Ragazza 23 anni, nessuna esperienza sentimentale o sessuale

Inviata da Giu3434 · 12 lug 2021

Sono una ragazza di 23 anni, che si ritrova in questa situazione dalla quale sembra ormai impossibile uscire. Vivo questa condizione come un enorme peso più o meno già dai 17 anni. È frustrante perché non è una mia scelta. L'unica cosa che mi sono sempre imposta è stato semplicemente quello di poter avere un rapporto sessuale con un ragazzo che mi piacesse davvero, e che a sua volta ci tenesse a me quanto io potessi tenere a lui. È pretendere tanto? Non credo. Ad oggi, anche pensandoci, non riuscirei mai ad avere il mio primissimo rapporto in modo occasionale. Cosa ancora più frustrante, perché penso che possa in realtà sbloccarmi, poiché non do nessuna importanza alla prima volta in realtà, vorrei solo che accadesse, al fine di maturare, fare esperienza e finalmente iniziare a relazionarmi con i ragazzi forse in modo più sereno.
Faccio una grande fatica ad accettarmi e piacermi, ma so anche di non essere una brutta ragazza. Divento molto impacciata e imbarazzata se un ragazzo che trovo carino mi approccia. Divento nervosa e faccio una fatica tremenda a parlarci. Una cosa che mi fa ridere (per non piangere) è che riesco, quando magari esco in un locale la sera, anche a limonarmi un qualsiasi sconosciuto, l'importante è che ci sia solo contatto fisico, nessuna conversazione o approccio per conoscersi che vada oltre il presentarsi, dirsi l'età, e fare una battuta per il pretesto di avvicinarsi. Solo la musica assordante e non pensare a niente. Nonostante ciò, ripeto, non riesco minimamente ad andare oltre. Probabilmente questa cosa la faccio sia perché mi fa sentire meno sfigata di quanto possa già sentirmi ad essere ancora vergine, poiché vivo le mie giornate sentendomi come se ce l'avessi scritto in fronte, e sia perchè questa assenza quasi totale di calore e contatto fisico nella mia vita mi fa impazzire, e quindi a modo mio cerco di compensarlo così.
Sento che più passa il tempo, più mi blocco, più penso che sia una cosa talmente lontana da me dal convincermi che non accadrà mai.
Ho paura. Delle relazioni, di fidarmi, degli uomini in generale, di stare male, di poter fare stare male l'altro. È assurdo dirlo, ma tutto questo tempo mi ha fatto pensare a qualsiasi tipo di scenario. A volte penso alle relazioni con una freddezza che mi destabilizza, perché in realtà sono la persona più sensibile, emotiva e dolce del mondo, e la cosa che più desidero è avere l'opportunità di amare e poter essere amata. Eppure spesso e volentieri mi ritrovo a dubitare, fino a pensare di non essere capace ad amare. "Come si fa la fidanzata??? Quanto impegno richiede una storia d'amore??" Mi faccio domande assurde sentendomi non all'altezza della situazione, poi però mi riprendo un attimo e mi rendo conto che se una persona è innamorata le cose (in teoria) vengono da sé e un'ipotetica relazione non può essere vista ansiosamente come se fosse un "lavoro".
Sono sicura e convinta che la mia enorme insicurezza sia la causa di tutto ciò. E ho un altrettanto forte presentimento che questa sia dovuta al rapporto con mio padre, dal quale non mi sono mai sentita apprezzata, o amata realmente come dovrebbe essere per una figlia. Aggiungendo poi il fatto che anche come marito non sia stato un grande esempio di uomo ideale, tutt'altro. Mai vorrei uno come lui nella mia vita e mi fa sentire in colpa anche solo pensarle o dirle queste cose, perché è comunque mio padre e so che nel suo modo, sbagliato, mi vuole bene. Ma è quello che sento e non posso farci niente. Pensare al matrimonio e anche solo il fatto di restare insieme con una persona per tutta la vita mi mette un'angoscia tremenda. Perché sì credo nell'amore, ma non credo assolutamente che possa durare per sempre. Dall'altra parte penso che nessuno abbia questa gran voglia di morire da solo, e quindi aggrapparsi alla quotidianità della convivenza matrimoniale pur non amandosi più può essere sicuramente comprensibile, anche se mi auguro nella mia vita di avere il coraggio di lasciare quando questo accadrà, il coraggio di ricostrirmi una vita da sola anche a 50/60 anni.
Detto ciò, cosa ancora più frustrante, è per me pensare che la mia vita sia stata inesorabilmente influenzata da mio padre e dal matrimonio dei miei genitori: avere un primo contatto col genere maschile fallimentare (dovuto al rapporto con mio padre), e come unico esempio di "storia d'amore" quella dei miei genitori (esempio altrettanto negativo). Tutto ciò portandomi ad avere una determinata visione del mondo basata esclusivamente sulla mia realtà vissuta, che so di sbagliare a considerare come unica realtà possibile. Ma questo meccanismo di pensieri è più forte di me. Vorrei che qualcuno mi dicesse che sono solo scuse che uso perché in realtà è solo paura, perché pensare che questa condizione in cui mi trovo possa dipendere da altre persone al di fuori di me mi fa una rabbia assurda e mi fa sentire rassegnata.
Se qualcuno potesse schiarirmi le idee... È una situazione che mi fa soffrire parecchio ormai e che mi rende ogni giorno ancora più insicura di quanto non lo sia già, influenzando anche tutti gli altri aspetti della mia vita.

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