Rabbia repressa,una bomba ad orologeria.

Inviata da A. · 22 dic 2015 Aggressività

Sin da quando ero bambina,una primogenita, sono stata oggetto di giudizio e di paragoni fra i miei fratelli e altri miei coetanei, soprattutto da parte di mia madre. Giudzi e paragoni che a distanza di tempo attribuirei con "pazienza"all'ignoranza e alla mancanza di empatia che le appartengono a causa dei suoi pochi rapporti col mondo esterno, ma che invece giudico altrettanto con rabbia e disgusto, come se dimenticassi chi sono in realtà e così facendo finendo con l'immedesimarmi in lei e fare ciò che odio di più in mia madre: essere aggressiva, giudicare,non riuscire ad avere la lucidità parlando a sproposito, pentendomene poco dopo.

Soffro il paragone e le critiche, non più soltanto nell'ambiente familiare, ma adesso anche in tutto il resto delle mie relazioni sociali. Mi sento inferiore a priori e per questo mi affosso da sola usando espressioni del tipo"sono insicura", "mi dispiace è colpa mia sono distratta "; "scusami",e così via... Ma non appena qualcuno non è leale e onesto (cn me, ma anche con gli altri) provo una rabbia mostruosa che mi trasforma in una giustiziera, "Un giudice". Non sono più la ragazza intimidita,insicura e ansiosa, mi trasformo e sono capace di dire tutto ciò che penso di negativo alla persona in questione che reputo sleale,(soprattutto se amiche amici o parenti). Più mi sono vicini e più mi trasformo.

Non trovo più la strada del vivere sani e bene. Mi odio e mi ferisce aver perso l'amore per me stessa. Perché in momenti di autoanalisi mi sento spacciata. Se non amo me stessa non potrò mai amare qualcun altro. Ho fatto un percorso di psicoterapia,durato un anno circa, che purtroppo non reputo sia finito bene in quanto la mia psicologa,nonostante abbia avuto la abilità di farmi sentire a mio agio da subito, nell'ultimo periodo ho avvertito un pò di disagio. Ha espresso di essersi infastidita e sentita a disagio in alcune circostanze,in quanto io a volte le ho letto degli articoli di psicologia che mi avevano colpito e in cui mi ero rispecchiata. Il turbamento che ho creato, mi ha scosso per due motivi:

-il primo perché non era mia intenzione metterla a confronto, ma cercavo di velocizzare i tempi probabilmente nel capire chi sono;
-il secondo perché credo sia stato poco professionale dirmelo.

Da li in avanti sono in un buco nero. Mi arrabbio per ogni piccola cosa e tutto ciò è diventato insostenibile per me e per chi mi sta intorno.

A.

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Miglior risposta 2 GEN 2016

Gentile A.
è stato un vero peccato che la tua psicoterapia si sia interrotta precocemente.
La tua mancanza di tatto e di umiltà è stata offensiva e si è ritorta contro di te anche perchè gli stessi psicologi hanno dei limiti di tolleranza alla frustrazione specie quando si mortifica il loro lavoro a cui tengono molto.
Tuttavia, se ti vai a chiarire e scusare sono certo che la cosa si potrà superare e che anche la tua psicologa coglierà l'occasione per imparare ad essere più tollerante.
Quanto ai tuoi comportamenti, mi sembra che ti è già chiaro che gli estremi ( ad es. essere troppo remissivi o troppo aggressivi) sono sempre da evitare e devi solo esercitarti ad integrare una via di mezzo.
Cordiali saluti.
Dr. Gennaro Fiore
medico-chirurgo, psicologo clinico, psicoterapeuta a Quadrivio di Campagna (Salerno).

Dott. Gennaro Fiore Psicologo a Quadrivio

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25 DIC 2015

E' normale in un percorso psicoterapeutico incontrare momenti difficili come quelli che Lei descrive. Ogni bravo psicoterapeuta ha esperienza e capacità per affrontare queste situazioni. Quindi non abbia incertezze e racconti al Suo terapeuta tutte le emozioni che ha succintamente descritto qui. E non si preoccupi per le sue reazioni. Questo momento può eseere un moomento importantissimo nella terapia, un momento di svolta ! Cordiali saluti. Dr. Marco Tartari, Asti

Dott. Marco Tartari Psicologo a Roatto

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22 DIC 2015

Salve,
se non ho capito male si è sentita giudicata e criticata (cose che lei odia) dalla sua psicoterapeuta e per questo è arrabbiata con lei. Non si sente più sostenuta come all'inizio e mentre la sua psicoterapeuta ha espresso il suo disagio lei non riesce ad esprimere il suo. Mi sto chiedendo se ha paura a farlo. Perchè non chiede un confronto? Per andare avanti penso sia indispensabile un chiarimento.
La saluto

Dott.ssa Fiammetta Favalli (Roma)
psicologa e psicoterapeuta

Dott.ssa Fiammetta Favalli Psicologo a Anzio

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22 DIC 2015

Buongiorno A.,
è molto buono il percorso di introspezione che è riuscita a fare finora, giungendo ad una sorta di “accettazione” per le mancanze di affetto e considerazione ricevute, probabilmente dovute ad un’altra problematica vissuta dalle sue figure genitoriali (e quindi appartenente a loro, e non legata direttamente a lei, come figlia e persona) e al fatto che nessuno nasce buon genitore, e che diventarlo non è poi così scontato e facile. E’ anche buono però che abbia sviluppato una certa dose di rabbia per la frustrazione dei bisogni, che comunque è avvenuta, ed è un bene non negarla. Anche il fatto che questa rabbia si esprima soprattutto con chi le è caro e vicino è piuttosto naturale e positivo, per due fattori. In primis perché restiamo feriti soprattutto da chi pensiamo che “debba” volerci bene o che ci comprenda, piuttosto che da un estraneo che in fondo può pure volerci male o non ci conosce abbastanza per capire i nostri bisogni. In secondo luogo, l’espressione della rabbia con i familiari implica comunque un senso di “sicurezza”, per il fatto che anche colpendoli con brutte parole o fatti essi resteranno comunque presenti nella nostra vita, non per questo li perderemo o ci abbandoneranno (ovviamente dipende sempre da ciò che viene fatto o detto, dalla cronicità con cui si manifestano gli scoppi di ira, e dalle personalità individuali!). Ora credo che il passo successivo, in cui ora forse è imbrigliata, è la gestione di questa rabbia. Al momento sembra passare da momenti di comprensione, se non sottomissione, a scatti di ira per le ingiustizie che (realmente o idealmente) subisce o vede subire ad altri. Entrambe queste risposte, l’una di arresa e l’altra di cosiddetta iper-compensazione (quasi che nessun torto dovesse mai capitare nella vita, ma sappiamo bene che qualche frustrazione è sempre dietro l’angolo), possono essere a loro volta l’innesco di circoli viziosi interpersonali che continuano a creare sofferenza e senso di ingiustizia subita e di rifiuto. Più semplice comprendere l’opposizione e la sofferenza che si possono creare dopo scoppi di ira, ma anche “abbassando le orecchie” possiamo dare adito a maggiori situazioni in cui notare “torti ed ingiustizie”.. se ci offriamo troppo all’altro, è molto facile che prima o poi incappiamo in qualcuno che se ne approfitta! Ma non è solo colpa dell’altro, in primis noi stessi non ci siamo riconosciuti un nostro diritto, che fosse stato quello di esprimere un’opinione contraria o di aver commesso un errore, ecc..
Le consiglierei di riprovare il percorso con la terapeuta, chiarendo l’episodio che ha creato incomprensione, e da lì partire a ricercare nuovamente la sua serenità.
A disposizione per ulteriori informazioni,
un caro saluto,
dott.ssa Chiara Francesconi

Anonimo-127163 Psicologo a Fano

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22 DIC 2015

Carissima A.
è bello il fatto che tu (e questo credo anche grazie al percorso di psicoterapia) abbia chiaro qual'è l'obiettivo da raggiungere e cioè: il volersi bene.
In effetti, causa lo "stile genitoriale" che hai subito in famiglia , causa il tuo stesso rafforzamento di concetti svalutanti ti sei venuta a trovare in sensazioni di inadeguatezza e di estrema sofferenza, pure non credendo più in te e nelle tue possibilità.
A mio parere dovresti riprendere il cammino anche trovando coraggio di chiarirti davvero con la tua psicoterapeuta.
Ora stai covando questo rancore che però non è utile perché ti mantiene in blocco.
Come tutte le relazioni umane (ed anche quella speciale relazione di Alleanza Terapeutica che si stabilisce col proprio psicoterapeuta) ci possono essere momenti di incomprensione e sfiducia ma questi sono anche i "momenti cruciali" di crescita che vanno superati.
Se riuscirete a sviscerare i problemi e a chiarirvi, il rapporto terapeutico riprenderà e ne uscirà rafforzato e positivo.
Quindi riprendi il cammino con fiducia; non cambiare il tuo originario proposito di lavorare su te stessa per superare ogni senso di inadeguatezza e di inferiorità.
Un caro saluto e un augurio
Dott Silvana Ceccucci Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana Ceccucci Psicologo a Ravenna

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