per molti giorni e questa cosa ha iniziato a pesarmi.Ogni volta che gli chiedevo cosa avesse fatto,lui mi diceva che ormai lo conoscevo e che avrei dovuto capirlo da sola,che aveva questo malessere dentro e non potevo immaginare come si sentissero le persone come lui.Non sapevo come gestire la cosa,visto la sua reticenza. Tra l'altro non mi ha mai parlato apertamente di una eventuale "diagnosi" posta dal dottore. Comunque gli ho detto più volte come mi sentivo e negli ultimi mesi mi ripeteva che,consapevole di questi suoi problemi,non voleva rendermi infelice e che avrei dovuto riflettere su cosa volessi perchè non tutto di lui poteva cambiare seppure si stesse sforzando.Non voleva sentire addosso la responsabilità del mio stato d'animo. Diciamo che lasciava la scelta a me,se lasciarlo o meno.Ultimamente ha avuto un'altra"ricaduta" e io,stremata,mi sono arresa.Lui se lo aspettava e pensava che forse sì lasciarci fosse la scelta giusta per entrambi,seppur mi amasse ancora.Mi ha detto che sa di essere inaffidabile a causa di questi cambiamenti periodici e che sebbene avesse provato a modificare questi atteggiamenti con la psicoterapia,al momento non era ancora in grado di gestirli,tantomeno una relazione.So di aver fatto il possibile per far funzionare le cose,sono spesso scesa a compromessi,mettendolo sempre al primo posto,ho cercato di capirlo e stargli vicino,ma non sembrava mai abbastanza. Facevo di tutto per non perderlo, ma mi sembrava di fare tutto da sola. Le persone con cui mi confidavo, mi dicevano che avevo una gran pazienza a sopportare tutto ciò.Io ci tengo ancora,so che così non poteva andare,ma mi sento in colpa,mi chiedo come sarebbe andata se avessi trovato un modo per gestire le cose,se fossi stata più positiva e se avessi provato a vivermela diversamente.. All'inizio ero arrabbiata verso la situazione e nei miei confronti,ma ora mi tormenta il senso di colpa,come se non fossi stata sufficientemente brava a far funzionare tutto. E' normale tutto ciò? Grazie anticipatamente per l'attenzione.

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Gentile Marianna. E' evidente che questa relazione fosse molto importante per lei ed è chiaro anche che abbia cercato di fare il possibile per stare accanto a questo ragazzo. La invito però a non cadere nella trappola del "se avessi fatto di più/diversamente forse lui..." . La sensazione che ha avuto lei di non fare mai abbastanza è probabilmente una giusta lettura nel senso che il disagio che talvolta alcune persone vivono (come nel caso del suo ex compagno probilmente) ha una radice così profonda che di fatto qualunque manifestazione di affetto o di amore ricevuta dall'esterno non è comunque mai abbastanza per porre fine o comunque "riscattare" quel disagio. Un/a mio/a cliente una volta disse, a questo proposito: "mi sento come un secchio bucato, per quanto lo si può, riempire il senso vuoto non permette a nessuno di riempirlo".
Detta diversamente, non poteva "salvarlo" Marianna; è importante che lui si salvi prima di tutto da solo; con l'aiuto di un professionista, certo, ma con la volontà e la responsabilità in prima persona di voler intraprendere un cambiamento significativo nella sua vita. Un caro saluto -Luisa Fossati

Dott.ssa Luisa Fossati Psicologo a Firenze

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Gentile Marianna,
Lei teneva molto a questa relazione seppur impegnativa.
Credo abbia preso la decisione migliore in questo momento.
Il ragazzo non è in grado di reggere una relazione ed è opportuno che continui il percorso terapeutico. Sarebbe stato troppo doloroso e lei si sarebbe annullata.
Lei non è responsabile del fallimento della relazione, ha fatto tutto il possibile.
I sensi di colpa purtroppo affiorano e la demoralizzano.
Se sente questo fardello troppo pesante provi a parlarne con uno psicologo per alleggerirsi e superare la crisi.
I miei migliori auguri
Dott.ssa Donatella Costa

Dr.ssa Donatella Costa Psicologo a Rezzato

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