Psicoterapia & scoperchiare il vaso di Pandora

Inviata da Sisifo Bellerofonte il 8 lug 2019

Buonasera, volevo condividere in esperienza di psicoterapia.

mi trovo in una situazione sgradevole e mi ci sono messo io il cappio al collo. Ho scoperchiato il vaso di Pandora.

La domanda è ma la psicoterapia aiuta o peggiora la situazione?

Non si può generalizzare ma questa è la mia esperienza.

Il vaso sono io. Mi trovo nella posizione di aver deciso di intraprendere una psicoterapia dopo 10 sedute mi sono trovato con un senso di vuoto e paura.

Vuoto perché nn sai più tenere chiuso quel vaso che prima era ermetico desideri parlare con quel terapeuta ma ti rendi conto che nn può scrivere o chiamare devi aspettare che passino quei 7gg paura che senti il bisogno di parlare di tirare fuori le tue emozioni. Sei in balia delle onde delle emozioni. Sei su una barca nel mezzo delle onde e imbarchi h2o!!! Non va bene!!!!!

Andare in terapia nn ti rende capace ed autonomo nel gestire i processi mentali alla base delle tue emozioni ansie o paure.

Prima ero la roccaforte delle emozioni. Sapevo segregare e instradare le emozioni su binari paralleli così nn si sarebbero mai incontrate. Erano divise nn creavano danni. Se nn altro!!!!!!

Gestivi le emozioni con la razionalità!!!!! Questo non ti faceva soffrire. O se nn altro limitavi la superficie d’attacco delle emozioni.

Ora mi rendo conto di desiderare di andare dalla terapeuta per parlare di me e quello che sento e provo. Mi trovo ad aver fatto la scelta più idiota vulnerabile e razionalmente dispendiosa.

Senza contare l’impegno economico considerevole andando 4 volte al mese (cosa che mi è stata imposta dalla terapeuta) ma il fatto di sentire il bisogno di tirare fuori quello che sento e provo mi rende una persona estremamente fragile superficiale ridicola.

Guardandolo con occhi più razionali e meno emotivi andare dalla terapeuta mi fa solo più soffrire non ti aiuta nn ti rida il sorriso ne ti fa stare meglio anzi l’esatto opposto.

La terapia credo possa essere molto rischiosa pericolosa e danneggiare una persona. Pensare di aver bisogno di aprire le proprie emozioni con l’illusione che questo possa farti star meglio è profondamente immaturo e superficiale. Per 45 min una professionista ti ascolta pagando un compenso considerevole sapendo in ogni caso che di te cosa può interessare..... sinceramente nulla.

“Alla fine ti dirà : Buongiorno sig. XYZ, come preferisce. La ringrazio, cordiali saluti. “

Scrivo questo piccola riflessione per condividere ed evitare ad altri di commettere un errore macroscopico come il mio. Di sentire quel senso di vuoto che ti porti dietro dopo aver fatto l’errore di andare in terapia. Nessuno può aiutarti a star meglio men ache meno in estranea a cui nn frega nulla di te come persona e individuo.

Se vuoi star bene gli strumenti le risorse puoi trovarle solo tu lavorando su te stesso per cambiare e cambiarti. Farà male metterti in discussione ma sicuramente è meglio che nn essere ferito respinto o semplicemente scaricato con un : come preferisce.

Detto da una professionista che dovrebbe aiutare gli altri fa sorridere con una lacrima perché io ci credevo pure!!!!!!

Con questo nn dico che sia per tutti così anzi vi auguro il contrario è solo la triste esperienza di un uomo di 45,anni l'esperienza di un singolo.

Saluti
SB

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Buongiorno Sisifo,
mi spiace sinceramente che abbia avuto un'esperienza negativa con la psicoterapia.

In realtà ha perfettamente ragione quando dice che cominciare un percorso di questo tipo fa stare male. In parte è così, è una sorta di riabilitazione dolorifica ed emotiva: poco per volta ci si ingaggia e ci si immerge in tutte quelle emozioni, quei vissuti e quelle esperienze che ci spaventano, che provocano dolore e che per tutta la vita abbiamo imparato a gestire, evitandole o razionalizzando.

Per questo è un percorso che va fatto con molta delicatezza, a piccoli passi, perchè le nostre difese, i modi che abbiamo coltivato e costruito tutta la vita per proteggerci dal dolore, non vanno buttate via: l'obiettivo è sviluppare poco per volta modi nuovi per gestire il dolore.
Una parte di lei ha deciso di intraprendere questo percorso, probabilmente perchè i suoi modi abituali di proteggersi (razionalizzare e tenere separate le emozioni) in qualche modo, cominciavano ad essere faticosi da sostenere e desiderava trovare modi nuovi. Ma questo è un processo che va affrontato con molta calma e senza lasciare la persona sguarnita di tutte le sue protezioni.

Mi spiace molto che stia vivendo questa situazione di profonda sofferenza, che si senta smarrito e vuoto, che desideri poter parlare con la sua terapeuta sempre e che si senta rifiutato.
E' possibile, che per quanto la collega sia assolutamente competente, tra voi non si sia creata quella relazione profonda che aiuta i clienti a sostenere il dolore perchè si sentono parte di una squadra.

Parlando a titolo personale, posso dirle che, nonostante il setting terapeutico imponga determinate regole (tempi e modi) perchè sia efficace e non diventi una relazione amicale, io tengo molto ai miei clienti e che spesso penso a loro durante la settimana.

Le auguro che possa recuperare un equilibrio e una situazione di benessere. Data la brutta esperienza è probabile che decida di prendersi cura di sè da solo, ma nonostante questo, le auguro, se dovesse cambiare idea, di incontrare il terapeuta giusto per lei, con cui poter entrare davvero in sintonia.

Serena Saccà

Dott.ssa Saccà Serena Psicologo a Torino

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Buonasera Sisifo, quaso tutto ciò che ha detto (non sono d'accordo sul fatto che, a noi terapeuti, non interessi della persona che abbiamo di fronte, poi le "mele marce" ci sono in ogni tipo di lavoro) io lo metterei cosi: meno male che siate riusciti a scoperchiare il vaso di Pandora, meno male che senta un senso di vuoto, meno male che stia soffrendo, etc. Sono uno psicoterapeuta che vuole vedere le persone star male? Evidentemente no. Pensi se lei, fosse andato dalla collega e ne fosse uscito tale e quale di come era entrato, pensi che, dopo 10 sedute, lei non avesse vissuto alcuna emozione. Insomma, non posso dirle se la relazione clinica con la psicoterapeuta stia funzionando, so solo, dopo anni di esperienza, che lei si è spostato da una posizione negativa e non utile (stava talmente male da aver deciso di iniziare un percorso) ad una in cui parte del suo mondo emotivo si sta rivelando; evidentemente le solite difese non funzionano più e, grazie a questa nuova posizione, lei, insieme all'attuale o nuovo collega, potrete dare un senso a tutto ciò che sta vivendo. La strada per il cambiamento e/o miglioramento della sua qualità di vita è faticosa, tortuosa, talvolta imprevedibile ma, una volta compreso il signigicato personale con il quale lei legge se stesso ed il mondo, le sofferenze si attenueranno, le sue paure saranno più gestibili e lei avrà un senso di Sé più chiaro, coerente e funzionale.
La invito a non tentare di evitare le sue emozioni (anche perché, in tal modo, darebbe loro un enorme potere condizionante su di lei) ma, insieme alla collega, faccia un lavoro proprio su di esse (noi esseri umani siamo, primariamente, esseri emotivi e, subito dopo abbiamo bisogno di collocare la nostra emotività all'interno di una cornice di senso).
Buona fortuna,
dott. Massimo Bedetti
Psicologo/Psicoterapeuta
Costruttivista-Postrazionalista Roma

Dott. Massimo Bedetti Psicologo/Psicoterapeuta Psicologo a Roma

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Caro Sisifo,
Mi dispiace molto che un viaggio intrapreso con la speranza di poter stare meglio si sia trasformato nel contrario delle sue aspettative. Se aveva sviluppato una strategia adattiva per impedire alle sue emozioni di interferire in maniera dolorosa nella sua vita, deve essere terribilmente duro, confrontarsi con qualcosa che non sa come gestire e che la inonda.
Chiede se la psicoterapia possa aiutare, o peggiorare la situazione. In genere, un percorso aiuta nella misura in cui porta serenità, consapevolezza, ci fa diventare la migliore espressione di noi stessi. La strada che si percorre per giungere a questi obiettivi, può essere a tratti dura, faticosa. Nella mia esperienza, generalmente 10 sedute sono poche per "gestire i processi mentali alla base delle ansie e delle paure". Inoltre, c’è bisogno di costanza e continuità per avere risultati radicati e duraturi. La frequenza settimanale è necessaria, un po’ come quando si va in palestra.
La strategia di “segregare e instradare le emozioni” che lei utilizzava era di certo funzionale a mantenere un equilibrio, ma forse non era più sufficiente. Lo spazio terapeutico dovrebbe essere un luogo in cui poter ‘aprire il proprio vaso di pandora’ e imparare a gestire, conoscere, trovare nuovi modi per relazionarsi con quello che c’è dentro.
Le sue parole, tuttavia, mi hanno portato ad una riflessione. Se “desidera” o ha desiderato andare dalla terapeuta, se sente e ha sentito il “bisogno di parlare di quello che” sente e prova, probabilmente vi stavate muovendo nella "giusta" direzione.
Forse parte della sofferenza che prova, dipende dal fatto che si è fidato, e questo l'ha portata a sentirsi ferito. Ha conosciuto il bisogno dell’altro, si è appoggiato e ha la sensazione di essersi ritrovato solo. Ha permesso a qualcuno di entrare nella roccaforte.
Di sicuro servirebbero più informazioni per capire la dinamica dell'accaduto.
Il mio suggerimento è quello di confrontarsi con la specialista in questione e farle sapere quello che il suo “come preferisce” ha generato dentro di lei. La sua terapeuta voleva davvero respingerla e ferirla?
Penso che sia stato molto coraggioso ad iniziare una terapia e mettersi in discussione. Sia coraggioso, si dia la possibilità di mettere in discussione quello che è successo nella relazione terapeutica.
In bocca al lupo,

Donatella Tribuzio

Dott.ssa Donatella Tribuzio Psicologo a Bari

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